Puglia: il dolore calpestato dagli sciacalli

Credo che ci sia un tempo per il dolore e un tempo per le polemiche. Penso che sia giusto voler fare luce sul disastro ferroviario in Puglia ma penso anche che la fretta e la smania di trovare un colpevole (o peggio di trovare lo scoop) abbiano calpestato un dolore che richiede la sua naturale elaborazione.

Rispetto, una parola tanto abusata ma poco compresa, giornalisti subito sul luogo dello scontro ad introdursi nelle storie intrecciatesi su quel binario unico, dove due treni ad alta velocità hanno fatto il botto, ad una velocità superiore ai 100 km/h.
Rispetto confligge con sciacallaggio, un vizio che si impossessa di chi vuole a tutti i costi ergersi a maestrino o lucrare sulle disgrazie altrui. Allora ecco politici che a 2 minuti dall’incidente sparano già sentenze, botta e risposta violenti, neanche il tempo di capire cosa SIA successo. Per non parlare poi dei curiosi, di coloro i quali non aiutano a scavare, a dare conforto a persone ferite, sotto shock, orfane di un proprio caro. No, a loro interessa fare un selfie con le rovine, due treni che impattano, roba da urlo, da raccontare ai propri amici. E che dire poi del video postato su Facebook e Twitter, chissà quanti mi piace potrò fare, ci si può anche diventare famosi sulle tragedie.

Intanto l’attenzione dei media si concentra sul binario unico, che poi sarebbe una costante in gran parte d’Italia. Solo dopo un bel po’, dopo aver sparato sentenze e merda, a destra e a manca, si guarda alla realtà dei fatti, ad un sistema automatico che è presente ovunque tranne che in quel tratto maledetto tra Corato e Andria, quello sì avrebbe evitato davvero la tragedia, al di là dei tanti (e gravi) errori umani.

Su un altro fronte troviamo anche gli eroi della discriminazione, gentaglia che inneggia all’incidente, visto come il frutto di un Sud inferiore, arretrato, inquinato dai terroni.
Si parla di binario unico mentre sarebbe opportuno parlare di “dolore unico“, da Nord a Sud. Che il meridione d’Italia sia fermo ancora al 1900 è cosa evidente, che nell’ultimo secolo non si sia fatto nulla è cosa raccapricciante, che i recenti investimenti, fatti di treni veloci abbiano riguardato solo ed esclusivamente il Nord fa pensare.
In tutto ciò sono morte 23 persone, persone che fa rima con terrone. Al Sud devono aspettare ore intere per prendere un treno sgangherato e senza condizionatore, poi per fare un piccolo tratto non ci mettono 5 minuti come al Nord, anzi per loro treno significa odissea e ritardo significa consuetudine. Si erano perse solo un “piccolo tassello”: treno può significare anche morte.

Nella disperazione di un’arretratezza evidente, ci piace ricordare (con una grande fitta al cuore) le tante storie umane che stanno dietro lo scontro. Casualità, giorno in più o giorno in meno che fa la differenza nell’appuntamento con la morte, matrimoni mancati e quella mamma e quella figlia trovate abbracciate, i corpi senza vita intrecciati, i cuori volati in un mondo dove non ci sono errori, morti o incidenti. Ci piacciono le immagini dei tanti pugliesi dal cuore d’oro che fanno la fila per donare il sangue, l’umanità di noi terroni, che, nel momento del bisogno, non manca mai.

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