Gli altri 364 giorni non lasciamo sole le donne

Chi ha avuto modo di seguire il mio blog in questi anni, ha potuto notare come io mi spenda contro la violenza sulle donne, tutti i giorni, 364 giorni l’anno. Ieri l’ho fatto in tono minore, non mi piace l’ipocrisia di una “GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE”.

Seppur l’intento sia lodevole perché è pur sempre un’occasione per ricordare i mostruosi numeri dei femminicidi, una giornata come quella di ieri dà la possibilità ai politici di aprire bocca a vanvera con proclami che non rispetteranno mai e alla gente comune di pubblicare post in difesa delle donne per poi nei restanti giorni tornare ad essere fredda e insensibile a tal tema.

Servirebbe un dialogo costruttivo e prolungato tra istituzioni, scuole e famiglie, perché se gli uomini considerano le donne al pari di oggetti, la responsabilità sta nei protagonisti del percorso in cui ci si plasma. La scuola parla di Napoleone ma non di rispetto, le famiglie preferiscono deviare il discorso, le istituzioni non aiutano ma sottovalutano o peggio ignorano.

La violenza non è lontana da noi, la violenza è ovunque e la bestia potrebbe essere davvero vicino. La minaccia equivale ad uno schiaffo, la costrizione psicologica a mani intorno al collo.

Gli Uomini veri devono fare qualcosa per le donne, ora, subito, tutti i giorni, perché senza le donne il genere umano può farsi di canto ammettendo una sonora sconfitta.

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Gli uomini sono autorizzati a saltarti addosso

“Se hai il tanga sono autorizzati a stuprarti”. No, non è un delirio, no, non chiudere l’articolo, non lo dico io ma un folle tribunale irlandese.

Vorresti spaccare tutto, ti ribolle il sangue, succede a me che sono uomo, probabilmente tu, da donna, non sai se crederci o no.

Sei davanti allo specchio e devi deciderti come vestirti per la serata? Pensaci due volte, non sei libera, la società ti dice cosa devi indossare.
Segui i consigli della legge, vestiti castigata, mi raccomando, niente minigonna, non vorrai scoprire le tue gambe vero? Rischi che sotto si veda tutto! Là fuori ci sono avvoltoi, lupi con la bava alla bocca, aspettano la tua minigonna e sono pure autorizzati a saltarti addosso.

Vuoi vestirti sexy o trasgressiva? Pensaci, non vorrai mettere in evidenza le tue forme con dei pantaloni attillati… Gli uomini vedono tutto, non c’è più spazio per l’immaginazione, li stai provocando e dunque sono autorizzati a saltarti addosso.

Una bella scarpa col tacco? No, proprio no, bandisci la tua femminilità, magari indossa un bel paio di ballerine e stai sicura. Copriti più che puoi, non lasciare vedere neanche un lembo della tua pelle. La scollatura? Ma sei pazza? Vuoi costringere l’intero genere maschile a guardarti proprio lì? Li autorizzi a saltarti addosso

Stai attenta anche al tuo intimo! Dici che non si vede? No, perché poi potrebbe arrivare un giudice che magari assolve il mostro che ti ha assaltato, propendi per i mutandoni della nonna, il tanga evitalo proprio!

Non lo vuoi capire, sei tu sul banco degli imputati! Credevi di essere libera ma un 27enne è stato appena assolto per aver violentato una ragazza di 17 anni, d’altronde lei se l’è cercata con quel tanga di pizzo…

Tu non puoi indossare più nulla, loro è bene che indossino una maschera e non si facciano più vedere, che siano uomini, tribunali o imbecilli vari che vogliono comprimere la tua libertà!

 

Il coraggio di un istante

Sabato sera, ore 21.00, giro in centro con la macchina, ad un certo punto, dopo tanto cercare, trovo un parcheggio, il sollievo dopo lo stress, mi si avvicina un tizio, mi chiede i soldi, la sua mano si impone su di me, non ho altra scelta, faccio per prendere delle monetine dalla macchina, trovo solo 50 centesimi.
Mi dice che è poco e che nella “sua zona” si paga minimo 1 euro. Pago e vado avanti, non esco tutte le sere, che cosa sarà mai quella monetina…
Sabato sera, ore 21.00, giro in centro con la macchina, ad un certo punto, dopo tanto cercare, trovo un parcheggio, il sollievo dopo lo stress, mi si avvicina un tizio, mi chiede i soldi, la sua mano si impone su di me, vado dritto per la mia strada, ho diritto a parcheggiare, non mi piego ad un’estorsione in piena regola, penso che con i piccoli buoni esempi si può costruire un mondo migliore. Al ritorno trovo la macchina danneggiata. Mi dirigo verso la caserma dei carabinieri e denuncio. Mi comporto come cittadino, come finirà poi si vedrà…

Domenica, ora di pranzo, sono tornata a casa dal parrucchiere, non ho ancora preparato da mangiare. Non riesco nemmeno ad entrare a casa, è la solita furia, mi trascina sul divano, mi spoglia e mi costringe a fare l’amore. Mi insulta, dice che sono una poco di buono, che non svolgo le faccende di casa, che mi diverto fuori mentre lui lavora. Mi rivesto e mi metto ai fornelli, sono stravolta ma devo accontentarlo, la prossima volta potrebbe essere ancora più violento.
Domenica, ora di pranzo, sono tornata a casa dal parrucchiere, non ho ancora preparato da mangiare. Non riesco nemmeno ad entrare a casa, è la solita furia, mi trascina sul divano, mi spoglia e mi costringe a fare l’amore. Mi insulta, approfitto di un attimo in cui è distratto e corro più veloce che posso. Lo denuncio, non permetterò che domani sia ancora più violento, merito la felicità, sono una donna e solo per questo merito rispetto.

Lunedì mattina, solita giornata di scuola, vedo Giovanni pestato ancora una volta, ridono tutti, godendosi lo spettacolo. Non mi resta che unirmi al coro, è divertente e figo stare dalla parte dei più forti!
Lunedì mattina, solita giornata di scuola, vedo Giovanni pestato ancora una volta, ridono tutti, godendosi lo spettacolo. Stavolta intervengo, il mio senso di giustizia non accetta più un atteggiamento omertoso. Prendo pugni e calci ma alla fine Giovanni mi sorride. Ho lividi e ferite ma ho anche un nuovo amico.

 

 

“Sono una donna e solo per questo merito rispetto”

Una violenza continua. Sono donna, ma ci sono uomini che mi considerano come un oggetto, da plasmare a loro piacimento. Vivo in una grande città, mi muovo da sola, sono indipendente, non ho ancora trovato l’uomo giusto. Ci ho provato ma è andata male, all’inizio sembrava tutto bellissimo, poi ho capito in che guaio mi ero cacciata, ho provato a staccarmi ma lui non ne ha voluto sapere, anzi non ne vuole ancora sapere.

Sveglia alle 7, come ogni mattina, doccia veloce e via verso i mezzi pubblici. Percorro un bel tratto di strada a piedi e li trovo tutti belli svegli, pronti ad un commento colorito sul mio fondoschiena. Non lo fanno neanche con discrezione, sono uomini che devono assecondare la loro fame di possesso, ho un bel fisico, vado in palestra, mi copro il più possibile perché non mi piace ostentare ma non basta. Roba che neanche i cavernicoli…
Sui mezzi pubblici mi sento palpata in continuazione, se mi azzardo a parlare sono guai, tutto è dovuto, tutto è concesso, sono una bambola nelle loro mani. No, non sono remissiva, capita mille volte di rispondere, di chiedere spiegazioni su qui contatti ma i risultati sono vani. C’è chi fa finta di niente, chi risponde di starmi zitta se no finisce male e chi, per tutta risposta, continua a palparmi, sempre più insistentemente.

Per fortuna a lavoro riesco a ritagliarmi i miei spazi, il mio essere donna può esprimersi al meglio, ma dopo otto ore via di nuovo con la trafila dei mezzi pubblici e più c’è calca più sono le mani e i “pacchi” con cui vengo a contatto. Ho pianto, lo farò ancora, a volte mi sono detta che è colpa mia, perché sono così bella o perché mi vesto in modo provocante, poi ho fatto un’analisi lucida e il mio ribrezzo nei confronti di questi soggetti si è alimentato, sono loro ad essere uomini malati, mio padre non è così, mio fratello non è così o almeno spero.

Sì, perché spesso negli insospettabili si nascondono i veri mostri, come Marco, bravo ragazzo, conosciuto in biblioteca, frequentazione, innamoramento ed una storia classica dai bellissimi contorni nata nel giro di un mese. Il primo schiaffo, durante la prima lite, l’ho sottovalutato, uno spintone, qualche giorno dopo, mi ha fatto finire contro il tavolino di vetro, ma nulla, ho pensato fosse nervoso per via del licenziamento . Da episodi sono diventati normalità, violenze su violenze, occhi tumefatti e le giustificazioni più disparate inventate a lavoro. Sì, lo ammetto, pensavo fosse colpa mia, che mi si potesse addebitare qualche carenza nei suoi confronti. Un giorno mi sono guardata allo specchio in ufficio, dove ero stimata e rispettata da tutti. Ero pallida, impaurita, con l’occhio gonfio, mi sono data della cretina, strappata i capelli e ho capito che avevo sbagliato tutto.
Sono tornata la donna forte e determinata di sempre, una volta a casa ho preparato le valigie di quest’uomo e l’ho buttato fuori di casa, ho cancellato il numero e cambiato serratura, ho capito che la responsabilità era tutta sua, un violento frustrato con cui non volevo avere più nulla a che fare.

Ora sto tornando a casa, tra una palpata e l’altra, vedo una scritta sul cancello, insulti che non voglio riferire, riferisco tutto alle forze dell’ordine che mi stanno seguendo in questo percorso contro il mio stalker. Non posso più uscire la sera, Marco non si è rassegnato, poi diciamolo francamente, una donna sola per le strade di una grande città non se la passa poi così tanto bene di notte. Mi limito, ho paura ma sono donna e solo per questo merito rispetto. Mi voglio un gran bene, riuscirò ad avere la meglio sulla violenza fisica e psicologica di questi che chiamano uomini. Mi voglio un gran bene, dunque continuo a credere di meritare un uomo vero, che possa riempirmi di parole ma dolci, che possa toccarmi in un abbraccio d’amore.

Non è una storia vera, anche se è storia inesorabile di tutti i giorni. Voi avete qualche esperienza da raccontare? Quale è il vostro punto di vista sull’argomento? Quali le possibili soluzioni?