Siamo il Paese che siamo

Siamo il Paese del buon cibo ma anche quello che ne butta tonnellate invece di donarlo ai più poveri.

Siamo il Paese delle tasse sempre più pressanti nonostante ci manchino i servizi essenziali.

Siamo il Paese in cui le istituzioni ti sbattono in faccia le scadenze ma si prendono più tempo del dovuto per un rimborso o un risarcimento.

Siamo il Paese della Costituzione e della legalità ma poi ci comportiamo da assassini della giustizia.

Siamo il Paese di Dante, Petrarca e Leopardi, ma risultiamo essere il popolo più ignorante d’Europa.

Siamo il Paese della modernità e dell’avanguardia, ma se sei nero o hai altri gusti sessuali sei sbattuto in un angolo.

Siamo il Paese del sole, del mare e dell’ospitalità, ma se nasci a Sud sei spesso costretto ad emigrare.

Siamo il Paese dello Stivale, bello ed elegante, ma lo usiamo per calpestare sogni e dignità

Siamo il Paese che siamo, non quello che dovremmo essere.

“Sei mia e di nessun altro”

Sei la mia donna, qui accanto, non voglio perderti, non posso perderti, chi se non io?

Ti ho scelto tra tante, la più bella, la più scintillante, adesso non posso più tirarmi indietro e tu non puoi più scappare.

Geloso quando ti guardano, geloso quando li guardi, gli occhi devono rimanere bassi o sono guai.

Senti il mio fiato sul collo, ogni tuo passo è un mio passo, puoi cancellare la parola libertà dal tuo vocabolario, puoi vedere le tue amiche solo in mia presenza.

No, non puoi ribellarti, stai provando a farlo, mi hai chiuso la porta in faccia e vuoi farla finita, non puoi, sei mia e di nessun altro!

Mi hai lasciato, hai cambiato serratura, vuoi cambiare vita. Sciocca, illusa, non te lo permetterò, chi ti credi di essere per trattarmi così!

Ti controllo, so le tue mosse, so cosa fai ogni singolo istante della tua vita, non mi vedi ma ci sono, attenta!

Non mi vuoi dare una seconda opportunità, ti imploro, quasi ti supplico, guarda un po’ che sforzo mi chiedi, tu che sei poco più che un “mio oggetto“.

Hai chiamato i carabinieri, vuoi farti proteggere, mi consideri come un delinquente e io alzo l’asticella, le tue notti non saranno più tranquille!

L’ennesimo rifiuto e adesso ti vedi anche con un altro uomo. Una bottiglietta con l’acido e ti passerà la voglia di giocare. “Sei mia e di nessun altro”

“Ti sveglierai in un posto migliore”

L’inizio di una nuova vita, la fine di un incubo, il futuro al di là del mare.
Sono tanti i motivi per cui ho deciso di imbarcarmi col mio piccolo in questa bagnarola.
Ho sudato, guadagnato, sacrificato il mio tempo ma ho finalmente raggiunto la somma necessaria per me e per lui, si parte!

Non so se son più spaventata o eccitata, mi hanno raccontato che molti ce l’hanno fatta, tuttavia qualcuno ci rimette le penne e non è proprio un pensiero piacevole…
Ho questa creatura tra le braccia, nei suoi occhi trovo la forza di fare il grande passo, appuntamento all’alba, siamo nelle mani di Allah!

Rispetto all’incubo di poche ore fa, qui è tutto molto peggio, siamo stretti come sardine, manca l’aria, siamo partiti da poco e già gli schizzi d’acqua mi hanno congelato, non c’è freddo ma il mare ha deciso di metterci i bastoni tra le ruote!

Il mio piccolino è tra le mie braccia ben saldo, resisto agli urti degli uomini, più passa il tempo e più sono bestie assatanate, hanno fame e mi guardano con occhi spiritati, qualcuno prova a comandare senza troppa convinzione, siamo già alla deriva!

Le onde sono sempre più alte, il mio piccolo mangia, attaccato al mio seno si sente al sicuro, per lui nulla sembra cambiato, il mare lo culla, la mamma lo sfama, si sveglierà in un bel posto chiamato Europa.

D’improvviso un sussulto, entra acqua, fredda, gelida, il mare non vuole condurci in porto, il mio amore non riscalda più a sufficienza, mio figlio è ora tutto zuppo, una ragazza esile e dallo sguardo spento mi presta un panno per asciugarlo.

Canto la sua canzoncina preferita ma continua a piangere, non si sente più al sicuro, è terrorizzato ma l’Europa non può essere ancora lontana, all’orizzonte si vede qualcosa, “anima della mamma” tutto questo è per un tuo futuro migliore.

Dopo giorni di stenti e sofferenze stiamo per coronare il nostro sogno, il mio piccolo sembra essersi calmato ma il mare no, è beffardo e turbolento, ha deciso che la nostra Europa è quella in fondo al mare.

Non mi stacco un attimo dal mio piccolo, è ancora saldo tra le mie braccia, non si renderà conto di niente, si sveglierà in un posto migliore di quello in cui si è addormentato.

Crolla la mia scuola e non capisco perché

Il bacio della mamma ogni mattina, caldo, come quelle coperte che mi riscaldano da questo freddo intenso. Sarebbe un trauma risvegliarsi se non ci fosse quello schiocco di labbra, basta poco per essere felici.

Mi aiuta a vestirmi, sceglie gli abiti con cura, oggi sono tutta colorata, porterò allegria ai miei compagni di classe. Devo percorrere un piccolo tragitto in macchina dove ascolto le mie canzoni preferite insieme a papà, momenti intensi che viviamo solo noi due, insieme, prima di rivederci la sera.

Suona la campanella, puntuale come ogni mattina, adoro il mio banco e la mia compagnetta Marzia, la nostra “piccola casa” è già pronta tra portacolori, quaderni e caramelle nascoste qua e là, siamo golosone!

La maestra disegna alla lavagna, il sonno mi è passato ed è stato sostituito da un entusiasmo che non riesco a frenare, mi piace imparare, a pranzo racconterò tutto questo alla mia sorella più grande!

Tutto normale, tutto uguale, ma se una cosa ti piace perché cambiarla? Sì, va bene, mi piace anche quell’antipatico di Valerio, ma sono troppo piccola per pensare a queste cose!

Tempo di ricreazione, giochiamo in palestra, fa freddo ma ci scaldiamo subito con la palla, abbiamo vinto anche questa volta, chi batte il team delle invincibili?

Siamo tornati in classe, le ultime due ore prima di riabbracciare la mamma, non vedo l’ora, di pomeriggio mi ha promesso che mi porta al negozio a comprare quel gioco!

Sto parlando con Marzia ma ad un certo punto non capisco più niente, un rumore assordante, crolla tutto, non vedo più la mia amica, la maestra, le mie cose, che succede?

Qui è tutto buio, sento gli altri bambini che si lamentano, che scherzo è mai questo? Mi fa tutto male, aiuto, aiuto!

Devo riuscire a parlare con mamma, con papà, ho tante cose da dire a loro, tante sono le cose da fare, ieri non mi sono comportata proprio bene, non può finire così!

Sento delle voci, persone che si muovono, ci chiamano ma io non ho la forza di parlare. Ero a scuola, nel “posto più sicuro del mondo“, la mia seconda casa, adesso dove sono finita?

Ispirato alla tragedia di San Giuliano di Puglia dove, il 31 ottobre 2002, morirono 27 piccoli angeli ed una maestra.

“Spremete” il più possibile i vostri nonni

Ci siamo appena lasciati alle spalle la festa dei nonni, un giorno dedicato a queste encomiabili figure, pilastri della nostra società.

I nonni vengono incontro alle esigenze di figli e nipoti, mettono a disposizione il loro tempo affinché i piccoli crescano in un ambiente familiare e non spersonalizzato, si fanno in quattro e assecondano i capricci delle nuove generazioni.

I nonni sono stati genitori, madri e padri, ma quando fanno un salto generazionale diventano altro. Una febbre del nipote è il dramma, l’ansia e l’apprensione sale ma anche la voglia di giocare e di rimettersi in gioco.

C’è più tempo, c’è una pensione meritata, un riposo da valorizzare ma anche una solitudine da colmare, insomma un mondo dalle mille sfaccettature.

E noi? Valorizziamo appieno il loro patrimonio umano e culturale? Attingiamo dalla fonte? Trascorriamo il giusto tempo con queste straordinarie figure?

Sono accanto a noi e siamo alle prese con i cellulari, con gli impegni, con un mal d’amore. Abbiamo la soluzione davanti agli occhi ma non ci pensiamo, nonna è la saggezza fatta persona, nonna ha vissuto a lungo, nonna può darci preziosi consigli per affrontare il presente.

Poi c’è nonno, apparentemente più burbero perché uomo, con te nipote si lascia andare come fosse un ragazzino, è più posato e meno sognatore di nonna, anche i suoi consigli possono aiutarti per la tua vita.

Li hai lì “a disposizione”, spesso riesci a vederli solo la domenica, a volte sono lontani ma c’è il telefono, quello che usi per messaggiare ore e ore. A volte i nonni si rifiutano di imparare ad usare quel “coso” a volte diventano tecnologici con tuo grande stupore e te li ritrovi che ti mandano cuoricini e faccine su What’s App.

Sono lì seduti in poltrona a guardare la tv, pensi di avere tanto tempo per stare con loro, rimandi e ancora rimandi e mentre ti perdi la tua dose periodica di saggezza, il pozzo si sta esaurendo!

Si spengono dopo una grande vita e senti una mancanza enorme. Hai delle cose da raccontare e loro erano le persone giuste, hai bisogno di esperienza e profondità, chi le incarna più?

Adesso non sono più lì ma ti sono vicini, continui a raccontargli la tua vita come prima, anzi più di prima, le loro figure ti rassicurano, non le hai “spremute” abbastanza prima ma le ritrovi in un ricordo: “Nonna, nonno, e voi come vi sareste comportati?”

Sei un eroe e non lo sai

Sveglia al mattino, gli occhi gonfi che più non si può, devi andare a lavoro mentre hai da poco finito l’altro lavoro, quello che non ti dà reddito, ma aria per respirare.
Sei un eroe e non lo sai.

Hai la schiena quasi curva, il peso di quelle pietre è proibitivo per un essere umano ma tu perseveri, col sole, con la pioggia, con la neve. Il sorriso di tuo figlio al tuo ritorno spazza via ogni stanchezza!
Sei un eroe e non lo sai.

Hai sempre meno tempo sport, lavoro e adesso una nuova famiglia: la tua! Vorresti riposare ma il tuo cuore reclama il suo spazio, un’ora di volontariato a settimana non te la leva nessuno!
Sei un eroe e non lo sai.

Rispetti le regole, rispetti il prossimo, non alzi la voce, non corri mai fuori dai binari anche a costo di andare lento o non arrivare mai.
Sei un eroe e non lo sai.

Il tuo giardino è il giardino del mondo, lo coltivi con cura, rispetti la natura, credi che non ci sia “mio” o “tuo” ma “nostro”.
Sei un eroe e non lo sai.

Testa alta e silenzio, combatti la tua battaglia giornaliera, malattia per te non è lamentela ma una sfida, provi a vincerla a tutti i costi.
Sei un eroe e non lo sai.

Non hai titoli, né riconoscimenti ufficiali. Non ne hai bisogno, la tua vita parla per te: sei un eroe e non lo sai.

 

Non mi godo più niente

Sveglia al mattino, in 5 minuti doccia, barba e vestiti, corri a più non posso, sei in ritardo, il sole si riflette sul mare e crea uno spettacolo da applausi ma tu sei già andato via.

Corri in macchina, non sopporti la lentezza, fai zig zag e rischi di romperti la testa almeno una-due volte, di fronte a te la montagna abbracciata da una nuvola, vuole augurarti il buongiorno.

Corri a lavoro, cominci una cosa e ne devi fare subito un’altra, hai già mal di testa ma hai appena cominciato, la recita di tuo figlio alle dodici, te ne sei completamente dimenticato!

A pranzo ti strafoghi, ingurgiti tutto velocemente, il tempo è denaro, credi di guadagnarlo ma lo stai perdendo, tuo figlio ti supplica: “Papà resta 5 minuti a giocare con me!”.

Ritorni a lavoro, hai un mucchio di documenti sulla scrivania, che fare? Vuoi buttare tutto all’aria, te la prendi col tuo collega che non ti ascolta, un amico ti chiama, ha bisogno di te! “Richiamerò dopo”, pensi e poi non lo fai mai.

La sera sei esausto, hai con te la borsa della palestra, “come mi farebbe bene una corsetta!”, pensi, ma la tua mente ti abbandona, come ogni giorno.

Torni a casa correndo, il divano ti aspetta, ma anche il tuo cane che ti scodinzola come ogni sera, vuole solo giocare con te, vuole fare due passi ma non ce la fai.

“Non mi godo più niente” pensi ma, mentre fai propositi per la tua nuova giornata, crolli e tutto ricomincia.

Vuoi il paradiso? Passa prima dall’inferno!

Non ti svegli un giorno, dopo tanto tempo, esclamando: “Eccolo qui, l’ho trovato”.

Non arriva all’improvviso come nei film, non è nemmeno una ricompensa per quanto sei stato bravo o per le tue buone azioni.

Non è luogo esclusivo per pochi, tutti possono provare ad accedervi.

Si chiama Paradiso. No, non è quello di Dante, dove tutto è incredibilmente a posto, non è nemmeno quello di Fantozzi tra angeli, nuvole e posti comodi, non è eterno riposo dopo una vita di sofferenze.

Non “serve” morire, si può raggiungere anche in vita, è più una vetta impervia dove piantare la propria bandiera che un luogo accogliente pieno di luce.

In paradiso ci va chi si sporca le mani, non chi sta al suo posto e non fa. Coraggio e non pigrizia, eccellenza e non mediocrità, no qui non si parla di titoli ma di crescita personale e spirituale continua.

Volontari a servizio del prossimo sono i benvenuti, eroi che hanno combattuto contro mafia e illegalità sono i re di questo nuovo mondo, un padre di famiglia che preserva i propri valori di fronte a mille difficoltà ha diritto al posto migliore.

Vi dirò di più: paradiso è un luogo astratto, una conquista della nostra anima e della nostra mente, riservato solo a chi è passato dall’inferno o quantomeno dal purgatorio. Solo chi ha vissuto le difficoltà della vita infatti può apprezzare la bellezza della semplicità, trovare la pace in un tramonto, guardare un comune bambino trovandolo meraviglioso.

Un aereo che atterra dopo mille turbolenze, a volte hai ceduto alle tentazioni, altre volte hai fatto del male, ma hai capito, hai imparato la lezione!

Non esistono santi né ero in partenza, ognuno con le sue debolezze, paradiso non è un guscio dove sei iperprotetto del male, ma quella condizione in cui riconosci la malattia ma hai gli anticorpi per sconfiggerla.

Paradiso è calma interiore, dare il giusto peso alle cose, paradiso è un puzzle finalmente completato, consapevolezza dei propri limiti ma anche voglia di superarli.

Paradiso è alla portata di tutti, uno splendido viaggio pieno di intoppi e difficoltà!

Quando la mente va più veloce del cuore

Un flipper, di quelli che non si vedono più nelle sale giochi d’Italia, due palline che si intrecciano nel loro percorso, vanno su e giù, devi cercare di salvarle per non perdere.

La nostra mente non è poi così diversa: è sollecitata continuamente e magari i pensieri fossero solo due, lo sforzo sarebbe almeno contenuto! E invece no! Inizi una cosa e devi subito lasciarla per far posto al nuovo, attivi connessioni cerebrali che ad un certo punto trovano un brusco ostacolo, qualcuno ha messo dentro una nuova pallina, forse sei stato tu stesso!

Eppure dipende da te, dalla tua capacità di saperla tenere a bada, la mente se vuole ti mangia in un solo boccone, a volte non risparmia nemmeno l’anima, altre volte è salvezza pura contro le insidie del male.

La lasci andare un po’ come un cane a cui togli il guinzaglio credendo sia buono. Lei si fa un giretto, sembra calma e rilassata ma poi parte per la tangente, come il tuo piccolo peloso che incrocia un gatto per la sua strada.

Va veloce, corre e chi la ferma più! Non ti lascia tregua! Studi tutti i modi per fermarla o almeno per controllarla, credi di avercela fatta e invece lei trova i modi più subdoli per bypassare il tuo controllo. Ah maledetta, a volte benedetta, ti ferma da piccole/grandi sciocchezze.

Quando sembri aver perso le speranze arriva il cuore, ha preso una lunga rincorsa ed è sbucato dal nulla, si affianca alla tua amata/odiata mente e le tiene testa. Vivi di emozioni, cavalchi l’onda mentre la tua ragione si riposa un po’, ma guai a considerarla vinta!

Trovi un discreto equilibrio e vai avanti così, mente e cuore in un’unica corsa, se il traguardo è più o meno vicino dipende solo da te!

La disumanità dei normali e l’umanità degli anormali

Normalità, anormalità, una A può fare la differenza, ma ne siamo così sicuri?

La normalità affascina, rassicura ma annoia, terribilmente. Normalità a volte fa rima con insensibilità e non è solo un gioco di parole. Giornate che scorrono via senza emozioni, routine fatta di lavoro, soldi, potere, un’unica direzione che non ammette alcuna deviazione.

“Anormalità”, che brutta parola, usata in tono spregiativo, sei fuori dalla norma, hai qualche problema, sei additato in modo palese o a volte ti incensano con la loro banale ipocrisia.

Meglio un mondo anormale o un mondo normale? E chi ci etichetta in un modo o nell’altro?

La normalità mi uccide, i parametri standard della società non mi affascinano, nessuna attrazione, nessuna emozione. I discorsi “normali” mi annoiano terribilmente, sono piatti, nessuna altalena, nessuna montagna russa a movimentare un po’ la giornata.

Amo l’umanità degli anormali, i loro sbalzi, la loro capacità di stupire, sia in positivo che in negativo, amo la voglia di superare i propri limiti o di accettarli con gioia e mai con rassegnazione. Amo la voglia di mettersi in gioco, di dare e provare emozioni, di spiattellare frasi sconnesse che accendono un fuoco anche in mezzo al buio più tetro.

Solo tra gli “anormali” trovo l’umanità di cui ho bisogno, il senso della vita, la missione per cui sono a questo mondo. I “normali” mi circondano con la loro retorica, credono di stare dalla parte giusta, sono sicuri di avere tra le mani la ricetta perfetta per la felicità.

Io parto dal primo ingrediente, “l’umanità” e poi amalgamo tutti gli altri, sono “anormale” e va benissimo così.