Gli smartphone li puoi spegnere, i sogni no

Smartphone nelle mani, ultimo grido, no, non un telefonino modesto che serve solo per chiamare. Se domandi loro perché hanno comprato il cellulare così presto a loro  figlio ti dicono che così si sentono più sicuri. 300-400-500, a volte 1000 euro per un bambino di 9 anni, quando per fare una chiamata e dire: “mamma sto bene” ormai basterebbero una manciata di banconote di piccolo taglio.

Un anno e via di smartphone, le dita che corrono frenetiche sullo schermo, la manualità prestata all’elettronica mentre i lego, le costruzioni e i soldatini giacciono sconfitti in una cesta. Poi succede che il telefonino si rompe o viene sequestrato e sei costretto a percorrere delle alternative, magari un bel cartone della Disney come si faceva ai vecchi tempi.

Nei cinema torna Mary Poppins e noi riprendiamo quel sogno interrotto bruscamente, quando all’epoca bastava poco, canzoni, colori ed emozioni. Chissà che effetto potrà fare un film/cartone che per l’epoca appariva come rivoluzionario ai bambino moderni, ora che di effetti speciali è pieno il cinema. Con Mary Poppins potevi pensare di entrare in un quadro e viverne lo scenario, potevi trasformare una cosa noiosa, come rassettare la stanza, in un gioco divertente, addirittura potevi ridere di un evento negativo voltando subito pagina.

I nostri bambini imparano col cellulare ma stanno troppe ore davanti lo schermo, spesso, dopo una vera e propria maratona, premono il tasto off e tutto svanisce, dentro non è rimasto niente. Eppure basterebbe un play per riattivare la fantasia, con la bocca spalancata dallo stupore e la mente che vaga senza una precisa meta.

I sogni rimangono intatti, non possiamo spegnerli. Sì, li mettiamo a tacere, li confiniamo in un angolo, ci convinciamo che non esistano più e che ne possiamo fare a meno ma quelli resistono ed escono fuori al momento opportuno per regalarci una boccata di ossigeno.

I bambini sono i sognatori per eccellenza, hanno il diritto di perdersi con la mente, devono fare esercizio di fantasia. D’altronde la lotta è impari perché gli smartphone li puoi spegnere, i sogni no.

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Guarda là! Baccalà!

Guarda là! Baccalà! Un giochino tra i più conosciuti, un modo per rapportarsi con i bambini. Si indica un punto a caso, si invita il piccolo a guardare e lui….abbocca, diventando “di diritto” un baccalà. Lo facciamo oggi, domani, dopodomani e l’altro ancora e le probabilità che ci ricaschi di nuovo sono alte. Ingenuità? Sì, quella bella, la voglia di sognare, la speranza che prima o poi, in quello stesso punto, qualcosa comparirà per fregare l’interlocutore più grande.

Il mondo si divide tra baccalà e ghiaccioli, un’accoppiata culinaria devastante che può, però, conoscere le vie di mezzo. Quante volte ci siamo fidati del prossimo e siamo rimasti fregati? Ci diciamo che sarà l’ultima volta, che diventeremo egoisti, che non porgeremo più l’altra guancia, che conteremo fino a trentotto prima di lasciarci andare, poi vediamo un’occasione per “essere utili” al prossimo e ci buttiamo a capofitto.
Fregature ne prendiamo, soddisfazioni anche, siamo baccalà, le delusioni sono sempre maggiori ma ci aspettiamo che, prima o poi, da quel punto, arrivi qualcosa di bello, qualcosa per cui valga la pena vivere.

Siamo anche ghiaccioli, noi esseri umani. Nati come egoisti, arrivisti, abbiamo capito il trucco e non guardiamo più da nessuna parte, non vogliamo fregature. Dritti per la nostra strada, il cuore ha una patina ghiacciata, la bocca chiusa e non a pesce lesso nella speranza che arrivi qualcosa, non ci esponiamo così non rimaniamo fregati, una logica semplice. Non riusciamo a leggere nel nostro animo perché non lo mettiamo in moto, facciamo fatica a fidarci di noi stessi, figuriamoci degli altri! Guardiamo i baccalà con disprezzo, sentiamo la puzza ad un miglio di distanza, li deridiamo ma un po’ li compatiamo.

Da piccoli speravamo che prima o poi arrivasse l’asino che vola, temevamo potesse giungere il lupo a mangiarci, credevamo che il topolino o la fatina aspettassero il cadere dei nostri denti per rifornirci di soldini. Eravamo tanti baccalà, ma avevamo tanti esempi “concreti” con cui confrontarci: Pinocchio riusciva a diventare un bambino vero, la fatina regalava a Cenerentola una serata meravigliosa, Dumbo non era un asino ma volava.
Vedevamo il bene ovunque, credevamo sempre in una svolta positiva, nonostante qualche volta, alle nostre orecchie, giungessero brutte notizie. La nostra bolla di sapone veniva prima di tutto, meritavamo di essere felici.

Adesso, “nel mondo dei grandi“, qualcuno è rimasto così, a bocca aperta, vede il bene ovunque, nonostante tutto. Prende grandi cantonate, soffre più del previsto ma si espone.
Ingenuo, fa fatica a confrontarsi con la realtà. Mira un punto lontano, mentre il mondo dei ghiaccioli lo richiama all’ordine e gli intima di chiudere la bocca.
Lo chiameranno baccalà, ancora. Ci avrà provato, per la millesima volta.