Mondo, game over

72 morti, 25 minori e 16 donne spazzati tutti via, basta un po’ di gas a stroncare tutto, l’ingegno del male avanza, non conosce tregue. Possiamo fare finta di niente, ancora una volta, spegnere il telegiornale e pensare alla nostra partita di calcio settimanale, la vita continua, the show must go on. Possiamo pensare che tutto sia confinato lì, in quel Paese, la Siria, che ha assunto ormai, di diritto, il titolo di “posto degli orrori”.

Se abbiamo invece cura dell’umanità nella sua interezza, non possiamo non essere sgomenti da tanta ferocia. Le immagini dei piccoli corpicini esanimi lasciano un vuoto incolmabile. Immaginate due piccole creature intente a dare calci ad un pallone di pezza, in mezzo a palazzi sventrati, case che non esistono più, la loro spensieratezza vince sulle atrocità dell’uomo “civile” che fa la guerra.  Poi una nube tossica a dissipare i loro sogni, finisce tutto lì,  l’atto più normale del mondo, respirare, diventa morte sicura.

L’orrore che sposta ogni giorno più in alto la sua asticella, dinamiche incomprensibili in una battaglia che non ha padrone. Non c’è mai logica in una guerra, a volte c’è però una misera spiegazione, un pretesto folle, ma pur sempre un pretesto, qui siamo allo sbando, tutti contro tutti, mirino puntato all’impazzata, a chi piglio piglio.

Chi glielo racconta a mio nipote cosa è successo? Chi ha il coraggio di parlare al proprio figlio dicendo che respirando si può morire? Chi riesce a dare una spiegazione a questa merda che ha ormai monopolizzato il mondo?

Ha perso l’umanità, abbiamo perso tutti noi. Game over, mondo

Foto: iltempo.it
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Vivere o esplodere a 7 anni

La mamma è entrata in camera, sono le 7 di mattina, 7, come i miei anni da bambina. Fuori fa un freddo micidiale, c’è vento forte, gli alberi oscillano in maniera forsennata. Oggi non vorrei proprio andare a scuola, mi sembra da kamikaze! Vorrei rimanere sotto queste calde coperte, tutta la giornata. Mi alzo, mi lavo la faccia e arrivo a scuola, mi diverto come sempre, il freddo passa, voglio un gran bene alle mie compagne di classe.

Sono nata a Damasco, in Siria, ho 7 anni, ma fin da quando sono piccolissima vivo gli orrori della guerra. Niente scuola, ogni tanto con le mie amiche giochiamo con le bambole di pezza. L’ultimo periodo è proprio insopportabile, esplode tutto, esplodono anche le mie amiche, oggi ci sono, domani non so. E dire che mi basterebbe solo che mi trattassero come bambina.

La campanella e la mamma ad aspettarmi fuori, solito sorriso a 32 denti, quanto sono felice! Pranzo caldo ad aspettarmi a casa, cartoni animati e poi riposino. Torno sotto quelle calde coperte, ho tutto quello che vorrebbe avere un bambino, mi è capitato di guardare il telegiornale, non tutti i bambini sono fortunati come me!

Ho visto un giornale per caso, l’altro giorno. Vedevo bambini sorridere, giocare in palestre attrezzate. Dicono che in un’altra parte del mondo i bambini sono abituati così. Non sentono le bombe, non vivono con la paura che tutto possa saltare in aria, vanno semplicemente a scuola e giocano. Perchè sono nata nella parte sbagliata?

Il pomeriggio compiti, insieme a mio fratello maggiore, poi vado a fare danza, quanto mi piace! Faccio tante cose durante il giorno, poi ritorno nuovamente a casa e trovo mio padre, lo abbraccio forte, mi basta questo, vado a dormire soddisfatta, di nuovo quelle calde coperte ad aspettarmi!

Quattro persone, col viso coperto, mi hanno portato con loro. Mamma e papà sono morti già da qualche anno, sono sola, mi hanno detto che mi portavano in un bel posto. Mi hanno regalato una cintura e sono tornata a letto soddisfatta, finalmente!

Ho sognato la scuola, i miei amici, mamma e papà, in un bel prato verde. Mi sono svegliata soddisfatta, avevo tutto lì, a portata di mano, potevo trasformare il mio sogno in realtà. Il giorno del mio compleanno, il giardino e tutte le persone a cui voglio bene là, a festeggiarmi!

Dovevo fare la pipì mi hanno detto di entrare in un bar, ho chiesto dove era il bagno e un signore gentilmente me lo ha indicato. Cintura sempre indossata, il mio regalo. Non sapevo potesse esplodere. I miei quattro nuovi amici mi avevano fatto saltare in aria. Passerò alla storia come una kamikaze bambina!

Bambino mai nato, bambino fortunato

Se ci fosse un atrio dove vengono raccolti tutti i bambini prima di nascere gli direi: “Per carità, state lontani da questa brutta vita, restate in quella bella sala d’attesa”.
Una provocazione, me ne rendo conto, anche bella grossa, ma siamo sicuri sia così lontana dalla realtà?
Non è da me parlare in prima persona nei miei articoli, ma in questa fase della mia vita vado d’istinto, un flash e la voglia di scrivere, quasi un dovere, anche se a volte scomodo.

Li vedete anche voi, immagino, i telegiornali: l’orrore dei pedofili, i bambini picchiati a scuola dalle maestre, la violenza domestica, l’abbandono, le bombe grandi e letali sui piccoli e fragili uomini del futuro. Siamo diventati tutto questo, probabilmente lo siamo sempre stati, ma adesso fa male, ancora più male. All’inizio abbiamo superaro il limite della decenza, adesso anche quello dell’indecenza, non si sa più a che punto potremmo ancora arrivare.

Vedo tanti bambini sani e anche tanti bambini malati, è difficile accettare che una malattia possa deturpare una piccola creatura ma è la logica perversa della natura, una logica, si badi bene, a cui non ci arrenderemo mai.

Ho visto poi un servizio in una trasmissione, un piccolo bambino siriano che gridava “Mammaaa!”, forte, così forte che per un momento ho temuto mi scoppiasse il cuore. Ho pensato allo stesso episodio con protagonista mio nipote, pure lui urla “Mammaaa!”, forte, così forte, fino a che lei non corre per abbracciarlo e baciarlo.
C’è qualcosa che non va, il primo bambino si è salvato per miracolo e quella madre non la vedrà più, è esplosa in un nanosecondo, solo ceneri di una vita.

Il primo bambino non fa il bambino, ma non per sua scelta.
Il secondo bambino fa il bambino, rientra nella normalità.
Un bambino non chiede molto per vivere: affetto, sorrisi, qualche gioco, tanto verde e compagnia. Un adulto chiede talmente tanto da non ottenere mai quello che desidera e allora ecco le guerre, la violenza e la sofferenza.

Mettiamo al mondo una splendida creatura e poi gli offriamo un panorama così desolante, una bomba può cadergli in testa e, in un attimo, frantumare tutti i suoi bei sogni pieni di colori. Il bello del mondo, il volontariato, la semplicità e l’affetto gratuito sono l’antidoto migliore per non dover affermare, con le mani in faccia. “Bambino mai nato, bambino fortunato!

E voi che ne pensate? La parola adesso passa a voi!

I bambini non sono tutti uguali

Bambini, tutti uguali, tutti belli, tutti adorabili, tutti in una campana di vetro per essere protetti da qualsivoglia pericolo.
Questo il sogno, perché la realtà parla diversamente, è cruda, ti sbatte in faccia uno scenario difficile da digerire: l’essere umano, sin dagli albori della sua esistenza, si classifica in diverse “serie”, a secondo delle possibilità che il buon Dio gli offre non appena esce dal grembo materno.
E così ci sono piccole creature che pur essendo le più adorabili del mondo, sono esposte al vento, alla cattiveria, alle bombe e soprattutto alla paura, una convivente non scelta e sgradita.
In Siria si muore, continuamente, come in altre parti del mondo. Giochi di regime, opposizioni, una lunga guerra, estremamente rumorosa per chi la vive sulla propria pelle ogni giorno, silenziosa per gli europei, che per lo più, piangono “solo” i bambini del proprio continente.
In Siria si muore, un bambino si sveglia ogni giorno e va a giocare coi suoi amichetti, quei pochi rimasti. Basta un piccolo pezzo di cartone per creare una palla, qualche vecchia bambola malridotta e si fa festa, mentre gli aerei passano sopra la testa.
Un frastuono continuo, mentre a pochi isolati un grosso boato illumina la scena, le urla e il fuoco prendono piede, ma si deve continuare a giocare.
Ossigeno, mentre la sera due bambini si salutano più a lungo del solito, hanno un presentimento, il loro sguardo potrebbe essersi incrociato per l’ultima volta.
Ci sono piccoli che alzano gli occhi al cielo per vedere i fuochi d’artificio, altri che provano a tenerli bassi, le dita nelle orecchie, gli scoppi sono davvero insopportabili.
Dunque largo ai Pokemon, se può servire a fare un po’ di luce sui poveri piccoli dimenticati.
L’idea è delle Forze rivoluzionarie siriane, foto di bambini che mostrano disegni dei piccoli mostri che stanno imperversando in tutto il mondo.
Continueranno a giocare a calcio, come gli europei, più degli europei.
Continueranno a morire comunque, come gli europei, più degli europei.