Il terremoto ti riporta con i piedi per terra

Sono a casa, queste quattro mura, sempre le stesse. Accanto la mia famiglia, sempre la stessa, le solite lamentele, sorrisi veri che si mischiano a quelli falsi, è così tremendamente noioso, sempre qui, a fare le medesime cose, a mangiare insieme, forse a sopportarci vicendevolmente.

Siamo tutti, non manca proprio nessuno, anche la zia, insopportabile con la sua boria! Sì, vero, è l’unica occasione per stare insieme tutto l’anno. Mia madre sempre a lamentarsi, i cugini urlano, voglio a tutti un gran bene ma non potrei mai dirglielo, ho tempo e, in ogni caso, non è da uomo.

Il solito senzatetto davanti alla chiesa, mi domanda dei soldi per suo figlio, io non ne ho, ad ogni modo potrò darglieli domani, è sempre lì, a dire le stesse cose.

Finisco di sbrigare le ultime cose in ufficio mentre con un occhio scorgo l’ennesimo annuncio di lavoro ideale per me. No, non sarò mai in grado, in ogni caso ho tempo, manderò il curriculum domani.

I miei figli reclamano spazio, vogliono giocare con me prima del cenone, ho del tempo libero in effetti ma sono troppo stanco per dargli retta. Un giorno in più o un giorno in meno non cambierà il loro affetto nei miei confronti.

Mia moglie si sta preparando per la festa, la vedo bellissima mentre si trucca, sono tentato di cingerla da dietro e sussurrarle “ti amo“, non lo faccio, sono ancora arrabbiato con lei per quella discussione, in ogni caso lo farò domani.

Adesso sono fuori, non ho mai desiderato essere a casa come in questo momento, urlo cercando traccia dei miei affetti. Voglio dire a mia madre che le voglio bene, voglio urlare a mia moglie che la amo, voglio giocare a palla con i miei bambini, sfruttare le occasioni per essere finalmente me stesso.

Da lontano scorgo il senzatetto, sempre lui,si precipita a darmi una mano, adesso siamo nelle stesse condizioni, anzi no, io sono un uomo che rimpiange, lui è un uomo che non prova risentimento, nonostante quell’euro non dato.

L’orologio è fermo a quell’ora, i resti del cenone sul tavolo, il terremoto ha lasciato alcune cose, ha graziato la mia famiglia, ha spazzato la mia arroganza, mi ha finalmente riportato con i piedi per terra.

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Quanto tempo perdiamo a lamentarci?

Apriamo bene le orecchie, usciamo da casa e passeggiamo per strada, ascolteremo un fiume di lamenti. Rechiamoci in ufficio, per le nostre consuete otto ore di lavoro, ci sorprenderemo per le diverse tipologie di lamentele che riesce a sfornare un lavoratore medio. Ci sono quelle del mattino, con il sonno ad aizzare propositi omicidi, se poi è lunedì apriti cielo, si fa scorta di lamenti per tutta la settimana, non si sa mai…
Ci sono quelle a fine turno, perché non si finisce mai in orario, perché ci sono troppe cose da fare, perché per l’ennesima giornata si è fatto ciò che proprio non piace per portare a casa uno stipendio (quando arriva, se no sono altre lamentele, giustificatissime direi).

Ci sono le lamentele perché non si ha uno scopo preciso nella vita, quelle in fila alla posta perché non abbiamo tempo da perdere, quelle in mezzo al traffico che si canalizzano in un clacson che non smette mai di suonare. Poi le lamentele da rientro a casa quando bambini e moglie (o marito) si lamentano a loro volta per le lamentele che hanno dovuto subire, rispettivamente dalla maestra e dai vicini.
Stupende quelle da noia, perché non si sa che fare, scontate quelle sociali contro lo Stato, la crisi e la disoccupazione. Chi è single si lamenta per la mancanza di compagnia, chi è fidanzato si lamenta con l’amico single che gode di una certa libertà. Chi è giovane piange se stesso per non avere l’esperienza necessaria per rispondere alle offerte di lavoro, chi è adulto rimpiange i tempi che furono quando si era giovani. Chi è sovrappeso si danna per non riuscire a fare la dieta, si lagna davanti ad un bombolone alla crema seduto su un divano, mentre guarda in tv un personal trainer insegnare degli esercizi per dimagrire.
Chi è magro vorrebbe avere i muscoli e crede che con la forza della mente riesca a diventare come il bambolotto palestrato che sta guardando sul giornale, chi ha la Ferrari vorrebbe avere la Porsche, poi cambia veramente e vorrebbe tornare alla Ferrari.

Chi ha cinquanta vorrebbe avere cento, si lamenta in continuazione imprecando contro l’Olimpo intero, sta seduto sulla sua sedia contando quei cinquanta….non sia mai possa aver contato male.
C’è poi l’uomo che ha accanto una ragazza un po’piatta ma amorevole, esprime un desiderio e riceve come “dono” una compagna ben fornita. Va in giro con lei, nota gli sguardi di altri uomini, i commenti non proprio oxfordiani e si corrode dalla gelosia. Si pente subito della sua richiesta, dal canto suo lei ormai lo ignora e pensa solo al suo fisico. Vorrebbe tornare indietro e torna a lamentarsi.

Poi c’è il ragazzo di campagna: non sa che cosa sia una Ferrari perché non ha la televisione e non compra i giornali. Lavora i campi dalla mattina alla sera, con il sole e con la pioggia, bocca chiusa e faticare. Fidanzato da una vita con Maria, la sua “vicina di campo”, non bella come Monica Bellucci ma con un gran cuore che basta e avanza.
Ah, c’è anche Luca, figlio di operai, ha ricevuto pochi beni materiali ma tanto amore, la sua vera benzina. Non ha bisogno di lamentarsi e di ragioni ne avrebbe: vive in una stanza minuscola, guadagna 500 euro al mese in nero, è single perché non ha i soldi per portare fuori una ragazza ed ha almeno 10 kg in più rispetto al suo peso forma. Non ha i soldi per la palestra ma ogni mattina, alle 7, prima di andare a lavoro, corre per strada in mezzo alle macchine che sfrecciano. Non è raccomandato, continua a prendere porte in faccia tentando di diventare cantante, non molla, non ha energie da disperdere in inutili lamentele.
Non è finita, c’è pure Giada, malata di cancro, le restano poche speranze, secondo voi è così matta da non sfruttare al meglio il tempo a disposizione? Nessuna lamentela, ci crede, nonostante tutto, in ogni caso è opportuno vivere il più possibile.

Più hai più vuoi, meno hai più ti dai da fare. Quanto tempo perdiamo a lamentarci? Quanta energia investiamo per un’attività così stupida? Cosa potremmo fare di produttivo in quello stesso lasso di tempo?

Qual è il vostro punto di vista? Parliamone!!

Non ho tempo…per avere tempo

Io non ho tempo per giocare con i miei figli…ma ce l’ho per fissare l’ennesimo appuntamento di lavoro di questa giornata

Io non ho tempo da dedicare a me stesso… ma ne ho in abbondanza per chi vuole saccheggiare il mio modo di essere.

Io non ho tempo per ascoltarti, amico mio… ma la sera ne ho a volontà per la tv e i suoi programmi trash.

Io non ho tempo per aiutarti in questo momento di difficoltà…ma due-tre ore sui social non me le toglie nessuno.

Io non ho tempo da dedicare a chi mi tende la mano chiedendo l’elemosina… ma mi piace fermarmi mezz’ora in tabaccheria per le estrazioni del lotto.

Io non ho tempo per fare volontariato… ma la birretta dalle 23 con gli amici non me la toglie nessuno, cascasse il mondo!

Io non ho tempo per farmi quel controllo medico… ma quando esce l’ultimo modello della mia moto non farò passare un secondo, sarà mia!

Io non ho tempo per ascoltare mio figlio e la sua giornata di scuola…ma nei miei lunghi viaggi trovo sempre qualche minuto per comprargli l’ultimo gioco uscito.

Io non ho tempo da dedicare al mio fisico…ma quell’ora la investo per sgranocchiare popcorn e patatine davanti all’ultimo gioco della playstation

Io non ho tempo per avere tempo! Intanto mi trovo su un divano, solo, stanco e malato. Facebook a farmi compagnia, il lavoro è così noioso! I miei figli nel frattempo sono cresciuti ma io… non avevo tempo!