O muori o fai il cambiamento!

Sei solo nella tua stanza, vedi il telegiornale, ti bombarda di mille input negativi, tutto a rotoli, la violenza dilaga. Uomini che uccidono le donne, stupri, pedofilia, ti si contorce lo stomaco, a te che non riesci ad ammazzare nemmeno una mosca.
O muori o fai il cambiamento.

Piangi davanti ad un uomo senza un tetto sulla testa, il suo freddo è anche il tuo, ti immedesimi, non puoi accettare la disparità sociale che sta uccidendo il tuo mondo. D’altro lato molti si girano di spalle, alcuni lo deridono, altri lo provocano.
O muori o fai il cambiamento.

La Natura spazza via tutto, non lascia via niente, travolge anche le tue emozioni. Soffri, perché l’uomo non ha capito niente, soffri perché forse ha capito tutto e non vuole intervenire, si sta estinguendo da solo.
O muori o fai il cambiamento.

Sei impantanato in una vita che non ti soddisfa, è colpa degli altri, del lavoro che non c’è, delle congiunture astrali, delle ingiustizie, soffri perché non te ne va bene una. Trovi muri, porte sbattute, fanno male, molto male!
O muori o fai il cambiamento.

Decidi tu: vuoi morire in un mondo che non senti come tuo o provare a cambiare le cose?

Non subire, il cambiamento parte dentro di te ma le tue idee e le tue azioni possono modellare anche questo grosso pianeta insensibile

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Sono Natura, rispettami o sarà peggio per te!

Ciao, è la Natura che ti parla, il posto in cui vivi, l’aria che respiri, l’erba che calpesti.
Sì, puoi ascoltarmi. Ti sembra strano vero, eppure ti parlo tutti i giorni in mille modi. Non senti o non vuoi sentire?

L’altro giorno eri a casa tua, caldo nelle tue coperte, ti sentivi invincibile, ci ho pensato io a riportarti al tuo posto, un’unica scossa di venti secondi, tremava tutto, cadevano cose, cadevano case, perché costruite con materiali così scadenti se la vostra evoluzione vi ha portato a poter progettare edifici quasi indistruttibili?

Non è sempre colpa tua. L’altra volta un tuo simile ha appiccato un gran fuoco, così, per gioco, bruciavo tutta, ero arrabbiata, ho mandato un grande vento, le fiamme da grandi sono diventati enormi, quella città ora è tutta cenere.

A volte dai il meglio di te, mi sfidi apertamente. Costruisci le tue case nelle vicinanze dei miei vulcani, credi che io sia ormai morta, credi di poter disporre di me a tuo piacimento, non sai che ho un’anima e soprattutto una forza nettamente superiore alla tua.

Ti stupisci delle alluvioni, cade troppa acqua in poco tempo, dici che il clima è cambiato, come se dipendesse dal destino o dal fato. Un po’ di autocritica quando?

Butti la tua carta dal finestrino, disperdi ovunque i mozziconi delle tue sigarette, ti ho messo a disposizione delle spiagge bellissime e tu me le hai sporcate tutte. Poi arriva il mio mare e ti travolge con un’onda, di che ti lamenti?

Sono Natura, rispettami o sarà peggio per te!

 

Il carpe diem, la forza della natura e la solidarietà all’italiana

Terremoto, una parola ed un evento che spaventa e lascia atterriti, per potenza e portata.
Rende indifesi anche gli invincibili, colpisce tutti, senza distinzioni di sesso, razza o età.
La notte è la parte della giornata che predilige, quando si abbassa ogni difesa, tutti stesi sul letto a dormire, non c’è tempo di reazione, tutto cade intorno, addosso, tra urla e spirito di rassegnazione.
Alla faccia di chi ha rimandato all’indomani una cosa importante, una parola non detta, magari ad un familiare o alla propria compagna di vita, in barba a chi l’indomani, possibilmente, dovrà dire il proprio sì per la vita.

Il terremoto fa riflettere chi ancora ha la fortuna di poterlo fare. Chi costruisce un castello dorato e lo arricchisce ogni giorno di più, deve mettere in conto di poterlo vedere distrutto, in un attimo e per questo, ritenersi già privilegiato. La nostra nazione, ahinoi, è collocata in zone altamente sismiche, dobbiamo convinvere col dolore e con la frustrazione, costruire edifici sicuri e robusti, non rimandare a domani ciò che possiamo fare oggi.
Il carpe diem sbattuto in faccia a chi non ha fatto il proprio dovere prima, nel costruire mura solide e e a chi ha rimandato al futuro credendo di avere a disposizione un tempo indeterminato.

La natura ci punisce, se vuole ci spazza via in un attimo. Sogni, aspirazioni, progetti, castelli, vite, si porta via tutto, senza complimenti, senza chiederti prima: “come va?”
Facciamo fatica a riprenderci dal terremoto dell’Aquila ed eccoci qui, 7 anni dopo, stessa ora, posto diverso, forse ancora più vittime. La natura non vuole proprio smetterla di stupirci anche se noi ne faremmo volentieri a meno.
Noiintanto crediamo di essere immortali e per questo costruiamo edifici con approssimazione, come la scuola di Amatrice, concepita secondo le più recenti norme antisismiche, almeno sulla carta, ma sbriciolatasi in un istante, in un periodo dove, per fortuna, non ci sono studenti.
La natura è già potente di suo, non ha bisogno di una mano da noi comuni mortali.

Non sono morti a scuola ma molti bambini ci hanno lasciato, alcuni si sono salvati, come Giorgia, 16 ore di agonia, estratta viva dalle macerie. Sua sorella, stesa accanto a lei, invece, la stiamo piangendo.

Ma nel dramma, nella disperazione, quando bisogna raschiare il fondo del barile, ecco gli italiani, i soccorritori, la gente comune, le file per donare il sangue, le code per fornire generi di prima necessità, la mobilitazione sul web, i versamenti sui conti correnti e gli sms.
Ci sono le associazioni di volontariato che si mobilitano da tutte Italia per rendere meno agosciante la permanenza nella tendopoli, c’è una corsa continua di solidarietà. Uno splendido popolo che convive con quattro deficienti che rubano i pochi euro rimasti intrappolati tra cadaveri e macerie.