Sogna, non smettere mai di farlo!

Sogna, non smettere di farlo, è il tuo modo di restare vivo.
Sogna ovunque, sogna lì dove sei, sogna anche se ti sembra impossibile.
Sogna adesso, non dopo, non domani, non perderti nessun particolare.
Sogna anche senza un apparente motivo, sogna sempre restando con i piedi per terra.

Sogna, non aver paura di farlo, colora, arricchisci, definisci, è il tuo sogno!
Sogna in un letto di ospedale, in una casa bellissima, in una prigione, il sogno è dentro di te!
Sogna, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà, è il tuo matrimonio con la vita.
Sogna, lavora, studia, pensa alla routine ma ricavati uno spazio per te!

Sogna, è importante come un respiro, è la via più luminosa che porta al tuo futuro.
Sogna a 20 anni, sogna a 30 anni, ma anche a 70, non è mai troppo tardi!
Sogna, non vergognarti, sogna come un bambino, non farti condizionare dalla bruttezza del mondo.
Sogna anche nei momenti di difficoltà, potrebbe essere la tua personale salvezza.

Sogna, non smettere mai di farlo!

 

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Uccidetevi tra di voi, ma lasciate stare i bambini!

Sarà che non ci si abituerà mai a tanta violenza, sarà che la vita ci stupisce tanto in positivo quanto in negativo, sarà che il limite che ti eri configurato idealmente viene oltrepassato con puntualità disarmante.

Si uccide dalla notte dei tempi, da Caino e Abele, da quando l’uomo è stato creato (male). Si uccide per difendere un territorio, per fame, per guerra, per gelosia, per vendetta. Si uccide guardando in faccia la vittima o voltandosi dall’altra parte, col coltello o con l’accetta, con una pistola o a mani nude.

Uccidono anche gli animali, per sopravvivenza, per ragioni sicuramente un po’ più nobili, se si vuole provare a dare un’accezione positiva all’orrore del gesto. Si uccide e addirittura si resta impuniti, si uccide e ci si fa il conto che tanto, male che vada, in poco più di dieci anni si sconta una pena e si ricomincia un’altra vita. Si uccide una vita, quella, dopo dieci anni, non tornerà, se ne è andata via per sempre. Si uccidono genitori, parenti, qualcosa muore dentro e non rinasce più.

Si uccidono anche i bambini, scippando la società di freschezza e creatività, di purezza e felicità. Si uccidono bambini per un letto nuovo. “Ho ucciso il piccolo Giuseppe perché con la sorellina, giocando, aveva rotto la sponda del lettino“. Sì, non è uno scherzo brutto brutto, è realtà, lacerante.

Poi c’è chi ha difficoltà ad uccidere una mosca, è fastidiosa, ronza nelle orecchie, non si riesce a dare il colpo decisivo. Una formica, una coccinella, un ragno, rispetta la vita del prossimo, indipendentemente dalla sua classificazione negli esseri viventi.
Sì, probabilmente qualche volta cede, qualche mosca rimane stecchita ma non riesce a concepire l’oltre. Accende la televisione, l’ennesimo omicidio, si uccide senza riflettere, si uccide come sport, la vita non ha più il suo valore.

Uccidetevi tra di voi, ma lasciate stare i bambini! 

Il sogno

Il sogno: un mondo dove rifugiarsi nella vita di tutti i giorni.
Un mondo in cui possiamo scacciare le preoccupazioni, lo stress, i dolori , le sofferenze e vivere un arco di tempo in cui possiamo davvero essere liberi.
Un mondo in cui possiamo proiettare le nostre aspirazioni, i nostri desideri, le nostre immagini e rimescolarle secondo il nostro volere, senza condizionamento né limite alcuno.
È un mondo indispensabile per tutti noi, per la nostra esistenza, perché spesso è rifugio contro le ingiustizie, le violenze e in genere tutto ciò che non funziona nella nostra società e nel nostro vivere.

Il sogno è quindi un’esperienza personale, ma che può essere condivisa con le persone a cui si è più legati e con cui ci si può confrontare.
Il sogno è libertà assoluta, è nostro sia nel contenuto, sia per il modo in cui lo vogliamo intendere.
Il sogno è quindi l’unico modo per poter essere liberi in senso assoluto, in cui possiamo spiegare le ali e spiccare un volo senza inizio e senza fine, senza che nessuno debba dirci fino a dove possiamo volare e senza che nessuno, tantomeno, possa impedircelo.

Il sogno è per certi versi l’unico appiglio, l’unico mondo in cui possiamo proiettare i veri valori della vita e dove possiamo custodirli dalle ingerenze di coloro che vogliono deturparli.

Il sogno di giorno è un sogno che riusciamo a controllare, in cui proiettiamo le immagini esclusivamente in base alla nostra volontà, mescolando di tutto e di più a nostro piacimento, senza porci alcun limite.
Il sogno di notte è un sogno che non possiamo controllare, che ingloba eventi, immagini, situazioni che ci hanno visto ci vedono o ci vedranno coinvolti, a volte senza un filo logico a volte premonizioni o segnali.

C’è chi sogna di sognare, perché non riesce o perché è estremamente realista ma c’è anche chi si sofferma troppo a sognare senza costruire qualcosa di concreto nella propria vita.
E allora come in ogni cosa sono da evitare le esagerazioni, nell’uno e nell’altro senso.

Ci avete tolto tutto, ma non toglieteci anche il diritto e la libertà di sognare!

L’ignoranza dei sentimenti

Siamo ignoranti, ce lo dicono i numeri, le classifiche, i media. Gli italiani si piazzano in basso, grande livello di analfabetismo, pochissime persone che leggono, poco interesse verso la cultura in generale.
Ci fanno la morale, ci sono titoloni sui giornali, articoli su riviste e siti web, ogni anno è sempre la stessa storia, allarmismo fine a se stesso, poi cambia il giorno, scema il clamore e nessuno fa niente concretamente per cercare di migliorare la situazione.

Vero, nessuno lo può negare, siamo un popolo ignorante e dobbiamo fare qualcosa per alzare il livello, per noi e per i nostri figli, ma qualcuno ci ha mai detto che siamo un popolo estremamente sensibile? I sapientoni dei sondaggi, l’Europa che ci bacchetta per qualsiasi cosa, ha mai provato a fare una classifica della sensibilità di un popolo? No? Forse perché non conviene agli amici tedeschi che sembrano tutto fuorché sensibili? Forse perché non uscirebbe una bella immagine dei cugini francesi, troppo snob per mostrare i loro veri sentimenti?
Non ho una risposta sicura, probabilmente i due popoli sopra citati si rivelerebbero grosse sorprese in questi termini, ma vi faccio e mi faccio una domanda, ad un popolo serve più la cultura o la sensibilità? Dopo un terremoto, con persone al gelo e senza casa, nelle emergenze in generale, serve più una frase di D’Annunzio o sostegno e parole di conforto?

Parliamo di media nazionale anche qua, ovvio che poi ci siano persone sensibili che si spoglierebbero dei propri vestiti per darli al prossimo in difficoltà e persone che si voltano semplicemente dall’altra parte, ne trovate dell’uno e dell’altro tipo nel vostro condominio, nel vostro quartiere, nelle vostre città. Certamente conoscerete persone che non azzeccano un congiuntivo ma anche persone che non smettono di stupirvi con le loro conoscenze. Un mix sarebbe l’ideale per la salute e la reputazione di un popolo ma perché non si parla poi così tanto spesso del cuore degli italiani e delle loro risposte concrete alle emergenze?

Vi dirò una cosa, che forse vi farà rabbrividire: ignoranza e sentimenti si sposano benissimo, forse è il connubio migliore. I sentimenti seguono infatti una logica? Sono prevedibili? Li possiamo descrivere in un dizionario e aspettarci che si manifestino sempre nello stesso modo? Ignoriamo i sentimenti, ci possono travolgere come tornado o presentarsi in forma velata, sì, possiamo dare una definizione astratta di amore ma esso si sprigiona in mille varianti differenti.
Ignoranza è anche purezza e i sentimenti sono incontaminati per antonomasia.

Dunque siamo ignoranti, leggiamo poco e dobbiamo necessariamente fare di più per non ridurci ad un gregge di pecore, però diteci anche che siamo sensibili e che abbiamo un cuore d’oro. Sia ben chiaro, parliamo di noi cittadini, non fate caso alla politica, solo noi, tra di noi, sappiamo affrontare le emergenze. Da fratelli, da italiani.

I 5 falsi miti sulla sensibilità

Eccoci qua, ancora una volta a discutere di sensibilità, la vera sfida di questo blog.
A volte se ne parla a sproposito, in modo sbagliato, addirittura si pensa che possa rappresentare qualcosa di negativo, da cui scappare.
E invece non è così e questo post vuole sfatare almeno 5 falsi miti sulla sensibilità (chi ne volesse aggiungere altri può farlo nei commenti).

1) Sensibilità è debolezza
Vulnerabili, scoperti, senza una corazza a proteggerci dai mali del mondo. Secondo questa scuola di pensiero, noi sensibili siamo esposti al vento, indifesi, ci soffermiamo sul particolare e ci sfugge l’insieme. Siamo sicuri che non sia il contrario? L’attenzione ad ogni singolo aspetto permette di cogliere al meglio il tutto. Guardate personaggi come Madre Teresa di Calcutta o Papa Francesco, sensibili e forti come pochi.

2) Sensibilità è sofferenza
L’uomo medio, che indossa una maschera diversa per ogni situazione sociale, pensa che la persona sensibile sia destinata solo a soffrire. Guardiamo in faccia la realtà, in parte è vero. Siamo coinvolti, non guardiamo solo il nostro orticello ma il giardino dell’umanità, patiamo insieme agli altri, amplifichiamo le emozioni, ma attenzione, anche quelle positive. Gioiamo il doppio, anche per le piccole cose, godiamo della semplicità e delle bellezze che ci offrono la natura e la vita.

3) Un uomo non può essere sensibile
L’ho sentita dire mille volte questa frase: “Sei un uomo, non puoi permetterti di essere debole o di piangere”. Non sono affatto d’accordo, i robot sono costruiti apposta per essere asettici e per produrre, noi abbiamo la fortuna di poter provare emozioni, scegliere se ridere e piangere, se affrontare la vita con gioia o disperazione.
Le lacrime davanti ad un film ricco di significato o guardando le immagini tragiche di un telegiornale sono quanto di più umano possa esistere. Uomo o donna poco importa, vivere contronatura non ha mai portato nulla di buono

4) Viviamo una vita frenetica, non possiamo permetterci di essere sensibili.
La prima parte della frase è obiettivamente vera, basta guardare alle nostre giornate e alla quantità di cose da fare per rimanere a galla. Ma che risultati ha prodotto questo stile di vita? Siamo forse virtuosi? Francamente non mi risulta e sono convinto che le cose migliori che doniamo a questo mondo derivino dalla sensibilità che alberga in ciascuno di noi. Abbiamo il dovere di fermarci ogni tanto e di ricaricare la batteria godendo delle bellezze che abbiamo intorno e che non notiamo presi dai nostri impegni. Ne beneficeremo noi in primis e poi la società intera.

5) La sensibilità non è roba da adulti
Tra tutti i falsi miti che ho incontrato lungo il cammino, questo è quello che mi sembra (rispettando sempre l’opinione di tutti) più discutibile. Vivo a stretto contatto con bambini di tutti i tipi e confermo che sono portatori sani di sensibilità. Sentimenti allo stato puro, senza alcun filtro, vivono e basta, senza pensare alle conseguenze e senza dover soddisfare il volere di alcuno. Inutile dire che un mondo fatto da soli bambini sarebbe un mondo nettamente migliore di quello che abbiamo, inutile aggiungere che siamo pieni di esempi di sensibilità anche tra gli adulti. I genitori devono rispettare la genuinità dei loro figli, assecondarli nella loro crescita e non reprimere la loro voglia di vivere. A volte forse siamo un po’ invidiosi di quella purezza, che abbiamo inevitabilmente perso.

Le 5 grandi lezioni che impariamo dai bambini

“Non puoi saperlo” o “Sei troppo piccolo” o “Non capisci niente”. Quante frasi rivolte ai bambini, considerati come essere animati o peggio robot da programmare a proprio piacimento ma la realtà è profondamente diversa, parlano i fatti, parla la vita.
Possiamo imparare tanto dai bambini, sì, proprio noi adulti, noi che ci ergiamo a maestri pur avendo delle carenze mostruose su quel “piccolo” argomento chiamato vita.
Ecco 5 grandi lezioni che possiamo apprendere ogni giorno dai nostri piccoli.

  1. Si può essere se stessi, sempre, ovunque e senza vergogna
    La sincerità, una virtù che i bambini posseggono in quantità. Siamo abituati alla storia di Pinocchio, alle gambe che si accorciano o al naso che cresce ogni volta che viene detta una bugia, questo almeno è quello che raccontiamo a loro.
    Alzi la mano, però, chi ha mai visto un bambino indossare una maschera o sforzarsi a tutti i costi di essere quello che vuole la società. Un’esigenza che diventa impellente e quasi vitale con l’adolescenza, quando appunto il bambino comincia il suo viaggio per diventare adulto.
    Una schiettezza che può anche ferire, senza filtri appunto e per questo incredibilmente affascinante.
  2. Non si finisce mai di crescere e di imparare
    La curiosità, una caratteristica a volte vissuta con fastidio dall’adulto, costretto a rispondere alle incessanti domande dei più piccoli. Un vero e proprio marchio di fabbrica, un martello pneumatico, una sete di conoscenza infinita a cui dobbiamo rapportarci con orgoglio perché stiamo contribuendo alla formazione dell’adulto del domani. Un’occasione per mettere alla prova anche la nostra abilità nel trasmettere le nostre storie e le nostre esperienza. A curiosità si dovrebbe rispondere alimentando altra curiosità.
  3. Non si è mai troppo grandi per prendere la vita come un gioco
    La giocosità e la creatività, due aspetti caratteristici del mondo dei piccoli, smarriti nell’adulto labirinto dei rigidi schemi sociali. La routine, le cose fatte in un solo modo che ci danno sicurezza, il rischio da rifuggire perché imprevisto, l’etichetta di pazzo o di fallito per chi prova a distinguersi. Abbiamo paura e quindi responsabilizziamo il bambino oltremodo, distaccandolo precocemente dalle sue inclinazioni e dai suoi giochi quotidiani.
    In realtà chi affronta la vita come un gioco meraviglioso in cui ogni giorno è possibile realizzare nuove scoperte ha semplicemente vinto, senza se e senza ma.
  4.  La semplicità non è un limite ma un grande valore
    Purezza e candore, il colore bianco, una lavagna ancora tutta da scrivere. I bambini sono lontani dalle dinamiche di potere e convenienza tipiche degli adulti. Se crescono con esempi negativi probabilmente acquisiranno gli stessi difetti, se vengono lasciati liberi di esprimersi possono addirittura conservare questa loro splendida unicità.
    Un velo bianco da preservare dagli schizzi degli adulti, una tela dove i più grandi cercano di proiettare le loro aspirazioni e le loro frustrazioni.
  5. Non è mai troppo tardi per creare legami importanti
    La fratellanza, facile, quasi naturale per un bambino, diventa faccenda terribilmente complicata per l’adulto. Manca la fiducia, entrano in gioco meccanismi della mente e tutto deve essere sempre finalizzato ad un scopo ulteriore, ad una qualche conveninenza. L’amicizia è sempre più merce rara, eppure non è stato sempre così, prima bastava un pallone o una bambola e si giocava tutti insieme, bianchi e neri, brutti e belli. Semplice no? Diteglielo a quelli che si reputano grandi.

Dunque non chiediamo ad un bambino di diventare in fretta adulto ma chiediamoci come possiamo fare noi a ritornare bambini prima che la vita ci risucchi nel suo vortice di indifferenza.

5 modi per lasciarsi andare alla sensibilità

 Sensibilità, una parola difficile da definire, una predisposizione naturale, un dono, ma anche una facoltà da poter acquisire e affinare nel tempo.
In filosofia viene definita come l’intensità con cui il soggetto riesce a intuire col pensiero qualcosa esterno a lui, in psicologia come la disposizione di condividere un’emozione provata da soggetti altri da sé.

Costretta, limitata, messa a tacere, criticata da molti e adombrata da un mondo che predilige l’arrivismo tipico dei Caterpillar. Essa, tuttavia, porta grandi soddisfazioni a chi la pratica, sensazioni profonde che si ripercuotono nell’essere e non nell’apparire.
Ma come abbandonare maschere e limiti per lasciarsi andare alla sensibilità?
Ecco cinque possibili metodi.

  1. Pensare all’unicità della vita
    Per quanto possiamo fare gli eroi, raggiungere traguardi materiali, affermarci nel mondo del lavoro, disponiamo di una sola esistenza e dobbiamo giocarci al meglio le nostre carte. In una determinata fase della nostra vita i rimorsi e i rimpianti riguarderanno le frasi non dette e gli abbracci non dati. Di sicuro non ci condanneremo in punto di morte per non aver acquistato quel letto ad una piazza e mezzo…Resized-ZJPVJ
  2. Ascoltare il cuore per capire il proprio scopo di vita
    Passiamo gran parte dei nostri giorni a chiederci quale sia lo scopo della nostra  esistenza ma sbagliamo l’interlocutore a cui poniamo la nostra domanda. Bisogna       connettersi col proprio cuore e con la propria pancia e, in quest’ottica, una spiccata sensibilità aiuta ad entrare in un contatto profondo con il proprio io.Resized-2NK5N
  3. Pensare di poter essere utili per gli altri e per la società
    Tutti sono utili nessuno è indispensabile, è vero, il mondo andrà avanti anche senza la nostra buona azione quotidiano ma visti i risultati della nostra umanità, provare a metterci del nostro non è poi così sbagliato. Il volontariato, il dare senza pensare a ricevere, i gesti a fondo perduto contribuiscono a renderlo migliore. Tante piccole porzioni infinitesimali fanno il totale non trascurando poi i benefici per la propria autostima e la considerazione di sé.Resized-PY8DY
  4. Guardare esempi di persone sensibili e le loro opere
    Ci sono persone che con la loro sensibilità hanno spostato montagne. Senza dover andare per forza a scomodare icone religiose come Madre Teresa di Calcutta o paladini dei diritti umani come Martin Luther King, nella vita di tutti i giorni abbiamo soggetti a cui ispirarci e da cui imparare per rendere la vita davvero piena e significativa.madre_teresa_b
  5. Non vergognarsi della propria spontaneità
    Quanti gesti non compiuti, quanti abbracci non dati, parole strozzate in gola, baci dispersi nel vuoto. La vita di tutti noi è costellata di blocchi dovuti alla vergogna e alle convenzioni sociali. Fate ciò che siete, ridicoli non siete voi che ti dite “Un ti voglio bene” a 30-40-50 anni, ma chi a quell’età non è più in grado di pronunciarlo.
    La diversità è ricchezza, non una cosa da cui fuggire o peggio da nascondere.Resized-FV4LK

 

 

 

Mio padre non c’è più e io sono ancora in macchina

Il bacio della mamma come ogni mattina, l’odore del caffè che arriva dalla cucina, roba da grandi, io ho ancora 2 anni, anzi li compio domani, chissà che bella festa mi aspetta.
Ancora una volta lei è in ritardo, deve andare a lavoro, puntuale, alle 8, non fa in tempo ad accompagnarmi al nido, ci penserà mio papà anche questa volta.
Mia mamma è più buffa, scherza con me anche la mattina, mi fa ridere tantissimo.
Mio padre è più serio, sempre nervoso e assonnato la mattina, non parliamo quasi mai, è sempre assorto nei suoi pensieri, lavora tutto il giorno.
Mi mette in macchina sul seggiolino, allaccia le cinture e partiamo. Stiamo facedo un giro più lungo, l’automobile è vecchia e non la smette mai di dare problemi. Sono troppo curiosa come al mio solito (c’è un meccanico con una barba lunga lunga che mi ride) ma ho ancora tanto sonno, e crollo in un istante.

Adesso sono dentro un bel sogno, con mamma e papà in un bel prato verde, a giocare con l’ultima bambola, quella della pubblicità durante i cartoni. Ad un certo punto, però, arriva quel dispettoso di mio fratello Luca col pallone e mi fa piangere.
Mi sveglio di soprassalto, non so dopo quanto tempo, sono ancora in macchina, stavolta sola, mio padre non c’è più.

Non mi agito, capita spesso che mi lasci qualche minuto, una volta deve comprare il pane, l’altra deve andare in banca, torna sempre e a volte mi porta pure qualche gioco quando passa dall’edicola. Magari proprio in questo momento mi starà comprando l’album con i colori, intanto però fa caldo, non so quanto tempo è passato perché non so leggere l’orologio ma sono già tutta sudata. Vedo la gente passare, i vetri sono bui, forse loro non mi vedono e poi sono nascosta da una macchina grande grande.

Mio papà non arriva e adesso mi sento quasi bruciare, devo solo aspettare ancora un attimo, magari sta comprando la torta o i palloncini per la festa di domani. Ci divertiremo un mondo!

Ancora non arriva, adesso piango, più forte che posso, per farmi sentire, qualcuno mi aprirà prima o poi ma sono lontana dalla strada principale, devo piangere e urlare più che posso.

Mio papà non è più arrivato, devo essermi proprio comportata male ieri per lasciarmi morire in macchina.

P.S. Questo articolo non vuole essere nè moralista nè critico, affronta una situazione che purtroppo si verifica molto più frequentamente di quanto si possa pensare.

 

I bambini non sono da programmare

Non sono genitore e non sono neanche psicologo, semplicemente osservo il rapporto genitori e figli, nella mia esperienza di volontariato e nella mia storia di figlio.
Lungi da me sminuire le difficoltà del ruolo di genitore ma, in questo articolo, vorrei soffermarmi sull’incidenza delle scelte e dei comportamenti di papà e mamma sul futuro dei propri figli.

Spesso si tende a sottovalutare un bambino, a considerarlo un piccolo essere da programmare, in tutto e per tutto. “Tu non vali niente”, “Tu non capisci”, “Non si fa così”, “Stai qui, fermo”, “Devi fare così”, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”, tutte frasi che nella loro semplicità possono avere la forza di un tornado nella vita di piccoli e meno piccoli
Così, una schiera composta da insicuri, ansiosi, depressi, fobici (e chi più ne ha più ne metta), affolla gli studi degli psicologi. Rapporto padre-figlio o madre-figlia, un episodio dei più banali che mette in moto una macchina perversa di autodistruzione, una frase magari detta con innocenza condiziona un’intera esistenza.

Un padre che a 40 anni dice al figlio: “Tu non vali niente” potrebbe condizionare la vita di quest’ultimo ben oltre i suoi 40 anni, con ripercussioni anche sulla vita del figlio del figlio, in un meccanismo diabolico e quasi infinito. D’altronde chi stabilisce ciò che vale e ciò che non vale?

“Tu non capisci”, un’altra bomba ad orologeria. “Sei piccolo per capire”, che equivale a dire non sei ancora degno di comprendere certe cose, non hai maturato abbastanza intelligenza o più semplicemente che io, genitore, mi scoccio a soddisfare le tue curiosità. Mi sento dire queste cose e quindi mi autoconvinco di non essere abbastanza, in tutto.

“Non si fa così”o “Devi fare così”, perché devi fare più in fretta o nel modo che dico io. Non si accettano tempi diversi, creatività e percorsi alternativi, dunque devo omologarmi alla massa se no non potrò mai valere per la società. D’altronde, “Mamma e papà sanno cosa è giusto e cosa no”.

“Stai qui, fermo”, che, per carità, in certe circostanze ci sta pure, magari quando c’è da attraversare la strada o da rispettare determinati canoni di educazione in certi luoghi ma a volte, anche questa ingenua espressione, può rappresentare un cappio intorno al collo. L’ansia del genitore per qualsiasi cosa, “Ti sporchi”, “Sudi”, “Ti fai male”, “Potrebbe essere pericoloso”, “Non lo conosci”, imbriglia il figlio nella sua isola sicura. Non conosce, non si avventura oltre il suo naso e, probabilmente, svilupperà un carattere ansioso a sua volta.

Il tutto nasce dalla convinzione che i bambini siano burattini da manovrare a proprio piacimento o peggio proiezioni di quello che i genitori avrebbero voluto essere.
Fate esprimere liberamente i bambini e vi stupirete!Fateli correre, cadere e sbagliare e si renderanno conto di quale sarà la strada giusta!
Assecondate i loro comportamenti e le loro inclinazioni, seppur bizzarri e non cercate di omologarli agli standard della società!

Ognuno ha la sua strada da percorrere. I genitori possono essere preziose guide per la vita ma anche i principali nemici nel cammino per spiccare il volo.
Il genitore deve diventare il mestiere più importante al mondo. Credetemi, ne vale davvero la pena!

 

Il cane e il bambino

Un cane e un bambino, nella loro semplicità, rappresentano la massima espressione della sensibilità. Dimenticatevi maschere e filtri, squarciate tutte quelle fette di prosciutto che vi hanno ormai occluso la vista e lasciatevi andare, solo così potrete realmente entrare nel loro mondo.

  • Un uomo stanco torna a casa dopo una giornata di lavoro. I nervi a fior di pelle, la promozione promessa non è stata concessa, ad attenderlo, davanti alla porta, il suo cane. Scodinzola come se niente fosse, ama a prescindere, in un attimo si trova accovacciato sul suo migliore amico, davanti ad un film. Una donna è appena stata dal medico, le hanno diagnosticato un brutto male. Ha pianto tutto il giorno in macchina, alla sera trova ad aspettarla sua figlia. Un “Mamma giochiamo con la mia bambola”  gretola in un attimo i mille castelli dell’orrore. Ha fatto centro in un sol colpo.
  • Tre bambini giocano in un prato, da lontano un bambino curvo e timido li guarda. Il pallone finisce vicino ai suoi piedi, lo raccoglie timido, “vieni a giocare con noi“, dicono i tre bambini all’unisono. In quattro ci si diverte di più.  Un cane è coccolato da una coppia, ma il loro bambino ha una paura matta degli animali. Rispetta la sua volontà, gli sta lontano. Un giorno gli si avvicina mentre dorme sul divano, il bambino lo abbraccia, credendo sia un peluche. Diventano inseparabili.
  • Un bambino fa lo sgambetto al suo migliore amico. Gli aveva rubato una macchinetta. Torna a casa e pensa e ripensa a quel gesto. L’indomani gli offre metà della merenda, basta questo per ripristinare la loro amicizia. Un cane riesce ad aprire un’intera scatola di croccantini. La sera torna il suo padrone, lo trova in un angolo, umiliato e con le orecchie in basso. Non sa come chiedere scusa, per autopunirsi lascerà la ciotola piena nei successivi due giorni.