L’indifferenza è la peggior forma di razzismo

629 persone, non 629 sagome. 629 battiti, 629 storie, stoppate dall’alt dell’indifferenza. Malta, Italia, il governo, il pugno duro di Salvini, tutti dettagli, ci sono 629 essere umani a largo, ci sono bambini, donne, pianti all’interno di una nave, l’Aquarius della Ong Sos Mediterranee.

Prima il lungo viaggio in imbarcazioni diroccate, poi il raggio di sole, un’operazione di recupero come tante, per dare conforto a tante anime partite ancora una volta dalla Libia, con un lumino di speranza saldo tra le mani.

Ci prodighiamo per campagne contro il razzismo, fermiamo le partite negli stadi al primo coro, puntiamo il dito contro gli imbecilli, condanniamo le pessime frasi dette, le immagini di cattivo gusto, i comportamenti da ignoranti. Tutto giusto, tutto profondamente giusto ma ci sfugge un’altra forma di razzismo, forse la più grave: l’indifferenza.

“Abbiamo troppi problemi in Italia per occuparci di loro. Pensiamo alle nostre faccende!”
“Ci rubano il nostro lavoro, stiamo morendo di fame, siamo tutti disoccupati”
“Dobbiamo usare il pugno duro con l’Europa, non possiamo caricarceli tutti noi”
“Chiudiamo i porti, salvaguardiamo le nostre città”
“Qualcun altro penserà a loro. Malta no e noi sì?”

L’elenco è pressoché infinito, un concentrato di indifferenza che fa più male di qualsiasi frase detta, una scrollata di spalle e via. Un fenomeno che riguarda tutti, cittadini, politici, intellettuali. Un’allarmante forma di razzismo, subdola, che riporta al “me ne lavo le mani” di Ponzio Pilato.

Ben vengano le discussione nelle sedi dell’Unione Europea, gli accordi, le ripartizioni, un intervento comune che eviti il collasso ma risparmiatecele mentre 629 persone attendono di capire, in mare, che fine faranno. Sì, 629 persone non italiane, altro colore di pelle, altra nazionalità, semplicemente fratelli dello stesso mondo.

Perché una società che vuole dirsi globalizzata non può prescindere dal coinvolgimento emotivo, dalla considerazione dell’altro, dall’azione prima delle chiacchiere, dalla mano che si tende alla prima richiesta di aiuto.

Bisogna essere umani, proprio come le 629 persone dell’Aquarius.

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Sono Rimpianto e sono venuto a ricordarti che non sei immortale

Ciao sono Rimpianto, vengo a trovarti quasi sempre, specie negli anni della tua vecchiaia, vorrei risparmiati la mia visita ma mi costringi ad essere presente.

Non hai detto “Ti voglio bene” a tua madre, prima di accorgerti che ormai era troppo tardi.
Non hai detto “Ti amo” a quella persona, prima che te la portasse via un altro uomo.
Eppure avresti tutti i mezzi per tenermi lontano, hai istinto, hai cuore, ah se sapessi combinarli con la testa!
Invece pensi poco o pensi troppo, non hai mezze misure e nel frattempo il tempo passa, inesorabile, io ti ricordo semplicemente un fatto assodato: tu non sei immortale.

Ti comporti come se avessi assicurato il domani, come se tutti aspettassero te. Tendi a rimandare o a “procrastinare”, un termine più aulico che non cambia di una virgola il concetto, non puoi variare l’orologio della vita, le lancette non le governi tu.

Perché quel freddo pomeriggio di febbraio non hai aiutato quel barbone? Pensavi lo avrebbero fatto gli altri poco dopo, pensavi che tanto di gente generosa in giro ce n’era tanta, appena hai letto il giornale e hai visto che fine aveva fatto quell’uomo, sono venuto di nuovo a farti visita.
E quelle continue avvisaglie, quei dolori allo stomaco, perché non curarli prima invece di affrontarli a gioco fatto, con una diagnosi terribile?

Mettitelo bene in testa mio caro o mia cara, tu sei fallibile, tu sei mortale. Se pensi di poter fare domani quello che non hai fatto oggi, potrà andarti bene, una, due, mille volte, ma ci sarà il momento in cui ti girerà male e non so se potrai essere qui a raccontarlo.
Ti costa tanto mettere da parte il tuo orgoglio per chiudere i conti col passato? Che ci vuole a dire un “Ti voglio bene” ai tuoi genitori? Credi di essere meno uomo?

Sai, a volte mi confronto con Rimorso, per certi versi ci assomigliamo, ma lui coglie le persone una volta che hanno agito, una volta che hanno dimostrato di essere fallibili.
Io giungo quando un’azione non si può più fare, quando una frase non può più essere detta, a trovare una persona che non ha fatto quello che avrebbe potuto o dovuto fare.
Soffro anche io insieme a quella persona, mi perdo dentro ai suoi occhi, alla malinconia di chi ha perso l’attimo, vorrei cambiare il corso delle cose ma non dipende da me

Dipende da te, dalla tua consapevolezza di essere Uomo, con le tue fragilità e il tuo tempo limitato, con la necessità di realizzarti, di fare quello che ti senti subito, senza se e senza ma, senza camminare con le gambe della società, ascoltando il tuo cuore, ora e sempre.

Evitami come la peste, renderai la tua esistenza ricca e felice.

Il sogno

Il sogno: un mondo dove rifugiarsi nella vita di tutti i giorni.
Un mondo in cui possiamo scacciare le preoccupazioni, lo stress, i dolori , le sofferenze e vivere un arco di tempo in cui possiamo davvero essere liberi.
Un mondo in cui possiamo proiettare le nostre aspirazioni, i nostri desideri, le nostre immagini e rimescolarle secondo il nostro volere, senza condizionamento né limite alcuno.
È un mondo indispensabile per tutti noi, per la nostra esistenza, perché spesso è rifugio contro le ingiustizie, le violenze e in genere tutto ciò che non funziona nella nostra società e nel nostro vivere.

Il sogno è quindi un’esperienza personale, ma che può essere condivisa con le persone a cui si è più legati e con cui ci si può confrontare.
Il sogno è libertà assoluta, è nostro sia nel contenuto, sia per il modo in cui lo vogliamo intendere.
Il sogno è quindi l’unico modo per poter essere liberi in senso assoluto, in cui possiamo spiegare le ali e spiccare un volo senza inizio e senza fine, senza che nessuno debba dirci fino a dove possiamo volare e senza che nessuno, tantomeno, possa impedircelo.

Il sogno è per certi versi l’unico appiglio, l’unico mondo in cui possiamo proiettare i veri valori della vita e dove possiamo custodirli dalle ingerenze di coloro che vogliono deturparli.

Il sogno di giorno è un sogno che riusciamo a controllare, in cui proiettiamo le immagini esclusivamente in base alla nostra volontà, mescolando di tutto e di più a nostro piacimento, senza porci alcun limite.
Il sogno di notte è un sogno che non possiamo controllare, che ingloba eventi, immagini, situazioni che ci hanno visto ci vedono o ci vedranno coinvolti, a volte senza un filo logico a volte premonizioni o segnali.

C’è chi sogna di sognare, perché non riesce o perché è estremamente realista ma c’è anche chi si sofferma troppo a sognare senza costruire qualcosa di concreto nella propria vita.
E allora come in ogni cosa sono da evitare le esagerazioni, nell’uno e nell’altro senso.

Ci avete tolto tutto, ma non toglieteci anche il diritto e la libertà di sognare!