La disumanità dei normali e l’umanità degli anormali

Normalità, anormalità, una A può fare la differenza, ma ne siamo così sicuri?

La normalità affascina, rassicura ma annoia, terribilmente. Normalità a volte fa rima con insensibilità e non è solo un gioco di parole. Giornate che scorrono via senza emozioni, routine fatta di lavoro, soldi, potere, un’unica direzione che non ammette alcuna deviazione.

“Anormalità”, che brutta parola, usata in tono spregiativo, sei fuori dalla norma, hai qualche problema, sei additato in modo palese o a volte ti incensano con la loro banale ipocrisia.

Meglio un mondo anormale o un mondo normale? E chi ci etichetta in un modo o nell’altro?

La normalità mi uccide, i parametri standard della società non mi affascinano, nessuna attrazione, nessuna emozione. I discorsi “normali” mi annoiano terribilmente, sono piatti, nessuna altalena, nessuna montagna russa a movimentare un po’ la giornata.

Amo l’umanità degli anormali, i loro sbalzi, la loro capacità di stupire, sia in positivo che in negativo, amo la voglia di superare i propri limiti o di accettarli con gioia e mai con rassegnazione. Amo la voglia di mettersi in gioco, di dare e provare emozioni, di spiattellare frasi sconnesse che accendono un fuoco anche in mezzo al buio più tetro.

Solo tra gli “anormali” trovo l’umanità di cui ho bisogno, il senso della vita, la missione per cui sono a questo mondo. I “normali” mi circondano con la loro retorica, credono di stare dalla parte giusta, sono sicuri di avere tra le mani la ricetta perfetta per la felicità.

Io parto dal primo ingrediente, “l’umanità” e poi amalgamo tutti gli altri, sono “anormale” e va benissimo così.

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Svegliati, non sei immortale!

Ho ancora tempo! Una mantra, una frase che esce quasi naturale.

Ma quante volte ci siamo fatti una risata quando ci dicevano: “la vita è una sola”? Abbiamo chinato il capo, non abbiamo ascoltato, dritti per la nostra strada e chi ci ferma più!

Sciocchi, abbiamo pensato! Tutti bacchettoni, tutti a volerci dire che non dobbiamo godercela, che dobbiamo stare attenti, che dall’oggi al domani può succedere qualsiasi cosa.

Non si vive con la paura del male, con la negatività addosso, con un’ombra scura sempre dietro, eh no, non facciamo l’errore apposto se no si cade in degli abissi da cui è difficile riemergere.

Esiste la terra di mezzo, quella che non amiamo frequentare, in apparenza più piatta ed insignificante. Qui si può godere delle piccole cose, ci si può accontentare anche della vicinanza alla luna agognando l’arrivo, si può apprezzare ogni singolo istante assegnandogli appunto il dovuto prezzo.

Perché è così difficile capire che siamo mortali? Viviamo in una specie di trance agonistica, una bulimia di cose da fare, non abbiamo finito di fare quella precedente che già ci proiettiamo sulla successiva, d’altronde la vita è sempre una mentre i nostri progetti sono così tanti!

Lamentarci risulta la cosa più naturale del mondo, così come procrastinare, rimandare ad un domani che diventa sempre un dopodomani, siamo vicini alle persone ma solo fisicamente, tanto c’è tempo per fare e dire tutto!

Ma dietro l’angolo c’è l’imponderabile, l’inspiegabile, l’ombra nera priva di logica. Ci può privare del tempo, può accorciarlo, può modificare la nostra vita, sempre lei, l’unica.

Perché allora non anticipare il destino sul tempo? Perché non amare anche quando non ci si trova alle strette, perché non assecondare slanci, sentimenti e passioni immediatamente?

Cadiamo all’improvviso dal materasso della nostra routine, ci sembrava comodo ma in realtà ci rendiamo conto di non aver mai dormito. Ci voltiamo indietro, era quella la vita che stavamo conducendo? Avremo tempo per cambiare e per cambiarla?

Una partita a scacchi, imprevedibile, con molte pedine ancora addormentate. Il sogno racconta la favola dell’immortalità, la realtà è il peggior pizzicotto guastafeste.

Non siamo immortali, che ci piaccia o no!

Essere giovani non significa essere felici

Sei giovane, pieno di forze, non puoi buttarti giù, non puoi lasciarti andare!

Sei bello, spavaldo, la carta d’identità è dalla tua parte, dovresti spaccare il mondo!

Noi adulti invece abbiamo mille problemi, mille preoccupazioni, cose che non puoi capire, cose che non ti appartengono.

Dici giovane e dici felice, non può essere altrimenti!

Eppure c’è la vita, con i suoi eventi: chi brucia le tappe per demeriti propri, chi cresce veloce per colpa di altri, chi vive gli obbrobri tipici della nostra società.

Gioventù e spensieratezza, un binomio inscindibile per chi rimane troppo in superficie.

Ma c’è anche l’adolescenza con le sue turbe, il bullismo con la sua spietatezza, la solitudine dilagante del diverso.

Entusiasmo e passione sono i tuoi motori, devi sorridere, non puoi esimerti.

E poi guarda i numeri della disoccupazione giovanile, cosa ti hanno lasciato o meglio non ti hanno lasciato le precedenti generazioni, gli “adulti infelici”.

Sei giovane, devi essere felice, non hai altra scelta!

 

 

 

 

 

 

Meriti un mondo migliore

Meriti un mondo migliore, un mondo che esalti il tuo sorriso, che riverberi la tua allegria. Tutti fanno a gara per spegnerti, per disinnescarti, per tirare fuori il peggio di te.

Meriti un mondo migliore, un mondo che ti culli tra le sue ideali braccia, dove ti senta al sicuro, dove nessun uomo può colpire la tua psiche o il tuo corpo con la sua violenza.

Meriti un mondo migliore, un mondo che agevoli i tuoi sogni, che alimenti la tua autostima. La gente ti scavalca, calpesta il tuo merito e non riesci a capire perché.

Meriti un mondo migliore, un mondo che ti consenta di essere libero, che rispetti i tuoi tempi, bisogni e voglie. Sei chiuso in una campana di vetro e comincia a mancarti l’aria.

Meriti un mondo migliore, un mondo che tuteli la tua bellezza, che custodisca la tua fragilità. La malattia ti sfigura, attenta alla tua armonia, è sempre in agguato.

Meriti un mondo migliore ma anche tu devi fare la tua parte! Non perdere la speranza, circondati di positività, incidi col tuo piccolo grimaldello personale!

Quel sorriso che ti cambia la giornata

Si può ridere anche in un posto triste, si può ridere anche quando dentro la luce è spenta, chi lo vieta, chi lo impedisce?

Un raggio di sole arriva anche in ospedale, inaspettato, gratuito, vero. Sono seduto in ospedale con la mia fidanzata, si avvicina una sedia a rotelle portata da una donna.

“A bordo” una signora anziana, no meglio saggia, mi piace di più. Mi stringe la mano, cerca il contatto umano, il calore che sembra essersi perso nonostante le condizioni climatiche.

“Che bella coppia che siete, avete le facce buone, avete le facce da bravi ragazzi”, si ferma a parlare un po’, giusto due minuti, sempre un sorriso accennato, la voglia del confronto, la bellezza della compagnia.

La sua accompagnatrice/badante fa ampi gesti, mette le mani sulla tempia sussurrando: “questa è pazza, non fateci caso“.

La simpatica signora continua: “State bene insieme, se andate d’accordo continuate così, ma anche se non andate d’accordo non temete, ognuno può andare per la sua strada”.

Si congeda ma avrebbe voluto parlare un altro po’, si congeda perché trascinata da chi la chiama pazza e continua a sussurrare: “Dà fastidio a tutti“.

Eppure quei due minuti mi hanno cambiato la giornata, eppure un sorriso e due chiacchiere possono incidere sul tuo umore, eppure si può pensare di essere sereni anche in un posto triste come l’ospedale.

Siamo messi male se francobolliamo come pazzi “i portatori di umanità“, siamo messi male se non abbiamo voglia di confrontarci col prossimo, se ci isoliamo con cuffiette e telefonini, siamo messi male se ci arrendiamo alla disumanizzazione di massa.

Grazie signora misteriosa, il tuo sorriso mi ha cambiato la giornata!

Usa quel fottutissimo cuore!

E se non fosse la cosa giusta? Penso, ripenso, rimugino, non riesco a venirne a capo, avrò fatto bene?

D’altronde me la sono sentita, è stato un moto proveniente direttamente dalla pancia, un istinto quasi naturale, ho azzerato ogni pensiero e sono andato spedito.

Adesso chi fa i conti con me stesso? La mente mi sconvolge con mille dubbi, mille scenari possibili, bianco, nero, ma in mezzo quante sfumature!

Sai che ti dico, mi sentivo di farlo, sai quando le gambe cominciano a camminare prima che il cervello gli dia impulso? Bene, è successa la stessa cosa, non me lo so spiegare, è stato strano.

Arriva il momento di dormire, mi giro e mi rigiro, elaboro possibili scenari, forse dovrei lanciare una monetina per decidermi, adesso chi prende più sonno!

Sono a fine serata, la testa la uso solo per i calcoli, agisco d’istinto, come in  una connessione magica, non ho bisogno di pensare, di riflettere, scelgo!

Mente, impulso, ragione e istinto, che partita, colpo su colpo, una passa in vantaggio e l’altra pareggia, chi vincerà?

Sento qualcosa battere, forte, sempre più forte, è regolare. Stavolta decido così, sento uno strano calore che mi pervade, sento di fare la cosa giusta e, anche se non la faccio, mi sento bene.

Dovrei decidermi ad usare quel fottutissimo cuore ogni tanto!

 

Cambia te stesso, non farti cambiare dagli altri!

“Quando mi sono svegliato senza le gambe ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa”. Alex Zanardi è un maestro nel controllo della mente, ha superato qualsiasi ostacolo, sia in pista che fuori, ha sviluppato una completa padronanza di sé.

Ma quanti noi possono dire di avere il controllo della propria mente? Quante incazzature per gli atteggiamenti dei nostri colleghi, per il comportamento dei nostri cari ecc.. Ma non glielo abbiamo forse consentito noi? Eppure possiamo essere impenetrabili se solo ci lavorassimo con costanza e impegno.

Come un muscolo, non si va forse in palestra per svilupparlo? La crescita personale è questa, non restare in balia delle onde ma dominarle, essere ben saldi di fronte alle difficoltà e agli inconvenienti della vita.

“Sono nato così e morirò così”, una frase che sento spesso. No, è troppo comodo! Siamo esseri plasmabili e la cosa bella è che possiamo essere noi stessi a modellare la forma ideale. Non permettiamo forse alla società e alle convenzioni di incidere sul nostro comportamento? Ci facciamo belli per gli altri, facciamo il lavoro che piace ad altri, cerchiamo di essere quanto più possibile attaccati al treno sociale.

Poi arriva un attimo in cui ci sentiamo confusi, ci capitano cento cose contemporaneamente e sbandiamo senza controllo, anche il più piccolo impedimento diventa una catastrofe.

Eppure c’è chi agisce secondo la massima “ogni impedimento è giovamento“, chi vede la difficoltà come occasione per superare se stesso e i propri limiti, c’è chi si fa una risata o si rifugia nel suo angolo dorato anche nel bel mezzo di una tempesta.

Ci sono popoli che esultano durante un funerale perché vedono la morte come un fatto positivo. Magari questo è troppo per chi butta all’aria una giornata per un ombrello rotto ma basta fare il primo passo e cominciare il cammino.

Cambia te stesso, non farti cambiare dagli altri!

Uomo, rassegnati alla tua fallibilità!

Sei partito in quarta, sembrava non poterti fermare nessuno, con entusiasmo e tenacia ti sei preso quel lavoro, quel posto ma è andata male. Rassegnati, sei un essere umano, sei fallibile, puoi usare questa lezione per ripartire.

Hai dato per scontato il tuo rapporto d’amore, credevi di essere in un guscio indistruttibile, che la tua piantina non andasse innaffiata ogni giorno, illuso! La tua donna se ne è andata, hai fallito, vuoi rassegnarti al fatto che non è un oggetto di tua proprietà?

Sei padre, sei figlio, trascuri i tuoi figli e hai messo da parte i tuoi genitori, stai fallendo doppiamente, non sei un superuomo, rallenta i tuoi ritmi, vuoi trovare spazio per i sentimenti?

Alle 8 di qua, alle 9 di là, giri come una trottola, sei inarrestabile, almeno così credi. Il tuo fisico richiede riposo, ti ha fermato, sei fallibile, dagli ascolto o non ti rimarrà molto da vivere.

Da ambizioso a invidioso, ci sono altri che hanno più di te ma perché non guardi chi ha molto meno di te? Goditi il presente, la tua posizione, ci sarà sempre spazio per gli errori e per i fallimenti, fanno parte della vita!

Guardati alle spalle uomo, hai collezionato successi e fallimenti, sei nella ruota della vita, prima ti rassegni e meglio è, vedrai che il fallimento diventerà allora la tua migliore occasione.

Morto di freddo

Un’altra giornata è andata, un’altra. Sono tutte differenti, anche se l’essere umano si lamenta in continuazione della monotonia, si lamenta lui con la sua varietà di cose da fare. Io sono qui, tra una panchina e un gradino della banca, mi sveglio presto, quanto il sole illumina il mio cartone.

No, non mi sveglio incazzato come gran parte della gente, anche se forse ne avrei tutti i motivi: licenziato a 50 anni, abbandonato dalla famiglia, senza soldi e senza lavoro. Tuttavia mi sveglio e, in queste condizioni, risvegliarsi è un dono di Dio.

Mi imbatto nell’indifferenza della gente ma anche nel sorriso di Anna, ha un bar proprio all’angolo, aspetta che il proprietario si assenti per offrirmi cornetto e cappuccino, lo paga lei ma guai se viene beccata, perderebbe il suo posto di lavoro, proprio come me. Con quei due bocconi a volte tiro dritto fino a cena, ero grande e pasciuto fino a qualche anno fa, ora mi si vedono le ossa. Non importa, cerco di alimentare il mio sorriso, se perdo quello è finita!

Ho incontrato diversi compagni di viaggio, litigato per un posto più riparato, pianto per la morte di un nuovo amico. Vivo per pochi piccoli gesti, come quell’euro donato da una bellissima bambina bionda, accompagnata dalla mamma ogni giorno, verso chissà dove.

Da qualche parte c’è anche mio nipote, non so come sta, non mi permettono di vederlo. Sono un barbone, un clochard, per alcuni un appestato, ma ho scelto la libertà, non voglio pesare su nessuno, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Arriva la sera, questo è il periodo più difficile, ma meno male che ci sono loro, gli Angeli della notte, un pasto caldo, due chiacchiere e posso mettermi “a letto” con più serenità. Ma non muoiono di freddo a girare così per la città? Hanno case, famiglie e amori, perché perdono tempo con noi? Non ho perso il senso dell’umorismo, parlo di morire di freddo, io che di questi tempi batto i denti a mo’ di orchestra.

Sono spiritoso, l’ho chiamato letto ma è un cartone che conservo gelosamente, la mia casa, la mia dimensione, in questo periodo ci sono pure le coperte.

Arriva la notte. Non riesco a dormire, il cartone non basta, le coperte non coprono, batto i denti, ho i sussulti. La città è deserta, prego Dio di addormentarmi il prima possibile, mi accontenta ma non mi sveglio. Sono “morto di freddo”, forse non ho avuto abbastanza calore dall’umanità.

Foto: interris.it

Il cuore batte senza un perché

Il cuore batte senza un perché, no, non voglio far storcere il naso a scienziati e cardiologi, tutti sappiamo che è un meccanismo indispensabile per la vita umana.
Qui si parla di sentimenti, emozioni, cuore in astratto, più grande del proprio pugno, a volta talmente ingombrante da prendersi tutto l’insieme

Se si domandasse il motivo non sarebbe più cuore, sarebbe mente, ragione e quella è tutta un’altra storia. Fateci caso siamo tutti uguali davanti alle emozioni vere della vita.
Andate in aeroporto, soffermatevi sulle facce, sugli arrivederci che a volte hanno lo stesso peso di un addio, sui volti rigati dalle lacrime.
“Mi devo fare forte”, “Non posso piangere”, ce lo imponiamo perché piangere è da bambini o da deboli (la più grande sciocchezza del secolo), poi puntualmente crolliamo.

Persone mature, fidanzati, genitori, amici, di ogni età e latitudine, il cuore batte, senza un perché, torniamo in contatto con la nostra vera essenza, torniamo veri, anche solo per pochi minuti. C’è un qualcosa di straziante in un saluto imposto dal lavoro o dallo studio, ma c’è tanta, forse troppa umanità. Vibriamo ancora di amore, siamo proprio noi, credevamo di essere blocchi di granito inscalfibili.

Il fazzoletto bianco che saluta un treno in partenza ha un qualcosa di romantico ma anche di antiquato. Adesso non sono addii, la tecnologia e il progresso ci consentono di avvicinare visi, anime e cuori. Il dolore come l’emozione non risparmia nessuno, sono livelle sociali senza eguali.

Siamo tutti agli arrivi, ad aspettare un nostro caro che non vediamo da mesi, la realizzazione di un nostro sogno, la buona notizia dietro una malattia logorante. L’orario di atterraggio si avvicina, il cuore pulsa sempre più forte fino ad esplodere a quella visione che abbiamo ripercorso nella nostra mente centinaia di volte.

Il cuore batte senza un perché