Cani e bambini

Dopo due giornate belle piene di PETALOSO (per carità la storia è carina e l’intraprendenza del bambino va premiata), direi che è arrivato il momento di affrontare temi un po’ più di spessore, ancorché non altrettanto pubblicizzati. Mi ha colpito una notizia, letta su Repubblica proprio qualche minuto fa: bambini che leggono fiabe ai cani in difficoltà. La Human Society of Missouri, infatti, associazione che si occupa di animali in difficoltà, ha elaborato un progetto tanto ambizioso quanto, a prima vista, stravagante, per consentire a questi animali di ritrovare la fiducia nei confronti dell’essere umano. Storie di cani maltrattati, vittime di violenza, protagonisti di combattimenti clandestini e via dicendo, rinchiusi nei canali e obiettivamente diffidenti e di difficile adottabilità.

Per far ciò, i bambini sono stati preparati con un corso di ben dieci ore e gli effetti sono stati sorprendenti: la voce dei piccoli calmerebbe gli animali permettendogli di di recuperare un po’ di fiducia dopo i loro burrascosi trascorsi. D’altronde la cosa non mi stupisce poi più di tanto, parliamo dei due esseri più sensibili per eccellenza e poi provate ad ascoltare un bambino che legge una fiaba e sono sicuro che rasserenerebbe pure voi…

C’è tanta purezza, bontà ed ingenuità in bambini e cani, c’è sempre la mano di un adulto in un minorenne che delinque e in un cane che aggredisce, c’è tanta gioia in un cane che vede rincasare il proprio padrone (incazzato o felice poco importa) e tanta frenesia in un bimbo che vede ritornare un proprio familiare. Hai avuto una giornata piena di problemi? Beh, quelli rimarranno,  ma li ridimensionerai per forza, a meno che tu non sia un insensibile e questo mi rifuto di crederlo perché, sembrerà assurdo, TUTTI SIAMO SENSIBILI, anche se, molto spesso, tendiamo a reprimere qualsiasi nostra forma di umanità, perché “fa figo”.

Date il mondo nelle mani di cani e bambini e vedrete che splendido risultato ne verrà fuori!

La verità è una scelta

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Travagliato, lungo, complesso, discontinuo, questo il cammino che finalmente mi ha condotto alla scrittura di questo primo post nel MIO blog. La sensibilità non è un reato perché? Come mai un titolo così stravagante e, per molti, campato in aria? La risposta può essere anticipata solo parzialmente, perché la vera risposta spero di fornirvela progressivamente, affrontando di volta in volta, tematiche in cui uscirà la vera protagonista di questo diario: la sensibilità.
Il tutto senza filtri perchè è vero che essere sensibili può rappresentare un problema in questa società dell’arrivismo ma ritengo, nonostante batoste e intoppi vari, che sia una caratteristica bellissima, l’unico modo per essere veri e per sentirsi vivi, una miniera di emozioni nella lunga altalena tra gioie e dolori.
Questo vuole essere un esperimento, senza presunzione, per veicolare messaggi positivi che, di questi tempi, fanno sempre bene. Ci saranno molti riferimenti al volontariato, agli ambienti dove la sensibilità è di casa, alle vere ragioni per cui vale la pena vivere.

Che sia chiaro: la sensibilità non è un reato ma non è neanche facile da sostenere, quante volte infatti ci siamo trovati in situazioni in cui abbiamo sofferto il doppio, magari per qualcosa che non ci ha nemmeno toccato in prima persona, quante altre ci siamo fermati a rimuginare sul problema di quell’amico o di quel parente? Ecco, di sicuro non è la strada per vivere un’esistenza “easy” ma certamente è il modo più efficace per sentirsi vivi e partecipi in questo mondo. Vi è capitato mai di pensare: “Che ci sto a fare in questo mondo” o di avere la sensazione di dover per forza lasciare anche una piccola impronta in questa vita? Io credo che non ci voglia per forza il piede di Messi o la penna di Stephen King per lasciare una traccia di quello che noi siamo, credo che la vera sfida sia quella di essere se stessi, senza maschere pirandelliane, senza alcun condizionamento, anche quando questo ci porta impopolarità e sofferenza.

Avete presente la splendida innocenza di un bambino? Se dovessi rendere persona la sensibilità penserei proprio al volto dei piccoli, al loro essere sempre coerenti con la loro personalità, non inquinati da tutto ciò che, volente o nolente, li coinvolgerà successivamente. Ci sono bambini che vivono un’infanzia terribile, altri si spengono dopo qualche giorno, altri fanno una brutta fine. Al di là delle implicazioni psicologiche, di cui so poco o niente, ho sempre pensato che le atrocità più grosse, commese nei loro confronti, siano dovute ad uno dei sentimenti più meschini della nostra umanità: l’invidia.
Invidia per la purezza, per il riuscire ad essere se stessi in ogni momento, per la spontaneità, per il riflesso di vita che sprigionano in ogni loro movimento.
Non a caso cerco di stare spesso a contatto con i bambini, non può che far bene a tutti noi “grandi” sempre più desensibilizzati verso ogni cosa. Proprio qua sta il paradosso: ci chiamiamo grandi ma la vera grandezza sta nel saper vivere coerentemente con la propria essenza e, alzi la mano chi ci riesce con continuità (io non la alzo, ahimè).

Mi sono promesso di scrivere poco (mi hanno sempre rimproverato per il contrario), la volontà è quella di recuperare il mio essere, di mostrare la mia persona finalmente per come voglio che sia io e non per come vogliono che sia gli altri, se poi questo scavare nella società e mettere in luce dinamiche belle e soprattutto vere può essere utile anche agli altri sarà tutto di guadagnato. D’altronde solo trasferendo tramite la scrittura ciò che sei puoi pensare veramente di trasmettere qualcosa agli altri.

La sensibilità non è per i veri uomini, vanno avanti i più furbi, piangere è da bambini, dobbiamo essere caterpillar verso il successo e robe varie rimangono fuori dalla porta, d’altronde non mi sembra che la società dell’arrivismo stia poi procedendo a gonfie vele, no?