Guarda là! Baccalà!

Guarda là! Baccalà! Un giochino tra i più conosciuti, un modo per rapportarsi con i bambini. Si indica un punto a caso, si invita il piccolo a guardare e lui….abbocca, diventando “di diritto” un baccalà. Lo facciamo oggi, domani, dopodomani e l’altro ancora e le probabilità che ci ricaschi di nuovo sono alte. Ingenuità? Sì, quella bella, la voglia di sognare, la speranza che prima o poi, in quello stesso punto, qualcosa comparirà per fregare l’interlocutore più grande.

Il mondo si divide tra baccalà e ghiaccioli, un’accoppiata culinaria devastante che può, però, conoscere le vie di mezzo. Quante volte ci siamo fidati del prossimo e siamo rimasti fregati? Ci diciamo che sarà l’ultima volta, che diventeremo egoisti, che non porgeremo più l’altra guancia, che conteremo fino a trentotto prima di lasciarci andare, poi vediamo un’occasione per “essere utili” al prossimo e ci buttiamo a capofitto.
Fregature ne prendiamo, soddisfazioni anche, siamo baccalà, le delusioni sono sempre maggiori ma ci aspettiamo che, prima o poi, da quel punto, arrivi qualcosa di bello, qualcosa per cui valga la pena vivere.

Siamo anche ghiaccioli, noi esseri umani. Nati come egoisti, arrivisti, abbiamo capito il trucco e non guardiamo più da nessuna parte, non vogliamo fregature. Dritti per la nostra strada, il cuore ha una patina ghiacciata, la bocca chiusa e non a pesce lesso nella speranza che arrivi qualcosa, non ci esponiamo così non rimaniamo fregati, una logica semplice. Non riusciamo a leggere nel nostro animo perché non lo mettiamo in moto, facciamo fatica a fidarci di noi stessi, figuriamoci degli altri! Guardiamo i baccalà con disprezzo, sentiamo la puzza ad un miglio di distanza, li deridiamo ma un po’ li compatiamo.

Da piccoli speravamo che prima o poi arrivasse l’asino che vola, temevamo potesse giungere il lupo a mangiarci, credevamo che il topolino o la fatina aspettassero il cadere dei nostri denti per rifornirci di soldini. Eravamo tanti baccalà, ma avevamo tanti esempi “concreti” con cui confrontarci: Pinocchio riusciva a diventare un bambino vero, la fatina regalava a Cenerentola una serata meravigliosa, Dumbo non era un asino ma volava.
Vedevamo il bene ovunque, credevamo sempre in una svolta positiva, nonostante qualche volta, alle nostre orecchie, giungessero brutte notizie. La nostra bolla di sapone veniva prima di tutto, meritavamo di essere felici.

Adesso, “nel mondo dei grandi“, qualcuno è rimasto così, a bocca aperta, vede il bene ovunque, nonostante tutto. Prende grandi cantonate, soffre più del previsto ma si espone.
Ingenuo, fa fatica a confrontarsi con la realtà. Mira un punto lontano, mentre il mondo dei ghiaccioli lo richiama all’ordine e gli intima di chiudere la bocca.
Lo chiameranno baccalà, ancora. Ci avrà provato, per la millesima volta.

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Il volontariato allunga la vita

Volontariato, una parola che si usa e di cui si abusa. Dovrebbe essere un’azione silenziosa, quasi naturale, figlia dello scopo originario di ogni essere umano di aiutare gli altri ma spesso è sbandierata, serve come veicolo per accumulare potere, come vetrina per farsi belli agli occhi degli altri.
Credo però che il volontariato non debba essere tenuto per sé, credo che le belle azioni debbano essere diffuse, in modo da essere esempio per altri, in modo da avvicinare quante più persone possibili all’altruismo e alla fratellanza. L’importante è l’intenzione con cui ci approcciamo a esso e, anche se qualcuno dovesse fare un’opera di bene per un proprio tornaconto in termine di immagine, sapete che vi dico, basta che la faccia!

Il volontariato allunga la vita, perché l’uomo non è nato per essere egoista e se lo è prima o poi ne paga caro il prezzo.
Il volontariato allunga la vita delle persone cui prestiamo il nostro soccorso, il nostro tempo, il nostro affetto, impareggiabili, molto più preziosi di qualsiasi offerta di denaro.
Il volontariato allunga la vita perché se fai del bene prima o poi ritorna, sotto svariate forme e, anche se non ritorna, comunque si è fatto qualcosa per migliorare questa società.
Il volontariato allunga la vita perché chi lo fa incide sulla struttura di una società, di una Nazione, del mondo intero, anche in una parte infinitesimale.
Il volontariato allunga la vita perché una vita in cui veniamo ricordati per qualcosa che facciamo nella società e per la società, ci deve sembrare per forza più lunga.

Fate volontariato con i bambini malati e vedrete che ogni gioco non avrà neanche un quarto del valore della compagnia che gli state facendo.
Girate la sera per la città, avvicinatevi ad un senzatetto e dopo avergli dato coperta, cibo e bevande, mettetevi a parlare con lui, vedrete che di quel giorno si ricorderà solo l’amabile chiacchierata con voi.

Il volontariato allunga la vita, la vostra e quella delle persone a cui “prestate” il vostro tempo e il vostro cuore.