Il tuo abbraccio è il mio respiro

Mi chiamano vecchio, alcuni, i più carini, anziano, la sostanza non cambia, sono nell’ultima fase della mia vita.

Mi godo le giornate, la semplicità delle cose, mi faccio abbagliare dal sole prepotente che entra dalle mie finestre, scandisco le giornate con un telegiornale o una passeggiata in giardino, sono rimasto metodico anche se non lavoro più.

Posso fare a meno di una paio di scarpe comode, del pane fresco in tavola e pazienza se mi viene l’affanno e non sono più agile e scattante come prima, mi potete togliere tutto, anche la briscola delle otto di mattina con gli amici in piazza, ma non pensate di poter interferire su quei meravigliosi momenti trascorsi con mio nipote.

Due anni fa sono piombato nel buio, dopo anni trascorsi accanto ad una fonte ineusaribile di luce. Eh sì, mia moglie è morta, sembra incredibile, davo quasi per scontato che il più bel faro della città potesse sopravvivere ad ogni intemperia, ma è andata così, è una crepa che mi porto dentro, un marchio a fuoco nella pelle.

Solitudine è una parola che credevo fosse lontana, non poteva appartenere al mio mondo e invece eccola qua, anche se rimango una persona socievole, sempre pronta a scambiare due chiacchiere col prossimo. Quando chiudo la porta di casa ecco la tv o un buon libro anche se la vista non mi accompagna più.

Poi arriva lui, Mattia, il mio faro, adesso brilla il doppio da quando se ne è andata Nadia, un sorriso che scintilla, una spontaneità che mi porta a tornare giovane. Le partite a carte ma anche le letture di fiabe, i Lego e le figurine di quei bruttissimi mostri di cui non ricordo nemmeno il nome. Una magia, anche se sono troppo orgoglioso per ammetterlo, anche se non gli dico troppo spesso che gli voglio un mondo di bene.

Adesso tutto questo non c’è più, un virus dirompente si sta prendendo la scena portandosi sogni, speranze e tante vite umane. Io resto in casa come tutti ma senza il mio Mattia le giornate sono una lenta, inesorabile agonia. Va bene il telefono, le videochiamate, ma sono attimi, la mia funzione di nonno-babysitter (pensare che c’è chi la denigra), mi manca maledettamente, forse era la mia unica ragione di vita.

Passa il tempo ma non cambia nulla, anzi le cose peggiorano. Non usciremo a breve e Mattia cresce senza di me. Resisto, ma la solitudine mi logora, non ho sfogo, così non ha senso.

Mi manca il suono della sua risata, mi manca anche il suono della mia risata, senza lui non rido più e i comici in tv mi rendono ancor più triste di prima. Resisto un altro po’ e poi vediamo.

Vita è Mattia, vita è il mio ruolo di nonno, non ce l’ho fatta, mi dispiace. Non riesco a vedere il mio nipotino. Non ha più senso vivere così.

P.s. Tratto da un episodio di cronaca avvenuto a Savona e riportato dal SecoloXIX

Il Coronavirus e lo sciacallo-virus

Subdolo, bastardo, si aggira intorno alle macerie del dolore, studia la situazione ed è pronto a colpire, magari te lo ritrovi prima come amico, pensi che ti stia dando una mano e invece no, sferra il colpo dove fa più male.

Vittima di sciacallo-virus, uno dei più schifosi virus che contagino l’essere umano, rende le persone malvagie, la bramosia di beni materiali fa il resto, si calpestano storie, vissuti e sentimenti con caterpillar pronti a tutto.

Decine di migliaia di morti, un Paese a lutto e in ginocchio, la condizione ideale per leccarsi i baffi perché più grande è il dolore e più eccitato è lo sciacallo. Un terremoto devastante? Wow, quante belle cose da arraffare, le case distrutte, via libera ad ogni tipo di razzia. Calamità naturali? Che siano le benvenute!

Ed un virus così letale? Che occasione! Spazio alla creatività, allora via con truffe e raggiri, soprattutto ai più anziani, più deboli e indifesi sono e meglio è. Finti tamponi, kit contro la malattia, presunte visite a domicilio. I medici fuori al fronte a combattere a morire? Piccolissimo dettaglio.

Ma c’è anche chi aumenta i prezzi approfittando delle emergenze, con il web a farla da protagonista: preventivi mostruosi sulle mascherine, bene diventato ormai di prima necessità e che dire poi di disinfettanti e roba simile? Magari ordini e non ti arriverà mai la merce o ti arrivano dei panni buoni forse solo per soffiarsi il naso.

Lo sciacallo-virus ne contagia tanti, come il Coronavirus? Per fortuna no, ma ha dalla sua parte tanti adepti. Eh sì, perché c’è anche lo sciacallaggio mediatico, con giornalisti pronti a tutto pur di accaparrarsi la notizia strappa-click, con titoli ad effetto che nascondono la realtà e la drammaticità del momento.

Lo sciacallo-virus non risparmia nessuno, nemmeno il politico che fa campagna elettorale fingendosi dispiaciuto e mortificato e che dire poi dei conduttori tv straziati dal dolore prima ed entusiasti dello share subito dopo?

C’è un virus di cui forse non si parla, è un virus bastardo più del Coronavirus, non guarda in faccia nessuno, azzera ogni tipo di umanità.

9) Resto a casa: i piccoli gesti fanno la differenza

Una colazione preparata prima del risveglio del tuo amore, una battuta inaspettata in un momento di tensione, la canzone preferita che scuote dal torpore, la mano tesa ad un vicino che a stento conoscevi.

Sono i piccoli gesti che fanno la differenza, sono le azioni quotidiane e spontanee che possono essere la salvezza in questo periodo complicato. No, non le progetti, nessun piano, ti viene di farle e le fai, anche se la tua mente magari prova a sabotarti con concetti come “ma che vergogna” o “gli altri cosa penseranno di me”.

E tu cosa pensi di te mentre fai quel gesto? Non ti senti meglio? Non credi, in questo modo, di contribuire ad un mondo migliore? Abbiamo costruito castelli attorno al concetto di società, al come si dovrebbe fare, al come si dovrebbe stare, cosa ci ha portato tutto questo?

Allora ben vengano le immagini che in questo periodo ci riscaldano il cuore: un uomo che dà da mangiare ad un cane del balcone sopra, la beneficienza di tante aziende, ancor meglio se silenziosa, pane e pasta comprate al vicino nullatenente, un occhiolino spontaneo tra una mascherina e un paio di occhiali. Ben vengano le canzoni improvvisate e non frutte di mero esibizionismo, l’inno d’Italia che unisce tutti nel medesimo dolore, una fetta di ciambella donata, a debita distanza, dal pianerottolo.

Siamo italiani, generosi nel dna, recuperiamo la nostra genuinità, la nostra essenza, riusciremo a vivere al meglio questa quarantena.

Resto a casa: i piccoli gesti fanno la differenza.

7) Resto a casa e imparo ad ascoltarmi

Resto a casa, ho più tempo in generale, ho più tempo da dedicare a me stesso. Non sono solo ma so stare solo, sto imparando, ora più che mai.

Amo la compagnia, amo circondarmi di affetti, apprezzo le persone sulla mia stessa lunghezza d’onda ma riesco ad ascoltare anche quella vocina dentro di me, mi parla, dobbiamo fare i conti, l’ho trascurata troppo spesso.

Solitudine e saper star bene con se stessi, due cose profondamente diverse, c’è chi vorrebbe avere qualcuno accanto ed è in isolamento forzato, chi sta bene da solo, chi sta insieme ad una persona (fidanzato,sposato ecc.) e si vede perduto senza di essa, chi non vuol star da solo ma quando si trova solo sa stare al mondo, accettando la compagnia della propria voce e della propria anima.

Quante cose stiamo scoprendo di noi stessi? Impariamo ad accettare i nostri tempi, a fare le cose che ci piacciono, magari ne approfittiamo per fare corsi di aggiornamento, per continuare a crescere sempre perché un uomo non può mai dirsi “arrivato“.

Saper stare bene con se stessi, la sfida del secolo, quante volte abbiamo accantonato la nostra identità e personalità per compiacere l’altro o la società in generale? Ma se siamo in sintonia col nostro essere siamo incredibilmente più belli, forti e positivi, siamo noi e nulla può fermarci.

Resto a casa e imparo ad ascoltarmi.

4) Resto a casa: fuori non si scherza

Rieccoci qui con un altro appuntamento con il “Resto a casa”. Dopo 7 giorni di clausura totale sono uscito per ragioni di necessità, dovevo infatti fare la spesa. Non vi nego che il mio stato d’animo oscillava tra una piccola euforia per questo “break dalla clausura” e una grande paura per quello che c’era o meglio non c’era fuori.

Ragazzi non si scherza, l’emergenza coronavirus è una cosa seria e non ve lo ricordano solo quotidianamente i molteplici messaggi del ministero alla Tv. Eravamo già scontrosi come popolo, sorridenti lo siamo sempre poco, adesso siamo letteralmente terrorizzati alla vista del prossimo. Mascherina o non mascherina ci si guarda con diffidenza, vediamo il nemico ovunque, chiunque può infettarci.

Uno scenario surreale ma, per favore, rispettiamo le regole: facciamo una spesa robusta che duri almeno una settimana e stiamo in casa. Se tornate spesso al supermercato anche solo per comprare due fettine di prosciutto non siete furbi o bravi, ma semplicemente state aumentando la possibilità del contagio e in questo caos ci siete pure voi!

Ritroveremo il sorriso, la bellezza di andare a fare la spesa in maniera normale, le chiacchiere con gli amici o anche solo col vicino di posto, in fila alla cassa potremo di nuovo parlare, rompere il ghiaccio, siamo esseri sociali e lo scambio è solo congelato in attesa di tempi migliori.

Ero uscito con quel pizzico di euforia di chi vede la luce dopo tanto tempo, sono tornato spaventato ma consapevole. Sto facendo la scelta giusta, sto adottando i giusti comportamenti e voglio avere fiducia nella gente perché tutti vogliamo recuperare la nostra routine. Godiamoci paradossalmente anche il bello di questa clausura, i nostri cari, il tempo da poter utilizzare a nostro piacimento, un sole caldo che illumina la nostra finestra.

Io resto a casa, anche perché fuori non si scherza.

3) Resto a casa: godere delle piccole cose

Terzo consiglio o meglio terza considerazione del nostro viaggio che spero non sia poi così tanto lungo (per il bene di tutti).

Io resto a casa e per non impazzire sto cercando di costruirmi una mia quotidianità, anche all’interno di quattro mura. Sveglia quasi sempre alla stessa ora e attività scandite nel tempo. Ma soprattutto, non vedete anche voi quanto siano meravigliose le piccole cose?

Una robusta colazione per ripartire, il sorriso della persona amata e vicina (non troppo vicina), il sole che entra prepotente dalle finestre, il mare o la montagna in lontananza, sembri dentro una cartolina ma non lo sei, è la tua vita, è sempre stata così ma solo ora lo stai capendo.

Quante volte hai dato per scontato il mare? Quante volte non hai detto niente alla persona cara perché tanto “c’è sempre tempo“. Hai visto adesso quanto ti accendi davati ad una semplice telefonata di un amico caro?

E i tuoi genitori? Pesanti, quanto ti rompono nella tua visione di normalità! E adesso faresti di tutto per salvaguardarli come la cosa più preziosa che hai.

E la cucina e l’insieme di sapori che puoi trarne, la tavola apparecchiata con cura, il profumo del caffè, la possibilità di lanciare messaggi positivi e costruttivi via social, l’internet che accomuna il mondo in un unico grande momento in cui resistere.

Il tuo cane, una passeggiata nella tua strada privata per non impazzire, quanto ti vuole bene, vero che non ci avevi mai fatto caso? E il rispetto del prossimo e delle regole, la voglia di essere parte di un progetto di rinascita, la radio che trasmette la tua canzone preferita.

Il tempo sembra non passare mai e forse questo non è proprio un male, quante volte ti sei perso l’abbraccio dei tuoi figli perché sei tornato tardi a casa da loro? Adesso ci giochi, inventi nuove storie, ti godi il tuo essere padre o madre.

Poi arriva la sera, ti riscaldi con la tua stufa e ti rintani sotto calde coperte, c’è chi non ha questa fortuna, ci avevi mai pensato? Ora hai il tempo di farlo!

E mentre resti a casa impari a godere delle piccole cose della vita!

Il coronavirus ci renderà persone migliori

Il coronavirus ci renderà persone migliori, mi piace vederla così, mi piace guardare al bicchiere sempre mezzo pieno.

Ci farà capire le priorità della vita, farà cadere le nostre convinzioni di immortalità, ci metterà con le spalle al muro davanti a scelte e sacrifici.

Il presente non è roseo, abbiamo capito una volta di più di essere un popolo menefreghista ed egoista, un insieme di persone che non riesce a rinunciare a nulla, neanche di fronte al rischio di un collasso dell’intero sistema.

Non riusciamo a chiuderci qualche giorno in una casa del 2020, dotata di tutti i comfort, mentre i nostri avi stavano chiusi in silenzio, con un tozzo di pane e un goccio d’acqua, tra bombardamenti e paure.

Non rispettiamo le regole, figuriamoci i consigli, crediamo che tutto debba sempre toccare agli altri.

Per fortuna siamo anche l’orgoglio di chi resta solo per non mettere in pericolo i propri cari, la forza di medici ed infermieri che lavorano no stop, la dignità di chi è caduto nella tela del virus e si rialza combattendo con le unghie e con i denti.

Un continuo contrapporsi di civiltà, un match da cui deriva il futuro di questo piccolo grande Paese che ci ospita e che merita riconoscenza e senso di responsabilità.

L’amore ai tempi del coronavirus

Non prendiamoci in giro, la situazione è grave, il coronavirus non è una semplice influenza. Tanti, troppi contagiati, tanti, troppi morti, tante, mai troppe, limitazioni. Siamo tutti nella stessa barca, non solo come Italia, c’è un mondo infettato e non sappiamo quanto ancora durerà.

Cosa fare? No, non mi avventuro in discussioni sulle cure, sui vaccini e su tutto ciò che consegue il lato medico-scientifico, abbiamo ottimi sistemi sanitari, ottime persone che ci salveranno da questa pandemia. Parlo di amore, sì, non sono folle né banale (spero), perché anche in questo caso quella parola che inizia con la A può essere la nostra vera àncora di salvezza.

“Ogni impedimento è giovamento” sono soliti dire i più ottimisti: e se l’emergenza ci rendesse tutti persone migliori? Provocazione ma poi mica tanto… quanti hanno rivalutato i propri affetti, facendo leva sul proprio senso di responsabilità? Quanti hanno pensato a maggiori cautele per i propri familiari, i propri “vecchi”, specie se in già precarie condizioni di salute? Non è forse questo amore?

Quanti hanno imparato a non dare più nulla per scontato? Chiusi in casa, in isolamento, tanto tempo per pensare, per rivalutare, per dare il giusto peso alle cose. L’amore sullo sfondo, un tutto che si prende la scena.

Quanti hanno messo in discussione la propria “immortalità“? Oggi siamo qua, domani chissà, questo virus si prende tutti e tutto senza fare distinzione, allora perché aspettare domani per dire “ti voglio bene” o insegnare a mio figlio ad andare in bici?

Quanti hanno rivalutato il concetto di Nazione, di unione e di coesione? Tutti contro il medesimo nemico, l’orgoglio italiano, la sanità migliore del mondo. Precauzioni non solo per i familiari ma anche per i vicini, i concittadini e via dicendo. Amore è anche e soprattutto volere il bene del prossimo

Un virus letale, improvviso, che ci costringe a rimettere in discussione quasi tutto, una vera e propria tempesta che ci fa paura ma che possiamo affrontare al meglio abbracciati ai nostri cari e, idealmente, a tutti i nostri fratelli del mondo.

L’amore ai tempi del coronavirus.

Foto dello street artist TvBoy

 

Coronavirus: si vince solo se si è uniti

Coronavirus, la parola sicuramente più pronunciata delle ultime settimane. Una vera e propria bomba ad orologeria, esplosa all’improvviso, un virus sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista sociale.

Ci sta mettendo alla prova come popolo, sta stanando le inadeguatezze delle nostre istituzioni, sta dando voce ai nostri isterismi, amplifica le nostre debolezze e le psicosi, annienta più le nostre difese mentali che le nostre difese immunitarie.

Tanti contagi, sette morti, un’epidemia da non sottovalutare, da isolare, da tenere sotto controllo. Un fenomeno che cavalca nuovi usi e costumi come la chiacchiera sui social che sempre più spesso terrorizza e confonde. Siamo medici con Google, virologi con Twitter, esperti con Facebook, ci propinano trasmissioni di tutti i tipi dove la chiarezza è solo un optional, la verità è che ancora non sappiamo cosa fare.

In mezzo tante cose brutte: discriminazioni razziali, anche al contrario, scontri politici, prezzi alle stelle e sindrome da saccheggio, con gli scaffali dei supermercati rimasti lì solo per miracolo. Abbiamo paura del contagio ma non ci fermiamo ad informarci sul serio, temiamo una pandemia ma le dichiarazioni di un virologo competente non fanno altro che annoiarci.

Crediamo quel che vogliamo credere, diamo da mangiare alla nostra bulimia di sapere continuando a consumare cibi scaduti, potremmo e dovremmo starci zitti ma continuiamo a metter bocca su tutto, così, senza un motivo apparente. Continuiamo ad essere Nord e Sud, polentoni e terroni, italiani e cinesi, amplifichiamo le divisioni additando il vicino, fa comodo trovare un capro espiatorio.

Il Coronavirus ci ha colti impreparati, divisi eravamo, divisi siamo, come popolo, come persone, nell’odio e nella discriminazione. Più che un virus è un’enorme cassa che amplifica il nostro modo di essere, adesso tocca a noi rispondere all’emergenza. Si vince solo se si è uniti. Rialzati Italia!

Siamo il Paese che siamo

Siamo il Paese del buon cibo ma anche quello che ne butta tonnellate invece di donarlo ai più poveri.

Siamo il Paese delle tasse sempre più pressanti nonostante ci manchino i servizi essenziali.

Siamo il Paese in cui le istituzioni ti sbattono in faccia le scadenze ma si prendono più tempo del dovuto per un rimborso o un risarcimento.

Siamo il Paese della Costituzione e della legalità ma poi ci comportiamo da assassini della giustizia.

Siamo il Paese di Dante, Petrarca e Leopardi, ma risultiamo essere il popolo più ignorante d’Europa.

Siamo il Paese della modernità e dell’avanguardia, ma se sei nero o hai altri gusti sessuali sei sbattuto in un angolo.

Siamo il Paese del sole, del mare e dell’ospitalità, ma se nasci a Sud sei spesso costretto ad emigrare.

Siamo il Paese dello Stivale, bello ed elegante, ma lo usiamo per calpestare sogni e dignità

Siamo il Paese che siamo, non quello che dovremmo essere.