Il nastro dei sogni e le forbici della speranza

Immaginate un paio di forbici e un nastro, a cosa pensate se non ad un’inaugurazione, all’inizio di qualcosa? Prendete un piccolo guerriero che in quei luoghi c’è stato, ha combattuto ed ha vinto, celebratelo col suo nome, Simone, fatevi raccontare da lui da quanto calore è stato avvolto, quanta forza ha tratto da quel luogo colorato.

Le Lega Ibiscus Onlus, Lega per la ricerca ed il trattamento della Leucemia e dei Tumori infantili, ha raggiunto un altro straordinario traguardo, l’ampliamento della sua ludoteca, una possibilità in più per offrire svago e riparo gratuito a famiglie e bambini colpiti dal dramma del tumore.

Simone ha finalmente avuto il suo momento di gloria, la vita gli ha consegnato il suo meritato paio di forbici, per dare ad altri bambini la stessa possibilità di sognare, in una piccola oasi felice in quel di Via Santa Sofia a Catania.

Si può fare festa e anzi si deve fare festa, per i genitori che non mollano mai, per i volontari che ci sono sempre, per i medici e infermieri che continuano a crederci e soprattutto per i bambini a cui non si può chiedere di perdere il sorriso.

Una ludoteca più grande corrisponde ad una maggiore possibilità di sognare, una semplice forbice separa la realtà dal sogno. Tutti possiamo tagliare, basta un semplice gesto, bastano le nostre azioni quotidiane, basta mettersi in gioco, donando il nostro tempo, il nostro buonumore e anche i nostri soldi.

I piccoli guerrieri ci ricordano che non possiamo mai smettere di sognare, la Lega Ibiscus, con le sue attività, ci fa capire che si può sempre migliorare e che la solidarietà è il motore più potente che ci sia. Risolve problemi pratici laddove le istituzioni stentano, muove il mondo dalle fondamenta, nobilita il territorio dove risiede.

Il segreto? Nella semplicità, nelle azione quotidiane, nei sacrifici. L’elemento imprescindibile? Un bambino come Simone, l’esempio che dona la forza per andare avanti, più forti e compatti di prima, perché dare quotidianità e serenità ai nostri piccoli eroi è un dovere di tutta la società.

E adesso tocca a noi, prendiamo le nostre forbici e cominciamo a tagliare il nastro che ci separa dal mondo dei sogni, qui dalle parte di Ibiscus hanno capito come si fa già da un po’….

 

Annunci

Il diritto di morire in pace

Un assedio, un vero e proprio “bordello” mediatico, tutti a dire la propria, tutti massimi esperti. Dj Fabo e il suo desiderio di morire, da realizzare fuori dall’Italia, in Svizzera per la precisione, perché ogni velleità di eutanasia, nel nostro Paese, è rispedita con forza al mittente.
Sono profondamente scosso per tutto questo casino, per una vita che se ne va dopo anni di sofferenza, per gli sciacalli mediatici che sono saliti anche in questo carro, l’ennesimo.

Dj Fabo non voleva che succedesse tutto questo, ha denunciato, tramite le Iene, le sue sofferenze e l’indifferenza del nostro Paese verso chi versa nelle sue condizioni. Dj Fabo viveva a mille la sua vita, piede costante sull’acceleratore, musica e nottate insonni. All’improvviso si è trovato fermo, paralizzato, cieco. Una vita che non era più vita, era nato per spaccare il mondo e si è ritrovato legato, costretto, senza più alcuno stimolo.

Io non condanno, io non assolvo, io non sono giudice. Non mi ergo a paladino della verità, non so quale sia la soluzione giusta. Non uso una vicenda “umanamente” drammatica come veicolo di propaganda politica, non strumentalizzo il dolore di una fidanzata innamorata, non dico che sia giusto morire né che sia giusto vivere in quelle condizioni.
Io non riempio twitter di mille pensieri, bacchettando chi la pensa diversamente da me.
Io rispetto una pagina umana che fa male, perché una vita se ne è andata, insieme al suo dolore trascinato ormai troppo a lungo.

C’è il diritto alla vita, riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Riconosciamo anche il diritto alla morte, il diritto di morire in pace

Il sorriso di un bambino

Il sorriso di un bambino
come sole in un mattino,
come gioia incontrollata
di una vita appena nata.
Come raggio di speranza
di una donna in gravidanza.
Come ancora e salvezza
in momenti di tristezza.
Come luce abbagliante
di una notte devastante.
Il sorriso di un bambino
dona fuoco ad un camino,
mette pace in un istante
anche al cuore di un furfante.

Quando il cappio stringe troppo

Il post di oggi riguarda una storia che mi ha particolarmente colpito. Due coniugi, Lucio e Grazia, 50 e 47 anni, trovati morti in casa, dopo un mese, si sono suicidati, non ce la facevano con i debiti e con il mutuo troppo alto. Ancora piuttosto giovani, erano entrambi senza lavoro, da tempo. Il 2 Marzo avevano detto a tutti che stavano per partire per la Bulgaria, per ricominciare da zero, sarebbero andati da amici, di lì a poco.

Forse questi amici non esistevano, di sicuro loro non sono andati in Bulgaria. I vicini hanno avvertito un forte odore, proveniente dall’appartamento sito al primo piano, hanno chiamato le forze dell’ordine che hanno fatto la macabra scoperta: entrambi morti, vicino la pistola con cui si sono uccisi. In questo lasso di tempo la macchina era rimasta lì, in fondo alla strada, la cognata aveva denunciato il tutto ai carabinieri, ma loro non si erano mai mossi da casa.

Avevano cominciato la messinscena qualche giorno prima rispetto a quel 2 marzo deputato per la partenza, regali ai vicini, frasi affettuose, nessuno aveva sospettato niente. Volevano mantenere la loro dignità, l’hanno fatto prendendo una decisione drastica, farla finita perché non ce la facevano più, perché il mondo del lavoro li rifiutava, “troppo vecchi” per potersi di nuovo inserire.

Il suicidio non è mai giustificabile ma talvolta il cappio intorno al collo che creano tasse, mutui e debiti è talmente stretto da lasciare poche alternative. Ancora vittime di questo Paese, di questo Governo, di questa Italia che va a tentoni, senza un piano per rialzarsi.

Sono rimasto molto colpito e coinvolto emotivamente, d’altronde la sensibilità non è un reato.