E’ più facile amare con il cuore degli altri

Si nasce con un solo cuore. Batte, all’inizio forte, da bambini ci si sorprende per tutto, un battito continuo, si ama la vita, il mondo appare come una meravigliosa tavolozza piena di colori. Amiamo alla follia i nostri genitori, i nostri amici, l’altalena al parco, le serate davanti ai cartoni animati, il cuore ride insieme alla bocca.

Cresciamo, arrivano i condizionamenti, l’immagine dell’uomo che non deve dimostrarsi debole, che non deve piangere, caterpillar del successo, inflessibile. I sentimenti ci sono ancora, forse un po’ meno puri. Abbiamo preso delle botte anche al cuore vero, è ammaccato, ma proviamo ancora tanto amore verso quello che ci circonda.

Cominciamo ad amare con il cuore degli altri. Ci emozioniamo davanti ad un film, viviamo l’amore dei protagonisti ma facciamo fatica a sentire il nostro battito.
I bambini sono il nostro toccasana, la loro voglia di stupirsi per qualsiasi cosa è linfa vitale, viviamo nei loro occhi e con le loro emozioni. Vediamo la ragazza che ci piace ma non ci esponiamo, vorremmo urlare un “Ti amo” la cui eco non finisca mai, ma “Sua Maestà” società ci vuole duri e stiamo zitti.

Adoriamo un amico, ma dire un “Ti voglio bene” dopo 30 anni è proibito da chissà quale legge. Eppure facciamo un applauso ideale all’eroe del nostro libro che trova il coraggio di manifestare il suo affetto.

Amare con gli occhi degli altri, amare con il cuore degli altri, tutto bello, ma a volte lo facciamo per non mettere in moto il nostro organo più nobile.

Bambini e animali possono essere i nostri maestri di vita, in fondo lasciarsi andare è sempre la scelta migliore.

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Reprimere un talento è da folli!

Tutti abbiamo un talento, una cosa che sappiamo fare meglio di chiunque altro, una caratteristica innata, un dono fornito da chi ci ha creato (o dal Big bang).
Lo scopriamo subito, il più delle volte casualmente, spesso in età avanzata, a volte tendiamo a reprimerlo perché è un qualcosa che ci differenzia dalla massa, che ci fa emergere. Abbiamo paura di essere diversi, di saper fare una cosa meglio degli altri, la società ci vuole tutti uguali, guai a chi sgarra!

Pensate come sarebbe bello un mondo in cui chi sa fare musica fa musica, a tutti i costi, nonostante genitori che ammoniscono, società che snobbano, “amici” che disincentivano.
Pensate come sarebbe bello un mondo dove la scrittura produce il cambiamento, dove le parole segnano e colpiscono, dove chi scrive può permettersi di fare “solo” quello, perché la società riconosce l’importanza dei pensieri.
Pensate come sarebbe bello un mondo pieno di quadri, opere d’arte, schizzi creativi che aprono la mente, che fanno la loro parte, che permettono di evadere e denunciare allo stesso tempo.
Pensate come sarebbe bello un mondo dove chi sa stare col pubblico sta col pubblico, chi sa far divertire i bambini fa divertire i bambini e così via…

Siamo costretti a “lavorare” perché il talento non è gradito e soprattutto non è ricompensato come si deve. Allora largo ai lavori noiosi ma retribuiti, per chi è fortunato, e non è da tutti. A volte basterebbe un po’ di coraggio, provarci almeno, non rassegnarci a quelle voci che vengono da tutte le parti e che continuano ad urlare “coltiva il tuo talento nel tempo libero, di quello e con quello non puoi vivere“.

Dipende dagli standard, dalle aspettative di vita. Forse sarebbe meglio vivere col minimo indispensabile ma assecondare la propria creatività, di certo è una lotta intestina da cui prima o poi uscirà fuori un vincitore. Mi auguro sia il talento, per me, per te, per voi, per una società migliore.

La rivoluzione dell’essere fratelli

Siamo singoli, siamo gruppo, siamo famiglia, siamo società, siamo mondo.
Una progressione umana, un processo di crescita, ancora, purtroppo, solo una bella ambizione.
Abbiamo difficoltà ad accettare noi stessi, a vivere bene soli nella nostra stanza, a sentirci ingranaggi utili nello stesso meccanismo. Il gruppo nasce e si scioglie alla velocità della luce, sotto il segno dell’invidia, a causa di dinamiche quasi sempre legate al mondo del “materiale”. La famiglia c’è e non c’è, spesso coronamento di un amore bellissimo, sempre più “rifugio di convenienza” per chi non riesce ad ascoltare se stesso.
La società va male e non c’è bisogno di sintonizzarsi sul telegiornale per rendersene conto. Il mondo si lamenta, in ogni suo anfratto.

Come fare per uscirne? Riusciremo mai a far girare questa enorme palla nel verso giusto?

Secoli di studio sui movimenti della Terra, sul Sole, sui pianeti, ma il moto rivoluzionario che deve interessarci è un altro e parte da ciascuno di noi.
La rivoluzione sta nell’ordinario, nel completamento di un percorso di crescita per passare poi allo step successivo, nella consapevolezza di essere utile e nello stesso tempo indispensabile.
Io devo lavorare per stare bene con me stesso, a quel punto nel gruppo sarò una pedina importante per il suo funzionamento, sarò una rotella imprescindibile nell’equilibrio di una famiglia. La società non è altro che un insieme di gruppi e di famiglie che, se camminano nel verso giusto, contribuiscono ad un mondo che, finalmente, funziona.

Lo so, è già difficile guardarsi allo specchio e piacersi, è arduo dire ti amo ad una persona presi come siamo dalle logiche della vergogna, un ti voglio bene è un’impresa degna di Ercole, un gesto di gentilezza nei confronti del vicino di casa non è dovuto, non abbiamo tempo per farlo.
In una coppia l’espressione massima dell’amore è: “Io amo solo te, soltanto te“, o ancora “Io appartengo a te e a nessun altro”. Abbiamo un migliore amico, un numero preciso di figli e animali domestici.

Il salto di qualità va fatto partendo da questo. Io amo il mio partner, amo la mia famiglia, ma ho amore da dare anche al mio fratello che incontro per strada, ad un bambino con la faccia martoriata dalle bombe in un Paese in guerra. Io ho amore a sufficienza per tutti, al di là della geografia, sto male quando un mio caro ha dei problemi ma mi sento coinvolto anche se un mio fratello nell’altro emisfero soffre.

Ci sono problemi universali, la violenza non ha colore e nazionalità, la fame è una vera e propria emergenza, la malattia non fornisce alcuna via di fuga, la guerra esiste ancora, anche se molto lontano da noi.
Combattere l’indifferenza partendo dalla nostra cerchia per poi allargarsi sempre più, senza limiti di spazio, è questa la grande sfida. Diamo un bel calcio a questa palla chiamata terra, aiutiamola a roteare nel verso giusto!

L’amore muove il mondo

L’amore muove il mondo, l’amore può curare una società malata.
San Valentino è un giorno, un’occasione per esprimerlo, per ricordarsi della sua importanza ma l’amore non è soltanto un sentimento da condividere con una persona, l’amore sta nelle relazioni, nel nostro giornaliero, con l’amore raccontiamo chi siamo e cosa possiamo dare al mondo.
L’amore di due fidanzati, di due amanti, di due sposi.
L’amore dei genitori nei confronti dei figli e dei nonni per i nipoti.
L’amore verso la propria Patria, per i suoi usi e costumi, per i suoi profumi e per le sue tradizioni.
L’amore per i più deboli, per gli indifesi, per chi non ha un tetto sopra la testa, ogni giorno ed ogni notte.
L’amore per la giustizia, per il vivere civile, per la legge sovrana e per la democrazia.
L’amore per i bambini, per la loro leggerezza e per un sorriso che ti riaccende in un momento particolarmente buio.
L’amore di un figlio imperniato sulla riconoscenza, l’amore che diventa sinonimo di amicizia, quella forte, indissolubile e vera.

L’amore per il proprio lavoro, per le passioni e per le cose semplici della vita.
L’amore per una giornata di sole, per la natura, per gli animali.
L’amore per se stessi, per il proprio corpo e per la propria anima, un Dio custodito nel profondo, da proteggere contro tutto e tutti.
L’amore di un missionario per il sociale, di un volontario per l’altruismo, di una maestra per i propri alunni.

Tutto è amore. Smuovere il cuore per muovere il mondo, per farlo girare, finalmente, nel verso giusto

Solo i bambini dicono la verità

Solo i bambini dicono la verità. Sì, lo so, starete pensando alle bugie che vi sarà capitato di sentire dai più piccoli ma vi rassicuro: sono tutte innocenti e nemmeno lontanamente paragonabili alle menzogne degli adulti.
Solo i bambini dicono la verità, nel bene o nel male, portano sollievo ma possono anche trafiggerti con le loro frecciate, senza peli sulla lingua, non conosco ancora i mille condizionamenti della società.
E noi adulti sappiamo come si fa? Riusciamo a riportare esattamente le cose come stanno senza i proverbiali frullati cerebrali, senza farci influenzare dal “come dovrebbe essere”?

Passiamo la vita a circondarci di persone influenti, persone che ci possono essere utili a lavoro, persone che possono alleviare le nostre sofferenze, persone che semplicemente ci fanno sentire meno soli. Magari ci fanno antipatia, non riusciamo proprio a sopportale ma la loro presenza ci è utile, in qualche modo. Comunque non riusciamo mai a trovare il coraggio di sbarazzarci di loro per dedicare più tempo alle persone che ci fanno semplicemente stare bene, che ci fanno semplicemente essere noi stessi.
Se stai antipatico ad un bambino sei spacciato, te lo dice subito, anche se sei il Presidente della Repubblica. Puoi recuperare terreno ed entrare nelle sue grazie col tempo ma non subito e comunque non per il ruolo che ricopri.

Ogni giorno la porta di casa si apre, vediamo i nostri genitori e ci viene voglia di dirgli un “ti voglio bene”. No, non lo facciamo, c’è sempre tempo e poi non è una cosa che direbbe un uomo, lo vediamo quasi come un segnale di debolezza. Poi perdiamo i nostri cari, un giorno, all’improvviso, ci mordiamo la lingua per non aver detto quelle tre parole, il rimpianto ci logora per tutta la vita.
Un bambino torna da scuola e ogni giorno abbraccia e bacia sua madre e suo padre. Il “ti voglio bene” esce naturale dalla sua bocca, per lui è un vanto, non una vergogna. Dice semplicemente quello che prova.

Marco è un ragazzo trasandato, ingrassato di 20 kg. Non si cura più, non si pettina, emana un cattivo odore. Quello che ritiene essere il suo migliore amico lo consola, ma non trova mai il coraggio di affrontare la realtà. Usa frasi come “ma non stai poi messo tanto male” o “prima o poi la ruota gira per tutti”.
La sua vita cambia quando suo fratello, di 7 anni, gli dice in faccia la verità: “Sei brutto e puzzi mentre prima eri un bel ragazzo e adoravo il tuo profumo”. Basta una frase, Marco capisce che tutto dipende di nuovo da lui, lavora duramente su se stesso e torna quello di prima.

Luca è innamorato da 5 anni di Sara, una sua compagna di classe del liceo. Non ha il coraggio di dichiararsi, prima perché “si sente brutto”, poi perché “non si sente all’altezza”, poi il problema è “cosa penseranno gli altri”, infine diventa “e se dovessi rovinare la nostra amicizia?”.
Lo stesso Luca, in prima elementare, era innamorato di Paola. Dopo tre giorni dall’inizio della scuola le mandava una lettera con scritto: “Ti vuoi fidanzare con me?” e con due caselle: un sì e un no
Era ancora custode della verità, come tutti i bambini, poi è cresciuto e ha capito che dire la verità non fa parte del mondo dei grandi.