I bambini non sono da programmare

Non sono genitore e non sono neanche psicologo, semplicemente osservo il rapporto genitori e figli, nella mia esperienza di volontariato e nella mia storia di figlio.
Lungi da me sminuire le difficoltà del ruolo di genitore ma, in questo articolo, vorrei soffermarmi sull’incidenza delle scelte e dei comportamenti di papà e mamma sul futuro dei propri figli.

Spesso si tende a sottovalutare un bambino, a considerarlo un piccolo essere da programmare, in tutto e per tutto. “Tu non vali niente”, “Tu non capisci”, “Non si fa così”, “Stai qui, fermo”, “Devi fare così”, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”, tutte frasi che nella loro semplicità possono avere la forza di un tornado nella vita di piccoli e meno piccoli
Così, una schiera composta da insicuri, ansiosi, depressi, fobici (e chi più ne ha più ne metta), affolla gli studi degli psicologi. Rapporto padre-figlio o madre-figlia, un episodio dei più banali che mette in moto una macchina perversa di autodistruzione, una frase magari detta con innocenza condiziona un’intera esistenza.

Un padre che a 40 anni dice al figlio: “Tu non vali niente” potrebbe condizionare la vita di quest’ultimo ben oltre i suoi 40 anni, con ripercussioni anche sulla vita del figlio del figlio, in un meccanismo diabolico e quasi infinito. D’altronde chi stabilisce ciò che vale e ciò che non vale?

“Tu non capisci”, un’altra bomba ad orologeria. “Sei piccolo per capire”, che equivale a dire non sei ancora degno di comprendere certe cose, non hai maturato abbastanza intelligenza o più semplicemente che io, genitore, mi scoccio a soddisfare le tue curiosità. Mi sento dire queste cose e quindi mi autoconvinco di non essere abbastanza, in tutto.

“Non si fa così”o “Devi fare così”, perché devi fare più in fretta o nel modo che dico io. Non si accettano tempi diversi, creatività e percorsi alternativi, dunque devo omologarmi alla massa se no non potrò mai valere per la società. D’altronde, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”.

“Stai qui, fermo”, che, per carità, in certe circostanze ci sta pure, magari quando c’è da attraversare la strada o da rispettare determinati canoni di educazione in certi luoghi ma a volte, anche questa ingenua espressione, può rappresentare un cappio intorno al collo. L’ansia del genitore per qualsiasi cosa, “Ti sporchi”, “Sudi”, “Ti fai male”, “Potrebbe essere pericoloso”, “Non lo conosci”, imbriglia il figlio nella sua isola sicura. Non conosce, non si avventura oltre il suo naso e, probabilmente, svilupperà un carattere ansioso a sua volta.

Il tutto nasce dalla convinzione che i bambini siano burattini da manovrare a proprio piacimento o peggio proiezioni di quello che i genitori avrebbero voluto essere.
Fate esprimere liberamente i bambini e vi stupirete!Fateli correre, cadere e sbagliare e si renderanno conto di quale sarà la strada giusta!
Assecondate i loro comportamenti e le loro inclinazioni, seppur bizzarri e non cercate di omologarli agli standard della società!

Ognuno ha la sua strada da percorrere. I genitori possono essere preziose guide per la vita ma anche i principali nemici nel cammino per spiccare il volo.
Il genitore deve diventare il mestiere più importante al mondo. Credetemi, ne vale davvero la pena!

 

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