Non ho tempo…per avere tempo

Io non ho tempo per giocare con i miei figli…ma ce l’ho per fissare l’ennesimo appuntamento di lavoro di questa giornata

Io non ho tempo da dedicare a me stesso… ma ne ho in abbondanza per chi vuole saccheggiare il mio modo di essere.

Io non ho tempo per ascoltarti, amico mio… ma la sera ne ho a volontà per la tv e i suoi programmi trash.

Io non ho tempo per aiutarti in questo momento di difficoltà…ma due-tre ore sui social non me le toglie nessuno.

Io non ho tempo da dedicare a chi mi tende la mano chiedendo l’elemosina… ma mi piace fermarmi mezz’ora in tabaccheria per le estrazioni del lotto.

Io non ho tempo per fare volontariato… ma la birretta dalle 23 con gli amici non me la toglie nessuno, cascasse il mondo!

Io non ho tempo per farmi quel controllo medico… ma quando esce l’ultimo modello della mia moto non farò passare un secondo, sarà mia!

Io non ho tempo per ascoltare mio figlio e la sua giornata di scuola…ma nei miei lunghi viaggi trovo sempre qualche minuto per comprargli l’ultimo gioco uscito.

Io non ho tempo da dedicare al mio fisico…ma quell’ora la investo per sgranocchiare popcorn e patatine davanti all’ultimo gioco della playstation

Io non ho tempo per avere tempo! Intanto mi trovo su un divano, solo, stanco e malato. Facebook a farmi compagnia, il lavoro è così noioso! I miei figli nel frattempo sono cresciuti ma io… non avevo tempo!

Annunci

I bambini non sono da programmare

Non sono genitore e non sono neanche psicologo, semplicemente osservo il rapporto genitori e figli, nella mia esperienza di volontariato e nella mia storia di figlio.
Lungi da me sminuire le difficoltà del ruolo di genitore ma, in questo articolo, vorrei soffermarmi sull’incidenza delle scelte e dei comportamenti di papà e mamma sul futuro dei propri figli.

Spesso si tende a sottovalutare un bambino, a considerarlo un piccolo essere da programmare, in tutto e per tutto. “Tu non vali niente”, “Tu non capisci”, “Non si fa così”, “Stai qui, fermo”, “Devi fare così”, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”, tutte frasi che nella loro semplicità possono avere la forza di un tornado nella vita di piccoli e meno piccoli
Così, una schiera composta da insicuri, ansiosi, depressi, fobici (e chi più ne ha più ne metta), affolla gli studi degli psicologi. Rapporto padre-figlio o madre-figlia, un episodio dei più banali che mette in moto una macchina perversa di autodistruzione, una frase magari detta con innocenza condiziona un’intera esistenza.

Un padre che a 40 anni dice al figlio: “Tu non vali niente” potrebbe condizionare la vita di quest’ultimo ben oltre i suoi 40 anni, con ripercussioni anche sulla vita del figlio del figlio, in un meccanismo diabolico e quasi infinito. D’altronde chi stabilisce ciò che vale e ciò che non vale?

“Tu non capisci”, un’altra bomba ad orologeria. “Sei piccolo per capire”, che equivale a dire non sei ancora degno di comprendere certe cose, non hai maturato abbastanza intelligenza o più semplicemente che io, genitore, mi scoccio a soddisfare le tue curiosità. Mi sento dire queste cose e quindi mi autoconvinco di non essere abbastanza, in tutto.

“Non si fa così”o “Devi fare così”, perché devi fare più in fretta o nel modo che dico io. Non si accettano tempi diversi, creatività e percorsi alternativi, dunque devo omologarmi alla massa se no non potrò mai valere per la società. D’altronde, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”.

“Stai qui, fermo”, che, per carità, in certe circostanze ci sta pure, magari quando c’è da attraversare la strada o da rispettare determinati canoni di educazione in certi luoghi ma a volte, anche questa ingenua espressione, può rappresentare un cappio intorno al collo. L’ansia del genitore per qualsiasi cosa, “Ti sporchi”, “Sudi”, “Ti fai male”, “Potrebbe essere pericoloso”, “Non lo conosci”, imbriglia il figlio nella sua isola sicura. Non conosce, non si avventura oltre il suo naso e, probabilmente, svilupperà un carattere ansioso a sua volta.

Il tutto nasce dalla convinzione che i bambini siano burattini da manovrare a proprio piacimento o peggio proiezioni di quello che i genitori avrebbero voluto essere.
Fate esprimere liberamente i bambini e vi stupirete!Fateli correre, cadere e sbagliare e si renderanno conto di quale sarà la strada giusta!
Assecondate i loro comportamenti e le loro inclinazioni, seppur bizzarri e non cercate di omologarli agli standard della società!

Ognuno ha la sua strada da percorrere. I genitori possono essere preziose guide per la vita ma anche i principali nemici nel cammino per spiccare il volo.
Il genitore deve diventare il mestiere più importante al mondo. Credetemi, ne vale davvero la pena!

 

Cari finché conviene

Lo spunto è una notizia di cronaca di oggi: a Velletri, in provincia di Roma, la guardia di finanza ha scoperto una casa di riposo abusiva dove le persone ricoverate erano costrette a sopportare situazioni igieniche disumane. Fin qui, ahinoi, nulla di nuovo. In questi anni tanti gli episodi di violenza e trascuratezza hanno riempito le pagine dei giornali ma la notizia che ha dell’incredibile è che i familiari delle persone anziane ricoverate in questo “ospizio dell’orrore”, si sarebbero rifiutati di riaccogliere in casa i loro cari.
Nello specifico, questa la situazione: sei anziani, collocati, come fossero oggetti, su sedie o divani di fortuna, in camere privi di servizi igienici assistiti adatti a loro. Due grossi cani a fargli “compagnia”, anche loro trascuratissimi, nelle medesime condizioni.
I poveri sfortunati sono poi stati trasferiti su ordine dell’autorità giudiziaria in una struttura idonea.

Lungi da me fare moralismi fini a se stessi, i familiari degli anziani non avranno avuto spazio o possibilità di riaccogliere in casa i propri cari che, però, nel frattempo, evidentemente, sono diventati “cari” in altro senso, onerosi, scomodi.
Si è figli, poi si diventa genitori, ma non per questo si smette di essere figli. Si deve affermare con forza la propria indipendenza, ci si deve staccare dal cordone ombelicale della famiglia d’origine ma così come i nostri padri e le nostre madri si sono presi cura di noi durante la loro vita, non possiamo pulirci la coscienza così, “ricoverando” il nostro caro in una casa di riposo. Sono cari nel senso di scomodi, ci costringono a fare i conti con la nostra coscienza di figlio e per mettere a tacere la vocina ce ne laviamo le mani, così è più facile.

Legittimo pensare alla propria vita, a volte opportuno trovare una struttura che si occupi giornalmente del proprio genitore ma totalmente inumano piazzarlo lì e abbandonarlo, come una “cosa” qualunque, sangue del tuo sangue.
La coscienza è patrimonio di tutti, il fatto di metterla a tacere è prerogativa di alcuni, di certo una persona anziana ha bisogno di aiuto proprio come un bambino. Possiamo dire anzi che il nostro genitore potrebbe essere potenzialmente come un nostro figlio, per esigenze e bisogni.

Provate a pensare a questi sei anziani, maltrattati, gettati su un divano, senza alcun rispetto per la loro dignità. Davanti all’unica finestra di quella stamberga, a turno a guardare fuori, nella speranza che qualcuno li venga a salvare. Si sentono inutili, poi arriva il blitz della guardia di finanza e quella stamberga, la loro casa, non c’è più, hanno bisogno di un tetto.
Cominciano a risentirsi vivi, magari potranno riabbacciare i loro figli dopo mesi, dopo anni e invece no, nessuno li vuole, si sveglieranno l’indomani, in una struttura più bella e accogliente ma sempre soli e per giunta disillusi.

Indipendenza sì, ma non menefreghismo, così è facile, il senso di responsabilità messo in un angolo, così come il nostro caro che aspetta, ogni giorno, che da un momento all’altro qualcuno di “familiare” lo venga a trovare.