Il cuore batte senza un perché

Il cuore batte senza un perché, no, non voglio far storcere il naso a scienziati e cardiologi, tutti sappiamo che è un meccanismo indispensabile per la vita umana.
Qui si parla di sentimenti, emozioni, cuore in astratto, più grande del proprio pugno, a volta talmente ingombrante da prendersi tutto l’insieme

Se si domandasse il motivo non sarebbe più cuore, sarebbe mente, ragione e quella è tutta un’altra storia. Fateci caso siamo tutti uguali davanti alle emozioni vere della vita.
Andate in aeroporto, soffermatevi sulle facce, sugli arrivederci che a volte hanno lo stesso peso di un addio, sui volti rigati dalle lacrime.
“Mi devo fare forte”, “Non posso piangere”, ce lo imponiamo perché piangere è da bambini o da deboli (la più grande sciocchezza del secolo), poi puntualmente crolliamo.

Persone mature, fidanzati, genitori, amici, di ogni età e latitudine, il cuore batte, senza un perché, torniamo in contatto con la nostra vera essenza, torniamo veri, anche solo per pochi minuti. C’è un qualcosa di straziante in un saluto imposto dal lavoro o dallo studio, ma c’è tanta, forse troppa umanità. Vibriamo ancora di amore, siamo proprio noi, credevamo di essere blocchi di granito inscalfibili.

Il fazzoletto bianco che saluta un treno in partenza ha un qualcosa di romantico ma anche di antiquato. Adesso non sono addii, la tecnologia e il progresso ci consentono di avvicinare visi, anime e cuori. Il dolore come l’emozione non risparmia nessuno, sono livelle sociali senza eguali.

Siamo tutti agli arrivi, ad aspettare un nostro caro che non vediamo da mesi, la realizzazione di un nostro sogno, la buona notizia dietro una malattia logorante. L’orario di atterraggio si avvicina, il cuore pulsa sempre più forte fino ad esplodere a quella visione che abbiamo ripercorso nella nostra mente centinaia di volte.

Il cuore batte senza un perché

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Una terra che fa incazzare

Sono incazzato con la mia terra, sì, proprio lei, mare, sole, natura, bellezza, ma quanto spreco! Sono incazzato con lei, non ne posso più di continui saliscendi di emozioni.

Ho dovuto dare l’arrivederci, ancora una volta, addio no, ho troppe cose lasciate indietro e soprattutto troppe persone che mi aspettano lì. Frequento l’università, il mio corso di laurea solo in un’altra città, qui non c’è e non pensate che sia qualcosa di complicato o stravagante, semplicemente la mia terra ha deciso di farmi fuori!

Ho dovuto lasciare famiglia, ragazza, amici e cane, non ho potuto scegliere, ho il diritto di sognare, di provarci, di costruirmi una carriera. Ho pianto tanto, ancora piangerò, è sempre difficile, risali sempre con un pezzo in meno ma non ti senti mai più leggero.

La mia terra mi fa piangere, mi sbatte le porte in faccia, mi fa incazzare giorno dopo giorno, quando ritorno è un continuo sangue che ribolle, bella e stronza, come tante ragazze incontrate nel mio cammino.

La mia terra mi fa incazzare ma mi manca, anche se non merita la mia malinconia, è un rapporto unilaterale, mi prende a cazzotti in faccia continuamente.

La mia terra mi costringe a scegliere, non posso avere affetti e lavoro, amore e studio, devo scegliere con chi stare, eppure vivo in una Regione di una Nazione che chiamano “industrializzata”.

La mia terra mi metta alla prova, spalle al muro, io e i miei limiti, lontano da tutto, guardo in faccia i miei sogni e provo a crescere sconfiggendo le mie paure.

La mia terra dovrebbe accogliermi, cullarmi, coccolarmi, sono un suo “prodotto”. Si è dimenticata di me ma io non la dimentico. Tornerò da quella “stronza”, mi ha tolto tanto ma non mi toglierà mai il diritto di sognare.

Tornerò, devo fare qualcosa per lei, devo aiutarla, si deve risollevare! Staremo bene insieme, io, lei e gli amori della mia vita!