Viaggio nel mondo del lavoro: la rassegnazione

Eccoci all’ultimo capitolo di questo viaggio nel mondo del lavoro, tanto affascinante quanto deprimente. Dopo aver analizzato il compromesso, il merito e la raccomandazione, parliamo di RASSEGNAZIONE e, come al solito, partiamo dalla sua definizione: “Paziente accettazione di ciò che è ritenuto inevitabile”.

Succede che vedi persone dalla lingua chilometrica scavalcarti dall’oggi al domani.
Succede che donne bellissime entrino nell’ufficio del capo e ne escano (anche dopo poco) con la promozione in tasca.
Tu pazientemente accetti, perché il lavoro ti serve per mentenere e mantenerti, ritieni che tutto quello che succede sia appunto inevitabile, facente parte di un sistema ormai collaudato.

Quando ricerchi il lavoro invece ti rassegni a tutto tranne al fatto di….rassegnarti.
Parti con i migliori propositi, punti in alto, mandi curriculum pure alla NASA, pensi che ogni vetta sia raggiungibile. Se vogliamo la rassegnazione richiama il compromesso, quello con se stessi, quando ritieni di averle provate tutte.

Ti rassegni per il quieto vivere tuo e dei tuoi cari, decidi di mettere una pietra sopra.
Non puoi permetterti ogni volta di superare i confini della tua mente volando in alto per poi veder disatteso puntualmente la tua aspirazione.
A volte dipende da te, perché hai volato con ali di cera vicino al sole, non avevi le competenze adatte e hai osato troppo, altre volte, molte purtroppo, arriva qualcuno a spingerti giù, quando stai per mettere piede sulla cima.

Spesso ti rassegni in nome di UN LAVORO, uno qualunque, capisci che in certi contesti o mantieni la coscienza e la coerenza ai tuoi valori o ti vendi, srotoli la lingua o ti concedi.
Altre volte è la tua autostima ad impedirtelo, non osi perché non credi in te stesso.

Così ci ritroveremo potenziali geni a lavorare nei fast food perché non scenderanno mai a compromessi e non calpesteranno mai la propria coscienza e capre che rivestiranno ruoli di prestigio solo perché sono state più furbe o hanno seguito il gregge del più potente. Il risultato è un Paese allo sfascio, ricco di frustrazione e di arrivismo.

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