L’insostenibile inutilità del giudizio

Chiacchieroni, tromboni, blaterano in ogni occasione, alzano la voce sempre, come a dover sopperire la pochezza dei loro contenuti.

Giudizio, parola antipatica, quando ci si erge a giudici pur non avendo fatto il necessario percorso “accademico”. Il dito puntato, lo sguardo inquisitorio, si vive la propria vita ma si pretende di controllare le altre, della serie io faccio così, tu non puoi fare altrimenti.

L’aria di “superiorità” che si respira in certi ambienti è stucchevole. Li chiamano professionisti, molti lo sono, ma la professionalità non basta per stare in questo mondo.

Li trovi lì sui loro macchinoni, con quella bava alla bocca che si alimenta ogni giorno di più, soldi-potere, potere-soldi, successo-fama, un continuo ping-pong con la pallina che va sempre più veloce.
Fin qui nulla di strano, vivi la tua vita tranquillamente, la rispetti pur non condividendola, i tuoi valori sono altri. Magari sì dai, un’idea te la sei fatta su dove stia la ragione ma non hai bisogno di sbandierarla ai quattro venti.

Accade però che un giorno il chiacchierone incrocia la tua strada. No, non ti taglia la strada con la sua Lamborghini mentre tu arranchi con la tua Panda, le sue parole hanno un preciso obiettivo, tu e precisamente la tua “mediocrità“.

“Come fai ad essere felice guidando quella carcassa? Lavori sei ore al giorno, non fai una mazza, sei un parassita della società. Perché quel sorriso idiota quando ti ritiri in quella topaia che tu chiami monolocale?”

Ok, sembra essere abbastanza, ma il trombone ha ancora frecce al proprio arco, tanto è impegnato che si ferma a parlare ancora con te, lavora otto ore ma una la dedica al tiro al bersaglio dei “sempliciotti” come te.

“Guadagni troppo poco, come è possibile che non hai ambizioni? Fai una merda di lavoro, nel 2018 non puoi non essere un professionista, medico, avvocato, giudice, scegli tu. E poi torni ogni giorno a casa dalla stessa moglie, certo non hai i soldi per “mantenere” tutte le belle donne che mi posso permettere io”.

Tu sei lì, tra il basito e l’incazzato, poi lo guardi bene in faccia e capisci che non ne vale la pena. No dai, tu hai dei valori diversi, hai ben chiaro il quadro della situazione, no, non puoi abbassarti allo stesso livello, a che ti serve ricordargli che di quelle otto ore di lavoro un’altra la passa a provarci con la segretaria e un’altra ancora per i bar della città intrattenendo relazioni discutibili. Pensi che sottolineando la gratitudine di tuo figlio lui possa cambiare idea?

Bravo vedo che hai capito, un bel sorriso e torna alla tua bella e “ricca” esistenza.

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Quanto tempo perdiamo a lamentarci?

Apriamo bene le orecchie, usciamo da casa e passeggiamo per strada, ascolteremo un fiume di lamenti. Rechiamoci in ufficio, per le nostre consuete otto ore di lavoro, ci sorprenderemo per le diverse tipologie di lamentele che riesce a sfornare un lavoratore medio. Ci sono quelle del mattino, con il sonno ad aizzare propositi omicidi, se poi è lunedì apriti cielo, si fa scorta di lamenti per tutta la settimana, non si sa mai…
Ci sono quelle a fine turno, perché non si finisce mai in orario, perché ci sono troppe cose da fare, perché per l’ennesima giornata si è fatto ciò che proprio non piace per portare a casa uno stipendio (quando arriva, se no sono altre lamentele, giustificatissime direi).

Ci sono le lamentele perché non si ha uno scopo preciso nella vita, quelle in fila alla posta perché non abbiamo tempo da perdere, quelle in mezzo al traffico che si canalizzano in un clacson che non smette mai di suonare. Poi le lamentele da rientro a casa quando bambini e moglie (o marito) si lamentano a loro volta per le lamentele che hanno dovuto subire, rispettivamente dalla maestra e dai vicini.
Stupende quelle da noia, perché non si sa che fare, scontate quelle sociali contro lo Stato, la crisi e la disoccupazione. Chi è single si lamenta per la mancanza di compagnia, chi è fidanzato si lamenta con l’amico single che gode di una certa libertà. Chi è giovane piange se stesso per non avere l’esperienza necessaria per rispondere alle offerte di lavoro, chi è adulto rimpiange i tempi che furono quando si era giovani. Chi è sovrappeso si danna per non riuscire a fare la dieta, si lagna davanti ad un bombolone alla crema seduto su un divano, mentre guarda in tv un personal trainer insegnare degli esercizi per dimagrire.
Chi è magro vorrebbe avere i muscoli e crede che con la forza della mente riesca a diventare come il bambolotto palestrato che sta guardando sul giornale, chi ha la Ferrari vorrebbe avere la Porsche, poi cambia veramente e vorrebbe tornare alla Ferrari.

Chi ha cinquanta vorrebbe avere cento, si lamenta in continuazione imprecando contro l’Olimpo intero, sta seduto sulla sua sedia contando quei cinquanta….non sia mai possa aver contato male.
C’è poi l’uomo che ha accanto una ragazza un po’piatta ma amorevole, esprime un desiderio e riceve come “dono” una compagna ben fornita. Va in giro con lei, nota gli sguardi di altri uomini, i commenti non proprio oxfordiani e si corrode dalla gelosia. Si pente subito della sua richiesta, dal canto suo lei ormai lo ignora e pensa solo al suo fisico. Vorrebbe tornare indietro e torna a lamentarsi.

Poi c’è il ragazzo di campagna: non sa che cosa sia una Ferrari perché non ha la televisione e non compra i giornali. Lavora i campi dalla mattina alla sera, con il sole e con la pioggia, bocca chiusa e faticare. Fidanzato da una vita con Maria, la sua “vicina di campo”, non bella come Monica Bellucci ma con un gran cuore che basta e avanza.
Ah, c’è anche Luca, figlio di operai, ha ricevuto pochi beni materiali ma tanto amore, la sua vera benzina. Non ha bisogno di lamentarsi e di ragioni ne avrebbe: vive in una stanza minuscola, guadagna 500 euro al mese in nero, è single perché non ha i soldi per portare fuori una ragazza ed ha almeno 10 kg in più rispetto al suo peso forma. Non ha i soldi per la palestra ma ogni mattina, alle 7, prima di andare a lavoro, corre per strada in mezzo alle macchine che sfrecciano. Non è raccomandato, continua a prendere porte in faccia tentando di diventare cantante, non molla, non ha energie da disperdere in inutili lamentele.
Non è finita, c’è pure Giada, malata di cancro, le restano poche speranze, secondo voi è così matta da non sfruttare al meglio il tempo a disposizione? Nessuna lamentela, ci crede, nonostante tutto, in ogni caso è opportuno vivere il più possibile.

Più hai più vuoi, meno hai più ti dai da fare. Quanto tempo perdiamo a lamentarci? Quanta energia investiamo per un’attività così stupida? Cosa potremmo fare di produttivo in quello stesso lasso di tempo?

Qual è il vostro punto di vista? Parliamone!!