La curva del destino

Notte di ferragosto, spiaggia piena di gente, amici, sballo senza controllo.
Abbiamo portato tutto, vino, birra, superalcolici, ah sì, anche qualcosa da mangiare, giusto per non sbarellare subito, giusto per reggere almeno un’oretta prima di non capire più niente.
Bevo un po’ di vino bianco, dal bicchiere, poi penso che sono un coglione, mi attacco alla bottiglia, se vado avanti a bicchieri mi prendono per uno sfigato.
Vino rosso, martini, rum, vodka, poi ricomincio con la giostra, c’è una con un culo da paura dall’altro lato del falò, devo provarci prima di non capire più niente.

Sono le due, è ancora presto, prestissimo, ci sono due infrattati dietro la porta d’ingresso del lido, io cammino ancora abbastanza dritto, sono ancora un po’ cosciente, mi rendo conto delle cose, cazzo come reggo l’alcool io nessuno!
Decido di bere, vodka direttamente dalla bottiglia mentre gli altri mi mettono alla prova. Applausi, fischi e tanto entusiasmo, sono il re della serata, capita spesso, sono figo!

Sono le tre, sono sdraiato su un telo, non ci sto capendo più niente. Vedo tutto girare, ho vomitato anche l’anima, un ferragosto da leoni, ma non voglio fermarmi qui.
La bionda è ancora lì, sembra non aver bevuto neanche un goccio, io sì, faccio per rimettermi in piedi e cado come un salame.
Dormo due ore, sono le cinque, gli altri vogliono tornare a casa. Ho dormito, sono riposato, ma ancora mi gira la testa, vomito un po’ qua e là, ancora sto delirando ma d’altronde non sono stato mai un tipo particolarmente acuto.

Accendo la mia macchina truccata, siamo in quattro, cominciamo a cantare con la musica che ci spacca le tempie, TUTTI devono sentire quanto ci stiamo divertendo.
Comincio ad avere sonno, non lo do a vedere, stiamo per arrivare, l’acceleratore sempre più premuto, adesso faccio vedere a tutti come prendo questa curva, quanto sono figo!

Erano fighi anche quelli con cui mi sono scontrato, ho sbagliato la curva e ho fatto un disastro, c’era una coppia che si sarebbe sposata di lì a poco.

Io sono sopravvisuto, i miei amici chissà, quella bellissima coppia ubriaca di vita, che aveva deciso di andare a mare alle prime luci dell’alba, ci ha lasciato per sempre.

Piangi che sei più bello!

Piangi, davanti ad un film, leggendo un libro, emozionati, sei vivo!
Piangi quando rivedi un amico dopo tanto tempo, nella corsa verso un abbraccio, in un arrivederci che sa di addio.
Piangi, anche se hai 30 anni, piangi a 40, sei umano, non un freddo automa rassegnato all’insensibilità.

Piangi di gioia, per un traguardo sudato, per un percorso in salita culminato in una vetta scintillante.
Piangi parlando dei tuoi figli, dei tuoi fratelli, dei tuoi animali, la connessione col tuo cuore funziona a meraviglia, non interromperla!

Piangi davanti ad un genitore ritrovato, piangi per un secondo o per cento, piangi da solo o davanti a tutti.

Piangi anche se ti diranno che sei un debole, piangi ancor di più per dimostrare a tutti che un uomo con le lacrime vive e trasmette emozioni.

Piangi, sarai ancora più uomo, piangi ogni qualvolta ne senti il bisogno, piangi perché una persona che non prova sentimenti è opaca e non affascina.

Piangi fregandotene dei giudizi della gente, degli indici puntati, dei sorrisi incattiviti.

Piangi che sei più umano, piangi che sei più bello!

Ti abbandono…uomo

Ti ho portato in un parco, è pieno di persone come te, è pieno di cani come me, dovrei abbandonarti, sei uomo e ne combini una più del diavolo

Quando torni a casa io faccio la festa ai tuoi bambini e tu ti lasci andare stanco su un divano. Lavori tutto il giorno, per un gioco in più a tuo figlio, lui vorrebbe solo il tuo tempo, una tua ora, quella che riesco a dedicargli io da 4 anni.

Saresti da abbandonare mio caro vecchio e invece sono ancora qui, accanto a te, fedele, non come te, un anello luccicante a tua moglie e un weekend di “lavoro” con l’amante.

Ti amo così come sei, anche se forse non te lo meriteresti, anche se magari ci sono persone che si comportano meglio di te. Tu hai scelto me, in quel caldo pomeriggio di agosto e sei diventato mio padrone per la vita.

Sai, non è sempre stato facile, quando d’estate mi hai lasciato in quella pensione per cane avrai voluto “sbranarti”, da solo per un mese, mentre i tuoi figli, i miei “fratellini”, reclamavano la mia presenza. Ti ho aspettato, sapevo saresti tornato.

Sì, è vero, ho anche pensato di avventarmi contro te, quella volta in cui sei stato violento con tua moglie, ti ho guardato con la mia faccia stupita ma poi, il giorno dopo, ti ho fatto festa come al solito.

Saresti da abbandonare, sono quasi tentato a scappare oltre la siepe, magari incontro un padrone migliore magari…non potrei mai farlo.

Ci siamo scelti, con tutti i nostri difetti, per tutta la nostra vita.