4) Resto a casa: fuori non si scherza

Rieccoci qui con un altro appuntamento con il “Resto a casa”. Dopo 7 giorni di clausura totale sono uscito per ragioni di necessità, dovevo infatti fare la spesa. Non vi nego che il mio stato d’animo oscillava tra una piccola euforia per questo “break dalla clausura” e una grande paura per quello che c’era o meglio non c’era fuori.

Ragazzi non si scherza, l’emergenza coronavirus è una cosa seria e non ve lo ricordano solo quotidianamente i molteplici messaggi del ministero alla Tv. Eravamo già scontrosi come popolo, sorridenti lo siamo sempre poco, adesso siamo letteralmente terrorizzati alla vista del prossimo. Mascherina o non mascherina ci si guarda con diffidenza, vediamo il nemico ovunque, chiunque può infettarci.

Uno scenario surreale ma, per favore, rispettiamo le regole: facciamo una spesa robusta che duri almeno una settimana e stiamo in casa. Se tornate spesso al supermercato anche solo per comprare due fettine di prosciutto non siete furbi o bravi, ma semplicemente state aumentando la possibilità del contagio e in questo caos ci siete pure voi!

Ritroveremo il sorriso, la bellezza di andare a fare la spesa in maniera normale, le chiacchiere con gli amici o anche solo col vicino di posto, in fila alla cassa potremo di nuovo parlare, rompere il ghiaccio, siamo esseri sociali e lo scambio è solo congelato in attesa di tempi migliori.

Ero uscito con quel pizzico di euforia di chi vede la luce dopo tanto tempo, sono tornato spaventato ma consapevole. Sto facendo la scelta giusta, sto adottando i giusti comportamenti e voglio avere fiducia nella gente perché tutti vogliamo recuperare la nostra routine. Godiamoci paradossalmente anche il bello di questa clausura, i nostri cari, il tempo da poter utilizzare a nostro piacimento, un sole caldo che illumina la nostra finestra.

Io resto a casa, anche perché fuori non si scherza.

Il farmaco migliore si chiama sorriso

Siamo un popolo sempre più malato, siamo un popolo sempre più bisognoso di cure. Farmaci ce ne sono tanti, la medicina ha fatto passi da giganti, talmente ampi che non ce ne accorgiamo, c’è una cura per molto, purtroppo non c’è una cura per tutto.

A volte si riesce a guarire, altre volte, nonostante tutto, si soccombe alla malattia, una scure che non risparmia davvero nessuno, piccini compresi. Abbiamo malanni gravi e meno gravi, capacità di sopportazione del dolore diversa, diversi gradi e stadi.

Siamo persone con un vissuto e un trascorso diverso, c’è chi è steso da una febbriciattola e chi continua a ruggire davanti ad un tumore. Poi ci sono i mali interiori e i mali esteriori, i primi sono meno visibili ma sanno essere laceranti, è più difficile esprimerli ed è più difficile essere compresi, a volte si viene etichettati come “depressi” tralasciando che la depressione sia una vera e propria malattia.

Siamo esagerati, lamentosi, ingigantiamo un problema che potremmo risolvere in 30 secondi, non abbiamo rispetto per le storie davvero tragiche, quelle senza soluzione o dalla risoluzione altamente complicata.

Siamo persone, deboli, forti, capaci di magie e di capitomboli pazzeschi, ce la facciamo da soli o necessitiamo di un aiuto, ci sentiamo in colpa per la fame nel mondo e poi mangiamo fino a stare male.

A volte scegliamo deliberatamente di star male, scegliamo di alzarci incazzati e di non dare confidenza a nessuno, scegliamo di lamentarci per le piccole inezie.

Soprattutto decidiamo di privarci del più efficace farmaco per curare i nostri malesseri:  del sorriso

Un bel sorriso non si spegne mai

Ci sono sorrisi che non si spengono mai, rimangono accanto a te, in un ricordo, in un’immagine, in un flash di vita.

Ci sono persone che ti rimangono dentro, anche se non le vedi quotidianamente, li lasci lì in una parte di te e ti fanno compagnia nei momenti controversi

Ci sono storie che lasciano il segno, incontri che cambiano la vita, parole dette o ascoltate che risuonano nella mente per sempre.

Barbara se ne è andata, ha combattuto tanto, tantissimo, ha vissuto nel miglior modo possibile nonostante una malattia senza cuore. Barbara ha alleviato preoccupazioni e malumori di tantissime persone irrompendo con la sua vitalità, il suo sorriso e la sua voglia di vita. Barbara ha tradotto in mille azioni quotidiane la parola altruismo.

Una ragazza trentenne dalla forza incontrastabile, un vulcano di idee e positività che non può che rimanerti dentro con tutto il suo carico di insegnamenti. Ha affrontato la sua malattia con dignità e coraggio, ha colto ogni occasione per fare del bene, ha guardato con occhi e cuore caritatevole all’intera umanità, non si è mai lamentata e non ha smesso un attimo di agire.

E avrebbe avuto tutti i motivi di questo mondo per maledire il destino, un tumore raro, cicli di chemioterapia, alti e bassi costanti. No, era sempre in movimento, anche con un filo di voce, anche con una tacca di energia, sempre in fermento con la sua mente poliedrica. Voleva lavorare, voleva fare volontariato, aveva fede in Dio e nell’umanità intera, si era fatta portatrice di una splendida missione per il benessere comune.

Speciale, unica e non può che esserlo una che alla prima telefonata mi consiglia di provare ad essere “happy” sentendomi un po’ debole di voce.

Cara Barbara, non avrò mai la tua forza ma ci proverò, la tua missione è sempre stata la mia missione, il tuo bel sorriso non si spegnerà mai illuminando la mia e la nostra strada verso il prossimo.

Meriti un mondo migliore

Meriti un mondo migliore, un mondo che esalti il tuo sorriso, che riverberi la tua allegria. Tutti fanno a gara per spegnerti, per disinnescarti, per tirare fuori il peggio di te.

Meriti un mondo migliore, un mondo che ti culli tra le sue ideali braccia, dove ti senta al sicuro, dove nessun uomo può colpire la tua psiche o il tuo corpo con la sua violenza.

Meriti un mondo migliore, un mondo che agevoli i tuoi sogni, che alimenti la tua autostima. La gente ti scavalca, calpesta il tuo merito e non riesci a capire perché.

Meriti un mondo migliore, un mondo che ti consenta di essere libero, che rispetti i tuoi tempi, bisogni e voglie. Sei chiuso in una campana di vetro e comincia a mancarti l’aria.

Meriti un mondo migliore, un mondo che tuteli la tua bellezza, che custodisca la tua fragilità. La malattia ti sfigura, attenta alla tua armonia, è sempre in agguato.

Meriti un mondo migliore ma anche tu devi fare la tua parte! Non perdere la speranza, circondati di positività, incidi col tuo piccolo grimaldello personale!

Quel sorriso che ti cambia la giornata

Si può ridere anche in un posto triste, si può ridere anche quando dentro la luce è spenta, chi lo vieta, chi lo impedisce?

Un raggio di sole arriva anche in ospedale, inaspettato, gratuito, vero. Sono seduto in ospedale con la mia fidanzata, si avvicina una sedia a rotelle portata da una donna.

“A bordo” una signora anziana, no meglio saggia, mi piace di più. Mi stringe la mano, cerca il contatto umano, il calore che sembra essersi perso nonostante le condizioni climatiche.

“Che bella coppia che siete, avete le facce buone, avete le facce da bravi ragazzi”, si ferma a parlare un po’, giusto due minuti, sempre un sorriso accennato, la voglia del confronto, la bellezza della compagnia.

La sua accompagnatrice/badante fa ampi gesti, mette le mani sulla tempia sussurrando: “questa è pazza, non fateci caso“.

La simpatica signora continua: “State bene insieme, se andate d’accordo continuate così, ma anche se non andate d’accordo non temete, ognuno può andare per la sua strada”.

Si congeda ma avrebbe voluto parlare un altro po’, si congeda perché trascinata da chi la chiama pazza e continua a sussurrare: “Dà fastidio a tutti“.

Eppure quei due minuti mi hanno cambiato la giornata, eppure un sorriso e due chiacchiere possono incidere sul tuo umore, eppure si può pensare di essere sereni anche in un posto triste come l’ospedale.

Siamo messi male se francobolliamo come pazzi “i portatori di umanità“, siamo messi male se non abbiamo voglia di confrontarci col prossimo, se ci isoliamo con cuffiette e telefonini, siamo messi male se ci arrendiamo alla disumanizzazione di massa.

Grazie signora misteriosa, il tuo sorriso mi ha cambiato la giornata!

Risveglia il bambino che è in te

Parli con la bocca della società in cui vivi, ne assorbi i condizionamenti, prima eri spontaneo, senza filtri, ti affacciavi per la prima volta sul mondo. Risveglia il bambino che è in te!

Sei sempre serio, corrucciato, del sorriso neanche l’ombra, un tempo ti dovevo tappare la bocca per frenare quella risata fragorosa. Risveglia il bambino che è in te!

Casa – lavoro, al massimo lavoro – casa, non c’è spazio per il divertimento, ricordi quando correvi scalmanato per la piazza della città fino a notte fonda? Risveglia il bambino che è in te!

Esci di casa sempre di fretta, tua moglie lì ad aspettare un tuo bacio o parole che la scaldino, pensi “c’è ancora tempo”, ricordi quando da piccolo correvi verso tua mamma e le stampavi un bacione con lo schiocco dicendole “ti voglio bene“? Risveglia il bambino che è in te!

Sei ormai troppo razionale, niente deve scostarsi dai tuoi binari, ma rammenti invece il passato quando ti lasciavi andare a “qualche colpo di testa“, stupivi gli altri e stupivi anche te stesso. Risveglia il bambino che è in te!

Calpesti, non ti soffermi, vai veloce, dritto per la tua strada, all’epoca rispettavi i più grandi, sapevi stare al tuo posto, conoscevi il limite oltre cui non andare. Risveglia il bambino che è in te!

Cosa stai aspettando per risvegliare il bambino che è in te?

Quanti sorrisi vuoi ancora perdere nella tua vita?

Sorridi spesso, qualunque cosa ti accada. Sorridi per te stesso, per dare risalto alla tua anima, per scaldare il tuo corpo.

Sorridi tanto, se proprio non riesci a farlo per te fallo per il tuo vicino, per le persone che incrocerai, per la tua famiglia, per i tuoi amici.

Sorridi sempre, hai i muscoli del viso che si ribellano, ti sei svegliato con il piede storto, ma fallo per la società, per la tua terra, per un mondo migliore.

Sorridi ora, non rimandare, non costa niente. Vuoi perdere la possibilità di sfruttare una delle poche cose gratuite rimaste?

Sorridi anche in questo momento, nella fase più buia della tua vita, a poco a poco. Da cosa vuoi cominciare, se non da un piccolo sorriso, per rivedere la luce?

Sorridi per favore, anche in questo momento di tensione, anche con una salute precaria, lo so è difficile, sembra insensato ma non sai quanto bene può farti!

Sorridi, fallo anche senza motivo, creerai un effetto domino di bocche che si schiudono.
E se incontri tanti bronci sorridi ancor di più, accetta la sfida!

Sorridi al tuo amore, alla vita, ad un cielo azzurro, ad un tramonto come ad un mare in tempesta, davanti ad un tappetto rosso come ad una buccia di banana.

Fallo ora, quanti sorrisi vuoi ancora perdere nella tua vita?

L’ospedale del sorriso

Metti un luogo triste, l’ospedale. Aggiungi l’espressione massima della felicità, un bel sorriso spontaneo. Prova ad unirli e vedi cosa ne esce fuori.
Anche la sofferenza può essere anestetizzata da una risata, persino la malattia può essere esorcizzata col buonumore. Nessuno vuole sminuire niente, nessuno vuole trascurare lo sgomento davanti ad un bambino malato di cancro. Ma la sofferenza non può averla vinta su tutto: sulla spensieratezza di un piccolo ribelle, sulla splendida ingenuità di una ragazza adolescente, sulla inguaribile voglia di sognare di un ragazzo alle prime armi della vita.

L’ospedalizzazione del bambino è un tema importante. I piccoli eroi passano intere giornate, mesi, a volte anni, nei reparti. Entrano carichi, poi sono spaesati, per certi periodi si spengono, si aggrappano con le unghie e con i denti alla loro voglia di giocare, rivendicano il loro diritto di essere bambini. Spensierati, maledettamente affascinanti, con un sorriso che non accenna a spegnersi. La malattia è lì ma un tizio sorridente, col camice e il naso da clown li accende all’improvviso. L’indomani potrebbero non svegliarsi o ricevere la notizia più bella della loro vita ma il gioco non può aspettare, il sorriso reclama il suo spazio.

Insegnano storie ai più grandi, lezioni di vita racchiuse nella semplicità, spunti grandiosi per diventare uomini migliori. Ti ci affezioni, loro si affezionano a te ma devi mantenere una piccola distanza, per te, per loro, per il bene di tutti.
Il sorriso tiene accesa la speranza, la speranza tiene alta la guardia sulla malattia. Certe cose le puoi decidere tu, altre dipendono dal destino, ma lo spirito può fare tutta la differenza di questo mondo.

Tutti meritiamo un sorriso, anche in ospedale, anche quando tutto non ha un senso, per questo ho deciso di scrivere “Cellule Impazzite”. Una storia che fa bene al cuore, che risveglia la nostra sensibilità, di cui ci vergognamo troppo spesso.

Ve lo dice un volontario che va in reparto da dieci anni, ve lo dice chi è sempre più grato di poter stare accanto a dei piccoli guerrieri sorridenti.

Il calendario del sorriso e della speranza

Io e Barbara ci rincorriamo per un po’ di giorni prima di sentirci. All’inizio non riesco a risponderle io, poi non può lei ma dall’inizio mi regala una grande carica grazie ad un semplice messaggio vocale. Le dico affranto che non l’ho potuta chiamare perché ero carico di lavoro e lei con una voce squillante e carica di allegria mi dice di non preoccuparmi e di essere “happy”. Bastano queste parole per cambiarmi la giornata ma so che il meglio deve ancora venire. Ci sentiamo nella giornata di sabato, lei è Barbara Maino, biologa catanese di 29 anni, e da nove mesi combatte contro un tumore rarissimo al surrene. Cominciamo a parlare delle nostre vite e dei nostri progetti, Barbara è un vulcano di idee e positività, ogni tanto la sua voce si fa un po’più seria ripensando ai cinque cicli di chemioterapia e al sesto che presto dovrà arrivare e che sarà l’ultimo per cercare di combattere la malattia.

Barbara è un’altruista nel dna, mi chiede notizie sulla mia associazione di volontariato, manifesta il suo rammarico perché le varie associazioni non le consentono di ricoprire il ruolo di volontaria. Non si perde d’animo, non perde un’ora del suo preziosissimo tempo, si mette subito all’opera ed elabora un nuovo progetto, un calendario virtuale fatto da foto di persone che hanno combattuto o combattono contro il cancro. Il suo post su Facebook diventa ben presto virale: “L’idea è quella di creare una sorta di calendario virtuale. Mi rivolgo a chi combatte o ha combattuto contro il cancro. Potremmo unire tutte le nostre foto e postarle mensilmente su una pagina Facebook spiegando in poche righe chi siamo e come abbiamo sconfitto o stiamo sconfiggendo il tumore. L’obiettivo è triplice: da una parte avviare una campagna di sensibilizzazione, da un’altra fare donare una speranza a chi non ce l’ha e ancora raccogliere fondi per la ricerca sui tumori rari».

Barbara crede fortemente in questo progetto, il suo carico di entusiasmo diventa ben presto anche il mio, il suo cuore generoso si proietta sull’umanità intera, sulla parte colpita dalla malattia ma anche sulle persone che hanno bisogno di qualsivoglia aiuto.

Un calendario con le foto di chi vuol metterci la faccia, di chi ha capito il vero valore della vita, di chi non si arrende mai ma anche di chi sta vivendo il suo periodo di grande sofferenza. Uno strumento tangibile per raccogliere fondi per la ricerca, elemento che sta molto a cuore ad una biologa come Barbara. Basta davvero poco per realizzare questo progetto portato avanti con entusiasmo da una ragazza che ci ha messo la faccia.

Adesso è il vostro turno, per mandare le vostre foto e per diffondere questa iniziativa!!!
Ecco il link della pagina, “Nel cassetto di ALIce”

https://www.facebook.com/nelcassettodiALIce/?pnref=story.unseen-section

Basta poco, come mi ha insegnato Barbara in queste trenta intensi minuti di chiacchierata.

Il sorriso di un bambino

Il sorriso di un bambino
come sole in un mattino,
come gioia incontrollata
di una vita appena nata.
Come raggio di speranza
di una donna in gravidanza.
Come ancora e salvezza
in momenti di tristezza.
Come luce abbagliante
di una notte devastante.
Il sorriso di un bambino
dona fuoco ad un camino,
mette pace in un istante
anche al cuore di un furfante.