Fedele per sempre

Sono qui accanto a te, sono qui nei momenti di sconforto, a saltare con te quando c’è gioia, a giocare con i tuoi figli, con tua moglie, con i tuoi amici.

Sono qui sempre, a qualsiasi ora della giornata, stanco o pieno di energia, a quattro zampe o con un’anca malmessa, sono qui, rido dentro, anche se non lo puoi vedere.

Sono qui ancora, stai male e questo non mi può pace, soffri per quella malattia ma vedessi come sto soffrendo io, la tua vita è anche la mia vita.

Sono qui a casa, perché non torni? Aspetto da giorni, tuo fratello mi fa uscire e mi dà da mangiare, ma manchi tu, manca il mio nutrimento principale: il tuo amore!

Sono qui ad aspettarti, non ti sei mai assentato così tanto, che è successo, mi hai abbandonato? Ti sei stancato di me? Sono forse troppo noioso o troppo vecchio?

Sono qui, adesso tuo fratello mi sta portando da qualche parte, c’è una cassa di legno, sento il tuo odore, dove sei, dove sei, ti sei nascosto per caso lì dentro?

Sono qui in un posto pieno di terra, la gente piange, non posso fare la festa a nessuno, sei lì dentro, sento il tuo odore, aspetterò qui fino a quando non uscirai!

Sono qui e lo sarò ogni giorno della mia vita, senza di te non sono nessuno. Sono devoto ad un solo padrone, tornerai o morirò per raggiungerti. Ti sarò fedele per sempre.

Foto di Francesco Emilio Borrelli

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Aiutiamo i “grandi” a tornare bambini!

Sono grandi, si sentono adulti, spezzano cuori, complicano la realtà, fanno le cose senza passione. Gli adulti credono di essere i padroni del mondo, ma come sono visti da un cane ed un bambino?

C. “Sì, sono complessi, ma sono necessari nella nostra vita. Ci danno da mangiare, ci fanno battere il cuore, sono la nostra ragione di vita”

B. “Sì, hai ragione, non è facile capire il loro mondo. Neanche io potrei fare a meno di loro, grazie al loro atto di generosità sono qui a contemplare questo mare, a giocare in questo prato con te”

C.“Pensa però come sarebbe bello se i grandi prendessero qualcosa da noi animali e qualcos’altro da voi bambini. La spontaneità ad esempio, la sincerità, la voglia di divertirsi, l’esigenza di essere se stessi, sempre e comunque”

B.“Sono orgogliosi. Da piccoli volevano diventare grandi, ora sono sicuro che tornerebbero piccoli per qualunque cifra, ma sono prigionieri del loro mondo, della società, del castello che si sono costruiti. Non sono più solo adulti, sono adulti mascherati“.

C.“E se creassimo un mondo tutto nostro? Cani, animali in genere, bambini. Un mondo dove amarsi senza filtri. Noi ancora sappiamo apprezzare un tramonto, sappiamo essere felici semplicemente perché viviamo”

B. “Sì, sono brontoloni, hanno dieci ma vorrebbero avere mille. A me basta una palla, un amico e la mia mente per sognare. Ora sono felice, lo sarò anche domani e fra dieci giorni”

C. “Pensa che ci sono adulti che fanno del male sia a te che a me. Vogliono spaventarci, vogliono cancellare i nostri sogni, ci costringono a fare le cose che loro vogliono fare, sono invidiosi della nostra purezza”

B. “Ma ci sono tanti altri che ci vogliono bene, che ci coccolano, che ci regalano un sorriso. Io vivo soprattutto per queste persone”.

C.Non possiamo far meno di loro, andiamo, ci aspettano!”

B. “Ok, andiamo, proviamo a farli tornare bambini per un po’”

Dialogo tra un cane e un bambino.

Ti abbandono…uomo

Ti ho portato in un parco, è pieno di persone come te, è pieno di cani come me, dovrei abbandonarti, sei uomo e ne combini una più del diavolo

Quando torni a casa io faccio la festa ai tuoi bambini e tu ti lasci andare stanco su un divano. Lavori tutto il giorno, per un gioco in più a tuo figlio, lui vorrebbe solo il tuo tempo, una tua ora, quella che riesco a dedicargli io da 4 anni.

Saresti da abbandonare mio caro vecchio e invece sono ancora qui, accanto a te, fedele, non come te, un anello luccicante a tua moglie e un weekend di “lavoro” con l’amante.

Ti amo così come sei, anche se forse non te lo meriteresti, anche se magari ci sono persone che si comportano meglio di te. Tu hai scelto me, in quel caldo pomeriggio di agosto e sei diventato mio padrone per la vita.

Sai, non è sempre stato facile, quando d’estate mi hai lasciato in quella pensione per cane avrai voluto “sbranarti”, da solo per un mese, mentre i tuoi figli, i miei “fratellini”, reclamavano la mia presenza. Ti ho aspettato, sapevo saresti tornato.

Sì, è vero, ho anche pensato di avventarmi contro te, quella volta in cui sei stato violento con tua moglie, ti ho guardato con la mia faccia stupita ma poi, il giorno dopo, ti ho fatto festa come al solito.

Saresti da abbandonare, sono quasi tentato a scappare oltre la siepe, magari incontro un padrone migliore magari…non potrei mai farlo.

Ci siamo scelti, con tutti i nostri difetti, per tutta la nostra vita.

Sicuri che le “bestie” siamo noi?

Sono tornati a casa in fretta e furia, non mi hanno accarezzato come al solito, solo voci, urla. Stanno discutendo sulle solite cose futili come se stessero discutendo sul destino del mondo. Poi ci dicono che siamo bestie….noi!!

Il mio padrone è rientrato ma c’è una sorpresa, non è con la mia padrona Anna, c’è un’altra donna. Si sono chiusi in camera da letto e non escono più. La fedeltà è una cosa da cani. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Sono tutti seduti a tavola. Non parlano. C’è chi è con iphone, chi con l’ipad, chi mangia (per fortuna qualcuno a tavola ancora mangia). Eppure ci sarebbero tante cose da raccontare, peccato che non abbiamo la parola noi cani. Poi dicono che siamo bestie….noi!

C’è un ragazzo accerchiato da un gruppo di balordi. Lo spingono, lo insultano, lo calpestano, provo ad intervenire nell’indifferenza generale ma mi mandano via con un calcio. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Ci sono uomini che si fanno saltare in aria in nome di un Dio. Io salto solo addosso al padrone, quando torna stanco da lavoro. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Un mendicante si avvicina alle persone per chiedere uno spicciolo. Io non ho soldi ma mi avvicino e mi faccio accarezzare. Posso dargli solo dell’affetto, la gente qui lo ignora e si arrabbia. Poi dicono che siamo bestie…noi!

 

Morire di botti e paure a Capodanno

Capodanno, ci risiamo! Non solo i classici dubbi su come trascorrerlo ma anche e soprattutto botti, inutili, fini a se stessi. Mani che saltano, cuori che saltano, portano solo dolori, soprattutto tra i nostri cari amici animali.
Accovacciati nella loro cuccia, terrorizzati, alcuni non reggono alla paura, sì, addirittura muoiono per degli inutili botti.
Come esseri umani siamo abituati ancora a trattare la razza animale come razza inferiore, eppure umanamente ci ha già superato da un pezzo. Sono sensibili, un botto li terrorizza, non si riescono a capacitare di tanto rumore inutile mentre a noi umani, ormai, non  ci scuote più nulla.

Ribaltiamo la prospettiva, adesso siamo noi alla loro mercè e possono fare di noi ciò che vogliono.
Eccoli a fare festa, mentre noi, che soffriamo di vertigini, siamo sospesi su una funivia a più di 1000 metri d’altezza. Noi, a differenza loro, abbiamo la voce, urliamo, chiediamo aiuto ma non ci sentono. Sono impegnati nel loro cenone, noi siamo di una razza inferiore che non merita di essere ascoltata.
Continuano a fare festa mentre noi, col terrore per topi e serpenti, siamo rinchiusi in una gabbia con i nostri incubi. Un Capodanno ad urlare ma nessuno ci sente, siamo una razza inferiore, mentre la razza superiore si deve divertire “a tutti i costi”.

Siamo dentro un piccolo ascensore, siamo tanti, il nostro 31 dicembre è agghiacciante. Poco spazio, la claustrofobia che lacera la pelle, inutile chiedere aiuto, siamo rassegnati, noi di una razza inferiore. Riusciamo ad uscire a fatica, tutti sudati e angosciati, ci aspetta un tunnel buio, ci fa paura, non sappiamo dove andare, in lontananza sentiamo il verso degli animali che festeggiano, sì proprio loro, razza superiore.
E a noi che abbiamo paura anche di una piccola puntura tocca un Capodanno pieno di aghi e di pizzichi, gli altri festeggiano, non hanno tempo per noi.

Eppure basterebbe non strafare, rispettare gli altri rispettando in primis se stessi.
Eppure basterebbe sparare i soliti botti verbali, le panzane che possono fare male solo al morale. Eviteremmo cuori che scoppiano, animali accovacciati, lacrime e terrore.
Usiamo bastardi per indicare un incrocio tra cani, sicuri che i bastardi non siamo noi?

A Capodanno vi suggerisco un uso ideale dei vostri botti: ficcateveli dove sapete voi!
Rispetto per gli animali e per le loro paure!

(Immagine presa dal web).

“Il mio cane è proprio stupido”, disse il padrone coglione

Non è uno scherzo, state per entrare in un vortice di stupore misto a sdegno, ammesso che non siate come i soggetti narrati in questa storia, se fosse così troverete i vostri compagni dell’assurdo.
Si parla di cani e di abbandono, argomento affrontato già qui, in un articolo di cui vado particolarmente fiero. Una discussione che sento con le mie orecchie, anno corrente, popolazioni dunque più aperte ed evolute, almeno dicono così.Protagonisti G e A, il primo il cattivo (mi limito a questo appellativo ma dal titolo potete capire che penso), la seconda la buona o semplicemente la ragionevole. Ogni tanto entra in gioco M, terzo incomodo grottesco.

G. Non ne posso più del mio cane, non lo sopporto più, è proprio scemo!
A. Perché dici questo della tua povera bestia, che è successo?
G. Nulla di particolare, è proprio stupido da quando lo abbiamo preso. Non capisce niente, lo avevano abbandonato perché era un incrocio riuscito male, mia moglie lo ha trovato per strada e lo ha preso. Mannaggia a lei!
A. I cani devono essere trattati come esseri umani. Ti sembra giusto parlare così di quello che è a tutti gli effetti un membro della tua famiglia?
G. Ma che dici! La mia famiglia è composta da me, mia moglie e dai miei figli, quel coso è proprio scemo! Quando torno a casa trovo tutte cose pisciate, non capisce, è inutile! E dire che lo esco quando posso. Ma cosa vuole di più?
A. Magari un po’ di affetto, vedrai che non ti farà più i dispetti…
G. No no, ha la faccia da scemo. Non fosse stato per mia moglie lo avrei già abbandonato
M. Ma sì, questi cani sono un impegno, lo dico sempre a mia figlia, che ha problemi quando deve partire d’estate. Danno tutti troppa attenzione a questi animali.
A. Ci sono le pensione per cani, apposta per questo, oppure si porta con sè.
M. Non ci credo a queste cose!
G. L’altra volta abbiamo incontrato i precedenti padroni del cane, quelli che lo avevano abbandonato. Lo avevano lasciato in campagna, gli ho detto, “simpaticamente”, non è che lo rivolete indietro?
A. Scusa tu sai chi sono i proprietari che lo hanno abbandonato e non li denunci?
G. Io? Un giorno di questi lascio la porta di casa aperta…non si sa mai gli venga voglia di tornare da dove è venuto. Quando vengono amici tutti gli fanno la festa, io non perdo occasione per scherzare e dire: “Lo volete?”. Magari ora lo esco in balcone.
A. Ma poi non lo puoi lasciare fuori e te ne lavi le mani. Lo devi andare a trovare, fargli compagnia, vogliono solo affetto.
M. Non capisco tutto questo affetto nei confronti dei cani. Se uno abbandona un cane, titoli di giornali, casino, multe e galera, se uno abbandona un bambino nel cassonetto nessuno sa niente. Gli animali sono animali, che fine fanno fare a quelli che li lasciano, la galera? Ma siamo pazzi? Hai ragione G. a lamentarti.

La soglia di sopportazione è superata ormai da un pezzo, abbandono il luogo mordendomi la lingua più e più volte per non intervenire, sono in una fase zen e questo mi aiuta a non entrare in una discussione triste, in una storia triste.
Sorrido solo pensando che a quest’ora, il cane, solo a casa, starà pensando: “Ma guarda un po’ che padrone coglione che ho!“.

La sensibilità non è un reato, la stupidità gratuita dovrebbe diventarlo, con l’aggravante dell’ignoranza. No, non parliamo di scuole qua, ma di vivere civile.