Fate la guerra dentro di voi!

Chiudete la porta, per carità, chiudetela bene! Fate la guerra al vostro mostro interno, controllate la vostra smania di potere!
Il problema è vostro, di come siete nati, di come siete cresciuti, risolvetelo dentro di voi , all’interno delle vostre Nazioni, no, non c’è bisogno di fare la guerra!

Vi hanno insegnato che essere uomini significa avere potere, che il potere si conquista col denaro, che il denaro si procura con la potenza, sempre a discapito di qualcuno.
Avete trasformato delle povere persone in slot machine, non sputano il loro denaro, non lo hanno mai avuto, ma sputano vita che gonfia petto e portafogli.

Comunque voi vi chiamiate fate la guerra a voi stessi, al vostro carattere. Fate la guerra alla società, ai suoi ideali perversi, all’opinione che l’essere uomo sia direttamente proporzionale all’essere potente.

Fate la guerra ai toni di voce alti, alle conferenze stampa in pompa magna, alle dita puntate, alle sfide lanciate, fate la guerra alla vostra indifferenza, ai volti che si girano da un’altra parte, alla sordità davanti alle urla di bambini martoriati.

Fate la guerra alla guerra, alla convinzione che sia sempre colpa di qualcuno, ai missili lanciati a casaccio, alle case che saltano in aria mentre qualcuno mangia pane raffermo.

Fate la guerra ai “banditi dell’infanzia“, a chi ha rubato un sogno, una possibilità o semplicemente degli occhi per guardare. Fate la guerra a chi inquina l’aria, alla morte a fuoco lento, alla chimica che diventa morte per un sadico piacere.

Fate la guerra alla vostra idiozia, fate la guerra dentro di voi, perché fuori ci pensiamo noi! Lasciateci in pace, il mondo è roba nostra, perché renderlo bello è molto più facile che sporcarlo con i vostri giochi di potere!

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I bambini piangono

I bambini piangono, di qua perché hanno fame dopo pranzo, di là perché muoiono di fame e sono senza pranzo.

I bambini piangono, di qua perché vogliono saltare la scuola, di là perché il loro compagnetto è saltato in aria.

I bambini piangono, di qua perché agognano l’ennesimo giocattolo, di là perché la palla di cartone si è distrutta e non ce n’è altro per rifabbricarla.

I bambini piangono, di qua perché non riescono a respirare per un brutto raffreddore, di là perché l’uomo imbecille ha distrutto i loro polmoni con armi chimiche.

I bambini piangono, di qua perché hanno litigato con il loro vicino di casa, di là perché hanno litigato con un amico ma non hanno avuto tempo di fare pace.

I bambini piangono, di qua chiamano la mamma che è nell’altra stanza, di là perché non hanno né più mamma né più stanza.

I bambini piangono, di qua smetteranno presto di farlo, di là chiuderanno gli occhi per non vedere più l’orrore.

 

Bambino mai nato, bambino fortunato

Se ci fosse un atrio dove vengono raccolti tutti i bambini prima di nascere gli direi: “Per carità, state lontani da questa brutta vita, restate in quella bella sala d’attesa”.
Una provocazione, me ne rendo conto, anche bella grossa, ma siamo sicuri sia così lontana dalla realtà?
Non è da me parlare in prima persona nei miei articoli, ma in questa fase della mia vita vado d’istinto, un flash e la voglia di scrivere, quasi un dovere, anche se a volte scomodo.

Li vedete anche voi, immagino, i telegiornali: l’orrore dei pedofili, i bambini picchiati a scuola dalle maestre, la violenza domestica, l’abbandono, le bombe grandi e letali sui piccoli e fragili uomini del futuro. Siamo diventati tutto questo, probabilmente lo siamo sempre stati, ma adesso fa male, ancora più male. All’inizio abbiamo superaro il limite della decenza, adesso anche quello dell’indecenza, non si sa più a che punto potremmo ancora arrivare.

Vedo tanti bambini sani e anche tanti bambini malati, è difficile accettare che una malattia possa deturpare una piccola creatura ma è la logica perversa della natura, una logica, si badi bene, a cui non ci arrenderemo mai.

Ho visto poi un servizio in una trasmissione, un piccolo bambino siriano che gridava “Mammaaa!”, forte, così forte che per un momento ho temuto mi scoppiasse il cuore. Ho pensato allo stesso episodio con protagonista mio nipote, pure lui urla “Mammaaa!”, forte, così forte, fino a che lei non corre per abbracciarlo e baciarlo.
C’è qualcosa che non va, il primo bambino si è salvato per miracolo e quella madre non la vedrà più, è esplosa in un nanosecondo, solo ceneri di una vita.

Il primo bambino non fa il bambino, ma non per sua scelta.
Il secondo bambino fa il bambino, rientra nella normalità.
Un bambino non chiede molto per vivere: affetto, sorrisi, qualche gioco, tanto verde e compagnia. Un adulto chiede talmente tanto da non ottenere mai quello che desidera e allora ecco le guerre, la violenza e la sofferenza.

Mettiamo al mondo una splendida creatura e poi gli offriamo un panorama così desolante, una bomba può cadergli in testa e, in un attimo, frantumare tutti i suoi bei sogni pieni di colori. Il bello del mondo, il volontariato, la semplicità e l’affetto gratuito sono l’antidoto migliore per non dover affermare, con le mani in faccia. “Bambino mai nato, bambino fortunato!

E voi che ne pensate? La parola adesso passa a voi!

La guerra dell’adulto e la pace del bambino

Turchia e Kurdistan, stesso orrendo scenario, stessi protagonisti, parliamo di bambini, o meglio ragazzi, 12 anni, cintura esplosiva al posto dell’ultimo modello suggerito dalla moda, una è azionata, l’altra è scovata prima che possa succedere la strage.
Non è la prima volta e non sarà neanche l’utima, bambini mandati al fronte, piccoli che passano inosservati, fucile in mano rivolto contro coetanei nemici.

Gli adulti hanno questa smodata esigenza di comandare, di attrarre a sè i più deboli, i più indifesi, coinvolgerli nelle loro magagne, in ideologie estremiste lontane anni luce dalla purezza e dall’innocenza che traspare da un bambino.
Bambini che si fanno saltare in aria e uccidono altri bambini, magari amici. La soluzione sarebbe un pallone lì in mezzo e una bella sfida a calcio, competitivi durante la partita e amici fuori, tutti intorno ad un tavolo a rifocillarsi dopo le fatiche.

Non è colpa loro, sono burattini, manovrati da mani insensibili, guerra come adulto e pace come bambino, c’è qualcosa che non quadra e non potrà quadrare mai.

Eppure non c’è solo questo, ci sono i bambini costretti a chiedere l’elemosina, mandati avanti dall’adulto di turno perché possono smuovere qualcosa in più, quel sentimento di pietà che si dovrebbe amplificare con davanti un volto candido e indifeso.
Ci sono i bambini costretti a cucire i palloni con cui giocheranno altri bambini o le bambine che devono creare bambole per le loro più fortunate coetanee, piccoli che caricano pesi maggiori del proprio, povere creature costrette a cancellare dalla loro mente la parola gioco e sostituirla con una più grande e rimbombante: lavoro.

Ma ci sono anche altre forme di sfruttamento più sottili ma non per questo meno subdole. Si guardi, ad esempio, ai bambini costretti a crescere prima del previsto per realizzare sogni e aspirazioni dei genitori, nello sport o nel mondo dello spettacolo o si pensi ai piccoli usati come strumento di ricatto tra un genitore e l’altro in caso di separazione.
Non avranno un fucile in mano o puntato dietro le spalle ma il risultato è lo stesso: non sono liberi di crescere.

Il diritto di essere bambini, di esprimersi, di giocare, di creare e di sognare, uno splendido castello di carta che potrebbe diventare realtà con poco. Ma purtroppo esistono gli adulti.