Volevo fare un figlio ma…

Volevo fare un figlio ma non ho avuto né la forza né il coraggio.
Volevo fare un figlio ma ho difficoltà a sfamare me e la mia compagna.
Volevo fare un figlio ma sono disgustato da questa società, dove lo catapulterei?
Volevo fare un figlio ma, se è sensibile come me, è fregato e marchiato a vita.

Bullismo, femminicidio, violenza, povertà d’animo, esteriorità, apparenza, fama, denaro, successo, è un mondo di pazzi questo dove dovrebbe crescere.

Amore, sintonia, matrimonio, due corpi un’unica storia, una vita da passare insieme.
Le grandi famiglie, i fratelli che trovano conforto nelle sorelle e viceversa, storia e tradizione italiana, le domeniche delle grande tavolate. E poi tanti cugini, zii, il Natale passato insieme, il continuo confronto, la cinghia tirata per sfamare quattro-cinque bocche. Decenni che si susseguono e che impoveriscono la nostra Italia dove non si fanno più figli. Dove è finito tutto questo?

Volevo fare un figlio ma devo pensare a me.
Volevo fare un figlio ma non sono pronto per rispondere alle sue domande.
Volevo fare un figlio ma ogni notizia del telegiornale è una pugnalata.

Siamo il popolo del volevo fare un figlio ma anche del:

Volevo fare un figlio ma non voglio rinunciare alle mie libertà.
Volevo fare un figlio ma non sono pronto a ricevere così tanto amore.
Volevo fare un figlio ma non voglio che erediti le mie paure e le insicurezze.

Volevo fare un figlio ma… l’ho fatto, sarà fonte di gioia e affetto,  portatore sano di buoni valori, essere umano altruista, inciderà con le sue buone azioni, col suo cuore, con la sua voglia irrefrenabile di vita. Risucchierà le energie dalla parte buona del mondo.

 

“Mamma, a Natale non verrò”

“Mamma, a Natale non verrò”.

“Ma come Marco, io e papà non ti vediamo da un anno, stavamo giusto aspettando questa occasione”.

“Mamma, non è che non voglio venire, darei qualunque cosa per farlo ma i voli costano troppo, col bus e il treno è impossibile, è un viaggio della speranza“.

“Marco, ti possiamo aiutare noi in qualche modo? Abbiamo appena ritirato la pensione con papà, forse ci rimane qualcosa tra bolletta, spese e affitto”.

“Mamma mi avete dato fin troppo, sempre, purtroppo non si parla di qualcosa, ci vogliono centinaia di euro, lo sai, siamo in quattro e lavorativamente parlando le cose non vanno poi così tanto bene…”

“Enrico chissà come sarà cresciuto e poi c’è Anna, la vorremmo tanto vedere, per la prima volta dal vivo, è il tuo e il nostro orgoglio”.

“Lo so mamma, è straziante non poter condividere con voi la quotidianità, che bello sarebbe avervi nella nostra vita, lasciare i piccoli con i nonni e non con la babysitter, ah quante cose potreste insegnar loro…”

“Marco, ora parlo con papà, troveremo il modo, magari saliamo noi…”.

“Siete anche i genitori di Alessia, godetevela, state insieme, noi troveremo altri periodi migliori per venire lì al Sud. Qui funzionano molte cose ma a volte mi chiedo se ne è valsa la pena cara mamma”.

“Sì tesoro, ti sei costruito una bella famiglia, andandotene da una terra che poco ti offriva, calda sì, sotto tanti punti di vista, ma tremendamente indifferente al tuo futuro

“Natale è Natale cara mammina, sarà difficile restare lontano“.

“Marco, vediamo un po’ cosa possiamo fare, adesso parlo con papà, in ogni caso i nostri cuori abbatteranno qualsiasi distanza. Fammi una chiamata o fammi vedere i tuoi piccoli su Skype, sfruttiamola questa tecnologia”.

“Ok mamma lo faccio subito, ma un Natale senza un abbraccio che Natale è?

“Mamma sono io, tuo figlio”

“Mamma sono io, tuo figlio”.
“Vieni Paolo, accomodati, come stanno Giacomo e Luca?”
“Studiano, sono sempre impegnati con la scuola e con lo sport, ma ci danno anche tante soddisfazioni”.
“E Rosanna ha risolto quel fastidioso problema con la schiena?”
“Sì mamma, sta facendo fisioterapia, va un po’ meglio”.
“E tuo fratello? Non lo vedo da troppo tempo, che notizie mi porti?”
“Mamma non so, mi stai facendo il terzo grado, perché non chiedi direttamente a lui?”
“Scusami credevo che…”
“Adesso vado, devo prendere i bambini al basket. A domani mamma”
“Ciao tesoro, guida piano”.

“Mamma sono io, tuo figlio”.
“Chi sei tu, non ti conosco, sei un amico di mio figlio?”
“Mamma sono Paolo, oggi non mi riconosci?”
“Tu non assomigli a Paolo, lui è diverso”.
“E com’è?”.
“Ha una voce dolce, viene a trovarmi tutti i giorni, dovrebbe arrivare qui a momenti…”.
“Che bello, vorrei tanto anche io avere una mamma come te…
“Non sono perfetta, a volte gli faccio troppe domande e si spazientisce”.
“Allora vado, lui starà arrivando a momenti”.

“Mamma sono io, tuo figlio”.
“Paolo, figlio mio oggi sei arrivato più tardi, va tutto bene?”
“Sì mamma, lavoro, tanto lavoro, ma non preoccuparti, starò tutta la sera con te”.
“E i bambini, tua moglie? Hanno bisogno di te”.
“E io? Ho bisogno di te, della mia mamma, fammi tutte le domande che vuoi…”

Dedicato a tutte le famiglie che hanno affrontato, affrontano e affronteranno l’Alzheimer e la sua spiazzante imprevedibilità.

 

“Ti sveglierai in un posto migliore”

L’inizio di una nuova vita, la fine di un incubo, il futuro al di là del mare.
Sono tanti i motivi per cui ho deciso di imbarcarmi col mio piccolo in questa bagnarola.
Ho sudato, guadagnato, sacrificato il mio tempo ma ho finalmente raggiunto la somma necessaria per me e per lui, si parte!

Non so se son più spaventata o eccitata, mi hanno raccontato che molti ce l’hanno fatta, tuttavia qualcuno ci rimette le penne e non è proprio un pensiero piacevole…
Ho questa creatura tra le braccia, nei suoi occhi trovo la forza di fare il grande passo, appuntamento all’alba, siamo nelle mani di Allah!

Rispetto all’incubo di poche ore fa, qui è tutto molto peggio, siamo stretti come sardine, manca l’aria, siamo partiti da poco e già gli schizzi d’acqua mi hanno congelato, non c’è freddo ma il mare ha deciso di metterci i bastoni tra le ruote!

Il mio piccolino è tra le mie braccia ben saldo, resisto agli urti degli uomini, più passa il tempo e più sono bestie assatanate, hanno fame e mi guardano con occhi spiritati, qualcuno prova a comandare senza troppa convinzione, siamo già alla deriva!

Le onde sono sempre più alte, il mio piccolo mangia, attaccato al mio seno si sente al sicuro, per lui nulla sembra cambiato, il mare lo culla, la mamma lo sfama, si sveglierà in un bel posto chiamato Europa.

D’improvviso un sussulto, entra acqua, fredda, gelida, il mare non vuole condurci in porto, il mio amore non riscalda più a sufficienza, mio figlio è ora tutto zuppo, una ragazza esile e dallo sguardo spento mi presta un panno per asciugarlo.

Canto la sua canzoncina preferita ma continua a piangere, non si sente più al sicuro, è terrorizzato ma l’Europa non può essere ancora lontana, all’orizzonte si vede qualcosa, “anima della mamma” tutto questo è per un tuo futuro migliore.

Dopo giorni di stenti e sofferenze stiamo per coronare il nostro sogno, il mio piccolo sembra essersi calmato ma il mare no, è beffardo e turbolento, ha deciso che la nostra Europa è quella in fondo al mare.

Non mi stacco un attimo dal mio piccolo, è ancora saldo tra le mie braccia, non si renderà conto di niente, si sveglierà in un posto migliore di quello in cui si è addormentato.

Mamma, quella è la strada per la libertà

Parlo ora, parlo subito, un attimo di pausa dalla sua furia cieca, mia mamma è di là a piangere, come ogni sera.
Urla, spintoni, schiaffi e quando è particolarmente ispirato anche cinghiate, si prende tutto come si è preso il cuore di mia madre ormai più di dieci anni fa.

Sono piccolo per essere ascoltato, sono piccolo per dare consigli, eppure quando la trovo chiusa nella sua camera mi sento in dovere di stringerla tra le mie braccia e di dirle: “Lascialo, meriti di meglio”.

Lui è mio padre, se padre si intende chi ha lanciato il suo spermatozoo dieci anni fa. Siamo due vittime della stessa bestia, lei porta i segni sulla pelle io li porto nell’anima, quando mi va bene. Anche io ho preso qualche calcione, l’altro giorno sono stato spinto contro la porta e ho sbattuto forte la testa.

L’ho fatto per il mio unico amore, mia mamma, splendida nei suoi occhioni azzurri, bella con quei capelli raccolti, il sorriso non c’è più per gli altri, è rimasto solo per me, il mio regalo quando siamo soli.

Sì, il mattino viviamo finalmente la nostra tregua, mi accompagna a scuola, cantiamo insieme in macchina, mi viene a prendere e mangiamo insieme. Non lo diamo a vedere perché vogliamo goderci ogni momento ma guardiamo spesso l’orologio, le 17 si avvicinano sempre più, quando va bene sono le 18 e possiamo fare più festa.

Poi arriva lui, borbotta qualcosa, puzza di alcool e succede un casino. Motivo? Nessuno! Può essere una cosa fuori posto, un cibo andato a male in frigo, una lampadina che non funziona, mia madre diventa l’oggetto, una zampogna da gonfiare di botte.

Dovrebbe gonfiarla di orgoglio col suo amore, portarle le rose a casa, stupirla tanto quanto è bella, ricordarsi in ogni momento della sua fortuna, invece no, provo a farlo io, ha bisogno di calore.

Sono un bambino di 10 anni, le cose che dico, in genere, non vengono prese in considerazione. Ieri ho convinto mia mamma, siamo andati insieme a denunciare, lei si vergognava col volto tumefatto, l’ho presa per mano e le ho indicato la strada per la libertà