Volevo solo un lavoro

Volevo solo un lavoro, me lo garantisce la Costituzione, busso porta a porta ma non trovo niente.

Volevo solo un lavoro, cinque anni di studio e una laurea, lacrime in volto e valigie in mano.

Volevo solo un lavoro, anni di tirocinio sottopagati e odore di promozione, fino all’arrivo della bionda procace.

Volevo solo un lavoro, in una stanza doppia ho tenuto duro, mi hanno buttato fuori, è arrivato il cugino del capo.

Volevo solo un lavoro, sono bella ma soprattutto brava, ho rifiutato un compromesso, sono a casa con un grosso punto interrogativo sulle spalle.

Volevo solo un lavoro, mando curricula tutti i giorni, ho competenze e versatilità ma le uniche mail di risposta sono solo pubblicità.

Volevo solo un lavoro, mi hanno detto che potevo crearmi una famiglia, sono stato ingannato dal mio Paese.

Volevo solo un lavoro, guardo programmi italiani e mangio cibo italiano, la Germania mi ha offerto una grande opportunità.

Volevo solo un lavoro, dicono sia un mio diritto ma nessuno paga per la sua violazione.

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Il diritto di morire in pace

Un assedio, un vero e proprio “bordello” mediatico, tutti a dire la propria, tutti massimi esperti. Dj Fabo e il suo desiderio di morire, da realizzare fuori dall’Italia, in Svizzera per la precisione, perché ogni velleità di eutanasia, nel nostro Paese, è rispedita con forza al mittente.
Sono profondamente scosso per tutto questo casino, per una vita che se ne va dopo anni di sofferenza, per gli sciacalli mediatici che sono saliti anche in questo carro, l’ennesimo.

Dj Fabo non voleva che succedesse tutto questo, ha denunciato, tramite le Iene, le sue sofferenze e l’indifferenza del nostro Paese verso chi versa nelle sue condizioni. Dj Fabo viveva a mille la sua vita, piede costante sull’acceleratore, musica e nottate insonni. All’improvviso si è trovato fermo, paralizzato, cieco. Una vita che non era più vita, era nato per spaccare il mondo e si è ritrovato legato, costretto, senza più alcuno stimolo.

Io non condanno, io non assolvo, io non sono giudice. Non mi ergo a paladino della verità, non so quale sia la soluzione giusta. Non uso una vicenda “umanamente” drammatica come veicolo di propaganda politica, non strumentalizzo il dolore di una fidanzata innamorata, non dico che sia giusto morire né che sia giusto vivere in quelle condizioni.
Io non riempio twitter di mille pensieri, bacchettando chi la pensa diversamente da me.
Io rispetto una pagina umana che fa male, perché una vita se ne è andata, insieme al suo dolore trascinato ormai troppo a lungo.

C’è il diritto alla vita, riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Riconosciamo anche il diritto alla morte, il diritto di morire in pace

Il ministro della Giustizia bambino

Ci lamentiamo, dalla mattina alla sera, dei nostri politici. Lo facciamo a prescindere, la maggior parte delle volte abbiamo ragione. Ognuno di noi ha soluzioni per tutto, pensiamo tanto e ci complichiamo la vita, crediamo che per risolvere un problema dobbiamo per forza elaborare strategie cervellotiche. Eppure sarebbe tutto così semplice ragionando con la mente di un bambino.
Con quest’articolo darò il via ad una commistione tra il mondo dei bambini e quello degli adulti e, in particolare, quello dei politici.
E se il nostro ministro della Giustizia fosse un bambino? Quale sarebbe il suo programma?

  1. Tempi certi e brevi – Avete mai visto un piccolo non stancarsi delle sue cose e dei suoi giochi dopo poco tempo? Il nostro ministro della Giustizia pretende che i processi si concludano in un anno, massimo due, se no guarda un po’ che noia…
    Mantiene la parola data: se c’è scritto uno o due anni sarà così, non vuole stizzire l’opinione pubblica, non vuole che la legge italiana venga derisa perché non rispettata, non vuole che colpevoli e innocenti debbano subire conseguenze ingiuste oltre le giuste pene e i risarcimenti previsti.
  2. Carceri sicure e sufficienti – Il nostro bambino ministro sa che chi sbaglia deve pagare a seconda del reato commesso. Non accetta che il colpevole debba subire anche i disagi di dover condividere una cella con altre dieci persone. Ha rispetto per la vita umana e vuole che siano costruiti altri istituti penitenziari. Il nostro ministro ha persino rubato da piccolo e dopo un cazziatone dal padre ha messo la testa a posto, crede si possa fare lo stesso anche con i rei, specie se minorenni. Sa che non basta la punizione in uno stato civile, bisogna seguire le persone anche una volta usciti dalla prigione, consentendone il reinserimento sociale. Riesce a vedere un briciolo di bene in un concentrato di male.
  3. Umanizzazione delle forme – Il nostro bambino ministro è perfettamente a conoscenza delle leggi, delle formalità da rispettare, dei codici di settore ma si rammarica per la completa disumanizzazione del diritto. La vittoria della giustizia soccombe sempre più spesso davanti ad interessi economici e arrivismo. Ritiene che ricordarsi di essere a cospetto di protagonisti “umani” sia fondamentale per non farsi ingoiare da un mostro chiamato burocrazia
  4. La legge è uguale per tutti – Il ministro bambino pensa che non sia sufficiente scrivere “la legge è uguale per tutti” in ogni aula di tribunale per garantire uguaglianza ed equità. Ride davanti ai proclami degli altri politici adulti, è abituato alle chiacchiere ma ha anche due occhi con cui presta attenzione ai particolari di ogni giorno. Ritiene che un concetto così naturale non sia mai stato così lontano dalla realtà come in questo momento.
  5. Poche leggi ma rigorosamente applicate – Il ministro bambino ha smascherato il trucco dei suoi predecessori più grandi: scrivere e approvare tante leggi per nascondere le lacune dell’applicazione di quelle esistenti. Abituato alla megalomania degli adulti, pensa sia assolutamente inutile scrivere codici di tremila pagine se la legge fondamentale, la Costituzione, non viene rispettata a partire dal suo primo articolo.
    Vuole partire dal basso, è abituato a stare con i pied per terra, nel suo Paese vuole poche leggi ma tutte devono essere rigorosamente rispettate, dal primo all’ultimo comma.