Come sopravvivere al cugino del direttore e a una quinta di seno

Mi conoscete per i miei articoli seri, profondi, a volte persino strazianti, oggi si volta pagina e si mostra un lato diverso che mi appartiene da sempre: l’ironia. Storie di vita vissuta, immaginazione e anche riflessione, perché scherzando scherzando si dice sempre la verità.

In passato mi sono occupato di raccomandazioni, ho visto e vedrò di tutto, una ragnatela odiosa, diciamocelo chiaramente, ma cosa dobbiamo fare noi “figli di nessuno”, noi che i parenti li vediamo magari solo a Natale, che non abbiamo zii che ci possano piazzare al vertice del mestiere della nostra vita?

Come fare dunque a sopravvivere a questo sistema dell’orrido?

Andrò controcorrente, lanciandovi subito una bella provocazione sul piatto: se potete e ci riuscite cambiate il vostro modo di essere, diventate come loro, usate le scorciatoie, è tutto più semplice. Prenderete i treni prima degli altri, non sarete costretti ad assistere a gente che sale senza biglietto o con un passpartout speciale.
Tuttavia so benissimo che molti di voi staranno storcendo il naso, persone giuste, integerrime, non ce la facciamo proprio a scendere a compromessi, sappiamo benissimo che se ci dovessimo sedere su una sedia rubata ci sentiremmo dei vermi, sarebbe addirittura impossibile guardarci allo specchio.
Allora lavoriamo più degli altri, ci autoconvinciamo che c’è posto anche per noi, che su cinque posti di lavoro due andranno a noi, sudati e orgogliosi, che il sistema, per andare avanti, ha bisogno di persone in gamba e non di manichini. Ebbene, abbiamo ragione, ritorniamo a sorridere, ci rituffiamo su un progetto abbandonato, cuore e anima. Qualche anno prima è stato il cugino del direttore a prendere il nostro posto, adesso è arrivato di sicuro il nostro momento, non può essere buio per sempre, al bando ogni forma di rassegnazione.
Ci ripresentiamo, stesso luogo, stesso posto, stesso bar, stavolta il direttore ci riceve nel suo studio, la conversazione sembra andare per il meglio, ad un certo punto lo chiamano. Non torna più, nel frattempo il tuo posto è stato gentilmente elargito alla bionda prosperosa, una quinta di seno a volte vale più di una Treccani ingoiata.

Prendi la tua valigetta e torni a casa. Il mondo del lavoro non funziona ma tu sì, allora devi sopravvivere in qualche modo. Come fai?

  • Pensi che il lavoro non sia tutto nella vita e ti concentri su ciò che di bello c’è nel tuo mondo
  • Crei il tuo lavoro senza dover sottostare ad un direttore arrapato e così affettuoso con i parenti

Perché in fondo la tua vita non la fa il tuo lavoro, prima o poi emergerai, solo con le tue forze e il tuo merito.

E a voi sono mai capitate esperienze del genere? Raccontantele nei commenti e, se vi va, date il vostro contributo alla discussione.

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Viaggio nel mondo del lavoro: la raccomandazione

Eccoci qui a snocciolare un altro capitolo di questo emozionante viaggio. Dopo aver parlato del compromesso e del merito, è la volta della RACCOMANDAZIONE, un vanto tutto italiano, la scorciatoia migliore per evitare fatica e sudore.

Essa coinvolge tutti i settori del mondo del lavoro, pubblico e privato. Ecco la definizione: intercessione in favore di una persona, soprattutto al fine di ottenerle ciò che le sarebbe difficile conseguire con i mezzi e i meriti propri o per le vie ordinarie.

Il Sig. X partecipa a 100 concorsi, ogni volta è costretto a studiare mesi e mesi, sacrificando il suo lavoro che significa paga e mantenimento.
Il Sig. X compra i giornali per cercare offerte di lavoro, spulcia i siti internet alla ricerca della giusta occasione, la ricerca di un lavoro diventa il suo lavoro quotidinao. Si arma di giacca e cravatta, anche con 60 gradi, percorre l’intera città per un posto consono alle sue capacità, si sobbarca una serie di “le faremo sapere” impossibili da contare.
Il Sig. X  non si arrende mai, crede che le sue capacità verrano valorizzate, prima o poi. Si tappa le orecchie e rifugge il pessimismo, anche se la sua cerchia gli dice costantemente che “tutto è già scritto e che vanno avanti solo i raccomandati“.

Il Sig. Y partecipa ad 1 concorso, sembra tutto normale o trasparente, in realtà è tutta una farsa, l’unico posto disponibile gli è già stato assegnato. In sede d’esame lo vedi costantemente a colloquio col commissario, ma non puoi dire niente tu. Sei il Sig. X, sei troppo impegnato a finire il test per consegnarlo in tempo.
Il Sig. Y si sollazza al sole leggendo i giornali, usa internet per divertirsi. Si limita ad alzare il telefono per chiamare lo zio o il politico di turno, a volte cambia stanza per parlare con il padre. Farà lui la telefonata e tutto sarà sistemato. Anche se il posto è stato già assegnato al Sig. X, per merito, si troverà un modo per far spazio a Y.
Il Sig. Y non ha versato una goccia di sudore ma guarda dall’alto in basso il Sig.X, anzi lo sentirai spesso dire: “Il mondo è pieno di raccomandati, dove andremo a finire!“.

Intanto, quello stesso mondo del lavoro, è sempre più pieno di Sig. Y, che si trovano lì, dall’oggi al domani e che non sanno fare il loro mestiere. La qualità latita, asservita alle logiche del potere, tutto è lasciato allo sbaraglio finché l’azienda sarà costretta ad assumere un sig. X, l’unico che sarà capace di svolgere il suo lavoro.

 

Viaggio nel mondo del lavoro: il compromesso

Il compromesso, il merito, la raccomandazione e la rassegnazione, lo scenario è il mercato del lavoro, i concetti sono legati tra di loro, quasi inscindibili. Un viaggio a puntate, dove il grottesco si mischia alla realtà, purtroppo consolidata.

PRIMA PUNTATA – IL COMPROMESSO

Il compromesso è il risultato di concessioni da entrambe le parti con lo scopo di trovare un terreno comune su cui concordare. Porta ad appianare le differenze e viene raggiunto attraverso la mutua rettifica delle reciproche richieste, concedendo un po’ a ciascuna delle parti.

C’è compromesso e compromesso e non è solo una frase fatta. Negativo, nella maggior parte dei casi, per la morale della persona, positivo per la sua posizione lavorativa e per il conto in banca. Donne (senza voler offendere il genere femminile), che si concedono al miglior offerente, le vedi accanto a te, il primo giorno, come normali lavoratrici, la maggior parte di loro appariscente, piacevoli alla vista.
Vai a lavoro come sempre, l’indomani e non te le ritrovi più: hanno scalato rapidamente le posizioni (attraverso altri tipi di posizioni), se sei fortunato ti ritrovi a fare il lavoro tuo e il lavoro loro, se ti va male hanno preso il tuo posto, che ti eri guadagnato con sudore, negli anni.
Uomini, che venderebbero l’anima al diavolo ma anche il loro corpo (per par condicio), li vedi lì, spacconi, introdursi in tutti i discorsi, fare i piacioni, attirarsi le simpatie di capi e direttori. La lingua ormai penzoloni, gli serve per guadagnare posizioni, assecondano la smania di potere dei potenti. Fai il tuo lavoro, sei socievole, affabile, non hai la puzza sotto il naso, fai le pause solo quando serve, insomma sei un professionista esemplare, ma non basta, se non srotoli la lingua.
Non è una barzelletta, nè un mondo immaginario, funziona così, non sempre ma spesso.

C’è poi il compromesso intenso positivamente, io rinuncio a qualcosa per il benessere comune, perché c’è un progetto, un’identità, davanti a cui posso e devo rinunciare a qualcosa in più per me.
C’è il compromesso con se stessi ed è forse il più difficile da raggiungere, rinunciare a sogni megalomani, ad aspirazioni fuori dalla realtà per tornare con i piedi per terra, ad un lavoro, che significa denaro per mantenersi e mantenere.

Se non scendi a compromessi, di qualsiasi tipo, difficilmente lavori, è la realtà italica.
Il lavoro paga, almeno dicono così, anche se la nuova arrivata dopo un giorno si trova negli uffici del direttore e ti saluta dall’alto in basso, anche se la persona che hai aiutato, in un battibaleno, ti volta le spalle e ti tratta da inferiore.Anche la morale paga, magari non subito, ma alla lunga vince lei.

A presto per la seconda puntata sul MERITO.