Emergi con il bene, non con la violenza!

Nuova Zelanda, un folle distrugge la vita di 49 persone fomentando odio e violenza.
Parigi, manifestazioni e guerriglie, scontri, idee affermate senza guardare in faccia nessuno.
Passa un messaggio devastante: per emergere devi essere un violento. Avrai così titoloni sui giornali, siti che apriranno col tuo bel faccione, con la storia di una tua coltellata conficcata nella pancia di una giovane donna, sei tu il protagonista del male, sei diventato qualcuno, non sei più quel ragazzo anonimo che navigava in acque serene.

Ma sei tu a scegliere i riferimenti della violenza! Certo l’ambiente in cui vivi ti condiziona ma esistono casi di persone insospettabili che sono diventati emblemi del male. Siamo tutti un po’ responsabili: noi che condividiamo solo notizie negative, gli operatori dell’informazione che le veicolano, avete mai visto infatti un’apertura di un quotidiano o di un sito web con una notizia positiva?

E se aprissimo con una bella giornata in cui i volontari hanno raccolto rifiuti in una delle più importanti spiagge italiane? Se titolassimo in prima pagina con la mobilitazione pacifica in piazza dove si chiede di abolire la pena di morte? Si fa del bene in mille modi, con riferimenti culturali, con i libri, con azioni facili da fare nel nostro quotidiano ma dai riflessi inimmaginabili.

Perché è passato il messaggio che si diventa “famosi” o “qualcuno” solo facendo del male? Perché non ribaltiamo la prospettiva e mettiamo al centro del villaggio il bene e la bellezza?

Facile a dirsi, finché saremo mossi da logiche che prescindono dall’umanità e che guardano più al commerciale e al business, dovremo convivere con questa assurda follia.

Mettiamo un sorriso al posto di un volto intriso d’odio, emergiamo con il bene e non con la violenza.

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L’angoscia dell’attesa

56 persone, 66 in tutto, compreso l’equipaggio, sparite nel nulla. Non è il primo incidente aereo e non sarà l’ultimo, parliamo di un mezzo di trasporto, più sicuro di qualasiasi altro ma soggetto ad una bassa percentuale di disastri.
Un tempo c’erano solo gli incidenti, rari, come un fulmine a ciel sereno, per un errore del pilota, per un guasto tecnico, comunque circoscritti nell’alveo del calcolo delle probabilità.

Adesso c’è la variante impazzita dell’attentato, puoi abbattare un aereo intero con dell’esplosivo nascosto in una lattina. Oltre all’angoscia, al dubbio, all’incredulità per un qualcosa che ci si aspetta capiti sempre agli altri, adesso c’è anche il mirino puntato dei terroristi.
Stai volando come magari fai svariate volte durante l’anno, sei tranquillo a leggere il giornale e all’improvviso un botto, vedi tutto prendere a fuoco, intorno le urla disperate, i pianti dei bambini. Bruci in silenzio, non puoi fare nulla, probabilmente l’urto finale non ti è fatale perché te ne sei già andato da un pezzo.

Sono ancora ignote le cause dell’incidente ma la tratta Parigi-Il Cairo lascia più di qualche perplessità, due obiettivi sensibili, che fanno gola ai professionisti del terrore. Il capitano di un mercantile afferma di aver visto una palla di fuoco, i familiari delle vittime, in attesa, agli arrivi, come milioni di persone in tutto il mondo, non rivedranno più nessuno.

Attendi, una o due ore, pensi che sia un normale ritardo, poi non arrivano notizie, l’aereo che aspetti è svanito nel nulla, non si trova. Non ti vuoi rassegnare, non ti puoi rassegnare, anche se la parte più razionale di te ha già capito tutto. Urli e ti disperi, dopo un po’ di tempo si sapranno le cause per cui è morto tuo figlio, tuo marito, tua sorella o tuo fratello, ma non cambierà nulla: la probabilità si è accanita contro di te.

I due neonati deceduti non vedranno mai tutte le bellezze di questa vita, ma staranno anche lontani da un mondo dove esseri umani fanno saltare in aria altri esseri umani per divertimento.