La storia di Deborah: una tragedia nella tragedia

Mi ha molto colpito una vicenda. Parliamo ancora una volta di uomini violenti, un argomento su cui ho scritto valanghe di articoli, pensieri, opinioni e su cui continuerò a scrivere sempre.

Ancora una volta c’è un morto, stavolta non l’ennesimo femminicidio, a morire è l’uomo di turno. Chissà se continuando con quell’andazzo ci sarebbero stati altri morti, magari Deborah stessa, ora accusata di eccesso di legittima difesa o sua madre, spesso picchiate, e umiliate tra le pareti domestiche.

Deborah Sciacquatori ha appena 19 anni, è di Monterotondo vicino Roma e domenica ha ucciso il padre dopo l’ennesimo episodio di violenza. Era tornato a casa ubriaco, ancora una volta aggressivo. Una continua escalation, un crescendo, perché spesso la coltellata più dura è quella verbale, lame taglienti al posto di parole.

Deborah non ci ha visto più, stavolta ha reagito, basta subire, ha difeso se stessa, sua madre e sua nonna, ha urlato “Papà fermati, non fare più niente”, ma la situazione è sfuggita di mano con un colpo letale.

“Papà è morto”, gli attimi drammatici, i pianti: “Non mi lasciare, ti voglio bene”, la tragedia nella tragedia, gli arresti domiciliari. Uccidere il proprio padre, che dramma! Anche se è sempre stato violento, anche se era insopportabile, anche se con lui non si poteva più ragionare.

Una macchia gigantesca con il dito della giustizia puntato contro: omicidio volontario e arresti domiciliari. Poi un barlume di luce, eccesso colposo di legittima difesa, la revoca degli arresti e forse la libertà.

Ma il dramma rimane, la vita è in un certo senso compromessa anche se sei dalla parte della ragione. Rimane un tarlo che solo il tempo potrà mettere a tacere.

Rimane anche lo sgomento di una società che ancora non riesce a prevenire invece che curare, che non sa intervenire al momento giusto, che lascia troppo sole le donne nella loro battaglia quotidiana contro la violenza.

Foto: profilo Facebook Deborah Sciacquatori

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