“Perdonatemi, ma la faccio finita”

“Si avvicina l’estate, la mia piccola oasi di felicità, la stagione in cui recupero la mia dignità da lavoratore. Vengo assunto a stagione in un hotel, metto da parte un po’ di soldi per poter campare meglio durante tutto l’anno, sono giovane, aspiro ad un futuro migliore.

Mi do da fare, sempre con impegno, sempre con il sorriso, con l’entusiasmo di chi non si arrende mai davanti alle difficoltà, l’età e il futuro sono dalla mia parte!

Poi arriva lui, il Covid-19, un virus che mi ha tenuto a casa come tutti gli italiani, fermo, senza soldi, a pensare al “come sarà” con un ottimismo a tinte sempre più fosche.

Non mi arrendo, nelle difficoltà si cresce e poi sta per arrivare la stagione, ho voglia di rimettermi in gioco, di vivere, di pregustare il cambiamento, ho cominciato a capire tante cose proprio quando ho perso temporaneamente la libertà.

Il mondo si riaccende, non è un liberi tutti ma manca poco, si può finalmente tornare all’agognata normalità e io aspetto la solita chiamata dal “mio hotel“, lo sento quasi come una seconda casa.

Passano i giorni e non arriva nulla, penso che sia solo questione di tempo, dopo il lockdown dobbiamo proprio riorganizzarci tutti.

E poi arriva quella chiamata, ma il contenuto è diverso, una doccia gelata alle mie ambizioni, non avrò quel lavoro, quei pochi soldi che per me rappresentano una vera fortuna.

Lo Stato mi abbandona, sono disoccupato e non so come fare, le ombre si annidano nella mia mente e anche il mio proverbiale ottimismo è solo un ricordo.

“Perdonatemi, scrivo sulla lavagna della cucina, a caratteri cubitali, ma la faccio finita”

Tratto dalla cronaca di queste ore e dal suicidio di un giovane ragazzo in provincia di Teramo.

4) Resto a casa: fuori non si scherza

Rieccoci qui con un altro appuntamento con il “Resto a casa”. Dopo 7 giorni di clausura totale sono uscito per ragioni di necessità, dovevo infatti fare la spesa. Non vi nego che il mio stato d’animo oscillava tra una piccola euforia per questo “break dalla clausura” e una grande paura per quello che c’era o meglio non c’era fuori.

Ragazzi non si scherza, l’emergenza coronavirus è una cosa seria e non ve lo ricordano solo quotidianamente i molteplici messaggi del ministero alla Tv. Eravamo già scontrosi come popolo, sorridenti lo siamo sempre poco, adesso siamo letteralmente terrorizzati alla vista del prossimo. Mascherina o non mascherina ci si guarda con diffidenza, vediamo il nemico ovunque, chiunque può infettarci.

Uno scenario surreale ma, per favore, rispettiamo le regole: facciamo una spesa robusta che duri almeno una settimana e stiamo in casa. Se tornate spesso al supermercato anche solo per comprare due fettine di prosciutto non siete furbi o bravi, ma semplicemente state aumentando la possibilità del contagio e in questo caos ci siete pure voi!

Ritroveremo il sorriso, la bellezza di andare a fare la spesa in maniera normale, le chiacchiere con gli amici o anche solo col vicino di posto, in fila alla cassa potremo di nuovo parlare, rompere il ghiaccio, siamo esseri sociali e lo scambio è solo congelato in attesa di tempi migliori.

Ero uscito con quel pizzico di euforia di chi vede la luce dopo tanto tempo, sono tornato spaventato ma consapevole. Sto facendo la scelta giusta, sto adottando i giusti comportamenti e voglio avere fiducia nella gente perché tutti vogliamo recuperare la nostra routine. Godiamoci paradossalmente anche il bello di questa clausura, i nostri cari, il tempo da poter utilizzare a nostro piacimento, un sole caldo che illumina la nostra finestra.

Io resto a casa, anche perché fuori non si scherza.

Un bel sorriso non si spegne mai

Ci sono sorrisi che non si spengono mai, rimangono accanto a te, in un ricordo, in un’immagine, in un flash di vita.

Ci sono persone che ti rimangono dentro, anche se non le vedi quotidianamente, li lasci lì in una parte di te e ti fanno compagnia nei momenti controversi

Ci sono storie che lasciano il segno, incontri che cambiano la vita, parole dette o ascoltate che risuonano nella mente per sempre.

Barbara se ne è andata, ha combattuto tanto, tantissimo, ha vissuto nel miglior modo possibile nonostante una malattia senza cuore. Barbara ha alleviato preoccupazioni e malumori di tantissime persone irrompendo con la sua vitalità, il suo sorriso e la sua voglia di vita. Barbara ha tradotto in mille azioni quotidiane la parola altruismo.

Una ragazza trentenne dalla forza incontrastabile, un vulcano di idee e positività che non può che rimanerti dentro con tutto il suo carico di insegnamenti. Ha affrontato la sua malattia con dignità e coraggio, ha colto ogni occasione per fare del bene, ha guardato con occhi e cuore caritatevole all’intera umanità, non si è mai lamentata e non ha smesso un attimo di agire.

E avrebbe avuto tutti i motivi di questo mondo per maledire il destino, un tumore raro, cicli di chemioterapia, alti e bassi costanti. No, era sempre in movimento, anche con un filo di voce, anche con una tacca di energia, sempre in fermento con la sua mente poliedrica. Voleva lavorare, voleva fare volontariato, aveva fede in Dio e nell’umanità intera, si era fatta portatrice di una splendida missione per il benessere comune.

Speciale, unica e non può che esserlo una che alla prima telefonata mi consiglia di provare ad essere “happy” sentendomi un po’ debole di voce.

Cara Barbara, non avrò mai la tua forza ma ci proverò, la tua missione è sempre stata la mia missione, il tuo bel sorriso non si spegnerà mai illuminando la mia e la nostra strada verso il prossimo.

Sogna, non smettere mai di farlo!

Sogna, non smettere di farlo, è il tuo modo di restare vivo.
Sogna ovunque, sogna lì dove sei, sogna anche se ti sembra impossibile.
Sogna adesso, non dopo, non domani, non perderti nessun particolare.
Sogna anche senza un apparente motivo, sogna sempre restando con i piedi per terra.

Sogna, non aver paura di farlo, colora, arricchisci, definisci, è il tuo sogno!
Sogna in un letto di ospedale, in una casa bellissima, in una prigione, il sogno è dentro di te!
Sogna, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà, è il tuo matrimonio con la vita.
Sogna, lavora, studia, pensa alla routine ma ricavati uno spazio per te!

Sogna, è importante come un respiro, è la via più luminosa che porta al tuo futuro.
Sogna a 20 anni, sogna a 30 anni, ma anche a 70, non è mai troppo tardi!
Sogna, non vergognarti, sogna come un bambino, non farti condizionare dalla bruttezza del mondo.
Sogna anche nei momenti di difficoltà, potrebbe essere la tua personale salvezza.

Sogna, non smettere mai di farlo!

 

Il nastro dei sogni e le forbici della speranza

Immaginate un paio di forbici e un nastro, a cosa pensate se non ad un’inaugurazione, all’inizio di qualcosa? Prendete un piccolo guerriero che in quei luoghi c’è stato, ha combattuto ed ha vinto, celebratelo col suo nome, Simone, fatevi raccontare da lui da quanto calore è stato avvolto, quanta forza ha tratto da quel luogo colorato.

Le Lega Ibiscus Onlus, Lega per la ricerca ed il trattamento della Leucemia e dei Tumori infantili, ha raggiunto un altro straordinario traguardo, l’ampliamento della sua ludoteca, una possibilità in più per offrire svago e riparo gratuito a famiglie e bambini colpiti dal dramma del tumore.

Simone ha finalmente avuto il suo momento di gloria, la vita gli ha consegnato il suo meritato paio di forbici, per dare ad altri bambini la stessa possibilità di sognare, in una piccola oasi felice in quel di Via Santa Sofia a Catania.

Si può fare festa e anzi si deve fare festa, per i genitori che non mollano mai, per i volontari che ci sono sempre, per i medici e infermieri che continuano a crederci e soprattutto per i bambini a cui non si può chiedere di perdere il sorriso.

Una ludoteca più grande corrisponde ad una maggiore possibilità di sognare, una semplice forbice separa la realtà dal sogno. Tutti possiamo tagliare, basta un semplice gesto, bastano le nostre azioni quotidiane, basta mettersi in gioco, donando il nostro tempo, il nostro buonumore e anche i nostri soldi.

I piccoli guerrieri ci ricordano che non possiamo mai smettere di sognare, la Lega Ibiscus, con le sue attività, ci fa capire che si può sempre migliorare e che la solidarietà è il motore più potente che ci sia. Risolve problemi pratici laddove le istituzioni stentano, muove il mondo dalle fondamenta, nobilita il territorio dove risiede.

Il segreto? Nella semplicità, nelle azione quotidiane, nei sacrifici. L’elemento imprescindibile? Un bambino come Simone, l’esempio che dona la forza per andare avanti, più forti e compatti di prima, perché dare quotidianità e serenità ai nostri piccoli eroi è un dovere di tutta la società.

E adesso tocca a noi, prendiamo le nostre forbici e cominciamo a tagliare il nastro che ci separa dal mondo dei sogni, qui dalle parte di Ibiscus hanno capito come si fa già da un po’….

 

Il diritto di morire in pace

Un assedio, un vero e proprio “bordello” mediatico, tutti a dire la propria, tutti massimi esperti. Dj Fabo e il suo desiderio di morire, da realizzare fuori dall’Italia, in Svizzera per la precisione, perché ogni velleità di eutanasia, nel nostro Paese, è rispedita con forza al mittente.
Sono profondamente scosso per tutto questo casino, per una vita che se ne va dopo anni di sofferenza, per gli sciacalli mediatici che sono saliti anche in questo carro, l’ennesimo.

Dj Fabo non voleva che succedesse tutto questo, ha denunciato, tramite le Iene, le sue sofferenze e l’indifferenza del nostro Paese verso chi versa nelle sue condizioni. Dj Fabo viveva a mille la sua vita, piede costante sull’acceleratore, musica e nottate insonni. All’improvviso si è trovato fermo, paralizzato, cieco. Una vita che non era più vita, era nato per spaccare il mondo e si è ritrovato legato, costretto, senza più alcuno stimolo.

Io non condanno, io non assolvo, io non sono giudice. Non mi ergo a paladino della verità, non so quale sia la soluzione giusta. Non uso una vicenda “umanamente” drammatica come veicolo di propaganda politica, non strumentalizzo il dolore di una fidanzata innamorata, non dico che sia giusto morire né che sia giusto vivere in quelle condizioni.
Io non riempio twitter di mille pensieri, bacchettando chi la pensa diversamente da me.
Io rispetto una pagina umana che fa male, perché una vita se ne è andata, insieme al suo dolore trascinato ormai troppo a lungo.

C’è il diritto alla vita, riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Riconosciamo anche il diritto alla morte, il diritto di morire in pace

Il sorriso di un bambino

Il sorriso di un bambino
come sole in un mattino,
come gioia incontrollata
di una vita appena nata.
Come raggio di speranza
di una donna in gravidanza.
Come ancora e salvezza
in momenti di tristezza.
Come luce abbagliante
di una notte devastante.
Il sorriso di un bambino
dona fuoco ad un camino,
mette pace in un istante
anche al cuore di un furfante.

Quando il cappio stringe troppo

Il post di oggi riguarda una storia che mi ha particolarmente colpito. Due coniugi, Lucio e Grazia, 50 e 47 anni, trovati morti in casa, dopo un mese, si sono suicidati, non ce la facevano con i debiti e con il mutuo troppo alto. Ancora piuttosto giovani, erano entrambi senza lavoro, da tempo. Il 2 Marzo avevano detto a tutti che stavano per partire per la Bulgaria, per ricominciare da zero, sarebbero andati da amici, di lì a poco.

Forse questi amici non esistevano, di sicuro loro non sono andati in Bulgaria. I vicini hanno avvertito un forte odore, proveniente dall’appartamento sito al primo piano, hanno chiamato le forze dell’ordine che hanno fatto la macabra scoperta: entrambi morti, vicino la pistola con cui si sono uccisi. In questo lasso di tempo la macchina era rimasta lì, in fondo alla strada, la cognata aveva denunciato il tutto ai carabinieri, ma loro non si erano mai mossi da casa.

Avevano cominciato la messinscena qualche giorno prima rispetto a quel 2 marzo deputato per la partenza, regali ai vicini, frasi affettuose, nessuno aveva sospettato niente. Volevano mantenere la loro dignità, l’hanno fatto prendendo una decisione drastica, farla finita perché non ce la facevano più, perché il mondo del lavoro li rifiutava, “troppo vecchi” per potersi di nuovo inserire.

Il suicidio non è mai giustificabile ma talvolta il cappio intorno al collo che creano tasse, mutui e debiti è talmente stretto da lasciare poche alternative. Ancora vittime di questo Paese, di questo Governo, di questa Italia che va a tentoni, senza un piano per rialzarsi.

Sono rimasto molto colpito e coinvolto emotivamente, d’altronde la sensibilità non è un reato.