Essere giovani non significa essere felici

Sei giovane, pieno di forze, non puoi buttarti giù, non puoi lasciarti andare!

Sei bello, spavaldo, la carta d’identità è dalla tua parte, dovresti spaccare il mondo!

Noi adulti invece abbiamo mille problemi, mille preoccupazioni, cose che non puoi capire, cose che non ti appartengono.

Dici giovane e dici felice, non può essere altrimenti!

Eppure c’è la vita, con i suoi eventi: chi brucia le tappe per demeriti propri, chi cresce veloce per colpa di altri, chi vive gli obbrobri tipici della nostra società.

Gioventù e spensieratezza, un binomio inscindibile per chi rimane troppo in superficie.

Ma c’è anche l’adolescenza con le sue turbe, il bullismo con la sua spietatezza, la solitudine dilagante del diverso.

Entusiasmo e passione sono i tuoi motori, devi sorridere, non puoi esimerti.

E poi guarda i numeri della disoccupazione giovanile, cosa ti hanno lasciato o meglio non ti hanno lasciato le precedenti generazioni, gli “adulti infelici”.

Sei giovane, devi essere felice, non hai altra scelta!

 

 

 

 

 

 

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Aiutiamo i “grandi” a tornare bambini!

Sono grandi, si sentono adulti, spezzano cuori, complicano la realtà, fanno le cose senza passione. Gli adulti credono di essere i padroni del mondo, ma come sono visti da un cane ed un bambino?

C. “Sì, sono complessi, ma sono necessari nella nostra vita. Ci danno da mangiare, ci fanno battere il cuore, sono la nostra ragione di vita”

B. “Sì, hai ragione, non è facile capire il loro mondo. Neanche io potrei fare a meno di loro, grazie al loro atto di generosità sono qui a contemplare questo mare, a giocare in questo prato con te”

C.“Pensa però come sarebbe bello se i grandi prendessero qualcosa da noi animali e qualcos’altro da voi bambini. La spontaneità ad esempio, la sincerità, la voglia di divertirsi, l’esigenza di essere se stessi, sempre e comunque”

B.“Sono orgogliosi. Da piccoli volevano diventare grandi, ora sono sicuro che tornerebbero piccoli per qualunque cifra, ma sono prigionieri del loro mondo, della società, del castello che si sono costruiti. Non sono più solo adulti, sono adulti mascherati“.

C.“E se creassimo un mondo tutto nostro? Cani, animali in genere, bambini. Un mondo dove amarsi senza filtri. Noi ancora sappiamo apprezzare un tramonto, sappiamo essere felici semplicemente perché viviamo”

B. “Sì, sono brontoloni, hanno dieci ma vorrebbero avere mille. A me basta una palla, un amico e la mia mente per sognare. Ora sono felice, lo sarò anche domani e fra dieci giorni”

C. “Pensa che ci sono adulti che fanno del male sia a te che a me. Vogliono spaventarci, vogliono cancellare i nostri sogni, ci costringono a fare le cose che loro vogliono fare, sono invidiosi della nostra purezza”

B. “Ma ci sono tanti altri che ci vogliono bene, che ci coccolano, che ci regalano un sorriso. Io vivo soprattutto per queste persone”.

C.Non possiamo far meno di loro, andiamo, ci aspettano!”

B. “Ok, andiamo, proviamo a farli tornare bambini per un po’”

Dialogo tra un cane e un bambino.

Solo i bambini dicono la verità

Solo i bambini dicono la verità. Sì, lo so, starete pensando alle bugie che vi sarà capitato di sentire dai più piccoli ma vi rassicuro: sono tutte innocenti e nemmeno lontanamente paragonabili alle menzogne degli adulti.
Solo i bambini dicono la verità, nel bene o nel male, portano sollievo ma possono anche trafiggerti con le loro frecciate, senza peli sulla lingua, non conosco ancora i mille condizionamenti della società.
E noi adulti sappiamo come si fa? Riusciamo a riportare esattamente le cose come stanno senza i proverbiali frullati cerebrali, senza farci influenzare dal “come dovrebbe essere”?

Passiamo la vita a circondarci di persone influenti, persone che ci possono essere utili a lavoro, persone che possono alleviare le nostre sofferenze, persone che semplicemente ci fanno sentire meno soli. Magari ci fanno antipatia, non riusciamo proprio a sopportale ma la loro presenza ci è utile, in qualche modo. Comunque non riusciamo mai a trovare il coraggio di sbarazzarci di loro per dedicare più tempo alle persone che ci fanno semplicemente stare bene, che ci fanno semplicemente essere noi stessi.
Se stai antipatico ad un bambino sei spacciato, te lo dice subito, anche se sei il Presidente della Repubblica. Puoi recuperare terreno ed entrare nelle sue grazie col tempo ma non subito e comunque non per il ruolo che ricopri.

Ogni giorno la porta di casa si apre, vediamo i nostri genitori e ci viene voglia di dirgli un “ti voglio bene”. No, non lo facciamo, c’è sempre tempo e poi non è una cosa che direbbe un uomo, lo vediamo quasi come un segnale di debolezza. Poi perdiamo i nostri cari, un giorno, all’improvviso, ci mordiamo la lingua per non aver detto quelle tre parole, il rimpianto ci logora per tutta la vita.
Un bambino torna da scuola e ogni giorno abbraccia e bacia sua madre e suo padre. Il “ti voglio bene” esce naturale dalla sua bocca, per lui è un vanto, non una vergogna. Dice semplicemente quello che prova.

Marco è un ragazzo trasandato, ingrassato di 20 kg. Non si cura più, non si pettina, emana un cattivo odore. Quello che ritiene essere il suo migliore amico lo consola, ma non trova mai il coraggio di affrontare la realtà. Usa frasi come “ma non stai poi messo tanto male” o “prima o poi la ruota gira per tutti”.
La sua vita cambia quando suo fratello, di 7 anni, gli dice in faccia la verità: “Sei brutto e puzzi mentre prima eri un bel ragazzo e adoravo il tuo profumo”. Basta una frase, Marco capisce che tutto dipende di nuovo da lui, lavora duramente su se stesso e torna quello di prima.

Luca è innamorato da 5 anni di Sara, una sua compagna di classe del liceo. Non ha il coraggio di dichiararsi, prima perché “si sente brutto”, poi perché “non si sente all’altezza”, poi il problema è “cosa penseranno gli altri”, infine diventa “e se dovessi rovinare la nostra amicizia?”.
Lo stesso Luca, in prima elementare, era innamorato di Paola. Dopo tre giorni dall’inizio della scuola le mandava una lettera con scritto: “Ti vuoi fidanzare con me?” e con due caselle: un sì e un no
Era ancora custode della verità, come tutti i bambini, poi è cresciuto e ha capito che dire la verità non fa parte del mondo dei grandi.

I 5 falsi miti sulla sensibilità

Eccoci qua, ancora una volta a discutere di sensibilità, la vera sfida di questo blog.
A volte se ne parla a sproposito, in modo sbagliato, addirittura si pensa che possa rappresentare qualcosa di negativo, da cui scappare.
E invece non è così e questo post vuole sfatare almeno 5 falsi miti sulla sensibilità (chi ne volesse aggiungere altri può farlo nei commenti).

1) Sensibilità è debolezza
Vulnerabili, scoperti, senza una corazza a proteggerci dai mali del mondo. Secondo questa scuola di pensiero, noi sensibili siamo esposti al vento, indifesi, ci soffermiamo sul particolare e ci sfugge l’insieme. Siamo sicuri che non sia il contrario? L’attenzione ad ogni singolo aspetto permette di cogliere al meglio il tutto. Guardate personaggi come Madre Teresa di Calcutta o Papa Francesco, sensibili e forti come pochi.

2) Sensibilità è sofferenza
L’uomo medio, che indossa una maschera diversa per ogni situazione sociale, pensa che la persona sensibile sia destinata solo a soffrire. Guardiamo in faccia la realtà, in parte è vero. Siamo coinvolti, non guardiamo solo il nostro orticello ma il giardino dell’umanità, patiamo insieme agli altri, amplifichiamo le emozioni, ma attenzione, anche quelle positive. Gioiamo il doppio, anche per le piccole cose, godiamo della semplicità e delle bellezze che ci offrono la natura e la vita.

3) Un uomo non può essere sensibile
L’ho sentita dire mille volte questa frase: “Sei un uomo, non puoi permetterti di essere debole o di piangere”. Non sono affatto d’accordo, i robot sono costruiti apposta per essere asettici e per produrre, noi abbiamo la fortuna di poter provare emozioni, scegliere se ridere e piangere, se affrontare la vita con gioia o disperazione.
Le lacrime davanti ad un film ricco di significato o guardando le immagini tragiche di un telegiornale sono quanto di più umano possa esistere. Uomo o donna poco importa, vivere contronatura non ha mai portato nulla di buono

4) Viviamo una vita frenetica, non possiamo permetterci di essere sensibili.
La prima parte della frase è obiettivamente vera, basta guardare alle nostre giornate e alla quantità di cose da fare per rimanere a galla. Ma che risultati ha prodotto questo stile di vita? Siamo forse virtuosi? Francamente non mi risulta e sono convinto che le cose migliori che doniamo a questo mondo derivino dalla sensibilità che alberga in ciascuno di noi. Abbiamo il dovere di fermarci ogni tanto e di ricaricare la batteria godendo delle bellezze che abbiamo intorno e che non notiamo presi dai nostri impegni. Ne beneficeremo noi in primis e poi la società intera.

5) La sensibilità non è roba da adulti
Tra tutti i falsi miti che ho incontrato lungo il cammino, questo è quello che mi sembra (rispettando sempre l’opinione di tutti) più discutibile. Vivo a stretto contatto con bambini di tutti i tipi e confermo che sono portatori sani di sensibilità. Sentimenti allo stato puro, senza alcun filtro, vivono e basta, senza pensare alle conseguenze e senza dover soddisfare il volere di alcuno. Inutile dire che un mondo fatto da soli bambini sarebbe un mondo nettamente migliore di quello che abbiamo, inutile aggiungere che siamo pieni di esempi di sensibilità anche tra gli adulti. I genitori devono rispettare la genuinità dei loro figli, assecondarli nella loro crescita e non reprimere la loro voglia di vivere. A volte forse siamo un po’ invidiosi di quella purezza, che abbiamo inevitabilmente perso.

Le 5 grandi lezioni che impariamo dai bambini

“Non puoi saperlo” o “Sei troppo piccolo” o “Non capisci niente”. Quante frasi rivolte ai bambini, considerati come essere animati o peggio robot da programmare a proprio piacimento ma la realtà è profondamente diversa, parlano i fatti, parla la vita.
Possiamo imparare tanto dai bambini, sì, proprio noi adulti, noi che ci ergiamo a maestri pur avendo delle carenze mostruose su quel “piccolo” argomento chiamato vita.
Ecco 5 grandi lezioni che possiamo apprendere ogni giorno dai nostri piccoli.

  1. Si può essere se stessi, sempre, ovunque e senza vergogna
    La sincerità, una virtù che i bambini posseggono in quantità. Siamo abituati alla storia di Pinocchio, alle gambe che si accorciano o al naso che cresce ogni volta che viene detta una bugia, questo almeno è quello che raccontiamo a loro.
    Alzi la mano, però, chi ha mai visto un bambino indossare una maschera o sforzarsi a tutti i costi di essere quello che vuole la società. Un’esigenza che diventa impellente e quasi vitale con l’adolescenza, quando appunto il bambino comincia il suo viaggio per diventare adulto.
    Una schiettezza che può anche ferire, senza filtri appunto e per questo incredibilmente affascinante.
  2. Non si finisce mai di crescere e di imparare
    La curiosità, una caratteristica a volte vissuta con fastidio dall’adulto, costretto a rispondere alle incessanti domande dei più piccoli. Un vero e proprio marchio di fabbrica, un martello pneumatico, una sete di conoscenza infinita a cui dobbiamo rapportarci con orgoglio perché stiamo contribuendo alla formazione dell’adulto del domani. Un’occasione per mettere alla prova anche la nostra abilità nel trasmettere le nostre storie e le nostre esperienza. A curiosità si dovrebbe rispondere alimentando altra curiosità.
  3. Non si è mai troppo grandi per prendere la vita come un gioco
    La giocosità e la creatività, due aspetti caratteristici del mondo dei piccoli, smarriti nell’adulto labirinto dei rigidi schemi sociali. La routine, le cose fatte in un solo modo che ci danno sicurezza, il rischio da rifuggire perché imprevisto, l’etichetta di pazzo o di fallito per chi prova a distinguersi. Abbiamo paura e quindi responsabilizziamo il bambino oltremodo, distaccandolo precocemente dalle sue inclinazioni e dai suoi giochi quotidiani.
    In realtà chi affronta la vita come un gioco meraviglioso in cui ogni giorno è possibile realizzare nuove scoperte ha semplicemente vinto, senza se e senza ma.
  4.  La semplicità non è un limite ma un grande valore
    Purezza e candore, il colore bianco, una lavagna ancora tutta da scrivere. I bambini sono lontani dalle dinamiche di potere e convenienza tipiche degli adulti. Se crescono con esempi negativi probabilmente acquisiranno gli stessi difetti, se vengono lasciati liberi di esprimersi possono addirittura conservare questa loro splendida unicità.
    Un velo bianco da preservare dagli schizzi degli adulti, una tela dove i più grandi cercano di proiettare le loro aspirazioni e le loro frustrazioni.
  5. Non è mai troppo tardi per creare legami importanti
    La fratellanza, facile, quasi naturale per un bambino, diventa faccenda terribilmente complicata per l’adulto. Manca la fiducia, entrano in gioco meccanismi della mente e tutto deve essere sempre finalizzato ad un scopo ulteriore, ad una qualche conveninenza. L’amicizia è sempre più merce rara, eppure non è stato sempre così, prima bastava un pallone o una bambola e si giocava tutti insieme, bianchi e neri, brutti e belli. Semplice no? Diteglielo a quelli che si reputano grandi.

Dunque non chiediamo ad un bambino di diventare in fretta adulto ma chiediamoci come possiamo fare noi a ritornare bambini prima che la vita ci risucchi nel suo vortice di indifferenza.

Hai presente un bambino?

Hai presente un bambino? Di quelli che corrono felici sui prati, instancabile, fino al calare della notte.
Hai presente un adulto? Lui si stanca subito, si lamenta se non c’è il sole, fino al calare della notte.

Hai presente un bambino? Di quelli che guardi per ore, in una culla, beato tra le braccia di Morfeo, il visino liscio e rilassato, la felicità racchiusa in un corpicino di pochi chili.
Hai presente un adulto? La faccia sempre corrugata, i lineamenti tesi, anche quando dorme, non riesce più a godere della sua serenità.

Hai presente un bambino? Di quelli che con pochi oggetti inventano la storia più fantasiosa del mondo, la mente verso altri lidi, oltre le bruttezze di questo mondo. Il sorriso sempre in bocca, in qualsiasi circostanza, soddisfatto con il suo unico gioco tra le mani.
Hai presente un adulto? Di quelli che passano una vita intera ad accumulare ricchezze e ad arrivare in cima e poi, una volta giunti al traguardo, con tanta roba tra le mani,si sentono più infelici di prima.

Hai presente un bambino? Di quelli che litigano per una sciocchezza e fanno pace subito dopo, più amici di prima.
Hai presente un adulto? Una parola di troppo, una frase intesa male e anni di silenzio e indifferenza, per orgoglio nessuno farà mai un passo verso l’altro.

Hai presente un bambino? Di quelli che non si vergognano a tirare fuori i propri sentimenti, un “ti voglio bene mamma” che scioglie anche i cuori congelati.
Hai presente un adulto? Si logora dentro, “glielo dico o non glielo dico?”, rimugina a lungo fino a quando prende una decisione. Ma a volte è troppo tardi.

Hai presente un bambino? Di quelli che non hanno bisogno di indossare maschere, sempre se stessi, nel bene o nel male, conta l’attimo, il presente, la vita.
Hai presente un adulto? Si alza la mattina e sceglie che maschera indossare, si deve adattare all’ambiente circostante, deve rispondere alle richieste degli altri e mai ai suoi bisogni interiori. Per lui conta sempre tanto il passato ed ha una grande angoscia per il futuro.