Il coronavirus amplificherà il bello e il brutto dell’umanità

Nella vita bisogna saper ammettere i propri errori e fare marcia indietro prima che sia troppo tardi. Ad inizio quarantena mi era espresso pieno di ottimismo e, ci tengo a precisare, questo ottimismo non si è disperso, anzi dovremmo provare sempre a vedere il bicchere mezzo pieno.

Il 9 marzo scrivevo “il coronavirus ci renderà persone migliori“, preso forse dalla compostezza e dal rispetto delle regole da parte degli italiani in quei pochi giorni di quarantena, tuttavia sono passati quasi due mesi e ho avuto modo di riflettere e di vedere nuovi comportamenti e atteggiamenti.

Domani, 4 maggio, l’italiano verrà ufficialmente liberato seppur con tanti accorgimenti ma già in queste ore sta dando il peggio/meglio di sé: chi già è a fare amabili passeggiate a mare o in piazza senza rispettare le distanze e sprovvisto di mascherine e chi rispetta le regole e il blocco fino all’ultimo secondo.

Il coronavirus è un amplificatore sociale, ha esaltato le doti, la bellezza e i comportamenti di certe persone, ha illuminato l’altruismo di vicini, volontari e uomini comuni, ha dato l’opportunità alle famiglie che volevano di recuperare il tempo perduto, ha regalato momenti indimenticabili per crescere, per formarsi, per mettere ordine tra le priorità della vita.

Il coronavirus ha amplificato anche la maleducazione e la strafottenza della gente, già si vedono le mascherine e i guanti inquinare le strade e il mare, già si vede l’egoismo di chi pensa solo ai propri fatti, la smania di onnipotenza, sta ricomparendo l’aura di immortalità di certi esseri umani. E ancora la lentezza della burocrazia, i soldi che non arrivano, i fallimenti, la povertà e le sanguisughe che ne approfittano.

C’è il bene e il male e neanche un virus di questa portata ci porterà tutti sulla stessa barca. Chi vuole crescere ne approfitterà per crescere ancor di più, chi si sente già arrivato coltiverà il proprio brutto giardino interiore, c’è chi soccomberà sul lavoro o chi farà i soldi con idee originali, il politico che si prodigherà e quelli che ne approfitteranno per fare campagna elettorale.

Ci sono arrivato tardi, ma ci sono arrivato: il coronavirus sarà una grossa cassa di risonanza sia del bello che del brutto, eh no, non diventeremo un popolo più unito e altruista ma saremo esattamente lo stesso popolo di prima, nel bene e nel male.

Emergi con il bene, non con la violenza!

Nuova Zelanda, un folle distrugge la vita di 49 persone fomentando odio e violenza.
Parigi, manifestazioni e guerriglie, scontri, idee affermate senza guardare in faccia nessuno.
Passa un messaggio devastante: per emergere devi essere un violento. Avrai così titoloni sui giornali, siti che apriranno col tuo bel faccione, con la storia di una tua coltellata conficcata nella pancia di una giovane donna, sei tu il protagonista del male, sei diventato qualcuno, non sei più quel ragazzo anonimo che navigava in acque serene.

Ma sei tu a scegliere i riferimenti della violenza! Certo l’ambiente in cui vivi ti condiziona ma esistono casi di persone insospettabili che sono diventati emblemi del male. Siamo tutti un po’ responsabili: noi che condividiamo solo notizie negative, gli operatori dell’informazione che le veicolano, avete mai visto infatti un’apertura di un quotidiano o di un sito web con una notizia positiva?

E se aprissimo con una bella giornata in cui i volontari hanno raccolto rifiuti in una delle più importanti spiagge italiane? Se titolassimo in prima pagina con la mobilitazione pacifica in piazza dove si chiede di abolire la pena di morte? Si fa del bene in mille modi, con riferimenti culturali, con i libri, con azioni facili da fare nel nostro quotidiano ma dai riflessi inimmaginabili.

Perché è passato il messaggio che si diventa “famosi” o “qualcuno” solo facendo del male? Perché non ribaltiamo la prospettiva e mettiamo al centro del villaggio il bene e la bellezza?

Facile a dirsi, finché saremo mossi da logiche che prescindono dall’umanità e che guardano più al commerciale e al business, dovremo convivere con questa assurda follia.

Mettiamo un sorriso al posto di un volto intriso d’odio, emergiamo con il bene e non con la violenza.

Il volontariato allunga la vita

Volontariato, una parola che si usa e di cui si abusa. Dovrebbe essere un’azione silenziosa, quasi naturale, figlia dello scopo originario di ogni essere umano di aiutare gli altri ma spesso è sbandierata, serve come veicolo per accumulare potere, come vetrina per farsi belli agli occhi degli altri.
Credo però che il volontariato non debba essere tenuto per sé, credo che le belle azioni debbano essere diffuse, in modo da essere esempio per altri, in modo da avvicinare quante più persone possibili all’altruismo e alla fratellanza. L’importante è l’intenzione con cui ci approcciamo a esso e, anche se qualcuno dovesse fare un’opera di bene per un proprio tornaconto in termine di immagine, sapete che vi dico, basta che la faccia!

Il volontariato allunga la vita, perché l’uomo non è nato per essere egoista e se lo è prima o poi ne paga caro il prezzo.
Il volontariato allunga la vita delle persone cui prestiamo il nostro soccorso, il nostro tempo, il nostro affetto, impareggiabili, molto più preziosi di qualsiasi offerta di denaro.
Il volontariato allunga la vita perché se fai del bene prima o poi ritorna, sotto svariate forme e, anche se non ritorna, comunque si è fatto qualcosa per migliorare questa società.
Il volontariato allunga la vita perché chi lo fa incide sulla struttura di una società, di una Nazione, del mondo intero, anche in una parte infinitesimale.
Il volontariato allunga la vita perché una vita in cui veniamo ricordati per qualcosa che facciamo nella società e per la società, ci deve sembrare per forza più lunga.

Fate volontariato con i bambini malati e vedrete che ogni gioco non avrà neanche un quarto del valore della compagnia che gli state facendo.
Girate la sera per la città, avvicinatevi ad un senzatetto e dopo avergli dato coperta, cibo e bevande, mettetevi a parlare con lui, vedrete che di quel giorno si ricorderà solo l’amabile chiacchierata con voi.

Il volontariato allunga la vita, la vostra e quella delle persone a cui “prestate” il vostro tempo e il vostro cuore.