Il diritto di morire in pace

Un assedio, un vero e proprio “bordello” mediatico, tutti a dire la propria, tutti massimi esperti. Dj Fabo e il suo desiderio di morire, da realizzare fuori dall’Italia, in Svizzera per la precisione, perché ogni velleità di eutanasia, nel nostro Paese, è rispedita con forza al mittente.
Sono profondamente scosso per tutto questo casino, per una vita che se ne va dopo anni di sofferenza, per gli sciacalli mediatici che sono saliti anche in questo carro, l’ennesimo.

Dj Fabo non voleva che succedesse tutto questo, ha denunciato, tramite le Iene, le sue sofferenze e l’indifferenza del nostro Paese verso chi versa nelle sue condizioni. Dj Fabo viveva a mille la sua vita, piede costante sull’acceleratore, musica e nottate insonni. All’improvviso si è trovato fermo, paralizzato, cieco. Una vita che non era più vita, era nato per spaccare il mondo e si è ritrovato legato, costretto, senza più alcuno stimolo.

Io non condanno, io non assolvo, io non sono giudice. Non mi ergo a paladino della verità, non so quale sia la soluzione giusta. Non uso una vicenda “umanamente” drammatica come veicolo di propaganda politica, non strumentalizzo il dolore di una fidanzata innamorata, non dico che sia giusto morire né che sia giusto vivere in quelle condizioni.
Io non riempio twitter di mille pensieri, bacchettando chi la pensa diversamente da me.
Io rispetto una pagina umana che fa male, perché una vita se ne è andata, insieme al suo dolore trascinato ormai troppo a lungo.

C’è il diritto alla vita, riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Riconosciamo anche il diritto alla morte, il diritto di morire in pace

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Il sorriso di un bambino

Il sorriso di un bambino
come sole in un mattino,
come gioia incontrollata
di una vita appena nata.
Come raggio di speranza
di una donna in gravidanza.
Come ancora e salvezza
in momenti di tristezza.
Come luce abbagliante
di una notte devastante.
Il sorriso di un bambino
dona fuoco ad un camino,
mette pace in un istante
anche al cuore di un furfante.

Quando il cappio stringe troppo

Il post di oggi riguarda una storia che mi ha particolarmente colpito. Due coniugi, Lucio e Grazia, 50 e 47 anni, trovati morti in casa, dopo un mese, si sono suicidati, non ce la facevano con i debiti e con il mutuo troppo alto. Ancora piuttosto giovani, erano entrambi senza lavoro, da tempo. Il 2 Marzo avevano detto a tutti che stavano per partire per la Bulgaria, per ricominciare da zero, sarebbero andati da amici, di lì a poco.

Forse questi amici non esistevano, di sicuro loro non sono andati in Bulgaria. I vicini hanno avvertito un forte odore, proveniente dall’appartamento sito al primo piano, hanno chiamato le forze dell’ordine che hanno fatto la macabra scoperta: entrambi morti, vicino la pistola con cui si sono uccisi. In questo lasso di tempo la macchina era rimasta lì, in fondo alla strada, la cognata aveva denunciato il tutto ai carabinieri, ma loro non si erano mai mossi da casa.

Avevano cominciato la messinscena qualche giorno prima rispetto a quel 2 marzo deputato per la partenza, regali ai vicini, frasi affettuose, nessuno aveva sospettato niente. Volevano mantenere la loro dignità, l’hanno fatto prendendo una decisione drastica, farla finita perché non ce la facevano più, perché il mondo del lavoro li rifiutava, “troppo vecchi” per potersi di nuovo inserire.

Il suicidio non è mai giustificabile ma talvolta il cappio intorno al collo che creano tasse, mutui e debiti è talmente stretto da lasciare poche alternative. Ancora vittime di questo Paese, di questo Governo, di questa Italia che va a tentoni, senza un piano per rialzarsi.

Sono rimasto molto colpito e coinvolto emotivamente, d’altronde la sensibilità non è un reato.