Mamma, quella è la strada per la libertà

Parlo ora, parlo subito, un attimo di pausa dalla sua furia cieca, mia mamma è di là a piangere, come ogni sera.
Urla, spintoni, schiaffi e quando è particolarmente ispirato anche cinghiate, si prende tutto come si è preso il cuore di mia madre ormai più di dieci anni fa.

Sono piccolo per essere ascoltato, sono piccolo per dare consigli, eppure quando la trovo chiusa nella sua camera mi sento in dovere di stringerla tra le mie braccia e di dirle: “Lascialo, meriti di meglio”.

Lui è mio padre, se padre si intende chi ha lanciato il suo spermatozoo dieci anni fa. Siamo due vittime della stessa bestia, lei porta i segni sulla pelle io li porto nell’anima, quando mi va bene. Anche io ho preso qualche calcione, l’altro giorno sono stato spinto contro la porta e ho sbattuto forte la testa.

L’ho fatto per il mio unico amore, mia mamma, splendida nei suoi occhioni azzurri, bella con quei capelli raccolti, il sorriso non c’è più per gli altri, è rimasto solo per me, il mio regalo quando siamo soli.

Sì, il mattino viviamo finalmente la nostra tregua, mi accompagna a scuola, cantiamo insieme in macchina, mi viene a prendere e mangiamo insieme. Non lo diamo a vedere perché vogliamo goderci ogni momento ma guardiamo spesso l’orologio, le 17 si avvicinano sempre più, quando va bene sono le 18 e possiamo fare più festa.

Poi arriva lui, borbotta qualcosa, puzza di alcool e succede un casino. Motivo? Nessuno! Può essere una cosa fuori posto, un cibo andato a male in frigo, una lampadina che non funziona, mia madre diventa l’oggetto, una zampogna da gonfiare di botte.

Dovrebbe gonfiarla di orgoglio col suo amore, portarle le rose a casa, stupirla tanto quanto è bella, ricordarsi in ogni momento della sua fortuna, invece no, provo a farlo io, ha bisogno di calore.

Sono un bambino di 10 anni, le cose che dico, in genere, non vengono prese in considerazione. Ieri ho convinto mia mamma, siamo andati insieme a denunciare, lei si vergognava col volto tumefatto, l’ho presa per mano e le ho indicato la strada per la libertà

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Gli uomini sono autorizzati a saltarti addosso

“Se hai il tanga sono autorizzati a stuprarti”. No, non è un delirio, no, non chiudere l’articolo, non lo dico io ma un folle tribunale irlandese.

Vorresti spaccare tutto, ti ribolle il sangue, succede a me che sono uomo, probabilmente tu, da donna, non sai se crederci o no.

Sei davanti allo specchio e devi deciderti come vestirti per la serata? Pensaci due volte, non sei libera, la società ti dice cosa devi indossare.
Segui i consigli della legge, vestiti castigata, mi raccomando, niente minigonna, non vorrai scoprire le tue gambe vero? Rischi che sotto si veda tutto! Là fuori ci sono avvoltoi, lupi con la bava alla bocca, aspettano la tua minigonna e sono pure autorizzati a saltarti addosso.

Vuoi vestirti sexy o trasgressiva? Pensaci, non vorrai mettere in evidenza le tue forme con dei pantaloni attillati… Gli uomini vedono tutto, non c’è più spazio per l’immaginazione, li stai provocando e dunque sono autorizzati a saltarti addosso.

Una bella scarpa col tacco? No, proprio no, bandisci la tua femminilità, magari indossa un bel paio di ballerine e stai sicura. Copriti più che puoi, non lasciare vedere neanche un lembo della tua pelle. La scollatura? Ma sei pazza? Vuoi costringere l’intero genere maschile a guardarti proprio lì? Li autorizzi a saltarti addosso

Stai attenta anche al tuo intimo! Dici che non si vede? No, perché poi potrebbe arrivare un giudice che magari assolve il mostro che ti ha assaltato, propendi per i mutandoni della nonna, il tanga evitalo proprio!

Non lo vuoi capire, sei tu sul banco degli imputati! Credevi di essere libera ma un 27enne è stato appena assolto per aver violentato una ragazza di 17 anni, d’altronde lei se l’è cercata con quel tanga di pizzo…

Tu non puoi indossare più nulla, loro è bene che indossino una maschera e non si facciano più vedere, che siano uomini, tribunali o imbecilli vari che vogliono comprimere la tua libertà!

 

Perché scelgono loro per me?

Sono un bambino, mi piace giocare e fin qui nulla di strano, mi piace la compagnia, correre in mezzo al verde, mi piacciono gli animali.
Mi piace anche ballare, sì, avete capito bene, ballare e l’ha capito bene anche mio padre, sono davanti a lui ma fa finta di non sentire, per me c’è solo il calcio o il basket, cose da “uomini”.

Ho i miei talenti, le mie aspirazioni, quanto mi piace la musica! Trovo una radio accesa e mi metto a danzare, ovunque io sia, anche in mezzo alla strada, davanti a tutti. C’è un problema però: non scelgo io come vivere, fanno tutto i miei genitori. Mamma è un po’ più comprensiva ma quando papà alza la voce dicendo che “ballano solo le donne” non ha la forza di opporsi.

Voglio continuare ad andare a scuola, a studiare, ad essere un bravo ragazzo, ma voglio anche ballare e invece no, mio padre sogna un futuro da calciatore per me, male che vada sarò un medico, come lui, lavorerò nel suo studio. Tutto tracciato, tutto chiaro. E io che ci sto a fare? Mi dicono che sono piccolo, che non sono in grado di badare a me stesso, che non posso sapere ancora cosa fare in futuro. Bene, è così? E allora perché hanno scelto loro per me?

Sono piccolo per sapere cosa fare nella vita, sono piccolo per scegliere, sono piccolo ma ho una grande passione. Se non scelgo ora che senso avrà vivere un’esistenza delineata da altri? Vorrei vivere la mia vita ma decidono loro per me.

Sono passati vent’anni, sono ancora davanti a mio padre, adesso non sceglie più per me. Sono creditore del tempo perduto e dei miei sogni calpestati, ma sono ancora in grado di realizzarne qualcuno. Mio figlio cresce che è un piacere, ama disegnare, la mia casa è diventata il suo più bel quadro.

Volevo solo un amore

Volevo solo un amore, come quello dei miei genitori, puro, colorato, infinito.
Mi ha scelto, mi ha corteggiato, un uomo di altri tempi, non potevo lasciarmelo sfuggire.

Volevo solo un amore, rendere la mia vita un bel film, ancorarmi in un porto sicuro.
Perché le urla, l’intolleranza, la smania di controllo, la voglia di rendermi un oggetto?

Volevo solo un amore, una possibilità per completarmi, godere di piccoli gesti.
Sono stesa a letto con una borsa del ghiaccio sull’occhio, non posso uscire così.

Volevo solo un amore, appagante, una luce quotidiana ad illuminare il cammino.
Sono fuori casa, non so dove andare, non so a chi chiedere aiuto.

Volevo solo un amore, la normalità di una giornata passata a mare.
Le tende sono troppo sottili per nascondersi, mi troverà.

Volevo solo un amore, essere trattata come donna, anche solo come un essere umano.
Non chiedevo tanto ma mi ha trovato, adesso chiedete a lui perché l’ha fatto.

I veri uomini amano le donne

“Sto uscendo, vado a correre al parco”
“Sto partendo, mi faccio sentire io quando arrivo”
“Prendo i mezzi e ti raggiungo”
“Sto lavorando, ti chiamo appena finisco”.

Quattro frasi, le avremo pronunciate un sacco di volte senza rendercene conto, la normalità, la rotuine.

“Donna stuprata al parco, si cerca l’aggressore”
“Si finge conducente a noleggio e poi la violenta”
“Aggressioni e violenze fisiche e psicologiche aumentano sempre più sui mezzi pubblici”
“Medico di base segregato e violentanto mentre svolgeva il turno di lavoro”.

Vogliono uccidere la libertà, generare paura, a volte addirittura terrore. Bisogna guardarsi avanti, indietro, a destra e a sinistra, però:

  1. Non chiamateli uomini perché non lo sono, i veri uomini amano le donne;
  2. Non chiamateli neanche bestie, conosco delle bestie che mai si sognerebbero di fare certe cose;
  3. Parliamone, non distogliamo mai l’attenzione da un problema sociale e non diamola vinta a questi poveri pazzi.

Mia sorella vuole correre, stare a contatto con la natura, respirare aria di mare, essere libera. Lo fa, perché le donne sono forti, quasi indistruttibili.
La mia ragazza vuole uscire la sera, spostarsi liberamente con i mezzi pubblici, avere la libertà di fare una passeggiata per ammirare le bellezze della sua città.
Io da uomo che ama le donne vorrei tenerle in una campana di vetro, lontane da ogni parvenza di pericolo, ma non serve.

Le donne lo sanno, dice una canzone di Ligabue, le donne l’han sempre saputo.
Sanno che ci sono uomini e uomini, sanno che la loro libertà va affermata costi quel che costi, sanno anche essere sempre più prudenti e coscenziose.

I veri uomini amano le donne e sanno che queste merde saranno sempre presenti.
I veri uomini amano le donne e non accettano che queste merde la facciano franca.
I veri uomini amano le donne e non accettano che altri uomini non applichino le leggi o che altri uomini concepiscano leggi troppo morbide.

C’è in gioco la libertà, di una corsetta, di un viaggio, di un giro in bus, di donna!