Mio padre non c’è più e io sono ancora in macchina

Il bacio della mamma come ogni mattina, l’odore del caffè che arriva dalla cucina, roba da grandi, io ho ancora 2 anni, anzi li compio domani, chissà che bella festa mi aspetta.
Ancora una volta lei è in ritardo, deve andare a lavoro, puntuale, alle 8, non fa in tempo ad accompagnarmi al nido, ci penserà mio papà anche questa volta.
Mia mamma è più buffa, scherza con me anche la mattina, mi fa ridere tantissimo.
Mio padre è più serio, sempre nervoso e assonnato la mattina, non parliamo quasi mai, è sempre assorto nei suoi pensieri, lavora tutto il giorno.
Mi mette in macchina sul seggiolino, allaccia le cinture e partiamo. Stiamo facedo un giro più lungo, l’automobile è vecchia e non la smette mai di dare problemi. Sono troppo curiosa come al mio solito (c’è un meccanico con una barba lunga lunga che mi ride) ma ho ancora tanto sonno, e crollo in un istante.

Adesso sono dentro un bel sogno, con mamma e papà in un bel prato verde, a giocare con l’ultima bambola, quella della pubblicità durante i cartoni. Ad un certo punto, però, arriva quel dispettoso di mio fratello Luca col pallone e mi fa piangere.
Mi sveglio di soprassalto, non so dopo quanto tempo, sono ancora in macchina, stavolta sola, mio padre non c’è più.

Non mi agito, capita spesso che mi lasci qualche minuto, una volta deve comprare il pane, l’altra deve andare in banca, torna sempre e a volte mi porta pure qualche gioco quando passa dall’edicola. Magari proprio in questo momento mi starà comprando l’album con i colori, intanto però fa caldo, non so quanto tempo è passato perché non so leggere l’orologio ma sono già tutta sudata. Vedo la gente passare, i vetri sono bui, forse loro non mi vedono e poi sono nascosta da una macchina grande grande.

Mio papà non arriva e adesso mi sento quasi bruciare, devo solo aspettare ancora un attimo, magari sta comprando la torta o i palloncini per la festa di domani. Ci divertiremo un mondo!

Ancora non arriva, adesso piango, più forte che posso, per farmi sentire, qualcuno mi aprirà prima o poi ma sono lontana dalla strada principale, devo piangere e urlare più che posso.

Mio papà non è più arrivato, devo essermi proprio comportata male ieri per lasciarmi morire in macchina.

P.S. Questo articolo non vuole essere nè moralista nè critico, affronta una situazione che purtroppo si verifica molto più frequentamente di quanto si possa pensare.

 

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