“Sono una donna e solo per questo merito rispetto”

Una violenza continua. Sono donna, ma ci sono uomini che mi considerano come un oggetto, da plasmare a loro piacimento. Vivo in una grande città, mi muovo da sola, sono indipendente, non ho ancora trovato l’uomo giusto. Ci ho provato ma è andata male, all’inizio sembrava tutto bellissimo, poi ho capito in che guaio mi ero cacciata, ho provato a staccarmi ma lui non ne ha voluto sapere, anzi non ne vuole ancora sapere.

Sveglia alle 7, come ogni mattina, doccia veloce e via verso i mezzi pubblici. Percorro un bel tratto di strada a piedi e li trovo tutti belli svegli, pronti ad un commento colorito sul mio fondoschiena. Non lo fanno neanche con discrezione, sono uomini che devono assecondare la loro fame di possesso, ho un bel fisico, vado in palestra, mi copro il più possibile perché non mi piace ostentare ma non basta. Roba che neanche i cavernicoli…
Sui mezzi pubblici mi sento palpata in continuazione, se mi azzardo a parlare sono guai, tutto è dovuto, tutto è concesso, sono una bambola nelle loro mani. No, non sono remissiva, capita mille volte di rispondere, di chiedere spiegazioni su qui contatti ma i risultati sono vani. C’è chi fa finta di niente, chi risponde di starmi zitta se no finisce male e chi, per tutta risposta, continua a palparmi, sempre più insistentemente.

Per fortuna a lavoro riesco a ritagliarmi i miei spazi, il mio essere donna può esprimersi al meglio, ma dopo otto ore via di nuovo con la trafila dei mezzi pubblici e più c’è calca più sono le mani e i “pacchi” con cui vengo a contatto. Ho pianto, lo farò ancora, a volte mi sono detta che è colpa mia, perché sono così bella o perché mi vesto in modo provocante, poi ho fatto un’analisi lucida e il mio ribrezzo nei confronti di questi soggetti si è alimentato, sono loro ad essere uomini malati, mio padre non è così, mio fratello non è così o almeno spero.

Sì, perché spesso negli insospettabili si nascondono i veri mostri, come Marco, bravo ragazzo, conosciuto in biblioteca, frequentazione, innamoramento ed una storia classica dai bellissimi contorni nata nel giro di un mese. Il primo schiaffo, durante la prima lite, l’ho sottovalutato, uno spintone, qualche giorno dopo, mi ha fatto finire contro il tavolino di vetro, ma nulla, ho pensato fosse nervoso per via del licenziamento . Da episodi sono diventati normalità, violenze su violenze, occhi tumefatti e le giustificazioni più disparate inventate a lavoro. Sì, lo ammetto, pensavo fosse colpa mia, che mi si potesse addebitare qualche carenza nei suoi confronti. Un giorno mi sono guardata allo specchio in ufficio, dove ero stimata e rispettata da tutti. Ero pallida, impaurita, con l’occhio gonfio, mi sono data della cretina, strappata i capelli e ho capito che avevo sbagliato tutto.
Sono tornata la donna forte e determinata di sempre, una volta a casa ho preparato le valigie di quest’uomo e l’ho buttato fuori di casa, ho cancellato il numero e cambiato serratura, ho capito che la responsabilità era tutta sua, un violento frustrato con cui non volevo avere più nulla a che fare.

Ora sto tornando a casa, tra una palpata e l’altra, vedo una scritta sul cancello, insulti che non voglio riferire, riferisco tutto alle forze dell’ordine che mi stanno seguendo in questo percorso contro il mio stalker. Non posso più uscire la sera, Marco non si è rassegnato, poi diciamolo francamente, una donna sola per le strade di una grande città non se la passa poi così tanto bene di notte. Mi limito, ho paura ma sono donna e solo per questo merito rispetto. Mi voglio un gran bene, riuscirò ad avere la meglio sulla violenza fisica e psicologica di questi che chiamano uomini. Mi voglio un gran bene, dunque continuo a credere di meritare un uomo vero, che possa riempirmi di parole ma dolci, che possa toccarmi in un abbraccio d’amore.

Non è una storia vera, anche se è storia inesorabile di tutti i giorni. Voi avete qualche esperienza da raccontare? Quale è il vostro punto di vista sull’argomento? Quali le possibili soluzioni?

Annunci