I campioni della vita

C’è un fatto che ha scosso tutte le anime, di appassionati e non: la tragica morte di Kobe Bryant, della sua figlioletta e di altre piccole e grandi persone a bordo.

Evento doloroso, una doccia fredda che colpisce più o meno frequentemente tutti noi, la conferma della nostra mortalità, un tonfo da quella nuvoletta di infinito ed eterno su cui ci crediamo saldi.

La morte è dolorosa, la morte di un campione ci spiazza ancora di più, si porta con sé una scia di imprese, immagini, emozioni scolpite nella mente di molti. Numeri uno nello sport come nella vita, ognuno con la propria missione, col proprio pennello a firmare un capolavoro.

Una morte tragica fa più male, si tinge di inspiegabile, ci lascia orfani all’improvviso. Oscura, negativa a prima botta, ci unisce tutti nelle medesime parole e negli stessi stati d’animo.

Di fronte alla morte siamo tutti vicini, tutti incredibilmente umani. Lontani dalla morte siamo spesso gli esseri più disumani che ci siano. Quando va via un campione della vita capiamo ancor di più quanto abbia inciso sulla società e sull’umanità nel suo complesso, magari con i propri canestri, con le parole, con i gesti, con le buone azioni.

Siamo tutti uguali di fronte alla morte ma sono molti i campioni di questa vita, i papà che faticano ad arrivare a fine mese ma ce la fanno, i volontari, gli ammalati, i creativi, i coraggiosi, sportivi e artisti, le donne che si ribellano alle violenze ecc.

Campioni anche se non celebrati, campioni di valori, portatori sani di emozioni.

La morte distrugge ma fissa nella storia un’incredibile ed unica storia umana.

Un bel sorriso non si spegne mai

Ci sono sorrisi che non si spengono mai, rimangono accanto a te, in un ricordo, in un’immagine, in un flash di vita.

Ci sono persone che ti rimangono dentro, anche se non le vedi quotidianamente, li lasci lì in una parte di te e ti fanno compagnia nei momenti controversi

Ci sono storie che lasciano il segno, incontri che cambiano la vita, parole dette o ascoltate che risuonano nella mente per sempre.

Barbara se ne è andata, ha combattuto tanto, tantissimo, ha vissuto nel miglior modo possibile nonostante una malattia senza cuore. Barbara ha alleviato preoccupazioni e malumori di tantissime persone irrompendo con la sua vitalità, il suo sorriso e la sua voglia di vita. Barbara ha tradotto in mille azioni quotidiane la parola altruismo.

Una ragazza trentenne dalla forza incontrastabile, un vulcano di idee e positività che non può che rimanerti dentro con tutto il suo carico di insegnamenti. Ha affrontato la sua malattia con dignità e coraggio, ha colto ogni occasione per fare del bene, ha guardato con occhi e cuore caritatevole all’intera umanità, non si è mai lamentata e non ha smesso un attimo di agire.

E avrebbe avuto tutti i motivi di questo mondo per maledire il destino, un tumore raro, cicli di chemioterapia, alti e bassi costanti. No, era sempre in movimento, anche con un filo di voce, anche con una tacca di energia, sempre in fermento con la sua mente poliedrica. Voleva lavorare, voleva fare volontariato, aveva fede in Dio e nell’umanità intera, si era fatta portatrice di una splendida missione per il benessere comune.

Speciale, unica e non può che esserlo una che alla prima telefonata mi consiglia di provare ad essere “happy” sentendomi un po’ debole di voce.

Cara Barbara, non avrò mai la tua forza ma ci proverò, la tua missione è sempre stata la mia missione, il tuo bel sorriso non si spegnerà mai illuminando la mia e la nostra strada verso il prossimo.

Scegli con chi viaggiare in questa vita

Scegliere, che bel verbo! Scegliere chiama libertà, a volte indecisione, un lusso dell’era moderna dove le cose ci vengono imposte dall’esterno.

Non scegliamo i compagni di lavoro ed eccoli lì, ad assorbire tutte le nostre energie.

Non scegliamo i parenti ed eccoli lì, a deliziarci tra apparenze, invidie e gelosie.

Perché scegliamo forse con chi viaggiare in autobus? Le discussioni che ci sorbiremo dal nostro vicino di treno? I compagni di un viaggio avventuroso come i vicini di casa di una vita?

Tutto demandato al destino, alla sorte, alle nostre esperienze e noi, che ci stiamo a fare?
Diciamocelo francamente per quanto cerchiamo di sviluppare una corazza, creandoci una nostra indipendenza, abbiamo bisogno del prossimo, di un po’ di umanità, di contatto fisico e spirituale.

La vita dipende anche da chi incontriamo nel nostro cammino. Percorriamo vari tratti, diversi sono i protagonisti, alcuni ci accompagnano per un lungo tragitto, altri per brevi sprazzi, alcuni addirittura per sempre (e quindi anche nelle altre vite????).

Destino? Mah. Non scegliamo forse i luoghi dove trascorrere il nostro tempo, gli orari in cui andarci, il tipo di esistenza che fa per noi e via dicendo? Di certo per prendere una boccata d’aria non penseremmo mai di andare in una sala fumatori…

Persone: ce li troviamo accanto, ci svegliamo con loro, influenzano i nostri umori, ci fanno crescere o decrescere in base alla loro positività o negatività. Se vuoi diventare un leone non stare tra le pecore, se ti piace il profilo basso non frequentare gli esaltati.

Che ci piaccia o no, abbiamo un ruolo importante in questa vita, ne siamo protagonisti,  con le nostre scelte, facciamo salire a bordo solo le persone che ci fanno del bene!

Sei un eroe e non lo sai

Sveglia al mattino, gli occhi gonfi che più non si può, devi andare a lavoro mentre hai da poco finito l’altro lavoro, quello che non ti dà reddito, ma aria per respirare.
Sei un eroe e non lo sai.

Hai la schiena quasi curva, il peso di quelle pietre è proibitivo per un essere umano ma tu perseveri, col sole, con la pioggia, con la neve. Il sorriso di tuo figlio al tuo ritorno spazza via ogni stanchezza!
Sei un eroe e non lo sai.

Hai sempre meno tempo sport, lavoro e adesso una nuova famiglia: la tua! Vorresti riposare ma il tuo cuore reclama il suo spazio, un’ora di volontariato a settimana non te la leva nessuno!
Sei un eroe e non lo sai.

Rispetti le regole, rispetti il prossimo, non alzi la voce, non corri mai fuori dai binari anche a costo di andare lento o non arrivare mai.
Sei un eroe e non lo sai.

Il tuo giardino è il giardino del mondo, lo coltivi con cura, rispetti la natura, credi che non ci sia “mio” o “tuo” ma “nostro”.
Sei un eroe e non lo sai.

Testa alta e silenzio, combatti la tua battaglia giornaliera, malattia per te non è lamentela ma una sfida, provi a vincerla a tutti i costi.
Sei un eroe e non lo sai.

Non hai titoli, né riconoscimenti ufficiali. Non ne hai bisogno, la tua vita parla per te: sei un eroe e non lo sai.

 

Non mi godo più niente

Sveglia al mattino, in 5 minuti doccia, barba e vestiti, corri a più non posso, sei in ritardo, il sole si riflette sul mare e crea uno spettacolo da applausi ma tu sei già andato via.

Corri in macchina, non sopporti la lentezza, fai zig zag e rischi di romperti la testa almeno una-due volte, di fronte a te la montagna abbracciata da una nuvola, vuole augurarti il buongiorno.

Corri a lavoro, cominci una cosa e ne devi fare subito un’altra, hai già mal di testa ma hai appena cominciato, la recita di tuo figlio alle dodici, te ne sei completamente dimenticato!

A pranzo ti strafoghi, ingurgiti tutto velocemente, il tempo è denaro, credi di guadagnarlo ma lo stai perdendo, tuo figlio ti supplica: “Papà resta 5 minuti a giocare con me!”.

Ritorni a lavoro, hai un mucchio di documenti sulla scrivania, che fare? Vuoi buttare tutto all’aria, te la prendi col tuo collega che non ti ascolta, un amico ti chiama, ha bisogno di te! “Richiamerò dopo”, pensi e poi non lo fai mai.

La sera sei esausto, hai con te la borsa della palestra, “come mi farebbe bene una corsetta!”, pensi, ma la tua mente ti abbandona, come ogni giorno.

Torni a casa correndo, il divano ti aspetta, ma anche il tuo cane che ti scodinzola come ogni sera, vuole solo giocare con te, vuole fare due passi ma non ce la fai.

“Non mi godo più niente” pensi ma, mentre fai propositi per la tua nuova giornata, crolli e tutto ricomincia.

Vuoi il paradiso? Passa prima dall’inferno!

Non ti svegli un giorno, dopo tanto tempo, esclamando: “Eccolo qui, l’ho trovato”.

Non arriva all’improvviso come nei film, non è nemmeno una ricompensa per quanto sei stato bravo o per le tue buone azioni.

Non è luogo esclusivo per pochi, tutti possono provare ad accedervi.

Si chiama Paradiso. No, non è quello di Dante, dove tutto è incredibilmente a posto, non è nemmeno quello di Fantozzi tra angeli, nuvole e posti comodi, non è eterno riposo dopo una vita di sofferenze.

Non “serve” morire, si può raggiungere anche in vita, è più una vetta impervia dove piantare la propria bandiera che un luogo accogliente pieno di luce.

In paradiso ci va chi si sporca le mani, non chi sta al suo posto e non fa. Coraggio e non pigrizia, eccellenza e non mediocrità, no qui non si parla di titoli ma di crescita personale e spirituale continua.

Volontari a servizio del prossimo sono i benvenuti, eroi che hanno combattuto contro mafia e illegalità sono i re di questo nuovo mondo, un padre di famiglia che preserva i propri valori di fronte a mille difficoltà ha diritto al posto migliore.

Vi dirò di più: paradiso è un luogo astratto, una conquista della nostra anima e della nostra mente, riservato solo a chi è passato dall’inferno o quantomeno dal purgatorio. Solo chi ha vissuto le difficoltà della vita infatti può apprezzare la bellezza della semplicità, trovare la pace in un tramonto, guardare un comune bambino trovandolo meraviglioso.

Un aereo che atterra dopo mille turbolenze, a volte hai ceduto alle tentazioni, altre volte hai fatto del male, ma hai capito, hai imparato la lezione!

Non esistono santi né ero in partenza, ognuno con le sue debolezze, paradiso non è un guscio dove sei iperprotetto del male, ma quella condizione in cui riconosci la malattia ma hai gli anticorpi per sconfiggerla.

Paradiso è calma interiore, dare il giusto peso alle cose, paradiso è un puzzle finalmente completato, consapevolezza dei propri limiti ma anche voglia di superarli.

Paradiso è alla portata di tutti, uno splendido viaggio pieno di intoppi e difficoltà!

Svegliati, non sei immortale!

Ho ancora tempo! Una mantra, una frase che esce quasi naturale.

Ma quante volte ci siamo fatti una risata quando ci dicevano: “la vita è una sola”? Abbiamo chinato il capo, non abbiamo ascoltato, dritti per la nostra strada e chi ci ferma più!

Sciocchi, abbiamo pensato! Tutti bacchettoni, tutti a volerci dire che non dobbiamo godercela, che dobbiamo stare attenti, che dall’oggi al domani può succedere qualsiasi cosa.

Non si vive con la paura del male, con la negatività addosso, con un’ombra scura sempre dietro, eh no, non facciamo l’errore apposto se no si cade in degli abissi da cui è difficile riemergere.

Esiste la terra di mezzo, quella che non amiamo frequentare, in apparenza più piatta ed insignificante. Qui si può godere delle piccole cose, ci si può accontentare anche della vicinanza alla luna agognando l’arrivo, si può apprezzare ogni singolo istante assegnandogli appunto il dovuto prezzo.

Perché è così difficile capire che siamo mortali? Viviamo in una specie di trance agonistica, una bulimia di cose da fare, non abbiamo finito di fare quella precedente che già ci proiettiamo sulla successiva, d’altronde la vita è sempre una mentre i nostri progetti sono così tanti!

Lamentarci risulta la cosa più naturale del mondo, così come procrastinare, rimandare ad un domani che diventa sempre un dopodomani, siamo vicini alle persone ma solo fisicamente, tanto c’è tempo per fare e dire tutto!

Ma dietro l’angolo c’è l’imponderabile, l’inspiegabile, l’ombra nera priva di logica. Ci può privare del tempo, può accorciarlo, può modificare la nostra vita, sempre lei, l’unica.

Perché allora non anticipare il destino sul tempo? Perché non amare anche quando non ci si trova alle strette, perché non assecondare slanci, sentimenti e passioni immediatamente?

Cadiamo all’improvviso dal materasso della nostra routine, ci sembrava comodo ma in realtà ci rendiamo conto di non aver mai dormito. Ci voltiamo indietro, era quella la vita che stavamo conducendo? Avremo tempo per cambiare e per cambiarla?

Una partita a scacchi, imprevedibile, con molte pedine ancora addormentate. Il sogno racconta la favola dell’immortalità, la realtà è il peggior pizzicotto guastafeste.

Non siamo immortali, che ci piaccia o no!

Risveglia il bambino che è in te

Parli con la bocca della società in cui vivi, ne assorbi i condizionamenti, prima eri spontaneo, senza filtri, ti affacciavi per la prima volta sul mondo. Risveglia il bambino che è in te!

Sei sempre serio, corrucciato, del sorriso neanche l’ombra, un tempo ti dovevo tappare la bocca per frenare quella risata fragorosa. Risveglia il bambino che è in te!

Casa – lavoro, al massimo lavoro – casa, non c’è spazio per il divertimento, ricordi quando correvi scalmanato per la piazza della città fino a notte fonda? Risveglia il bambino che è in te!

Esci di casa sempre di fretta, tua moglie lì ad aspettare un tuo bacio o parole che la scaldino, pensi “c’è ancora tempo”, ricordi quando da piccolo correvi verso tua mamma e le stampavi un bacione con lo schiocco dicendole “ti voglio bene“? Risveglia il bambino che è in te!

Sei ormai troppo razionale, niente deve scostarsi dai tuoi binari, ma rammenti invece il passato quando ti lasciavi andare a “qualche colpo di testa“, stupivi gli altri e stupivi anche te stesso. Risveglia il bambino che è in te!

Calpesti, non ti soffermi, vai veloce, dritto per la tua strada, all’epoca rispettavi i più grandi, sapevi stare al tuo posto, conoscevi il limite oltre cui non andare. Risveglia il bambino che è in te!

Cosa stai aspettando per risvegliare il bambino che è in te?

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

Doppia domanda, siamo sicuri sia solo una provocazione?

Lavoriamo per vivere, è un dato di fatto, senza la nostra opera non si porta il pane in tavola a meno di clamorose vincite al Superenalotto. Ci alziamo la mattina, facciamo il nostro dovere, che ci piaccia o no dobbiamo metterci in moto per noi e per la nostra famiglia. Ma cosa dire invece della prima parte della frase? Siamo sicuri che abbia solo accezione negativa?

Vivere per lavorare, ci dicono no, devi salvaguardare te stesso, il lavoro non può essere l’unico scopo della tua vita, ci sono altre cose durante la giornata, la famiglia, lo sport, il tempo libero, il volontariato, la tua parte umana che reclama spazio. Giusto, giustissimo, prima di diventare palline di questo flipper impazzito pensiamoci bene, focalizziamoci sulla parola equilibrio e tiriamoci fuori. Se entri nel gioco è difficilissimo uscirne, entri giocando e non riesci a uscire neanche per grazia divina (a meno che la grazia divina non sia restarci secco e passare a miglior vita).

Vivere per lavorare e se lo intendessimo vivere per trovare la propria dimensione anche all’interno del nostro lavoro? Un’occupazione che ci piace, che soddisfi la nostra missione di vita, che sia consona ai nostri studi, alle nostre qualità, alle nostre inclinazioni. Non è forse giusto che ciascuno di noi cerchi la propria strada visto che passa gran parte della propria giornata, volente o nolente, lavorando?

Un lusso sì, trovare la propria dimensione nel lavoro ma lo dobbiamo a noi stessi, ce lo deve il mondo, perché gli ingranaggi comincerebbero a funzionare meravigliosamente. Ci si accontenta, a volte ci si deve accontentare, c’è una famiglia, ci sono delle priorità, ci sono i sentimenti che devono occupare gran parte del nostro tempo, reclamano spazio, all’ultimo giro della ruota rimarranno quelli, non il nostro lavoro.

Proviamo comunque a vivere per trovare un nostro spazio anche nel mondo del lavoro, ce lo meritiamo, tutti!

Sogna, non smettere mai di farlo!

Sogna, non smettere di farlo, è il tuo modo di restare vivo.
Sogna ovunque, sogna lì dove sei, sogna anche se ti sembra impossibile.
Sogna adesso, non dopo, non domani, non perderti nessun particolare.
Sogna anche senza un apparente motivo, sogna sempre restando con i piedi per terra.

Sogna, non aver paura di farlo, colora, arricchisci, definisci, è il tuo sogno!
Sogna in un letto di ospedale, in una casa bellissima, in una prigione, il sogno è dentro di te!
Sogna, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà, è il tuo matrimonio con la vita.
Sogna, lavora, studia, pensa alla routine ma ricavati uno spazio per te!

Sogna, è importante come un respiro, è la via più luminosa che porta al tuo futuro.
Sogna a 20 anni, sogna a 30 anni, ma anche a 70, non è mai troppo tardi!
Sogna, non vergognarti, sogna come un bambino, non farti condizionare dalla bruttezza del mondo.
Sogna anche nei momenti di difficoltà, potrebbe essere la tua personale salvezza.

Sogna, non smettere mai di farlo!