Caruana Galizia: una bomba contro il vero giornalismo

Oggi è una giornata di lutto, di riflessione di sgomento.
La giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia è stata uccisa a Bidnija, nell’isola di Maltauna bomba ha fatto esplodere la sua auto. Verità in frantumi, come una vita, parliamo di umani, non di bambolotti da far deflagrare per gioco.
La Galizia aveva lavorato ai MaltaFiles, un’inchiesta importante, una vera e propria bomba mediatica che aveva portato ad individuare Malta come “lo Stato nel Mediterraneo che fa da base pirata per l’evasione fiscale nell’Unione europea”.

Il vero giornalismo, la ricerca oltre la superficie, la voglia di far emergere realtà scottanti e di migliorare il sistema. Una bomba mediatica che diventa bomba vera, lo scoppio è forte, così come il dolore, la consapevolezza che il male non sopporta la verità, che chi si adopera per il bene di un Paese rischia di fare una brutta fine.

Siamo abituati a figure di giornalisti ibride, troppo accondiscendenti con i propri direttori, imbavagliati dalle logiche di potere, scontati, banali, molti hanno rinunciato al fuoco sacro che muove la voglia di sapere, di far emergere, di indagare.
Un posto di lavoro basta e avanza, al diavolo l’inchiesta, l’approfondimento, bisogna essere buoni coi padroni, porgere l’altra guancia alla corruzione e un’altra parte del corpo al sistema.

Il caso dei “Panama Papers” scotta, lacera equilibri, una bomba che fa saltare in aria la verità squarta anche l’anima, segna nel profondo, ammazza le velleità di chi lotta per la giustizia a tutti i costi. Galizia aveva pubblicato un articolo sul suo blog, la sua vetrina virtuale di verità, pochi minuti prima di morire.

Ricordiamola, non smettiamo mai di ringraziarla, facciamo luce sulle dinamiche e sui colpevoli, prendiamola come esempio. Giornalismo è giustizia, giornalismo è verità, ma la storia ci insegna che si salta ancora oggi in aria, semplicemente per aver fatto il proprio dovere.

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