La curva del destino

Notte di ferragosto, spiaggia piena di gente, amici, sballo senza controllo.
Abbiamo portato tutto, vino, birra, superalcolici, ah sì, anche qualcosa da mangiare, giusto per non sbarellare subito, giusto per reggere almeno un’oretta prima di non capire più niente.
Bevo un po’ di vino bianco, dal bicchiere, poi penso che sono un coglione, mi attacco alla bottiglia, se vado avanti a bicchieri mi prendono per uno sfigato.
Vino rosso, martini, rum, vodka, poi ricomincio con la giostra, c’è una con un culo da paura dall’altro lato del falò, devo provarci prima di non capire più niente.

Sono le due, è ancora presto, prestissimo, ci sono due infrattati dietro la porta d’ingresso del lido, io cammino ancora abbastanza dritto, sono ancora un po’ cosciente, mi rendo conto delle cose, cazzo come reggo l’alcool io nessuno!
Decido di bere, vodka direttamente dalla bottiglia mentre gli altri mi mettono alla prova. Applausi, fischi e tanto entusiasmo, sono il re della serata, capita spesso, sono figo!

Sono le tre, sono sdraiato su un telo, non ci sto capendo più niente. Vedo tutto girare, ho vomitato anche l’anima, un ferragosto da leoni, ma non voglio fermarmi qui.
La bionda è ancora lì, sembra non aver bevuto neanche un goccio, io sì, faccio per rimettermi in piedi e cado come un salame.
Dormo due ore, sono le cinque, gli altri vogliono tornare a casa. Ho dormito, sono riposato, ma ancora mi gira la testa, vomito un po’ qua e là, ancora sto delirando ma d’altronde non sono stato mai un tipo particolarmente acuto.

Accendo la mia macchina truccata, siamo in quattro, cominciamo a cantare con la musica che ci spacca le tempie, TUTTI devono sentire quanto ci stiamo divertendo.
Comincio ad avere sonno, non lo do a vedere, stiamo per arrivare, l’acceleratore sempre più premuto, adesso faccio vedere a tutti come prendo questa curva, quanto sono figo!

Erano fighi anche quelli con cui mi sono scontrato, ho sbagliato la curva e ho fatto un disastro, c’era una coppia che si sarebbe sposata di lì a poco.

Io sono sopravvisuto, i miei amici chissà, quella bellissima coppia ubriaca di vita, che aveva deciso di andare a mare alle prime luci dell’alba, ci ha lasciato per sempre.

Non vedo più Ariana ma sento tutti urlare

Ho trovato i biglietti! Una fatica enorme ma ce l’ho fatta! Il sogno di vedere Ariana finalmente realizzato. Che bella che sarà l’Arena piena di ragazzi, canteremo tutti a squarciagola.

Che bello vedere la mia bambina così felice! Abbiamo temuto di non farcela, i biglietti andavano a ruba, ma alla fine con un colpo di coda li abbiamo portati a casa. Non c’è cifra che valga il sorriso della mia stella

Mamma mia quanti siamo, un numero pazzesco, non riuscirei a contare. Riesco però a cantare, Ariana é grande, so tutte le canzoni a memoria!

Quanti bambini felici, quante luci, quanta allegria! Non conosco una canzone ma non mi importa, devo tenere a freno la mia piccola scatenata!

Un concerto pazzesco, grazie Ariana per le emozioni che mi hai fatto vivere, me le porterò a casa e le custodirò come il tesoro più prezioso.

Le orecchie mi rimbombano ma il sorriso di mia figlia mi acceca, l’ho resa felice, ora però tutti a casa!

Ho sentito un botto quando stavo per uscire. Non vedo più Ariana, non vedo più mamma, ma sento tutti urlare.

Ho sentito un tizio urlare una strana frase e poi tutto nero. Mani nelle mani con la mia stella, adesso un po’ meno luminosa.

L’irresistibile fascino di Gessica Notaro

Da quando, un giorno, mi sono imbattuto nella storia di Gessica Notaro, un mix di emozioni e sensazioni si sono mischiate in me in un turbinio indecifrabile. Bella, bellissima, nella sua foto col delfino pubblicata prima che un becero attentasse a quei begli occhi e quel bel viso, bella, bellissima anche ora, con l’irresistibile fascino di chi non si arrende mai. Perentoria nel rifiutare un’intervista con un velo a coprire la faccia deturpata, determinata nel pretendere il rispetto dei suoi diritti. Un coraggio bestiale, quasi disumano, poco tempo è passato e subito in scena, due attributi immensi in un mondo di codardi, come quei bastardi che osano sfregiare un viso tanto bello che sembra dipinto. Anche nella disperazione si può trovare una ragione di vita , anche quando ti guardi allo specchio e non ti riconosci più. Perdi pezzi di pelle, il chirurgo diventa il tuo migliore amico ma tu resti lì, incredibilmente bella e forte, la dignità per gonfiare il petto, un cuore che pompa sangue meraviglioso. Non basta neanche l’acido per frenare una forza della natura, non basta un bastardo senza senno a rallentare un tornado. Gessica Notaro mi ha conquistato e continua a conquistarmi. Gessica Notaro mi fa sentire in debito, una luce che mi abbaglia in mezzo al deserto, un esempio di vita, di come rialzarsi anche dalle cadute più rovinose.

Mondo, game over

72 morti, 25 minori e 16 donne spazzati tutti via, basta un po’ di gas a stroncare tutto, l’ingegno del male avanza, non conosce tregue. Possiamo fare finta di niente, ancora una volta, spegnere il telegiornale e pensare alla nostra partita di calcio settimanale, la vita continua, the show must go on. Possiamo pensare che tutto sia confinato lì, in quel Paese, la Siria, che ha assunto ormai, di diritto, il titolo di “posto degli orrori”.

Se abbiamo invece cura dell’umanità nella sua interezza, non possiamo non essere sgomenti da tanta ferocia. Le immagini dei piccoli corpicini esanimi lasciano un vuoto incolmabile. Immaginate due piccole creature intente a dare calci ad un pallone di pezza, in mezzo a palazzi sventrati, case che non esistono più, la loro spensieratezza vince sulle atrocità dell’uomo “civile” che fa la guerra.  Poi una nube tossica a dissipare i loro sogni, finisce tutto lì,  l’atto più normale del mondo, respirare, diventa morte sicura.

L’orrore che sposta ogni giorno più in alto la sua asticella, dinamiche incomprensibili in una battaglia che non ha padrone. Non c’è mai logica in una guerra, a volte c’è però una misera spiegazione, un pretesto folle, ma pur sempre un pretesto, qui siamo allo sbando, tutti contro tutti, mirino puntato all’impazzata, a chi piglio piglio.

Chi glielo racconta a mio nipote cosa è successo? Chi ha il coraggio di parlare al proprio figlio dicendo che respirando si può morire? Chi riesce a dare una spiegazione a questa merda che ha ormai monopolizzato il mondo?

Ha perso l’umanità, abbiamo perso tutti noi. Game over, mondo

Foto: iltempo.it

La burocrazia del dolore

La gente muore di freddo e il Paese muore di burocrazia, no, qui non si parla in senso figurato e non è neanche una provocazione, succede questo, nel 2017, in Italia.
Tartassati, dalle scosse, dalla pioggia, dalla neve e poi di nuovo dal terremoto, il Centro Italia vive il suo incubo quotidiano, si addormenta ma non sa se si sveglierà tutto intero. Sembrava non ci potesse essere nulla di più del 2016, invece il 2017 ci sta stupendo, sin da subito, con tutta la sua violenza.

C’è gente che è rimasta, davanti ad un cumulo di macerie, in una roulotte, semplicemente blocchi di gelo, igloo un po’ meno ospitali. Non si vuole staccare dalle proprie origini, non può abbandonare i propri animali, che muoiono, anch’essi, di freddo. La quiete dopo la tempesta non c’è mai stata, ha continuato a piovere sul bagnato e a nevicare sul gelato, invocare il destino, Dio, o chi per lui non è servito a niente.
Siamo di fronte ad un’emergenza senza eguali, il nostro povero stivale sembra come uno di quei souvenir a forma di palla di neve, ogni tanto qualcuno si diverte ad agitare il tutto e balliamo balliamo, senza però divertirci.

Il cuore degli italiani cozza con la lentezza delle burocrazia, che si impantana, ancor di più, nelle emergenze.
I milioni di euro, raccolti con i tanti sms inviati da un popolo sempre solidale, sono fermi, intrappolati nelle maglie dello Stato. Devono essere sbloccati da qualche altro passaggio burocratico dicono, ne parlano nelle tv, nelle radio, sui giornali, gli stessi media a disposizione dei tanti abitanti del Centro Italia.
Si chiedono perché, sono angosciati, hanno già perso la speranza o forse non l’hanno mai avuta. Hanno saputo di persone nelle loro stesse condizioni rimaste in alloggi di fortuna per anni, hanno visto il politico di turno, precipitarsi il giorno dopo la disgrazia, defilarsi con altrettanta velocità.

Il calore umano come unica fonte naturale, perché saltano luce, gas ed elettricità. Gli affetti, per chi è stato fortunato, sono l’unico appiglio in una situazione inspiegabile e forse, sotto sotto, non avere la tv, nelle tende o nelle roulette, è una tutela contro le puttanate sparate a raffica dal potere.
Passano i giorni, muoiono persone e speranze e muore la dignità di chi, con un semplice click o con una firma da un nanosecondo, potrebbe sbloccare milioni di euro. La burocrazia è un caterpillar a servizio di uno Stato ingordo, non chiude un occhio davanti alle emergenze ma anzi si blocca, quasi spaventata, forse quando non c’è da “mangiare” (in termini di tangenti, guadagni ecc..) non ha la stessa grinta di sempre.

La povera gente di Amatrice farebbe bene a cercare agganci nella politica, ad allisciarsi il politico di turno, a contattare il papà della Boschi. Amatrice non ha lo stesso fascino della “Monte dei Paschi”, la sua gente non è portatrice di potere, quello che detiene, ad esempio, una banca. La gente di Amatrice è umile, buona, dignitosa e uno Stato ingordo, perfido e indecente non è naturalmente attratto da essa. Eppure bastava poco, bastava avere tra i propri abitanti un qualsiasi parente della Boschi, del deputato X o del senatore Y, lì sì che si sarebbe sollevato un polverone, lì sì che sarebbe stato tutto ricostruito in pochi mesi.

No al Ponte sullo Stretto, sì al jet privato

C’è il Ponte dei Sospiri a Venezia, chiamato così perché attraversandolo i prigionieri sospiravano al pensiero che quella fosse la loro ultima passeggiata all’aria aperta e c’è il Ponte delle illusioni, costruito idealmente dieci, cento, mille volte.
Si scherza col fuoco, si tocca un nervo scoperto con nonchalance, la propaganda politica non ammette eccezioni, si spara senza pensare alle conseguenze, tronfi ed orgogliosi e poi… chi se ne frega.

Matteo Renzi si aggiunge alla lunga sequela di “tromboni”, quei soggetti che partono in quarta per farsi belli agli occhi della gente e che poi puntualmente fanno marcia indietro senza nemmeno averci provato. Non c’entra nulla il colore politico, i Berlusconi i Renzi e quelli che verranno (perché verranno, senza alcun dubbio), è ormai un modus operandi consolidato, solo che adesso la gente non ci casca più e si è anche un po’ rotta le balle.
Appena una settimana fa, ecco le parole del premier: “Un’opera che garantirebbe 100mila posti di lavoro, utile per tornare ad avere una Sicilia più vicina e raggiungibile e per togliere la Calabria dal suo isolamento“. Poi un invito che vale più di mille parole rivolto ai costruttori: “Se siete pronti lo facciamo“.
3 Ottobre 2016, il punto di vista cambia: “Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è interessante ma non è una priorità“. Qualche altra parola da maggioranza e opposizione e poi il silenzio, fino al prossimo visionario (o genio) che proporrà di nuovo la faccenda all’attenzione dei media.

Ma qui si gioca a nervi scoperti, si toccano punti dolenti con una leggerezza insolente. Il sistema di trasporti del Sud, sembra rimasto al dopoguerra, mentre l’altra parte d’Italia viaggia a ben altre velocità. Renzi, o chi per lui, conosce benissimo la situazione ma la sua è solo una conoscenza di facciata, basata su carte, dati, numeri.
La vita vera è un’altra e la raccontano gli studenti e i lavoratori pendolari alle prese con tratte allucinanti per rapporto tempo/distanza nella stessa Regione, gli autotrasportatori alle prese con strade e autostrade che cedono all’improvviso , i viaggiatori che si trovano a sborsare più di duecento euro per andare da Milano a Catania.
Dalle auto blu con autista non si percepisce il disagio di una strada groviera, se poi ti aspetta un jet privato ad ogni occasione cosa puoi capirne di biglietti che costano come un affitto mensile di una camera? Quando ti capita di prendere un treno poi, di sicuro non prendi un regionale scassato, lento e sporco, ci sono Italo e Frecciarossa in primissima classe.

Che poi al siciliano non dispiacerebbe neanche essere collegato direttamente con la sua stessa nazione (mi sembra si chiami Italia), senza dover attendere ogni volta un traghetto per andare e un traghetto per tornare. Di sicuro, nella vita di tutti i giorni, sono più urgenti i trasporti cittadini e regionali. In quelli siamo un disastro, perché dovremmo essere in grado di assorbire un’opera mostruosa come il Ponte sullo Stretto?

Dall’atollo della chiacchiera, dove vince chi la spara più grossa, torneranno alla ribalta con questa storia, solo questione di tempo. Intanto il Ponte non c’è e non ci sarà, d’altronde basta un jet privato a spese degli italiani per raggiungere la Sicilia.

E se condividessimo le emozioni?

Internet dà e Internet toglie. Non bastavano i bulletti del quartiere, gli arroganti della scuola, i prepotenti delle strade, adesso (a dir la verità ormai da molti anni) si fa spazio prepotentemente il fenomeno del cyberbullismo.
Ma non è tutto. Il progresso teconologico ha tolto qualcosa e non da poco: l’umanità.
La cronaca ci consegna in questi giorni due episodi sconcertanti, per ragioni diverse: il suicidio di Tiziana Cantone, la ragazza ripresa dal fidanzato in un video hot che ha ben presto fatto il giro del web e lo stupro di una ragazza 17 enne a Rimini, documentato attraverso le riprese col cellulare delle amiche.

Andiamo con ordine. La ragazza di Napoli, dopo l’onta e l’umiliazione per un video diventato ben presto virale, aveva cambiato cognome e residenza e aveva appena ottenuto un’importante vittoria in Tribunale per la sua eliminazione. Scappata in fretta e furia, ingenua ma anche vittima di un fidanzato senza scrupoli, non è riuscita a reggere un peso così grande. Non sarà la prima e nemmeno l’ultima, con un fenomeno in costante aumento, con un ricatto che, in un contenitore sconfinato come Internet, assume proporzioni gigantesche. Una zona spesso franca, senza regole, un video condiviso con un semplice clic che si espande a macchia di leopardo in un nanosecondo, se hai premuto quel maledetto mouse sei spacciato, difficilmente puoi recuperare. La stessa velocità con cui premi il grilletto o ti annodi la corda intorno al collo per ucciderti.

Condivisione è la parola d’ordine, la spasmodica ricerca del mi piace, del retweet prende il sopravvento su tutto, anche, per esempio sulla condivisione di emozioni e sentimenti. Addirittura, riesce ad andare oltre l’Amicizia, una cosa nobilissima. La ragazza di Rimini sta per essere violentata da un ragazzo albanese, per fortuna ha accanto le sue “amiche“, possono difenderla o chiamare la sicurezza.
Telefonino in mano invece, fiutano l’occasione, incominciano a filmare quanto possono, poi perdono di vista i due, chi se ne frega, il video è nelle loro mani, via di corsa a mandarlo su WhatsApp ad altre “amiche”. Cosa succede tra la amica e lo sconosciuto non è cosa che le riguarda, si condivide solo sul web ormai, l’amicizia è una cosa passata, antica, fuori dalla rete.

Soluzioni? Condividere le emozioni alla stessa velocità con cui si condivide un video. Forse non ci sarebbe più tempo per quel maledetto click sul cellulare.

 

Gli sciacalli dell’anima

24 Agosto, 3 e 36 della notte, la terra trema, le case crollano, come quelle costruzioni che si facevano con le carte e cadevano con un semplice soffio. Quasi 300 vittime, un terremoto tragico, come quello dell’Aquila, tutti insieme ripiombiamo nell’angoscia, in quelle immagini che sconquassano dentro, proprio come il sisma che si insinua dentro i piccoli borghi, portandosi tutto.

Alla splendida solidarietà che continua a manifestarsi ora dopo ora si contrappone la parte più oscura dell’essere umano, la voglia di speculare sulla disgrazia altrui, di colpire nel momento del dolore, dove le difese sono quasi assenti perché si deve tirare a campare per arrivare al giorno successivo.
Lo sciacallo si nutre di animali morti, gli sciacalli del terremoto si nutrono di quel che resta, passano sopra a sentimenti e ricordi, ad anni di vita costruiti con fatica e andati via in un attimo. Non sottraggono solo preziosi e denaro ma si impossessano di un pezzo di esistenza, di un patrimonio custodito nell’animo, della speranza che nelle difficoltà si remi tutti dalla stessa parte, come fratelli.

Lo sciacallo indigna e distrugge, d’altronde nemmeno il buon Dante aveva previsto nel suo Inferno una figura così spregevole e contro natura.
Si fingono volontari, poliziotti o giornalisti e rovistano tra le macerie. Si imbattono in bambole e foto di bambini che non ci sono più, in una collezione di cartoline di una ragazza piena di speranza, in un quaderno pieno di disegni colorati. Dettagli poco interessanti, che non fruttano, come caterpillar proseguono dritti per la loro strada. Arrivano addirittura da altre regioni, rischiano il linciaggio in pubblica piazza, male che gli vada finiranno in galera per qualche tempo, ma il gioco, per loro, vale la candela.
Le forze dell’ordine presidiano le zone colpite dal terremoto, i cittadini, orfani di familiari e beni personali, difendono con le unghie e con i denti i pochi ricordi intrappolati tra le macerie.

Poi esiste lo sciacallo mediatico, il giornalista che in piena notte, bussa alla macchina piena di persone per chiedere: “Come state?”. Sì, avete capitato bene. Come deve stare chi ha perso tutto da poche ore? Come si deve sentire chi ha preso sonno dopo 48h di fila, in uno scomodo sedile, quando sente bussare al suo finestrino per quella stupida domanda?
Ma c’è addirittura di più in questo tragico sisma del Centro Italia, addirittura le riprese di persone intrappolate tra le macerie, magari ostacolano proprio chi quelle persone cerca di salvarle con sudore e fatica.
Per non parlare dei cretini che mandano i loro selfie dai posti distrutti e di pseudo vip che usano la tragedia per farsi pubblicità con beneficenza apparente.

Sono sciacalli dell’anima che se ne fottono del dolore altrui. Contano la popolarità, il denaro e lo scoop a tutti i costi. Si mangiano tutto, a noi non resta che mangiarci il fegato.

 

Il carpe diem, la forza della natura e la solidarietà all’italiana

Terremoto, una parola ed un evento che spaventa e lascia atterriti, per potenza e portata.
Rende indifesi anche gli invincibili, colpisce tutti, senza distinzioni di sesso, razza o età.
La notte è la parte della giornata che predilige, quando si abbassa ogni difesa, tutti stesi sul letto a dormire, non c’è tempo di reazione, tutto cade intorno, addosso, tra urla e spirito di rassegnazione.
Alla faccia di chi ha rimandato all’indomani una cosa importante, una parola non detta, magari ad un familiare o alla propria compagna di vita, in barba a chi l’indomani, possibilmente, dovrà dire il proprio sì per la vita.

Il terremoto fa riflettere chi ancora ha la fortuna di poterlo fare. Chi costruisce un castello dorato e lo arricchisce ogni giorno di più, deve mettere in conto di poterlo vedere distrutto, in un attimo e per questo, ritenersi già privilegiato. La nostra nazione, ahinoi, è collocata in zone altamente sismiche, dobbiamo convinvere col dolore e con la frustrazione, costruire edifici sicuri e robusti, non rimandare a domani ciò che possiamo fare oggi.
Il carpe diem sbattuto in faccia a chi non ha fatto il proprio dovere prima, nel costruire mura solide e e a chi ha rimandato al futuro credendo di avere a disposizione un tempo indeterminato.

La natura ci punisce, se vuole ci spazza via in un attimo. Sogni, aspirazioni, progetti, castelli, vite, si porta via tutto, senza complimenti, senza chiederti prima: “come va?”
Facciamo fatica a riprenderci dal terremoto dell’Aquila ed eccoci qui, 7 anni dopo, stessa ora, posto diverso, forse ancora più vittime. La natura non vuole proprio smetterla di stupirci anche se noi ne faremmo volentieri a meno.
Noiintanto crediamo di essere immortali e per questo costruiamo edifici con approssimazione, come la scuola di Amatrice, concepita secondo le più recenti norme antisismiche, almeno sulla carta, ma sbriciolatasi in un istante, in un periodo dove, per fortuna, non ci sono studenti.
La natura è già potente di suo, non ha bisogno di una mano da noi comuni mortali.

Non sono morti a scuola ma molti bambini ci hanno lasciato, alcuni si sono salvati, come Giorgia, 16 ore di agonia, estratta viva dalle macerie. Sua sorella, stesa accanto a lei, invece, la stiamo piangendo.

Ma nel dramma, nella disperazione, quando bisogna raschiare il fondo del barile, ecco gli italiani, i soccorritori, la gente comune, le file per donare il sangue, le code per fornire generi di prima necessità, la mobilitazione sul web, i versamenti sui conti correnti e gli sms.
Ci sono le associazioni di volontariato che si mobilitano da tutte Italia per rendere meno agosciante la permanenza nella tendopoli, c’è una corsa continua di solidarietà. Uno splendido popolo che convive con quattro deficienti che rubano i pochi euro rimasti intrappolati tra cadaveri e macerie.

 

Nizza: l’autista delirante e la bambina col gelato

Ho l’occasione della mia vita, finalmente, il riscatto che ho sempre sognato.
Sto entrando in questo bel camion noleggiato per l’occasione, è arrivato il momento di dare inizio alle danze. Il lungomare è illuminato a festa, è il 14 luglio, quale migliore occasione! C’è il vento che sposta di poco le persone, fra un po’ verranno spazzate come i birilli, con una violenza che neanche si immaginano. Si ricorderanno a lungo di Mohamed Lahouaiej Bouhlel, lo psicopatico di Nizza, ma intanto ne avrò fatti fuori almeno un centinaio. Più sono e meglio è, in fin dei conti.

Che bello questo lungomare pieno di luci! Oggi è festa nazionale, la presa della Bastiglia, quante persone ci sono! Un sacco di bambini, proprio come me, che corrono e si divertono, come in una qualunque sera d’estate.
Ho chiesto a mamma e papà un bel gelato, in quel bar all’angolo, avevamo appena finito di cenare e non volevano. Li ho convinti con la mia voce stridula, funziona quasi sempre! Anche loro sono contenti di passeggiare insieme, mano della mano, si riposano dopo aver lavorato tanto e finalmente posso averli tutti con me.

Procedo lento col mio camion, supero facilmente un posto di blocco della Polizia francese, tutto sembra andare per il meglio, è la mia serata. Nessuno mi ha mai considerato in questa vita, ho commesso solo qualche piccolo reato ma nulla di che. Odio questi europei felici, queste famiglie che passeggiano sul lungomare con quel sorriso deficiente, la spensieratezza dei bambini. Sono tantissimi questa sera ed è meglio così, gli europei piangeranno di più. Vado lento, sono fermo ad un semaforo, fra poco comincerà la mia corsa.

Abbiamo incontrato gli amici dell’hotel per strada, mi sono messa a giocare con un’altra bambina, in due è meglio, il mare è bellissimo. Siamo sempre vicini ai nostri genitori, anche se il lungomare è chiuso alle macchine. Ad un certo punto in cielo vedo mille colori e sento i botti, uno stupendo gioco di luci, oggi è festa per tutta la Francia e per noi che siamo qua.

Si sono divertiti abbastanza con questi fuochi d’artificio! Adesso è il momento di far sentire altri tipi di botti, le persone macinate dalle ruote, gli spari contro la gente, le teste che volano di qua e di là. Premo l’acceleratore e sterzo di continuo per prenderne più che posso. Adulti, bambini, carrozzine, non importa, è il mio momento di gloria, voglio godermelo appieno! Non se lo aspettavano, felici com’erano, adesso sento le urla di tutti ed è un suono melodioso. Vedo il sangue schizzare e pezzi di braccia qua e là, al diavolo, adesso ammazzatemi pure, il mio l’ho fatto!

Ci siamo allontanati per un attimo con la mia amica, ci rincorrevamo felici con il vento che soffiava e che ci muoveva i capelli. Ad un certo punto, da dietro, ho sentito delle urla, mi sembrava tutto un gioco, forse qualche altro bel fuoco d’artificio era stato sparato in aria, sentivo i botti. Ho sentito anche i miei genitori urlare da dietro e poi tutto buio, mi sono ritrovata su una grossa nuvola e dall’alto ho visto tutto. Non erano fuochi, non erano urla di gioco, io e la mia amica siamo finiti sotto un camion. Speriamo che in questo nuovo mondo gli adulti non investano i bambini! Credevo non lo facessero nemmeno in quello di prima!