Zio, sai che Babbo Natale non esiste?

Arriva quel momento, un giorno che sembra come gli altri. Si avvicina Natale e io mi avvicino a mia nipote: “Hai scritto la letterina a Babbo Natale? Non hai molto tempo, deve arrivare molto lontano”.
“No ancora no, ma penso non la scriverò, tanto Babbo Natale non esiste“.
Incasso il colpo ma non mi scoraggio, testa alta e dritto per la mia strada, non posso aver sentito bene.

“Ma come Babbo Natale non esiste, io l’ho visto, se no chi ti porterebbe tutti quei regali ogni volta?”.
“Non esiste, l’ho visto in un film ieri, i regali li portano i genitori e i parenti”.
“Ma non possono comprare tutti quei regali loro, non hanno i soldi, sono troppi!”.
“Vabbè, ci sono anche gli amici, poi in ogni regalo c’è l’etichetta ‘Da … a”.
“Ma capita sempre che ci sono regali senza targhetta, ecco quelli sono di Babbo Natale, io l’ho visto, lo vedo ogni anno e so dove abita”.
“Sono grande, non ci credo più”.
“Esiste, sta in un posto freddo, lontano, ha la sua fabbrica dei giochi, ha le sue renne”.
“I giochi li fanno in fabbrica i lavoratori, le persone devono lavorare”.

Sono in difficoltà, sta vincendo nettamente, conduce lei il gioco, mi aggrappo all’ultima speranza: “Tu aspetta il 24, vedrai che troverai delle belle sorprese, lascia magari una tazza di latte e biscotti per ringraziarlo di essere venuto”.
Mi spiazza: “Allora facciamo una cosa, io lo aspetto sveglia tutta la notte, se lo vedo hai ragione tu”.
“Ma lui sa che sei sveglia e non viene, viene solo quando dormi, vuole che sia una bella sorpresa”.

Ma il colpo di grazia me lo dà l’altro nipote, ancora più piccolo: “Vero, Babbo Natale non esiste, lo so pure io”.

Chi glielo dice che io, ancora oggi, credo nella sua esistenza, chi glielo dice che rimanere piccoli è più bello, che smettere di sognare e di sorprendersi è il passo più veloce per diventare grandi e che essere grandi non è poi così tanto figo come credono.

Sono più intelligenti di me, io che all’epoca vivevo in un mondo tutto mio, spero però che continuino ad essere sognatori, perché se questo mondo ha una speranza per risorgere quella sta nei bambini e nella loro capacità di rimanere ancora a bocca aperta.

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