Un giorno di “ordinaria” molestia

«Esco la mattina per andare a lavoro, tutti i giorni. Non è quello che mi aspettavo di fare visti i miei studi ma tiro avanti perché l’affitto, in qualche modo, si deve pagare. Mi piace incamminarmi di buon mattino, mi sveglio positiva e carica, nella speranza che sia un giorno ricco di novità. Roma mi piace da morire, soprattutto in primavera, con quel tiepido sole che scalda senza dare fastidio. In qualsiasi luogo giri gli occhi vedi sempre qualcosa di bello ma gli occhi di tante persone, che incrocio giornalmente, sono posati su di me. Non voglio essere drastica, mi piace essere apprezzata, curo il mio fisico tanto quanto la mia mente e il fatto che gli uomini mi trovino attraente non può certo dispiacermi. Purtroppo però la maggior parte degli uomini non si ferma lì e va oltre. Se incontro per la mia strada una bella farfalla colorata la guardo, se vedo un uomo alto e proporzionato lo guardo, le cose belle son fatte per essere ammirate solo che, quando lo faccio io, la cosa finisce lì. Ogni mattina è sempre la stessa storia: che bella che sei, a bella, sei un angelo, sei single? Per non parlare delle frasi più spinte destinate al mio sedere, al mio seno o a qualsiasi parte del mio corpo. Il tutto in romanaccio o in inglese, senza distinzioni. Pittoreschi, genuini e non certo piacevoli i commenti ripetuti cento volte al giorno ma fosse ‘solo’ questo si potrebbe risolvere con un paio di cuffie alle orecchie. Odio linsistenza e la maleducazione e sulla mia strada trovo tanti portatori di queste due caratteristiche. A volte mi si avvicinano fianco a fianco, altre mi si parano davanti a sorpresa, alcuni cominciano a toccarmi, di giorno come di notte. La sera, però, ormai non esco più da sola ed è un peccato perché Roma, con il calar del sole, ha un fascino unico che io continuo a perdermi, giorno dopo giorno. Ho preso questa decisione perché ne ho vissute tante e se ne sentono troppe. La notte posso evitare anche se, ad esempio, oggi c’è un gran caldo e vorrei tanto farmi un giro. Mi tocca invece fare una doccia e trovare qualcosa per occuparmi a casa. Di giorno devo uscire per andare a lavoro, devo prendere un bus e la metropolitana dove, puntualmente, sento un uomo da dietro che mi si struscia o mi palpa. Io, ovviamente, mi oppongo, a volte spostandomi e a volte allontanando la mano ma la mia ritrosia non fa altro che aizzarli ed eccitarli ancora di più. Sono esseri (non me la sento di chiamarli uomini) di tutte le età, magari saranno anche sposati, di sicuro sono disturbati. Io per loro sono un oggetto da toccare, il loro desiderio sessuale. Posso capire che gli uomini, guardando me come una qualsiasi ragazza di bell’aspetto, possano fare dei pensieri legati al sesso, viaggiare con la fantasia, ma alcuni mi spogliano con gli occhi, sono selvaggi anche solo con lo sguardo, molti vogliono subito concretizzare i loro viaggi mentali, come se io fossi un qualcosa di inanimato, soggiogato al loro potere. Smettiamola di dare la colpa sempre agli stranieri perché le esperienze che mi sono capitate avevano come protagonisti italiani. Gli stranieri fanno più commenti, i nostri invece agiscono. L’altra mattina, in zona Colosseo, l’ennesimo mette la sua mano viscida dietro, non contento si spinge anche avanti, volendomi dimostrare di essere sua. Al mio tentativo di divincolarmi fisicamente e verbalmente mi ha risposto che se avessi parlato ancora mi avrebbe sbattuto contro il muro. Sono scesa dopo un po’, è stata l’esperienza più brutta della mia vita e la cosa più angosciante è che non sono sicura possa essere lultima.
Quando sono partita dal Sud verso Roma, l’ho fatto con le migliori intenzioni, volevo trovare un lavoro e vivermi appieno la città e tutte le sue potenzialità. Roma ti toglie il fiato ogni volta che cammini per le sue strade, adesso a togliermi il fiato sono i commenti e le mani luride di quegli schifosi che incontro spesso per la mia strada. Forse dovrei fare come alcune mie colleghe, ancora con la mentalità di paese, che vengono in una grande città e si sentono smarrite, magari stanno chiuse in casa perché hanno paura di fare un salto dimensionale nella loro vita. Io però non sono così, voglio vivere la mia giornata al meglio, solo che a Roma non posso farlo. Sono stata poco a Milano ma mi sono sentita più sicura, addirittura, al Sud, dove si sentono sempre le peggiori cose, camminavo più tranquilla. La mia Roma, perché dopo 4 anni la sento anche un po’ mia, è diventata invivibile e lo dico con amarezza. Non credo ci possano essere soluzioni per cambiare la situazione, sono città troppo grandi. L’esperienza più traumatica è successa in zona Colosseo, dove le Forze dell’Ordine sono presenti. Si dovrebbe agire sull’educazione degli uomini, ribadire l’importanza del ruolo della donna e l’assoluta uguaglianza tra generi ed intervenire anche sulle esasperazioni e le deviazioni determinati dal sesso. Sono discorsi lunghi e complessi, per questo ho perso la fiducia.
Certo se dopo la frase di quell’uomo in metropolitana, qualcuno mi avesse aiutato, forse non sarei stata con la sua mano dietro per tutti quegli interminabili momenti, ecco lindifferenza dei padri di famiglia e delle persone in genere è la cosa che mi ferisce di più
Intanto è sera e le luci meravigliose di Roma mi invitano ad uscirema io ho paura»

P.S. Una storia vera, come tante. Una storia orribile, come troppe.

Estratto da un mio articolo su ww.lindro.it.

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Il potere è nulla senza il controllo

Prendo in prestito la frase di una famosa campagna pubblicitaria e la modifico un po’, d’altronde potenza e potere sono vocaboli che esprimono un concetto molto simile.
La cronaca ci presenta ormai giornalmente storie di uomini di potere che perdono il controllo e la faccia, che non riescono a porsi un limite, che credono di poter comprare tutto col denaro, anche la dignità.

Weinstein, l’orco che ha sconvolto il mondo, le violenze subìte da svariate attrici, i ricatti sessuali, veri e propri stupri in piena regola. Il potere compra anche il silenzio, l’omertà è una conseguenza spiacevole, manca il coraggio, si vede sfumare il proprio sogno perché un certo mondo funziona in un determinato modo.

Il sesso, croce e delizia dell’essere umano, il successo che regala una parvenza di onnipotenza, i soldi come lasciapassare universale, le tre S maledette, se perdi il controllo perdi umanità e dignità in un colpo solo. Il gioco è retto fino ad un certo punto, prima o poi il castello cade e torni in basso, molto in basso, il successo svanisce così come il sesso e i soldi.

Siamo circondati da giochi di potere e non c’è bisogno di andare fino ad Hollywood. Il potere è una cosa bellissima se governata, permette di firmare veri e propri capolavori per l’umanità. A volte è uno stivale che calpesta la qualsiasi, a volte è un grande telo che offusca merito e trasparenza, a volte è una trivella che abbatte case con persone dentro.

Una grande illusione perché alla fine il potere più grande lo conferisce l’umanità, il saper stare in mezzo al mondo nel pieno rispetto delle regole, la comprensione dei sentimenti umani e delle dinamiche legate ad essi.

Il potere di essere UOMINI, chi può dire di averlo al giorno d’oggi?