Perché scelgono loro per me?

Sono un bambino, mi piace giocare e fin qui nulla di strano, mi piace la compagnia, correre in mezzo al verde, mi piacciono gli animali.
Mi piace anche ballare, sì, avete capito bene, ballare e l’ha capito bene anche mio padre, sono davanti a lui ma fa finta di non sentire, per me c’è solo il calcio o il basket, cose da “uomini”.

Ho i miei talenti, le mie aspirazioni, quanto mi piace la musica! Trovo una radio accesa e mi metto a danzare, ovunque io sia, anche in mezzo alla strada, davanti a tutti. C’è un problema però: non scelgo io come vivere, fanno tutto i miei genitori. Mamma è un po’ più comprensiva ma quando papà alza la voce dicendo che “ballano solo le donne” non ha la forza di opporsi.

Voglio continuare ad andare a scuola, a studiare, ad essere un bravo ragazzo, ma voglio anche ballare e invece no, mio padre sogna un futuro da calciatore per me, male che vada sarò un medico, come lui, lavorerò nel suo studio. Tutto tracciato, tutto chiaro. E io che ci sto a fare? Mi dicono che sono piccolo, che non sono in grado di badare a me stesso, che non posso sapere ancora cosa fare in futuro. Bene, è così? E allora perché hanno scelto loro per me?

Sono piccolo per sapere cosa fare nella vita, sono piccolo per scegliere, sono piccolo ma ho una grande passione. Se non scelgo ora che senso avrà vivere un’esistenza delineata da altri? Vorrei vivere la mia vita ma decidono loro per me.

Sono passati vent’anni, sono ancora davanti a mio padre, adesso non sceglie più per me. Sono creditore del tempo perduto e dei miei sogni calpestati, ma sono ancora in grado di realizzarne qualcuno. Mio figlio cresce che è un piacere, ama disegnare, la mia casa è diventata il suo più bel quadro.

Annunci

Ci sono bambini e bambini

Ci sono bambini che si svegliano ogni mattina dentro un letto caldo. Il bacio della mamma al mattino, la colazione con latte e cioccolato,  l’acqua a temperatura ambiente per lavarsi.
Ci sono bambini che si svegliano ogni mattina su uno scomodo cartone. Il gelo nelle ossa, gli strattoni di un papà arrabbiato, pane raffermo e acqua fredda, per bere e per lavarsi.

Ci sono bambini che ogni giorno affollano i banchi di scuola. Imparano, si divertono, tutti insieme, mano nella mano. Costruiscono, passo dopo passo, la loro vita futura.
Ci sono bambini che ogni giorno affollano un grosso capannone. Cuciono i palloni che saranno comprati dai loro coetanei più fortunati. Non hanno prospettiva di vita futura.

Ci sono bambini riempiti di affetto e di attenzione da genitori esemplari. Chiedono dieci e ricevono cento, il loro fuoco è sempre alimentato. Conoscono la violenza e la evitano.
Ci sono bambini riempiti di calci e di bombe. Un padre squilibrato e un popolo esaltato spengono pian piano ogni loro velleità. La violenza marchia per sempre la loro pelle.

Ci sono bambini che imparano i fondamenti della religione durante lezioni di catechismo. Un prete attento e moderno li appassiona attraverso il racconto delle parabole.
Ci sono bambini che cercano di imparare i fondamenti della loro religione a catechismo.
Un prete perverso e malato li porta a turno in una stanza buia e abusa di loro.

Ci sono bambini che imparano l’amore da un padre e una madre che si amano.
Cresceranno dei figli sotto un tetto d’amore, saranno padri e poi nonni.
Ci sono bambini chiusi in una stanza per ore, le mani a coprire le orecchie, non sopportano più le discussioni di genitori che non si amano più da tempo.

Ci sono bambini che sognano di poter esprimere il proprio talento liberamente.
Hanno genitori che li incoraggiano a sfidare i problemi e a realizzarsi.
Ci sono bambini che sognano di poter esprimere il proprio talento liberamente.
Hanno genitori che li obbligano a diventare qualcuno, a tutti i costi.

I bambini non sono da programmare

Non sono genitore e non sono neanche psicologo, semplicemente osservo il rapporto genitori e figli, nella mia esperienza di volontariato e nella mia storia di figlio.
Lungi da me sminuire le difficoltà del ruolo di genitore ma, in questo articolo, vorrei soffermarmi sull’incidenza delle scelte e dei comportamenti di papà e mamma sul futuro dei propri figli.

Spesso si tende a sottovalutare un bambino, a considerarlo un piccolo essere da programmare, in tutto e per tutto. “Tu non vali niente”, “Tu non capisci”, “Non si fa così”, “Stai qui, fermo”, “Devi fare così”, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”, tutte frasi che nella loro semplicità possono avere la forza di un tornado nella vita di piccoli e meno piccoli
Così, una schiera composta da insicuri, ansiosi, depressi, fobici (e chi più ne ha più ne metta), affolla gli studi degli psicologi. Rapporto padre-figlio o madre-figlia, un episodio dei più banali che mette in moto una macchina perversa di autodistruzione, una frase magari detta con innocenza condiziona un’intera esistenza.

Un padre che a 40 anni dice al figlio: “Tu non vali niente” potrebbe condizionare la vita di quest’ultimo ben oltre i suoi 40 anni, con ripercussioni anche sulla vita del figlio del figlio, in un meccanismo diabolico e quasi infinito. D’altronde chi stabilisce ciò che vale e ciò che non vale?

“Tu non capisci”, un’altra bomba ad orologeria. “Sei piccolo per capire”, che equivale a dire non sei ancora degno di comprendere certe cose, non hai maturato abbastanza intelligenza o più semplicemente che io, genitore, mi scoccio a soddisfare le tue curiosità. Mi sento dire queste cose e quindi mi autoconvinco di non essere abbastanza, in tutto.

“Non si fa così”o “Devi fare così”, perché devi fare più in fretta o nel modo che dico io. Non si accettano tempi diversi, creatività e percorsi alternativi, dunque devo omologarmi alla massa se no non potrò mai valere per la società. D’altronde, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”.

“Stai qui, fermo”, che, per carità, in certe circostanze ci sta pure, magari quando c’è da attraversare la strada o da rispettare determinati canoni di educazione in certi luoghi ma a volte, anche questa ingenua espressione, può rappresentare un cappio intorno al collo. L’ansia del genitore per qualsiasi cosa, “Ti sporchi”, “Sudi”, “Ti fai male”, “Potrebbe essere pericoloso”, “Non lo conosci”, imbriglia il figlio nella sua isola sicura. Non conosce, non si avventura oltre il suo naso e, probabilmente, svilupperà un carattere ansioso a sua volta.

Il tutto nasce dalla convinzione che i bambini siano burattini da manovrare a proprio piacimento o peggio proiezioni di quello che i genitori avrebbero voluto essere.
Fate esprimere liberamente i bambini e vi stupirete!Fateli correre, cadere e sbagliare e si renderanno conto di quale sarà la strada giusta!
Assecondate i loro comportamenti e le loro inclinazioni, seppur bizzarri e non cercate di omologarli agli standard della società!

Ognuno ha la sua strada da percorrere. I genitori possono essere preziose guide per la vita ma anche i principali nemici nel cammino per spiccare il volo.
Il genitore deve diventare il mestiere più importante al mondo. Credetemi, ne vale davvero la pena!

 

Cari finché conviene

Lo spunto è una notizia di cronaca di oggi: a Velletri, in provincia di Roma, la guardia di finanza ha scoperto una casa di riposo abusiva dove le persone ricoverate erano costrette a sopportare situazioni igieniche disumane. Fin qui, ahinoi, nulla di nuovo. In questi anni tanti gli episodi di violenza e trascuratezza hanno riempito le pagine dei giornali ma la notizia che ha dell’incredibile è che i familiari delle persone anziane ricoverate in questo “ospizio dell’orrore”, si sarebbero rifiutati di riaccogliere in casa i loro cari.
Nello specifico, questa la situazione: sei anziani, collocati, come fossero oggetti, su sedie o divani di fortuna, in camere privi di servizi igienici assistiti adatti a loro. Due grossi cani a fargli “compagnia”, anche loro trascuratissimi, nelle medesime condizioni.
I poveri sfortunati sono poi stati trasferiti su ordine dell’autorità giudiziaria in una struttura idonea.

Lungi da me fare moralismi fini a se stessi, i familiari degli anziani non avranno avuto spazio o possibilità di riaccogliere in casa i propri cari che, però, nel frattempo, evidentemente, sono diventati “cari” in altro senso, onerosi, scomodi.
Si è figli, poi si diventa genitori, ma non per questo si smette di essere figli. Si deve affermare con forza la propria indipendenza, ci si deve staccare dal cordone ombelicale della famiglia d’origine ma così come i nostri padri e le nostre madri si sono presi cura di noi durante la loro vita, non possiamo pulirci la coscienza così, “ricoverando” il nostro caro in una casa di riposo. Sono cari nel senso di scomodi, ci costringono a fare i conti con la nostra coscienza di figlio e per mettere a tacere la vocina ce ne laviamo le mani, così è più facile.

Legittimo pensare alla propria vita, a volte opportuno trovare una struttura che si occupi giornalmente del proprio genitore ma totalmente inumano piazzarlo lì e abbandonarlo, come una “cosa” qualunque, sangue del tuo sangue.
La coscienza è patrimonio di tutti, il fatto di metterla a tacere è prerogativa di alcuni, di certo una persona anziana ha bisogno di aiuto proprio come un bambino. Possiamo dire anzi che il nostro genitore potrebbe essere potenzialmente come un nostro figlio, per esigenze e bisogni.

Provate a pensare a questi sei anziani, maltrattati, gettati su un divano, senza alcun rispetto per la loro dignità. Davanti all’unica finestra di quella stamberga, a turno a guardare fuori, nella speranza che qualcuno li venga a salvare. Si sentono inutili, poi arriva il blitz della guardia di finanza e quella stamberga, la loro casa, non c’è più, hanno bisogno di un tetto.
Cominciano a risentirsi vivi, magari potranno riabbacciare i loro figli dopo mesi, dopo anni e invece no, nessuno li vuole, si sveglieranno l’indomani, in una struttura più bella e accogliente ma sempre soli e per giunta disillusi.

Indipendenza sì, ma non menefreghismo, così è facile, il senso di responsabilità messo in un angolo, così come il nostro caro che aspetta, ogni giorno, che da un momento all’altro qualcuno di “familiare” lo venga a trovare.