L’alba di una nuova Corleone

L’alba di una nuova Corleone, forse l’alba di una nuova Italia, così si può sintetizzare l’operazione antimafia che ha portato all’arresto di dodici persone tra le quali il nipote di Provenzano. Stavano cercando di ritessere la tela, dopo i duri colpi inferti negli ultimi tempi, volevano riorganizzare il modello “vincente” della generazione precedente, si sono scontrati con un imprevisto che proprio non avevano considerato. Sì, perché nel frattempo Corleone, territorio difficile, ostico, molto chiuso, anche fisiologicamente, ha deciso di ribellarsi, attraverso i suoi imprenditori, otto, che hanno denunciato.

Siamo davanti ad una svolta storica, certo non una novità perché imprenditori coraggiosi, in tutto il territorio e specie al Sud, se ne sono visti parecchi. Storie davanti alle quali spalancare la bocca, attributi giganteschi che neanche puoi immaginare ma anche tanta sofferenza e scoramento. Deve essere stato particolarmente difficile per chi, vive da anni, forse da sempre, gomito a gomito con i mafiosi, percorre le stesse strade, frequenta gli stessi posti. Più facile essere dalla loro parte, coscienza nel cesso ma vita tranquilla, anonima, senza pericoli.

Quanto devono avere rimuginato questi fantastici otto, quanto avranno sopportato prima di schierarsi dichiaratamente dalla parte dello Stato. Avranno guardato ogni notte i loro figli interrogandosi sul da farsi, preoccupandosi per il loro futuro, temendo per il loro presente.
L’interno lacerato da una lotta continua tra coscienza e razionalità, l’immagine di una famiglia a rischio da contraltare ad una bella famiglia serena ma tormentata da una spada di Damocle, spesso a cadenza mensile.

In questi mesi, questi otto imprenditori, avranno rimboccato le coperte ai propri figli più del solito. Si saranno proiettati sui loro pensieri, sulla loro vita da adulti. Avranno pensato alle loro reazioni davanti ad un padre coinvolto in un brutto sistema chiamato mafia, alla loro delusione davanti ad un genitore che non ha avuto il coraggio di schierarsi dalla parte della giustizia.
Probabilmente, alla fine, avranno sorriso al pensiero di rendere orgogliosi i propri piccoli, testa alta e petto in fuori, per sempre e per la vita.

Ribellarsi a Corleone vale doppio, è l’inizio di un nuovo giorno, la mafia circondata nei luoghi dove è nata. Adesso è il turno dello Stato, delle tutele sempre più forti, dell’accompagnamento degli imprenditori in un percorso difficile ma che sa essere anche ricco di soddisfazioni.
Intanto, e non è poco, lo specchio riflette le immagini di veri uomini.

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Immagina che non sia Stato

Immagina un uomo, tre figli, un lavoro che non lo soddisfa ma che gli consente di galleggiare. Ha studiato, ha sudato, ha scalato posizioni, ad un certo punto si è dovuto fermare. Non si è voluto arrendere al compromesso, la sua coscienza lo avrebbe divorato. Ben che vada lo Stato gli riconoscerà una pensione misera, mentre la banca non lo molla affatto: ha ancora un bel mutuo da pagare.

Immagina un uomo, imprenditore, ligio al suo dovere. Gli hanno chiesto il pizzo, non una ma dieci volte. Si è ribellato, ha denunciato, ha rietenuto fosse più importante guardarsi allo specchio a petto in fuori ogni mattina. Ha fatto il suo dovere, dovrebbe vivere tutelato e con tutte le protezioni del caso, garanzia minime di ogni Stato di diritto. Lo hanno abbandonato, giusto il tempo di farsi belli con operazioni di Polizia e encomi al questore, d’altronde una volta passata la bufera restano problemi suoi.

Immagina una donna, picchiata e soggiogata dal suo uomo. Ha paura persino della sua ombra, figuriamoci di denunciare. Un giorno decide di riprendere in mano la sua vita, denuncia il suo aguzzino e chiede tutela allo Stato. La macchina burocratica è lenta, la donna torna a casa, ad attenderla un marito e un coltello. Lo Stato partecipa ai suoi funerali, uomini eleganti e lacrime di circostanza, fino alla morte successiva, per gli stessi motivi.

Immagina un giovane ragazzo, ha studiato una vita, ha cambiato diverse città, si è sempre dato da fare, ricoprendo anche ruoli modesti pur di poter sbarcare il lunario. Si trova a 30 anni, nel Paese con uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile. Fa fatica a trovare un lavoro qualsiasi, non avrà mai la pensione. Accende il televisore e sente del solito scambio di mazzette tra politici, è costretto a spegnere, indignato e rassegnato, deve andare a distribuire volantini, nella mente le parole legalità e dignità, nel portafogli 50 euro che gli devono bastare per una settimana. Lo Stato si è dimenticato di lui. Il suo amico ricercatore è dovuto andare via, con il cuore piccolo e una nostalgia che non lo risparmia ancora, a distanza di anni.

Immagina un imprenditore che punta sui giovani, un esempio da seguire, virtuoso, un bell’ambiente in cui si respira aria di speranza. L’impresa esegue x lavori per lo Stato, ma i pagamenti ritardano, probabilmente non verranno mai fatti. I buoni propositi devono cedere il passo alla crisi, lo Stato si ripresenta, fiera sanguisuga, con Equitalia e il cappio al collo di cartelle esattoriali non pagate. Nascosto nel momento del bisogno, esce fuori prepotente quando c’è della carne da spolpare o quantomeno ciò che rimane.

Immagina poi una via importante di una grande città. Diversi clochard dormono appoggiati alle pareti. Lo Stato si è dimenticato di loro. A portare il cibo, ogni sera, un’associazione di volontariato, la stessa che gli fornisce coperte e prova a venire incontro ad ogni loro esigenza.
Sopra le loro teste gli uffici della Regione dove la macchina statale ordisce losche trame.

Immagina che tutto questo non sia vero o preparati a soffrire perché di giusto, in questo Paese, c’è poco e niente.