Un selfie all’anima

Amo la tecnologia, la velocità di pensiero che ci ha regalato, i contatti facili in tutto il mondo, la rapidità d’informazione. Ho qualche dubbio sul suo abuso che tra 50 anni (ottimisticamente, ma credo tra molto meno) assumerà proporzioni preoccupanti.

Si vive di emozioni, di attimi impressi nella mente, di momenti indimenticabili perché custoditi nell’anima. Quando c’è un evento prendiamo per prima cosa il cellulare, un click e immortaliamo tutto, abbiamo colto l’attimo tecnologico ma abbiamo perso l’attimo di vita.

La canzone del tuo cantante preferito in un concerto, smartphone in mano, alla ricerca della risoluzione perfetta, intanto ci perdiamo le corde emozionali sfiorate da quelle parole, una “memoria storica” che vale molto più di un video in mezzo a mille altri.

Il nostro bambino che cammina per la prima volta, una gioia unica, da vivere pienamente. Un tramonto in una location in cui non torneremo più, il silenzio di una montagna pieno di messaggi per noi. Le foto regalano ricordi, consegnano malinconia, fissano l’attimo ma non parlano, potevi essere protagonista della scena ma sei stato dietro le quinte.
Sì, è vero, hai realizzato lo scatto migliore da un’angolatura perfetta, lo guardi e lo riguardi fiero ma a volte fai fatica ad entrare nel tuo stesso riquadro.

Forse sarebbe il caso di vivere la scena prima di immortalarla.
Forse il carpe diem sta in un respiro di vita al momento giusto e non in un click istantaneo.
Forse il selfie dell’anima, alla fin fine, è l’unico per cui valga la pena “scattare all’istante”

Devo vivere per te

Devo vivere per te che intubato, paonazzo e senza respiro, non hai smesso un attimo di dispensarmi i tuoi sorrisi.
Devo vivere per te, che con una gamba acciaccata e col serbatoio di energie svuotato da una malattia illogica, non hai smesso un attimo di giocare
Devo vivere per te, una flebo al braccio migliore amica della tua giornata, nonostante la spensieratezza dei tui grandi occhioni azzurri.

Devo vivere per te, per i tuoi capelli che si sono nascosti in attesa di tornare più belli di prima.
Devo vivere per te, magro e pallido a rivendicare il tuo diritto a soffrire in santa pace.
Devo vivere per te, grande e grosso all’entrata, piccolo e fragile all’uscita.

Devo vivere per te, pazzo per la società, tremendamente affascinante nella tua creatività.
Devo vivere per te, gli occhi fermi e bui, la vista del cuore che apre nuovi orizzonti.
Devo vivere per te, che anche se down in inglese significa giù, mi hai fatto andare su, come in un ascensore supersonico

Devo vivere per te, ora ancor di più, sei andato in un mondo migliore ma non ti hanno chiesto il consenso.
Devo vivere per te, perché anche un ospedale può diventare il posto migliore del mondo.

Devo vivere per me perché tu lo hai fatto, fino alla fine.

5 modi per lasciarsi andare alla sensibilità

 Sensibilità, una parola difficile da definire, una predisposizione naturale, un dono, ma anche una facoltà da poter acquisire e affinare nel tempo.
In filosofia viene definita come l’intensità con cui il soggetto riesce a intuire col pensiero qualcosa esterno a lui, in psicologia come la disposizione di condividere un’emozione provata da soggetti altri da sé.

Costretta, limitata, messa a tacere, criticata da molti e adombrata da un mondo che predilige l’arrivismo tipico dei Caterpillar. Essa, tuttavia, porta grandi soddisfazioni a chi la pratica, sensazioni profonde che si ripercuotono nell’essere e non nell’apparire.
Ma come abbandonare maschere e limiti per lasciarsi andare alla sensibilità?
Ecco cinque possibili metodi.

  1. Pensare all’unicità della vita
    Per quanto possiamo fare gli eroi, raggiungere traguardi materiali, affermarci nel mondo del lavoro, disponiamo di una sola esistenza e dobbiamo giocarci al meglio le nostre carte. In una determinata fase della nostra vita i rimorsi e i rimpianti riguarderanno le frasi non dette e gli abbracci non dati. Di sicuro non ci condanneremo in punto di morte per non aver acquistato quel letto ad una piazza e mezzo…Resized-ZJPVJ
  2. Ascoltare il cuore per capire il proprio scopo di vita
    Passiamo gran parte dei nostri giorni a chiederci quale sia lo scopo della nostra  esistenza ma sbagliamo l’interlocutore a cui poniamo la nostra domanda. Bisogna       connettersi col proprio cuore e con la propria pancia e, in quest’ottica, una spiccata sensibilità aiuta ad entrare in un contatto profondo con il proprio io.Resized-2NK5N
  3. Pensare di poter essere utili per gli altri e per la società
    Tutti sono utili nessuno è indispensabile, è vero, il mondo andrà avanti anche senza la nostra buona azione quotidiano ma visti i risultati della nostra umanità, provare a metterci del nostro non è poi così sbagliato. Il volontariato, il dare senza pensare a ricevere, i gesti a fondo perduto contribuiscono a renderlo migliore. Tante piccole porzioni infinitesimali fanno il totale non trascurando poi i benefici per la propria autostima e la considerazione di sé.Resized-PY8DY
  4. Guardare esempi di persone sensibili e le loro opere
    Ci sono persone che con la loro sensibilità hanno spostato montagne. Senza dover andare per forza a scomodare icone religiose come Madre Teresa di Calcutta o paladini dei diritti umani come Martin Luther King, nella vita di tutti i giorni abbiamo soggetti a cui ispirarci e da cui imparare per rendere la vita davvero piena e significativa.madre_teresa_b
  5. Non vergognarsi della propria spontaneità
    Quanti gesti non compiuti, quanti abbracci non dati, parole strozzate in gola, baci dispersi nel vuoto. La vita di tutti noi è costellata di blocchi dovuti alla vergogna e alle convenzioni sociali. Fate ciò che siete, ridicoli non siete voi che ti dite “Un ti voglio bene” a 30-40-50 anni, ma chi a quell’età non è più in grado di pronunciarlo.
    La diversità è ricchezza, non una cosa da cui fuggire o peggio da nascondere.Resized-FV4LK