Sicuri che le “bestie” siamo noi?

Sono tornati a casa in fretta e furia, non mi hanno accarezzato come al solito, solo voci, urla. Stanno discutendo sulle solite cose futili come se stessero discutendo sul destino del mondo. Poi ci dicono che siamo bestie….noi!!

Il mio padrone è rientrato ma c’è una sorpresa, non è con la mia padrona Anna, c’è un’altra donna. Si sono chiusi in camera da letto e non escono più. La fedeltà è una cosa da cani. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Sono tutti seduti a tavola. Non parlano. C’è chi è con iphone, chi con l’ipad, chi mangia (per fortuna qualcuno a tavola ancora mangia). Eppure ci sarebbero tante cose da raccontare, peccato che non abbiamo la parola noi cani. Poi dicono che siamo bestie….noi!

C’è un ragazzo accerchiato da un gruppo di balordi. Lo spingono, lo insultano, lo calpestano, provo ad intervenire nell’indifferenza generale ma mi mandano via con un calcio. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Ci sono uomini che si fanno saltare in aria in nome di un Dio. Io salto solo addosso al padrone, quando torna stanco da lavoro. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Un mendicante si avvicina alle persone per chiedere uno spicciolo. Io non ho soldi ma mi avvicino e mi faccio accarezzare. Posso dargli solo dell’affetto, la gente qui lo ignora e si arrabbia. Poi dicono che siamo bestie…noi!

 

La debolezza di chi alza la voce

Urla a tutto spiano, voci alte a voler dominare il mondo, occhi spiritati. Nel lavoro, in famiglia, per strada, al supermercato, è una gara a chi la fa più grossa.
Forti e invincibili, fermi e convinti, uno schieramento nutrito. Hanno appena inveito contro il ragazzo che fa le pulizie, un’umiliazione dopo l’altra, il sorriso beffardo di chi si crede superiore.

Urlano contro i propri figli, tra le pareti di una casa o nel bel mezzo di una via trafficata, potrebbero dire la stessa cosa diminuendo i propri decibell, ma no, non sarebbe proprio la stessa cosa, la soddisfazione allora dove sta?

Un errore a lavoro e via con il vocione, non sentono giustificazioni, non riescono a sostenere un confronto verbale, l’ultima parola deve essere la loro.

Urlano persino nel bel mezzo della notte, mentre tutti dormono, mentre i vicini stanno per svegliarsi, l‘arroganza non ha prezzo, l’immortalità è solo una mera illusione.

Impazienti e scontrosi, non ti danno una seconda possibilità, urlano e si credono forti. Non puoi sbagliare, non puoi permetterti di essere debole, non sei un vero uomo!

Accendono la televisione e sentono un pacato discorso di Papa Francesco. Si sintonizzano sulla radio e ascoltano la voce calma ma decisa di Gandhi. Ammirano le immagini di Madre Teresa, piccolo tornado sottovoce.

Urlano stizziti, biascicano le solite due parole confuse, sono nervosi. Si rendono conto di non avere niente da dire, attaccano per non doversi difendere. Creeranno bambini tromboni o bambini traumatizzati, contribuiranno ad alzare il volume di una società che non riesce più a usare le parole nel modo e col tono giusto.

Il vero uomo è

Il vero uomo è quello che non piange mai. Una macchina da guerra,  non può lasciarsi andare per non perdere la sua reputazione.
Il vero uomo è quello che sa piangere se è necessario, mostra i suoi sentimenti, non deve rendere conto a nessuno se non al suo cuore.

Il vero uomo è fermo, alza la voce e si impone sugli altri. Non ci sono se e non ci sono ma alle sue affermazioni.
Il vero uomo parla con calma e sa il fatto suo. Non ha bisogno di alzare la voce per affermare il suo pensiero.

Il vero uomo ama il denaro e la posizione sociale. Conta nella società e si afferma con forza e orgogliosamente sugli altri.
Il vero uomo ama la ricchezza dell’animo, cura il suo giardino interiore per saper affrontare ogni fase della vita.

Il vero uomo è un professionista, ha studiato, ha conseguito un titolo, impone le sue competenze e il suo sapere, si incastra alla perfezione nella società.
Il vero uomo ha deciso di assecondare il suo talento. La società gli punta il dito contro ma lui prosegue, afferma la sua personalità rischiando giorno dopo giorno.

Il vero uomo non chiede scusa anche quando vorrebbe. Non vuol fare la figura di quello che abbassa la testa.
Il vero uomo sbaglia, riflette e chiede scusa un’infinità di volte. In quanto essere umano è portato a commettere errori, la sua coscienza piega la sua testa sinceramente.

Il vero uomo è umile, non partecipa a questa gara. Vive, non si sente un vero uomo, non ne ha bisogno.

Scusate se esisto!

Sono Samir, oggi mi sono svegliato nella mia Siria come tutti i giorni. L’ennesima bomba ha raso al suolo la mia casa, si è portata via mia mamma e una mia gamba. Scusate se esisto!

Sono Abdul, sono partito all’alba con mio padre su questo barcone. Fa acqua da tutte le parti mentre le autorità di Italia e Malta fanno i capricci per chi ci deve salvare. Scusate se esisto!

Non so come mi chiamo, la mia mamma mi ha lasciato in un cassonetto ed è scappata via. Ora piango, sperando che qualcuno mi venga a salvare, se no torno da dove sono venuta. Scusate se esisto!

Mi chiamo Maria, sono al centro della stanza mentre mamma e papà litigano. Si lanciano piatti mentre io avrei la soluzione per fargli fare pace: un abbraccio. Mi dicono che sono troppo piccola e che non capisco niente! Scusate se esisto!

Sono Alì e anche oggi niente cibo. Se sono fortunato riesco a racimolare un po’ di acqua sporca in qualche pozza. Di là, dall’altro lato del mondo, buttano quintali di roba da mangiare. Scusate se esisto!

Sono Anna e anche oggi mamma e papà non mi hanno creduto. Quel brutto ceffo si è di nuovo avvicinato e mi ha fatto male. Loro dicono che ho troppa fantasia ma io non credo che i bambini debbano fare queste cose. Scusate se esisto!

Sono Enrico, sono un bambino down, voglio bene al mondo intero, bacio e abbraccio tutti. Dicono che sono diverso. Scusate se esisto!