Sono Rimpianto e sono venuto a ricordarti che non sei immortale

Ciao sono Rimpianto, vengo a trovarti quasi sempre, specie negli anni della tua vecchiaia, vorrei risparmiati la mia visita ma mi costringi ad essere presente.

Non hai detto “Ti voglio bene” a tua madre, prima di accorgerti che ormai era troppo tardi.
Non hai detto “Ti amo” a quella persona, prima che te la portasse via un altro uomo.
Eppure avresti tutti i mezzi per tenermi lontano, hai istinto, hai cuore, ah se sapessi combinarli con la testa!
Invece pensi poco o pensi troppo, non hai mezze misure e nel frattempo il tempo passa, inesorabile, io ti ricordo semplicemente un fatto assodato: tu non sei immortale.

Ti comporti come se avessi assicurato il domani, come se tutti aspettassero te. Tendi a rimandare o a “procrastinare”, un termine più aulico che non cambia di una virgola il concetto, non puoi variare l’orologio della vita, le lancette non le governi tu.

Perché quel freddo pomeriggio di febbraio non hai aiutato quel barbone? Pensavi lo avrebbero fatto gli altri poco dopo, pensavi che tanto di gente generosa in giro ce n’era tanta, appena hai letto il giornale e hai visto che fine aveva fatto quell’uomo, sono venuto di nuovo a farti visita.
E quelle continue avvisaglie, quei dolori allo stomaco, perché non curarli prima invece di affrontarli a gioco fatto, con una diagnosi terribile?

Mettitelo bene in testa mio caro o mia cara, tu sei fallibile, tu sei mortale. Se pensi di poter fare domani quello che non hai fatto oggi, potrà andarti bene, una, due, mille volte, ma ci sarà il momento in cui ti girerà male e non so se potrai essere qui a raccontarlo.
Ti costa tanto mettere da parte il tuo orgoglio per chiudere i conti col passato? Che ci vuole a dire un “Ti voglio bene” ai tuoi genitori? Credi di essere meno uomo?

Sai, a volte mi confronto con Rimorso, per certi versi ci assomigliamo, ma lui coglie le persone una volta che hanno agito, una volta che hanno dimostrato di essere fallibili.
Io giungo quando un’azione non si può più fare, quando una frase non può più essere detta, a trovare una persona che non ha fatto quello che avrebbe potuto o dovuto fare.
Soffro anche io insieme a quella persona, mi perdo dentro ai suoi occhi, alla malinconia di chi ha perso l’attimo, vorrei cambiare il corso delle cose ma non dipende da me

Dipende da te, dalla tua consapevolezza di essere Uomo, con le tue fragilità e il tuo tempo limitato, con la necessità di realizzarti, di fare quello che ti senti subito, senza se e senza ma, senza camminare con le gambe della società, ascoltando il tuo cuore, ora e sempre.

Evitami come la peste, renderai la tua esistenza ricca e felice.

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Il sogno

Il sogno: un mondo dove rifugiarsi nella vita di tutti i giorni.
Un mondo in cui possiamo scacciare le preoccupazioni, lo stress, i dolori , le sofferenze e vivere un arco di tempo in cui possiamo davvero essere liberi.
Un mondo in cui possiamo proiettare le nostre aspirazioni, i nostri desideri, le nostre immagini e rimescolarle secondo il nostro volere, senza condizionamento né limite alcuno.
È un mondo indispensabile per tutti noi, per la nostra esistenza, perché spesso è rifugio contro le ingiustizie, le violenze e in genere tutto ciò che non funziona nella nostra società e nel nostro vivere.

Il sogno è quindi un’esperienza personale, ma che può essere condivisa con le persone a cui si è più legati e con cui ci si può confrontare.
Il sogno è libertà assoluta, è nostro sia nel contenuto, sia per il modo in cui lo vogliamo intendere.
Il sogno è quindi l’unico modo per poter essere liberi in senso assoluto, in cui possiamo spiegare le ali e spiccare un volo senza inizio e senza fine, senza che nessuno debba dirci fino a dove possiamo volare e senza che nessuno, tantomeno, possa impedircelo.

Il sogno è per certi versi l’unico appiglio, l’unico mondo in cui possiamo proiettare i veri valori della vita e dove possiamo custodirli dalle ingerenze di coloro che vogliono deturparli.

Il sogno di giorno è un sogno che riusciamo a controllare, in cui proiettiamo le immagini esclusivamente in base alla nostra volontà, mescolando di tutto e di più a nostro piacimento, senza porci alcun limite.
Il sogno di notte è un sogno che non possiamo controllare, che ingloba eventi, immagini, situazioni che ci hanno visto ci vedono o ci vedranno coinvolti, a volte senza un filo logico a volte premonizioni o segnali.

C’è chi sogna di sognare, perché non riesce o perché è estremamente realista ma c’è anche chi si sofferma troppo a sognare senza costruire qualcosa di concreto nella propria vita.
E allora come in ogni cosa sono da evitare le esagerazioni, nell’uno e nell’altro senso.

Ci avete tolto tutto, ma non toglieteci anche il diritto e la libertà di sognare!

La bellezza dei ragazzi “Ibiscus”

Dieci anni e passa di volontariato nei reparti di oncologia pediatrica, ne ho visti tanti, forse troppi, perché non puoi proprio abituarti al binomio bambino-malattia. Alcuni di loro li avrò sicuramente incontrati, immagini nella memoria, sorrisi nella sofferenza e storie da raccontare.
Lo scorso weekend sono stato protagonista di un sogno, no, non per il ruolo che ho ricoperto nella “Winners Cup” di Milano, allenatore (in seconda) di una squadra che sapeva già benissimo il fatto suo, ma per lo spettacolo che mi sono goduto “da dentro”.
Dodici ragazzi, un unico obiettivo, divertirsi, senza animosità, con spirito di fratellanza vera, nulla “di circostanza”, solo grande genuinità, nei rapporti, nei sorrisi e anche nelle difficoltà. Dodici ragazzi che hanno vinto il male più grande, che fai fatica anche solo a pronunciarlo, e poi altri dodici, altri dodici e altri dodici ancora, a rappresentare i centri di oncologia pediatrica di tutta Italia. La nostra squadra portava trionfate il logo della Lega Ibiscus Onlus, associazione dei genitori di Oncoematologia Pediatrica della Sicilia Orientale.

I sorrisi ma anche le lacrime, senza vergogna, davanti alle storie di chi sta combattendo la stessa battaglia, il tutto in una cornice da sogno, il centro sportivo dell’Inter, squadra di “campioni” a disposizione di questi “campioni della vita“.
L’entusiasmo di un autografo dal vicepresidente dell’Inter Javier Zanetti, le strette di mano con gli avversari, gli abbracci, la mano protesa dopo una caduta sul campo di gioco, tutte cose che ci siamo disabituati a vedere, specie in uno sport sempre più disinteressato ai sentimenti come il calcio.

Il risultato del campo è già scritto, indipendentemente dalla classifica, è vittoria su tutti i fronti, perché quando a trionfare è la vita non ci sono primi e secondi.
Il goal è già stato fatto, con un destro secco all’angolino, ma c’è sempre tempo per pensare agli altri, per un assist al compagno in difficoltà, nessuno è lasciato solo nella sua strada verso il successo.

Mi sento un privilegiato che ha fatto un bagno nel “mare dell’umanità”, un ragazzo di 31 anni che non smetterà mai di rimanere a bocca aperta davanti a cotanta bellezza.

Non chiamarmi Fallimento, chiamami occasione

Ogni volta che qualcuno mi pronuncia hai una paura matta, “Fallimento“, mi vedi come un qualcosa da evitare come la peste invece sono qui per raccontarti un’altra storia.
Prendimi per pazzo ma ti dico che non solo tu non devi paura di me, ma che anzi non puoi fare a meno di me, sono parte della tua vita, della tua crescita, sono condizione indispensabile per il tuo sviluppo.
Sì, sono ovunque, sempre dietro l’angolo, non è soltanto un modo di dire. Ti sei fatto dei piani, il tuo schema su carta o il tuo disegno mentale. “Deve andare così”, “La cosa si deve sviluppare in questo modo”, “La strada deve condurre a questo risultato”, poi però succede sempre qualcosa. A volte le tue aspettative sono troppo alte, a volte troppo basse, a volte sono semplicemente sbagliate, credevi di essere sulla strada giusta ma era solo una delle tante che dovevi percorrere.

Per fortuna arrivo io, sì, addirittura fortuna, perché posso essere un colpo di vento che ti piazza nella giusta direzione. Lo ammetto, a volte entro in gioco in modo duro, entro in scivolata e ti faccio male. Ti lacero non perché sono bastardo ma perché voglio che il tuo tessuto si ricostruisca in modo sano, voglio che tu ti connetta con la tua vera essenza, che faccia le cose giuste per te.
Ricordi quell’esame andato male? Quante lacrime ti ho fatto versare, quanta sofferenza,sembrava non finire mai! Guarda dove ti ha portato, eppure ero sempre io, Fallimento, quell’esperienza “inutile” che ha acceso la luce nella tua vita facendoti capire la strada che dovevi imboccare.

Sono come la macchina dell’autoscontro, dovrai incocciarmi più e più volte, prenderai botte, ti ammaccherai, raddrizzerai il tiro, lavorerai su te stesso e all’occasione successiva non ti farai trovare impreparato.
Sono la tua occasione, la seconda, la terza, la quarta, la ventesima. Grazie a me capisci il motivo dei tuoi errori, grazie a me ti viene voglia di rialzarti, a volte dopo avermi provato ti viene voglia di spaccare il mondo e firmi i tuoi più grandi capolavori.
Sembra strano vero quello che ti sto dicendo? Pensa al tuo secondo matrimonio, va a gonfie vele vero? Guarda alla tua prima storia, a come l’hai trascurata, a come hai dato tutto per scontato. Sono arrivato io, Fallimento, una bella mazzata in testa e hai capito, tutto ha un prezzo però, ti ho aperto la testa, dovevi capire, dovevi soffrire, dovevi anche pagare per i tuoi errori.

Guarda alle storie del passato, alle persone di successo, sono quelle con cui sono più venuto a contatto. Ero chiamato in causa in continuazione, sembravano anche provarci gusto, fallivano, fallivano, dovevo fare un super lavoro. Tuttavia si rialzavano subito, mi scacciavano immediatamente, non mi vedevano come nemico ma ben presto mi avrebbero chiamato in causa molto meno.
Qui accanto c’è “Rimpianto” e di questi tempi devo dire che lavora molto più di me. Il motto è “non fare” piuttosto che “fai anche a costo di sbagliare”

Adesso che ti ho parlato spero tu abbia capito davvero quali sono le mie intenzioni.
Non chiamarmi Fallimento se non ti piace, chiamami occasione, spero di esserci nella tua vita, per crescere insieme

Cinque lezioni…da cani

Umani abbiamo perso, arrendiamoci e consegniamo ai nostri amici cani la palma di “genere superiore”. La rassegnazione non è un qualcosa che ci appartiene, non si vuole proprio ammettere l’evidenza e allora via coi pirla che trascinano una povera bestia legata alla macchina per chilometri, via con gli avvelenamenti di massa, via con le torture, con gli abbandoni e con tutto il repertorio di deficienze griffato “essere umano”. La perfezione non esiste ma il cane ci si avvicina e noi, genere imperfetto e sempre più alla deriva, siamo morsi dall’invidia.
Tuttavia, la maggior parte di noi, vanta un rapporto sano con gli animali.  C’è sempre tempo per imparare, ecco cinque lezioni da apprendere dai nostri amati cani:

1)  L’affetto è un sentimento incondizionato 

Amiamo, ci circondiamo di amici, di partner, di familiari, ma siamo ancora troppo condizionati dagli eventi. Rabbia, frustrazione, gelosia, invidia, tutte negatività che incidono puntualmente sui nostri sentimenti. Il nostro cane ci accoglie SEMPRE nello stesso modo, qualsiasi cosa accada, la coda scodinzola, la felicità, quella vera, non conosce soste.

2) La semplicità è la via più breve per arrivare alla felicità

Bella la macchina nuova, ma dopo dieci giorni è sempre la stessa.
Una sera con gli amici a mare pensando alla montagna, la moglie a casa e la testa all’amante. Crediamo che la felicità si raggiunga accumulando cose mentre il cane ci insegna che bisogna accumulare esperienze, tempo passato insieme, emozioni. Una ciotola col cibo, una palla e un giardino dove correre, bastano e avanzano.

3) Il perdono è possibile e auspicabile

Si è scordato del mio compleanno! Mi ha risposto male! Con me ha chiuso, non posso perdonarlo, io sono sempre disponibile e corretto! Ci leghiamo ogni cosa al dito, tanto che ormai abbiamo tutte le dita occupate. Il perdono è da deboli, un vero uomo non perdona mai! Eppure scansate un cane oggi, trattatelo male domani, ignoratelo dopodomani, sarà sempre al vostro cospetto, come se non fosse successo niente, assetato di affetto. Un cane non giudica, mai!

4) La speranza è l’ultima a morire

Siamo pessimisti, vogliamo tutto subito e se non lo otteniamo spesso gettiamo la spugna. La chiamata non arriva, la fidanzata non si trova, la speranza è per gli illusi, la realtà racconta una storia diversa. Un cane malato è ancora estremamente aggrappato alla vita, un cane abbandonato aspetta il suo padrone per giorni interi, è convinto della sua buona fede, non può proprio aver compiuto un gesto così atroce!

5) La fedeltà è una piantina che va annaffiata ogni giorno

L’essere umano sottovaluta l’importanza di una promessa, di un impegno per la vita. Ci si sposa in fretta, ci si arrende alle prime difficoltà, si è più bravi a rompere che a ricomporre. La fedeltà nei rapporti richiede massimo impegno per noi umani mentre un cane riconosce il suo padrone per la vita e non lo lascerà per nulla al mondo. Fa le stesse cose ogni giorno, non si può lasciar scappare l’unica sua ragione di vita.

P.s.  Ho appreso queste lezioni dall’angelo in foto, la mia Carolina, che ha combattuto fino all’ultimo giorno per vivere.

Ama!

Ama! Anche se tutto sembra non avere un senso.
Ama! Anche se i se e i ma certi giorni possono apparire presenze ingombranti.
Ama! Anche se il soggetto della tua attenzione non ricambia il tuo soffio vitale.

Ama! Non scappare, accetta la sfida, agisci con costanza, rinsalda le fondamenta.
Ama! La casa sembra un miraggio, i soldi sono pochi, gli occhi non vogliono arrendersi.
Ama! Nelle difficoltà due cuori possono emanare un’energia inarrestabile.

Ama! Con tutti gli organi che il Signore ti ha donato, senza aver paura, sempre.
Ama! Adesso, senza credere di non meritarlo, qualcuno lì fuori impazzisce per te.
Ama! Il mondo ha bisogno di amore, il sole ti scalda il corpo, il cuore è bollente da un pezzo.

Ama! Non è facile, tieni stretti i denti, goditi tanti bei momenti!

La vita irrazionale

Sei qui, ma ti senti lì

fai qualcosa di diverso

gli altri in altra direzione

tu non sentirti perso.

Il cuore come un pilastro

la pancia è la tua guida

ad attenderti il tuo astro

quanto è dura la salita.

La paura si affaccia

senti ancora le grida

conta sulle tue braccia

e insegui la tua vita.

Irrazionale, di nicchia

A volte ti dà tregua

A volte ti picchia.

Inseguila, prendila

È la tua strada per la felicità.

Il coraggio di un istante

Sabato sera, ore 21.00, giro in centro con la macchina, ad un certo punto, dopo tanto cercare, trovo un parcheggio, il sollievo dopo lo stress, mi si avvicina un tizio, mi chiede i soldi, la sua mano si impone su di me, non ho altra scelta, faccio per prendere delle monetine dalla macchina, trovo solo 50 centesimi.
Mi dice che è poco e che nella “sua zona” si paga minimo 1 euro. Pago e vado avanti, non esco tutte le sere, che cosa sarà mai quella monetina…
Sabato sera, ore 21.00, giro in centro con la macchina, ad un certo punto, dopo tanto cercare, trovo un parcheggio, il sollievo dopo lo stress, mi si avvicina un tizio, mi chiede i soldi, la sua mano si impone su di me, vado dritto per la mia strada, ho diritto a parcheggiare, non mi piego ad un’estorsione in piena regola, penso che con i piccoli buoni esempi si può costruire un mondo migliore. Al ritorno trovo la macchina danneggiata. Mi dirigo verso la caserma dei carabinieri e denuncio. Mi comporto come cittadino, come finirà poi si vedrà…

Domenica, ora di pranzo, sono tornata a casa dal parrucchiere, non ho ancora preparato da mangiare. Non riesco nemmeno ad entrare a casa, è la solita furia, mi trascina sul divano, mi spoglia e mi costringe a fare l’amore. Mi insulta, dice che sono una poco di buono, che non svolgo le faccende di casa, che mi diverto fuori mentre lui lavora. Mi rivesto e mi metto ai fornelli, sono stravolta ma devo accontentarlo, la prossima volta potrebbe essere ancora più violento.
Domenica, ora di pranzo, sono tornata a casa dal parrucchiere, non ho ancora preparato da mangiare. Non riesco nemmeno ad entrare a casa, è la solita furia, mi trascina sul divano, mi spoglia e mi costringe a fare l’amore. Mi insulta, approfitto di un attimo in cui è distratto e corro più veloce che posso. Lo denuncio, non permetterò che domani sia ancora più violento, merito la felicità, sono una donna e solo per questo merito rispetto.

Lunedì mattina, solita giornata di scuola, vedo Giovanni pestato ancora una volta, ridono tutti, godendosi lo spettacolo. Non mi resta che unirmi al coro, è divertente e figo stare dalla parte dei più forti!
Lunedì mattina, solita giornata di scuola, vedo Giovanni pestato ancora una volta, ridono tutti, godendosi lo spettacolo. Stavolta intervengo, il mio senso di giustizia non accetta più un atteggiamento omertoso. Prendo pugni e calci ma alla fine Giovanni mi sorride. Ho lividi e ferite ma ho anche un nuovo amico.

 

 

Non posso scegliere la mia terra!

Ci sono terre meravigliose, abbandonate a se stesse, riflettono di luce propria, vivono di passato, non offrono speranze nel presente.
Eppure la gente ci nasce, ci cresce, si innamora, disegna percorsi più o meno intricati, vorrebbe piantare la propria bandiera in mezzo ai propri ricordi, alla propria gente, ma non può.

Il Sud ti fa innamorare e poi ti toglie tutto, il Nord ti accoglie con la sua efficienza, unica strada possibile anche se bisogna voltare le spalle a volti familiari, a solchi delineati sin da bambini.
Nasciamo in posti meravigliosi ma siamo costretti a lasciarli, prima o poi il succo dell’arancia finisce, puoi spremere quanto vuoi ma, ad un certo punto, rimani di sicuro a bocca asciutta.
Apriamo la finestra respirando la brezza di mare, usciamo per strada e respiriamo aria di rassegnazione, ci abbiamo rinunciato in partenza, forse non ci abbiamo mai realmente creduto.

Affetto o lavoro, amore o efficienza, ci costringono a scegliere, a volte dobbiamo voltare le spalle ad un intero Paese. Siamo la generazione dei nomadi, quella del “è già tanto se trovi un lavoro, uno qualunque”, quella costretta a spostarsi come una immensa trottola impazzita. Ci chiedete perché non mettiamo radici, non guardate a cosa (non) ci avete lasciato. Dobbiamo scegliere tra famiglia e pane sotto i denti, tra carriera e affetto, tra morire di fame e morire di amore.

Famiglia d’origine, lavoro e nuova famiglia nello stesso posto? Quasi impossibile. Non abbiamo scelta, i nostri sentimenti messi costantemente sotto centrifuga, palline impazzite che non riusciranno mai a rubarci. Lo hanno già fatto con i nostri sogni.

Tra ragione e istinto fai vincere il cuore!

“Si fa così”. “No, si fa così”. “Ma sai che forse c’è un altro modo di vedere le cose?”.
La nostra mente è la nostra più grande risorsa, ci sono confini che non esploriamo, potenzialità inespresse, una vera e propria bomba ad orologeria. Usiamola bene e sarà la nostra più preziosa alleata, usiamola male e ne finiremo inghiottiti.
Pensare troppo non serve, lei è diabolica. Si chiama ragione ma non per forza con accezione positiva. Ci sabota, ci mette alla prova, ci inganna, ci offre anche la soluzione giusta ma come riconoscerla in mezzo a questo labirinto?

Poi c’è l’istinto che ci porta a commettere tante sciocchezze. Siamo avventati, ci dicono che possiamo essere istintivi solo da giovani, quando tutto è concesso, quando tutto deve essere fatto il prima possibile. Sbattiamo, cadiamo, ci rialziamo, a volte azzecchiamo la strada giusta, sicuramente ci risparmiamo le ore passate dentro la nostra mente a rimuginare sul da farsi. Si chiamano decisioni di pancia, c’è chi le ha sempre adottate e si è sempre trovato bene nella vita.

Poi c’è “Sua Maestà Cuore“, un organo da maneggiare con ancora più cura perché nobile, non possiamo proprio permetterci di maltrattarlo, indica spesso la strada giusta, ci mette a contatto con la nostra vera natura, con la nostra umanità.
Parla piano, a volte è silenzioso, dobbiamo scavare tra il chiasso della mente e il trombone dell’istinto, una vocina che ha in serbo per noi una soluzione.
Batte forte, raramente ci delude. Rosso, bello, spesso vincente.