Non mi godo più niente

Sveglia al mattino, in 5 minuti doccia, barba e vestiti, corri a più non posso, sei in ritardo, il sole si riflette sul mare e crea uno spettacolo da applausi ma tu sei già andato via.

Corri in macchina, non sopporti la lentezza, fai zig zag e rischi di romperti la testa almeno una-due volte, di fronte a te la montagna abbracciata da una nuvola, vuole augurarti il buongiorno.

Corri a lavoro, cominci una cosa e ne devi fare subito un’altra, hai già mal di testa ma hai appena cominciato, la recita di tuo figlio alle dodici, te ne sei completamente dimenticato!

A pranzo ti strafoghi, ingurgiti tutto velocemente, il tempo è denaro, credi di guadagnarlo ma lo stai perdendo, tuo figlio ti supplica: “Papà resta 5 minuti a giocare con me!”.

Ritorni a lavoro, hai un mucchio di documenti sulla scrivania, che fare? Vuoi buttare tutto all’aria, te la prendi col tuo collega che non ti ascolta, un amico ti chiama, ha bisogno di te! “Richiamerò dopo”, pensi e poi non lo fai mai.

La sera sei esausto, hai con te la borsa della palestra, “come mi farebbe bene una corsetta!”, pensi, ma la tua mente ti abbandona, come ogni giorno.

Torni a casa correndo, il divano ti aspetta, ma anche il tuo cane che ti scodinzola come ogni sera, vuole solo giocare con te, vuole fare due passi ma non ce la fai.

“Non mi godo più niente” pensi ma, mentre fai propositi per la tua nuova giornata, crolli e tutto ricomincia.

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Vuoi il paradiso? Passa prima dall’inferno!

Non ti svegli un giorno, dopo tanto tempo, esclamando: “Eccolo qui, l’ho trovato”.

Non arriva all’improvviso come nei film, non è nemmeno una ricompensa per quanto sei stato bravo o per le tue buone azioni.

Non è luogo esclusivo per pochi, tutti possono provare ad accedervi.

Si chiama Paradiso. No, non è quello di Dante, dove tutto è incredibilmente a posto, non è nemmeno quello di Fantozzi tra angeli, nuvole e posti comodi, non è eterno riposo dopo una vita di sofferenze.

Non “serve” morire, si può raggiungere anche in vita, è più una vetta impervia dove piantare la propria bandiera che un luogo accogliente pieno di luce.

In paradiso ci va chi si sporca le mani, non chi sta al suo posto e non fa. Coraggio e non pigrizia, eccellenza e non mediocrità, no qui non si parla di titoli ma di crescita personale e spirituale continua.

Volontari a servizio del prossimo sono i benvenuti, eroi che hanno combattuto contro mafia e illegalità sono i re di questo nuovo mondo, un padre di famiglia che preserva i propri valori di fronte a mille difficoltà ha diritto al posto migliore.

Vi dirò di più: paradiso è un luogo astratto, una conquista della nostra anima e della nostra mente, riservato solo a chi è passato dall’inferno o quantomeno dal purgatorio. Solo chi ha vissuto le difficoltà della vita infatti può apprezzare la bellezza della semplicità, trovare la pace in un tramonto, guardare un comune bambino trovandolo meraviglioso.

Un aereo che atterra dopo mille turbolenze, a volte hai ceduto alle tentazioni, altre volte hai fatto del male, ma hai capito, hai imparato la lezione!

Non esistono santi né ero in partenza, ognuno con le sue debolezze, paradiso non è un guscio dove sei iperprotetto del male, ma quella condizione in cui riconosci la malattia ma hai gli anticorpi per sconfiggerla.

Paradiso è calma interiore, dare il giusto peso alle cose, paradiso è un puzzle finalmente completato, consapevolezza dei propri limiti ma anche voglia di superarli.

Paradiso è alla portata di tutti, uno splendido viaggio pieno di intoppi e difficoltà!

Svegliati, non sei immortale!

Ho ancora tempo! Una mantra, una frase che esce quasi naturale.

Ma quante volte ci siamo fatti una risata quando ci dicevano: “la vita è una sola”? Abbiamo chinato il capo, non abbiamo ascoltato, dritti per la nostra strada e chi ci ferma più!

Sciocchi, abbiamo pensato! Tutti bacchettoni, tutti a volerci dire che non dobbiamo godercela, che dobbiamo stare attenti, che dall’oggi al domani può succedere qualsiasi cosa.

Non si vive con la paura del male, con la negatività addosso, con un’ombra scura sempre dietro, eh no, non facciamo l’errore apposto se no si cade in degli abissi da cui è difficile riemergere.

Esiste la terra di mezzo, quella che non amiamo frequentare, in apparenza più piatta ed insignificante. Qui si può godere delle piccole cose, ci si può accontentare anche della vicinanza alla luna agognando l’arrivo, si può apprezzare ogni singolo istante assegnandogli appunto il dovuto prezzo.

Perché è così difficile capire che siamo mortali? Viviamo in una specie di trance agonistica, una bulimia di cose da fare, non abbiamo finito di fare quella precedente che già ci proiettiamo sulla successiva, d’altronde la vita è sempre una mentre i nostri progetti sono così tanti!

Lamentarci risulta la cosa più naturale del mondo, così come procrastinare, rimandare ad un domani che diventa sempre un dopodomani, siamo vicini alle persone ma solo fisicamente, tanto c’è tempo per fare e dire tutto!

Ma dietro l’angolo c’è l’imponderabile, l’inspiegabile, l’ombra nera priva di logica. Ci può privare del tempo, può accorciarlo, può modificare la nostra vita, sempre lei, l’unica.

Perché allora non anticipare il destino sul tempo? Perché non amare anche quando non ci si trova alle strette, perché non assecondare slanci, sentimenti e passioni immediatamente?

Cadiamo all’improvviso dal materasso della nostra routine, ci sembrava comodo ma in realtà ci rendiamo conto di non aver mai dormito. Ci voltiamo indietro, era quella la vita che stavamo conducendo? Avremo tempo per cambiare e per cambiarla?

Una partita a scacchi, imprevedibile, con molte pedine ancora addormentate. Il sogno racconta la favola dell’immortalità, la realtà è il peggior pizzicotto guastafeste.

Non siamo immortali, che ci piaccia o no!

Risveglia il bambino che è in te

Parli con la bocca della società in cui vivi, ne assorbi i condizionamenti, prima eri spontaneo, senza filtri, ti affacciavi per la prima volta sul mondo. Risveglia il bambino che è in te!

Sei sempre serio, corrucciato, del sorriso neanche l’ombra, un tempo ti dovevo tappare la bocca per frenare quella risata fragorosa. Risveglia il bambino che è in te!

Casa – lavoro, al massimo lavoro – casa, non c’è spazio per il divertimento, ricordi quando correvi scalmanato per la piazza della città fino a notte fonda? Risveglia il bambino che è in te!

Esci di casa sempre di fretta, tua moglie lì ad aspettare un tuo bacio o parole che la scaldino, pensi “c’è ancora tempo”, ricordi quando da piccolo correvi verso tua mamma e le stampavi un bacione con lo schiocco dicendole “ti voglio bene“? Risveglia il bambino che è in te!

Sei ormai troppo razionale, niente deve scostarsi dai tuoi binari, ma rammenti invece il passato quando ti lasciavi andare a “qualche colpo di testa“, stupivi gli altri e stupivi anche te stesso. Risveglia il bambino che è in te!

Calpesti, non ti soffermi, vai veloce, dritto per la tua strada, all’epoca rispettavi i più grandi, sapevi stare al tuo posto, conoscevi il limite oltre cui non andare. Risveglia il bambino che è in te!

Cosa stai aspettando per risvegliare il bambino che è in te?

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

Doppia domanda, siamo sicuri sia solo una provocazione?

Lavoriamo per vivere, è un dato di fatto, senza la nostra opera non si porta il pane in tavola a meno di clamorose vincite al Superenalotto. Ci alziamo la mattina, facciamo il nostro dovere, che ci piaccia o no dobbiamo metterci in moto per noi e per la nostra famiglia. Ma cosa dire invece della prima parte della frase? Siamo sicuri che abbia solo accezione negativa?

Vivere per lavorare, ci dicono no, devi salvaguardare te stesso, il lavoro non può essere l’unico scopo della tua vita, ci sono altre cose durante la giornata, la famiglia, lo sport, il tempo libero, il volontariato, la tua parte umana che reclama spazio. Giusto, giustissimo, prima di diventare palline di questo flipper impazzito pensiamoci bene, focalizziamoci sulla parola equilibrio e tiriamoci fuori. Se entri nel gioco è difficilissimo uscirne, entri giocando e non riesci a uscire neanche per grazia divina (a meno che la grazia divina non sia restarci secco e passare a miglior vita).

Vivere per lavorare e se lo intendessimo vivere per trovare la propria dimensione anche all’interno del nostro lavoro? Un’occupazione che ci piace, che soddisfi la nostra missione di vita, che sia consona ai nostri studi, alle nostre qualità, alle nostre inclinazioni. Non è forse giusto che ciascuno di noi cerchi la propria strada visto che passa gran parte della propria giornata, volente o nolente, lavorando?

Un lusso sì, trovare la propria dimensione nel lavoro ma lo dobbiamo a noi stessi, ce lo deve il mondo, perché gli ingranaggi comincerebbero a funzionare meravigliosamente. Ci si accontenta, a volte ci si deve accontentare, c’è una famiglia, ci sono delle priorità, ci sono i sentimenti che devono occupare gran parte del nostro tempo, reclamano spazio, all’ultimo giro della ruota rimarranno quelli, non il nostro lavoro.

Proviamo comunque a vivere per trovare un nostro spazio anche nel mondo del lavoro, ce lo meritiamo, tutti!

Sogna, non smettere mai di farlo!

Sogna, non smettere di farlo, è il tuo modo di restare vivo.
Sogna ovunque, sogna lì dove sei, sogna anche se ti sembra impossibile.
Sogna adesso, non dopo, non domani, non perderti nessun particolare.
Sogna anche senza un apparente motivo, sogna sempre restando con i piedi per terra.

Sogna, non aver paura di farlo, colora, arricchisci, definisci, è il tuo sogno!
Sogna in un letto di ospedale, in una casa bellissima, in una prigione, il sogno è dentro di te!
Sogna, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà, è il tuo matrimonio con la vita.
Sogna, lavora, studia, pensa alla routine ma ricavati uno spazio per te!

Sogna, è importante come un respiro, è la via più luminosa che porta al tuo futuro.
Sogna a 20 anni, sogna a 30 anni, ma anche a 70, non è mai troppo tardi!
Sogna, non vergognarti, sogna come un bambino, non farti condizionare dalla bruttezza del mondo.
Sogna anche nei momenti di difficoltà, potrebbe essere la tua personale salvezza.

Sogna, non smettere mai di farlo!

 

Perché scelgono loro per me?

Sono un bambino, mi piace giocare e fin qui nulla di strano, mi piace la compagnia, correre in mezzo al verde, mi piacciono gli animali.
Mi piace anche ballare, sì, avete capito bene, ballare e l’ha capito bene anche mio padre, sono davanti a lui ma fa finta di non sentire, per me c’è solo il calcio o il basket, cose da “uomini”.

Ho i miei talenti, le mie aspirazioni, quanto mi piace la musica! Trovo una radio accesa e mi metto a danzare, ovunque io sia, anche in mezzo alla strada, davanti a tutti. C’è un problema però: non scelgo io come vivere, fanno tutto i miei genitori. Mamma è un po’ più comprensiva ma quando papà alza la voce dicendo che “ballano solo le donne” non ha la forza di opporsi.

Voglio continuare ad andare a scuola, a studiare, ad essere un bravo ragazzo, ma voglio anche ballare e invece no, mio padre sogna un futuro da calciatore per me, male che vada sarò un medico, come lui, lavorerò nel suo studio. Tutto tracciato, tutto chiaro. E io che ci sto a fare? Mi dicono che sono piccolo, che non sono in grado di badare a me stesso, che non posso sapere ancora cosa fare in futuro. Bene, è così? E allora perché hanno scelto loro per me?

Sono piccolo per sapere cosa fare nella vita, sono piccolo per scegliere, sono piccolo ma ho una grande passione. Se non scelgo ora che senso avrà vivere un’esistenza delineata da altri? Vorrei vivere la mia vita ma decidono loro per me.

Sono passati vent’anni, sono ancora davanti a mio padre, adesso non sceglie più per me. Sono creditore del tempo perduto e dei miei sogni calpestati, ma sono ancora in grado di realizzarne qualcuno. Mio figlio cresce che è un piacere, ama disegnare, la mia casa è diventata il suo più bel quadro.

Quanti sorrisi vuoi ancora perdere nella tua vita?

Sorridi spesso, qualunque cosa ti accada. Sorridi per te stesso, per dare risalto alla tua anima, per scaldare il tuo corpo.

Sorridi tanto, se proprio non riesci a farlo per te fallo per il tuo vicino, per le persone che incrocerai, per la tua famiglia, per i tuoi amici.

Sorridi sempre, hai i muscoli del viso che si ribellano, ti sei svegliato con il piede storto, ma fallo per la società, per la tua terra, per un mondo migliore.

Sorridi ora, non rimandare, non costa niente. Vuoi perdere la possibilità di sfruttare una delle poche cose gratuite rimaste?

Sorridi anche in questo momento, nella fase più buia della tua vita, a poco a poco. Da cosa vuoi cominciare, se non da un piccolo sorriso, per rivedere la luce?

Sorridi per favore, anche in questo momento di tensione, anche con una salute precaria, lo so è difficile, sembra insensato ma non sai quanto bene può farti!

Sorridi, fallo anche senza motivo, creerai un effetto domino di bocche che si schiudono.
E se incontri tanti bronci sorridi ancor di più, accetta la sfida!

Sorridi al tuo amore, alla vita, ad un cielo azzurro, ad un tramonto come ad un mare in tempesta, davanti ad un tappetto rosso come ad una buccia di banana.

Fallo ora, quanti sorrisi vuoi ancora perdere nella tua vita?

Sono Rimpianto e sono venuto a ricordarti che non sei immortale

Ciao sono Rimpianto, vengo a trovarti quasi sempre, specie negli anni della tua vecchiaia, vorrei risparmiati la mia visita ma mi costringi ad essere presente.

Non hai detto “Ti voglio bene” a tua madre, prima di accorgerti che ormai era troppo tardi.
Non hai detto “Ti amo” a quella persona, prima che te la portasse via un altro uomo.
Eppure avresti tutti i mezzi per tenermi lontano, hai istinto, hai cuore, ah se sapessi combinarli con la testa!
Invece pensi poco o pensi troppo, non hai mezze misure e nel frattempo il tempo passa, inesorabile, io ti ricordo semplicemente un fatto assodato: tu non sei immortale.

Ti comporti come se avessi assicurato il domani, come se tutti aspettassero te. Tendi a rimandare o a “procrastinare”, un termine più aulico che non cambia di una virgola il concetto, non puoi variare l’orologio della vita, le lancette non le governi tu.

Perché quel freddo pomeriggio di febbraio non hai aiutato quel barbone? Pensavi lo avrebbero fatto gli altri poco dopo, pensavi che tanto di gente generosa in giro ce n’era tanta, appena hai letto il giornale e hai visto che fine aveva fatto quell’uomo, sono venuto di nuovo a farti visita.
E quelle continue avvisaglie, quei dolori allo stomaco, perché non curarli prima invece di affrontarli a gioco fatto, con una diagnosi terribile?

Mettitelo bene in testa mio caro o mia cara, tu sei fallibile, tu sei mortale. Se pensi di poter fare domani quello che non hai fatto oggi, potrà andarti bene, una, due, mille volte, ma ci sarà il momento in cui ti girerà male e non so se potrai essere qui a raccontarlo.
Ti costa tanto mettere da parte il tuo orgoglio per chiudere i conti col passato? Che ci vuole a dire un “Ti voglio bene” ai tuoi genitori? Credi di essere meno uomo?

Sai, a volte mi confronto con Rimorso, per certi versi ci assomigliamo, ma lui coglie le persone una volta che hanno agito, una volta che hanno dimostrato di essere fallibili.
Io giungo quando un’azione non si può più fare, quando una frase non può più essere detta, a trovare una persona che non ha fatto quello che avrebbe potuto o dovuto fare.
Soffro anche io insieme a quella persona, mi perdo dentro ai suoi occhi, alla malinconia di chi ha perso l’attimo, vorrei cambiare il corso delle cose ma non dipende da me

Dipende da te, dalla tua consapevolezza di essere Uomo, con le tue fragilità e il tuo tempo limitato, con la necessità di realizzarti, di fare quello che ti senti subito, senza se e senza ma, senza camminare con le gambe della società, ascoltando il tuo cuore, ora e sempre.

Evitami come la peste, renderai la tua esistenza ricca e felice.

Non chiamarmi Fallimento, chiamami occasione

Ogni volta che qualcuno mi pronuncia hai una paura matta, “Fallimento“, mi vedi come un qualcosa da evitare come la peste invece sono qui per raccontarti un’altra storia.
Prendimi per pazzo ma ti dico che non solo tu non devi paura di me, ma che anzi non puoi fare a meno di me, sono parte della tua vita, della tua crescita, sono condizione indispensabile per il tuo sviluppo.
Sì, sono ovunque, sempre dietro l’angolo, non è soltanto un modo di dire. Ti sei fatto dei piani, il tuo schema su carta o il tuo disegno mentale. “Deve andare così”, “La cosa si deve sviluppare in questo modo”, “La strada deve condurre a questo risultato”, poi però succede sempre qualcosa. A volte le tue aspettative sono troppo alte, a volte troppo basse, a volte sono semplicemente sbagliate, credevi di essere sulla strada giusta ma era solo una delle tante che dovevi percorrere.

Per fortuna arrivo io, sì, addirittura fortuna, perché posso essere un colpo di vento che ti piazza nella giusta direzione. Lo ammetto, a volte entro in gioco in modo duro, entro in scivolata e ti faccio male. Ti lacero non perché sono bastardo ma perché voglio che il tuo tessuto si ricostruisca in modo sano, voglio che tu ti connetta con la tua vera essenza, che faccia le cose giuste per te.
Ricordi quell’esame andato male? Quante lacrime ti ho fatto versare, quanta sofferenza,sembrava non finire mai! Guarda dove ti ha portato, eppure ero sempre io, Fallimento, quell’esperienza “inutile” che ha acceso la luce nella tua vita facendoti capire la strada che dovevi imboccare.

Sono come la macchina dell’autoscontro, dovrai incocciarmi più e più volte, prenderai botte, ti ammaccherai, raddrizzerai il tiro, lavorerai su te stesso e all’occasione successiva non ti farai trovare impreparato.
Sono la tua occasione, la seconda, la terza, la quarta, la ventesima. Grazie a me capisci il motivo dei tuoi errori, grazie a me ti viene voglia di rialzarti, a volte dopo avermi provato ti viene voglia di spaccare il mondo e firmi i tuoi più grandi capolavori.
Sembra strano vero quello che ti sto dicendo? Pensa al tuo secondo matrimonio, va a gonfie vele vero? Guarda alla tua prima storia, a come l’hai trascurata, a come hai dato tutto per scontato. Sono arrivato io, Fallimento, una bella mazzata in testa e hai capito, tutto ha un prezzo però, ti ho aperto la testa, dovevi capire, dovevi soffrire, dovevi anche pagare per i tuoi errori.

Guarda alle storie del passato, alle persone di successo, sono quelle con cui sono più venuto a contatto. Ero chiamato in causa in continuazione, sembravano anche provarci gusto, fallivano, fallivano, dovevo fare un super lavoro. Tuttavia si rialzavano subito, mi scacciavano immediatamente, non mi vedevano come nemico ma ben presto mi avrebbero chiamato in causa molto meno.
Qui accanto c’è “Rimpianto” e di questi tempi devo dire che lavora molto più di me. Il motto è “non fare” piuttosto che “fai anche a costo di sbagliare”

Adesso che ti ho parlato spero tu abbia capito davvero quali sono le mie intenzioni.
Non chiamarmi Fallimento se non ti piace, chiamami occasione, spero di esserci nella tua vita, per crescere insieme