Il potere è nulla senza il controllo

Prendo in prestito la frase di una famosa campagna pubblicitaria e la modifico un po’, d’altronde potenza e potere sono vocaboli che esprimono un concetto molto simile.
La cronaca ci presenta ormai giornalmente storie di uomini di potere che perdono il controllo e la faccia, che non riescono a porsi un limite, che credono di poter comprare tutto col denaro, anche la dignità.

Weinstein, l’orco che ha sconvolto il mondo, le violenze subìte da svariate attrici, i ricatti sessuali, veri e propri stupri in piena regola. Il potere compra anche il silenzio, l’omertà è una conseguenza spiacevole, manca il coraggio, si vede sfumare il proprio sogno perché un certo mondo funziona in un determinato modo.

Il sesso, croce e delizia dell’essere umano, il successo che regala una parvenza di onnipotenza, i soldi come lasciapassare universale, le tre S maledette, se perdi il controllo perdi umanità e dignità in un colpo solo. Il gioco è retto fino ad un certo punto, prima o poi il castello cade e torni in basso, molto in basso, il successo svanisce così come il sesso e i soldi.

Siamo circondati da giochi di potere e non c’è bisogno di andare fino ad Hollywood. Il potere è una cosa bellissima se governata, permette di firmare veri e propri capolavori per l’umanità. A volte è uno stivale che calpesta la qualsiasi, a volte è un grande telo che offusca merito e trasparenza, a volte è una trivella che abbatte case con persone dentro.

Una grande illusione perché alla fine il potere più grande lo conferisce l’umanità, il saper stare in mezzo al mondo nel pieno rispetto delle regole, la comprensione dei sentimenti umani e delle dinamiche legate ad essi.

Il potere di essere UOMINI, chi può dire di averlo al giorno d’oggi?

Annunci

I soldi non fanno l’umanità

Esseri umani, siamo esseri umani. Houston, abbiamo un problema! Ce ne siamo dimenticati, meglio ripeterlo, siamo esseri umani!
Ho frequentato diversi posti di lavoro, probabilmente tanti ancora ne frequenterò.
Ho frequentato diversi ambienti “di vita”, probabilmente tanti ancora ne frequenterò.
Ho visto professionisti esemplari nel loro lavoro ma dilettanti nella vita.
Ho visto persone deviare il proprio percorso verso un altro ascensore perché prendere lo stesso “mezzo” di uno stagista sarebbe stato mischiarsi con la plebe.
Ho visto cose che voi umani proprio…parlo con voi, umani veri, perché non basta avere una conformazione da uomo per esserlo.

Uomo è portatore di emozioni, di sentimenti, manifestante di umanità.
Uomo è sorriso, rabbia, verità. Uomo non è avvocato, né medico, né calciatore, uomo è chi tende la mano agli emarginati, chi guarda all’essenza e non all’apparenza. Un abbraccio a quelli che non hanno magari un titolo altisonante, a quelli che hanno deciso di puntare sulla propria umanità.

Tutti bocciati all’esame di abilitazione alla vita, tutti tronfi con un pezzo di carta appeso alla parete. Ricchi da non saper dove mettere i soldi, soli nella loro indifferenza, i titoli dei giornali li esaltano, la vita li ha già etichettati come perdenti.

L’ascensore degli esseri umani è sempre più vuoto ma il portatore di umanità incita coloro i quali vogliano entrarci. Basta ascoltare la propria essenza, a niente vale un assegno a 9 zeri.

I soldi non fanno l’umanità.

Dialogo tra un accumulatore folle e un folle spirituale

I soldi fanno la felicità, non ho dubbi, prova a costruire la tua soddisfazione personale senza quelli e vedrai…
I soldi non fanno la felicità affatto, essa si costruisce sulla crescita personale e spirituale, passo dopo passo, altro che assegni, Ferrari o transatlantici.

Dove sta la verità? Da attento osservatore credo che l’essere umano sia mosso dalla prima convinzione, vedo una bulimia sempre crescente di cose materiali, accumulatori seriali, raccogliamo, mettiamo da parte, una gara continua con il nostro vicino di casa, non ci riposiamo mai e non ci godiamo nulla di quanto abbiamo a disposizione.
La seconda categoria di persone? Folle. Come si sviluppa una persona se non cresce contestualmente il suo conto in banca? Guarda qui, io ho la mia nuova macchina mentre tu curi il tuo spirito. Col tuo spirito ci mangi?
Non sono nato folle, anzi c’erano tutti gli indizi per rientrare nella prima classe, ma lo sto diventando, con orgoglio. Nella schifosa normalità con cui ci confrontiamo ogni giorno, ci vogliono attributi solidi da sfoderare per andare controcorrente.
Ecco un dialogo ipotetico tra un accumulatore e un “folle”.

A. Cosa fai nella vita?
F.  Scrivo.
A. Scrivi? E come fai a mantenerti? Dovevi fare l’avvocato, il medico, il portafogli sarebbe stato sempre pieno. Il mondo è dei professionisti, gli artisti sono ai margini delle strade, il loro talento come cuscino per dormire sotto un ponte, nulla più.
F.  Ho deciso di curare il mio spirito e il mio essere per ricercare la vera felicità. Ho provato ad omologarmi, non ce l’ho fatta, faccio parte dei folli, rischierò ma sarò coerente con me stesso.
A. Bella storia, ma come ti togli le soddisfazioni della vita stentando in questo modo? Lavoro 12 ore al giorno, mi ritiro a casa stremato, faccio solo quello, ma nel weekend mi godo quanto accumulato. Lo faccio anche per i miei figli, li vedo pochissimo ma si ricorderanno di me quando riceveranno tutta questa eredità.
F. Che senso ha comprare montagne di giocattoli per i tuoi figli se poi non hai il tempo di scoprirli con loro?
A. Beh vedessi quanto si divertono, non posso fermarmi, lo faccio per loro!
F.  E se ti dicessi che lo fai per te stesso e non per loro?
A. Balle, faccio di tutto per renderli felici, tu piuttosto, sei giovane ma prima o poi dovrai farti una famiglia. Come la manterrai?
F. Intanto sto lavorando su me stesso e sulla mia persona, per poter accogliere l’amore e tutto ciò che ne deriva. Ogni gioco che comprerò ai miei figli lo spacchetterò con loro, sì, saranno poche le cose che offrirò ma avranno sempre il mio tempo. Per ora dono amore al mio prossimo, col volontariato, con un sorriso ad un passante, con il più semplice dei gesti. Non guadagno niente di materiale, semplicemente semino, lascio qualcosa di me in questo mondo, piccole cose in confronto alle tue ricchezze ma mi accontento.
A. Perché non fai un lavoro più remunerativo, non sei nelle condizioni di poterti permettere di perdere tempo col volontariato.
F.   Hai mai provato?
A.   No e che ci guadagno?
F.   Prova e vedrai.
A.   Fossi matto! Non ho tempo, ho tante di quelle cose da fare!
F.   Sai che, quando sarà finito il tuo tempo, non potrai portati nulla di materiale? Lavorerai fino al giorno prima della tua morte, eppure potrai portati solo la tua anima al di là di questa vita.
A.  Tanto io non credo e poi quello si vedrà! Scusa mi chiamano, ho un appuntamento urgente, non posso perdermi in chiacchiere.