Il ministro della Giustizia bambino

Ci lamentiamo, dalla mattina alla sera, dei nostri politici. Lo facciamo a prescindere, la maggior parte delle volte abbiamo ragione. Ognuno di noi ha soluzioni per tutto, pensiamo tanto e ci complichiamo la vita, crediamo che per risolvere un problema dobbiamo per forza elaborare strategie cervellotiche. Eppure sarebbe tutto così semplice ragionando con la mente di un bambino.
Con quest’articolo darò il via ad una commistione tra il mondo dei bambini e quello degli adulti e, in particolare, quello dei politici.
E se il nostro ministro della Giustizia fosse un bambino? Quale sarebbe il suo programma?

  1. Tempi certi e brevi – Avete mai visto un piccolo non stancarsi delle sue cose e dei suoi giochi dopo poco tempo? Il nostro ministro della Giustizia pretende che i processi si concludano in un anno, massimo due, se no guarda un po’ che noia…
    Mantiene la parola data: se c’è scritto uno o due anni sarà così, non vuole stizzire l’opinione pubblica, non vuole che la legge italiana venga derisa perché non rispettata, non vuole che colpevoli e innocenti debbano subire conseguenze ingiuste oltre le giuste pene e i risarcimenti previsti.
  2. Carceri sicure e sufficienti – Il nostro bambino ministro sa che chi sbaglia deve pagare a seconda del reato commesso. Non accetta che il colpevole debba subire anche i disagi di dover condividere una cella con altre dieci persone. Ha rispetto per la vita umana e vuole che siano costruiti altri istituti penitenziari. Il nostro ministro ha persino rubato da piccolo e dopo un cazziatone dal padre ha messo la testa a posto, crede si possa fare lo stesso anche con i rei, specie se minorenni. Sa che non basta la punizione in uno stato civile, bisogna seguire le persone anche una volta usciti dalla prigione, consentendone il reinserimento sociale. Riesce a vedere un briciolo di bene in un concentrato di male.
  3. Umanizzazione delle forme – Il nostro bambino ministro è perfettamente a conoscenza delle leggi, delle formalità da rispettare, dei codici di settore ma si rammarica per la completa disumanizzazione del diritto. La vittoria della giustizia soccombe sempre più spesso davanti ad interessi economici e arrivismo. Ritiene che ricordarsi di essere a cospetto di protagonisti “umani” sia fondamentale per non farsi ingoiare da un mostro chiamato burocrazia
  4. La legge è uguale per tutti – Il ministro bambino pensa che non sia sufficiente scrivere “la legge è uguale per tutti” in ogni aula di tribunale per garantire uguaglianza ed equità. Ride davanti ai proclami degli altri politici adulti, è abituato alle chiacchiere ma ha anche due occhi con cui presta attenzione ai particolari di ogni giorno. Ritiene che un concetto così naturale non sia mai stato così lontano dalla realtà come in questo momento.
  5. Poche leggi ma rigorosamente applicate – Il ministro bambino ha smascherato il trucco dei suoi predecessori più grandi: scrivere e approvare tante leggi per nascondere le lacune dell’applicazione di quelle esistenti. Abituato alla megalomania degli adulti, pensa sia assolutamente inutile scrivere codici di tremila pagine se la legge fondamentale, la Costituzione, non viene rispettata a partire dal suo primo articolo.
    Vuole partire dal basso, è abituato a stare con i pied per terra, nel suo Paese vuole poche leggi ma tutte devono essere rigorosamente rispettate, dal primo all’ultimo comma.
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