Ti abbandono…uomo

Ti ho portato in un parco, è pieno di persone come te, è pieno di cani come me, dovrei abbandonarti, sei uomo e ne combini una più del diavolo

Quando torni a casa io faccio la festa ai tuoi bambini e tu ti lasci andare stanco su un divano. Lavori tutto il giorno, per un gioco in più a tuo figlio, lui vorrebbe solo il tuo tempo, una tua ora, quella che riesco a dedicargli io da 4 anni.

Saresti da abbandonare mio caro vecchio e invece sono ancora qui, accanto a te, fedele, non come te, un anello luccicante a tua moglie e un weekend di “lavoro” con l’amante.

Ti amo così come sei, anche se forse non te lo meriteresti, anche se magari ci sono persone che si comportano meglio di te. Tu hai scelto me, in quel caldo pomeriggio di agosto e sei diventato mio padrone per la vita.

Sai, non è sempre stato facile, quando d’estate mi hai lasciato in quella pensione per cane avrai voluto “sbranarti”, da solo per un mese, mentre i tuoi figli, i miei “fratellini”, reclamavano la mia presenza. Ti ho aspettato, sapevo saresti tornato.

Sì, è vero, ho anche pensato di avventarmi contro te, quella volta in cui sei stato violento con tua moglie, ti ho guardato con la mia faccia stupita ma poi, il giorno dopo, ti ho fatto festa come al solito.

Saresti da abbandonare, sono quasi tentato a scappare oltre la siepe, magari incontro un padrone migliore magari…non potrei mai farlo.

Ci siamo scelti, con tutti i nostri difetti, per tutta la nostra vita.

Scusate se esisto!

Sono Samir, oggi mi sono svegliato nella mia Siria come tutti i giorni. L’ennesima bomba ha raso al suolo la mia casa, si è portata via mia mamma e una mia gamba. Scusate se esisto!

Sono Abdul, sono partito all’alba con mio padre su questo barcone. Fa acqua da tutte le parti mentre le autorità di Italia e Malta fanno i capricci per chi ci deve salvare. Scusate se esisto!

Non so come mi chiamo, la mia mamma mi ha lasciato in un cassonetto ed è scappata via. Ora piango, sperando che qualcuno mi venga a salvare, se no torno da dove sono venuta. Scusate se esisto!

Mi chiamo Maria, sono al centro della stanza mentre mamma e papà litigano. Si lanciano piatti mentre io avrei la soluzione per fargli fare pace: un abbraccio. Mi dicono che sono troppo piccola e che non capisco niente! Scusate se esisto!

Sono Alì e anche oggi niente cibo. Se sono fortunato riesco a racimolare un po’ di acqua sporca in qualche pozza. Di là, dall’altro lato del mondo, buttano quintali di roba da mangiare. Scusate se esisto!

Sono Anna e anche oggi mamma e papà non mi hanno creduto. Quel brutto ceffo si è di nuovo avvicinato e mi ha fatto male. Loro dicono che ho troppa fantasia ma io non credo che i bambini debbano fare queste cose. Scusate se esisto!

Sono Enrico, sono un bambino down, voglio bene al mondo intero, bacio e abbraccio tutti. Dicono che sono diverso. Scusate se esisto!

 

“Il mio cane è proprio stupido”, disse il padrone coglione

Non è uno scherzo, state per entrare in un vortice di stupore misto a sdegno, ammesso che non siate come i soggetti narrati in questa storia, se fosse così troverete i vostri compagni dell’assurdo.
Si parla di cani e di abbandono, argomento affrontato già qui, in un articolo di cui vado particolarmente fiero. Una discussione che sento con le mie orecchie, anno corrente, popolazioni dunque più aperte ed evolute, almeno dicono così.Protagonisti G e A, il primo il cattivo (mi limito a questo appellativo ma dal titolo potete capire che penso), la seconda la buona o semplicemente la ragionevole. Ogni tanto entra in gioco M, terzo incomodo grottesco.

G. Non ne posso più del mio cane, non lo sopporto più, è proprio scemo!
A. Perché dici questo della tua povera bestia, che è successo?
G. Nulla di particolare, è proprio stupido da quando lo abbiamo preso. Non capisce niente, lo avevano abbandonato perché era un incrocio riuscito male, mia moglie lo ha trovato per strada e lo ha preso. Mannaggia a lei!
A. I cani devono essere trattati come esseri umani. Ti sembra giusto parlare così di quello che è a tutti gli effetti un membro della tua famiglia?
G. Ma che dici! La mia famiglia è composta da me, mia moglie e dai miei figli, quel coso è proprio scemo! Quando torno a casa trovo tutte cose pisciate, non capisce, è inutile! E dire che lo esco quando posso. Ma cosa vuole di più?
A. Magari un po’ di affetto, vedrai che non ti farà più i dispetti…
G. No no, ha la faccia da scemo. Non fosse stato per mia moglie lo avrei già abbandonato
M. Ma sì, questi cani sono un impegno, lo dico sempre a mia figlia, che ha problemi quando deve partire d’estate. Danno tutti troppa attenzione a questi animali.
A. Ci sono le pensione per cani, apposta per questo, oppure si porta con sè.
M. Non ci credo a queste cose!
G. L’altra volta abbiamo incontrato i precedenti padroni del cane, quelli che lo avevano abbandonato. Lo avevano lasciato in campagna, gli ho detto, “simpaticamente”, non è che lo rivolete indietro?
A. Scusa tu sai chi sono i proprietari che lo hanno abbandonato e non li denunci?
G. Io? Un giorno di questi lascio la porta di casa aperta…non si sa mai gli venga voglia di tornare da dove è venuto. Quando vengono amici tutti gli fanno la festa, io non perdo occasione per scherzare e dire: “Lo volete?”. Magari ora lo esco in balcone.
A. Ma poi non lo puoi lasciare fuori e te ne lavi le mani. Lo devi andare a trovare, fargli compagnia, vogliono solo affetto.
M. Non capisco tutto questo affetto nei confronti dei cani. Se uno abbandona un cane, titoli di giornali, casino, multe e galera, se uno abbandona un bambino nel cassonetto nessuno sa niente. Gli animali sono animali, che fine fanno fare a quelli che li lasciano, la galera? Ma siamo pazzi? Hai ragione G. a lamentarti.

La soglia di sopportazione è superata ormai da un pezzo, abbandono il luogo mordendomi la lingua più e più volte per non intervenire, sono in una fase zen e questo mi aiuta a non entrare in una discussione triste, in una storia triste.
Sorrido solo pensando che a quest’ora, il cane, solo a casa, starà pensando: “Ma guarda un po’ che padrone coglione che ho!“.

La sensibilità non è un reato, la stupidità gratuita dovrebbe diventarlo, con l’aggravante dell’ignoranza. No, non parliamo di scuole qua, ma di vivere civile.

 

 

Mio padre non c’è più e io sono ancora in macchina

Il bacio della mamma come ogni mattina, l’odore del caffè che arriva dalla cucina, roba da grandi, io ho ancora 2 anni, anzi li compio domani, chissà che bella festa mi aspetta.
Ancora una volta lei è in ritardo, deve andare a lavoro, puntuale, alle 8, non fa in tempo ad accompagnarmi al nido, ci penserà mio papà anche questa volta.
Mia mamma è più buffa, scherza con me anche la mattina, mi fa ridere tantissimo.
Mio padre è più serio, sempre nervoso e assonnato la mattina, non parliamo quasi mai, è sempre assorto nei suoi pensieri, lavora tutto il giorno.
Mi mette in macchina sul seggiolino, allaccia le cinture e partiamo. Stiamo facedo un giro più lungo, l’automobile è vecchia e non la smette mai di dare problemi. Sono troppo curiosa come al mio solito (c’è un meccanico con una barba lunga lunga che mi ride) ma ho ancora tanto sonno, e crollo in un istante.

Adesso sono dentro un bel sogno, con mamma e papà in un bel prato verde, a giocare con l’ultima bambola, quella della pubblicità durante i cartoni. Ad un certo punto, però, arriva quel dispettoso di mio fratello Luca col pallone e mi fa piangere.
Mi sveglio di soprassalto, non so dopo quanto tempo, sono ancora in macchina, stavolta sola, mio padre non c’è più.

Non mi agito, capita spesso che mi lasci qualche minuto, una volta deve comprare il pane, l’altra deve andare in banca, torna sempre e a volte mi porta pure qualche gioco quando passa dall’edicola. Magari proprio in questo momento mi starà comprando l’album con i colori, intanto però fa caldo, non so quanto tempo è passato perché non so leggere l’orologio ma sono già tutta sudata. Vedo la gente passare, i vetri sono bui, forse loro non mi vedono e poi sono nascosta da una macchina grande grande.

Mio papà non arriva e adesso mi sento quasi bruciare, devo solo aspettare ancora un attimo, magari sta comprando la torta o i palloncini per la festa di domani. Ci divertiremo un mondo!

Ancora non arriva, adesso piango, più forte che posso, per farmi sentire, qualcuno mi aprirà prima o poi ma sono lontana dalla strada principale, devo piangere e urlare più che posso.

Mio papà non è più arrivato, devo essermi proprio comportata male ieri per lasciarmi morire in macchina.

P.S. Questo articolo non vuole essere nè moralista nè critico, affronta una situazione che purtroppo si verifica molto più frequentamente di quanto si possa pensare.

 

Sono il suo cane, il suo migliore amico: tornerà

C’è una bella giornata di sole fuori, ma io, come ogni giorno, la passerò in questo garage buio. Stamattina il mio padrone mi ha dato dei croccantini, lo fa quando si ricorda, non lo critico, ha una famiglia a cui pensare. Ogni tanto mi liberano in giardino e gioco con i suoi bambini, corro, faccio scorta di sole e di luce, rincorro la palla e mi diverto come un matto. Fra qualche giorno partiranno, un lungo mese fuori, in Canada. Chissà che bel posto!
Le giornate qui in garage sono monotone ma è venuto il mio padrone, mi ha messo il guinzaglio e mi ha fatto salire in macchina. Una bella gita, io e lui, come i vecchi tempi! Non so come ringraziarlo.

C’è caldo ma ho fatto una bella bevuta prima di andare e posso resistere. La strada è lunga, chissà in che luogo meraviglioso mi sta portando. Dobbiamo stare un po’ insieme io e lui, non lo facciamo da un bel po’, prima eravamo inseparabili.
Mi ha fatto scendere dall’auto, in una piazzola di sosta di una strada con tante macchine. Vanno tutte veloci, chissà che brutto deve essere stare lì in mezzo ma io ho il mio padrone, chissà che bel gioco mi sta preparando.

Ora mi ha legato ad un palo, si guarda intorno, forse deve sbrigare qualche commissione e non si fida di me. Se ne è andato di corsa, sgommando, con l’auto su cui sono salito mille volte, aveva fretta, non appena farà quello che deve fare con urgenza tornerà a prendermi.
Non è mai stato bravo a fare i nodi, anche stavolta mi sono liberato, ma io lo aspetto qui, se non mi ritrova dove mi ha lasciato si arrabbia e magari mi prende a cinghiate come qualche giorno fa. Poco più avanti c’è un bosco, mi faccio un giretto veloce e poi torno qui. Sono solo del mio padrone e di nessun altro, capita che si fermino macchine per una sosta ma io mi nascondo abilmente, prima che qualche essere umano possa pensare di “adottarmi”.

L’impegno del mio padrone deve essere davvero importante, sono giorni che ormai non lo vedo, ho mangiato pochissimo e ho trovato qualche goccia d’acqua da bere, non so quanto potrò resistere ma l’amore e la fedeltà per lui mi salveranno.
Adesso mi affaccio in questa strada rumorosa per vedere se lo trovo. Mannaggia! Mi stavano mettendo sotto! Meglio che torni nella mia piazzola, sono il suo cane, il suo migliore amico. Tornerà, ne sono sicuro e sarà festa grande!