Ti abbandono…uomo

Ti ho portato in un parco, è pieno di persone come te, è pieno di cani come me, dovrei abbandonarti, sei uomo e ne combini una più del diavolo

Quando torni a casa io faccio la festa ai tuoi bambini e tu ti lasci andare stanco su un divano. Lavori tutto il giorno, per un gioco in più a tuo figlio, lui vorrebbe solo il tuo tempo, una tua ora, quella che riesco a dedicargli io da 4 anni.

Saresti da abbandonare mio caro vecchio e invece sono ancora qui, accanto a te, fedele, non come te, un anello luccicante a tua moglie e un weekend di “lavoro” con l’amante.

Ti amo così come sei, anche se forse non te lo meriteresti, anche se magari ci sono persone che si comportano meglio di te. Tu hai scelto me, in quel caldo pomeriggio di agosto e sei diventato mio padrone per la vita.

Sai, non è sempre stato facile, quando d’estate mi hai lasciato in quella pensione per cane avrai voluto “sbranarti”, da solo per un mese, mentre i tuoi figli, i miei “fratellini”, reclamavano la mia presenza. Ti ho aspettato, sapevo saresti tornato.

Sì, è vero, ho anche pensato di avventarmi contro te, quella volta in cui sei stato violento con tua moglie, ti ho guardato con la mia faccia stupita ma poi, il giorno dopo, ti ho fatto festa come al solito.

Saresti da abbandonare, sono quasi tentato a scappare oltre la siepe, magari incontro un padrone migliore magari…non potrei mai farlo.

Ci siamo scelti, con tutti i nostri difetti, per tutta la nostra vita.

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Sicuri che le “bestie” siamo noi?

Sono tornati a casa in fretta e furia, non mi hanno accarezzato come al solito, solo voci, urla. Stanno discutendo sulle solite cose futili come se stessero discutendo sul destino del mondo. Poi ci dicono che siamo bestie….noi!!

Il mio padrone è rientrato ma c’è una sorpresa, non è con la mia padrona Anna, c’è un’altra donna. Si sono chiusi in camera da letto e non escono più. La fedeltà è una cosa da cani. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Sono tutti seduti a tavola. Non parlano. C’è chi è con iphone, chi con l’ipad, chi mangia (per fortuna qualcuno a tavola ancora mangia). Eppure ci sarebbero tante cose da raccontare, peccato che non abbiamo la parola noi cani. Poi dicono che siamo bestie….noi!

C’è un ragazzo accerchiato da un gruppo di balordi. Lo spingono, lo insultano, lo calpestano, provo ad intervenire nell’indifferenza generale ma mi mandano via con un calcio. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Ci sono uomini che si fanno saltare in aria in nome di un Dio. Io salto solo addosso al padrone, quando torna stanco da lavoro. Poi dicono che siamo bestie…noi!

Un mendicante si avvicina alle persone per chiedere uno spicciolo. Io non ho soldi ma mi avvicino e mi faccio accarezzare. Posso dargli solo dell’affetto, la gente qui lo ignora e si arrabbia. Poi dicono che siamo bestie…noi!

 

In questa gabbia, in questo canile, per sempre!

Sono qui, un’altra giornata come le altre, stavolta un uomo e una donna insieme, passeggiano in mezzo alle gabbie. Ogni volta è una gara, a chi abbiaia di più, a chi si fa notare di più, è il nostro momento, dobbiamo convincere un essere umano a prenderci con sé. Il nostro momento di gloria, siamo tanti, forse troppi, chiusi in queste piccole gabbie, non c’è spazio per muoversi, siamo bloccati, mentre altri cani, fuori, corrono sui prati.

Lo chiamano canile, ma in realtà è più spesso una prigione, sì vero, mangiamo e beviamo, ma siamo isolati, seppur così vicini. Non possiamo giocare insieme, eppure ci sono cani così simpatici! C’è chi sta isolato, non parla (abbia) mai, si è rassegnato a passare tutta la sua vita in quella gabbia, c’è chi è più giocherellone, chi è di buonumore e chi non ha ancora perso la speranza, nonostante tutto.

Sono altruista come cane, gioisco delle gioie dei miei colleghi, ho in mente l’immagine di Max, quel pelosone della gabbia accanto, tanto triste fino al giorno in cui Maria, una piccola bambina bionda e chiassosa, lo ha liberato da questa agonia. Ho visto subito un sorriso sulla sua faccia (o almeno la parte di faccia che si poteva vedere con tutto quel pelo), ha cominciato a muoversi freneticamente, nonostante il torpore delle giornate passate “al fresco”.
Sì, succede così, dimentichi anche come si cammina, in quel poco spazio non ti resta che stare fermo, muoverti il meno possibile, tanto non serve a nulla.

Sono altruista in genere ma oggi mi sento egoista, ripenso al tempo in cui mi trovavo all’aperto, in città come sui prati, nei boschi come in campagna e voglio tornare ad essere felice. Forse anche all’inferno avrei più spazio, quindi ben venga un posto diverso, mi accontenterei di un padrone qualunque, seppur lunatico comunque qualcuno in carne ed ossa a cui far festa. Arrivano quattro persone, scelgono sempre gli altri, forse sono bruttino all’esterno ma vedessero che cuore ho e quanto posso dare!

Rimarrò ancora in questa gabbia, in questo canile, forse per sempre!

Morire di botti e paure a Capodanno

Capodanno, ci risiamo! Non solo i classici dubbi su come trascorrerlo ma anche e soprattutto botti, inutili, fini a se stessi. Mani che saltano, cuori che saltano, portano solo dolori, soprattutto tra i nostri cari amici animali.
Accovacciati nella loro cuccia, terrorizzati, alcuni non reggono alla paura, sì, addirittura muoiono per degli inutili botti.
Come esseri umani siamo abituati ancora a trattare la razza animale come razza inferiore, eppure umanamente ci ha già superato da un pezzo. Sono sensibili, un botto li terrorizza, non si riescono a capacitare di tanto rumore inutile mentre a noi umani, ormai, non  ci scuote più nulla.

Ribaltiamo la prospettiva, adesso siamo noi alla loro mercè e possono fare di noi ciò che vogliono.
Eccoli a fare festa, mentre noi, che soffriamo di vertigini, siamo sospesi su una funivia a più di 1000 metri d’altezza. Noi, a differenza loro, abbiamo la voce, urliamo, chiediamo aiuto ma non ci sentono. Sono impegnati nel loro cenone, noi siamo di una razza inferiore che non merita di essere ascoltata.
Continuano a fare festa mentre noi, col terrore per topi e serpenti, siamo rinchiusi in una gabbia con i nostri incubi. Un Capodanno ad urlare ma nessuno ci sente, siamo una razza inferiore, mentre la razza superiore si deve divertire “a tutti i costi”.

Siamo dentro un piccolo ascensore, siamo tanti, il nostro 31 dicembre è agghiacciante. Poco spazio, la claustrofobia che lacera la pelle, inutile chiedere aiuto, siamo rassegnati, noi di una razza inferiore. Riusciamo ad uscire a fatica, tutti sudati e angosciati, ci aspetta un tunnel buio, ci fa paura, non sappiamo dove andare, in lontananza sentiamo il verso degli animali che festeggiano, sì proprio loro, razza superiore.
E a noi che abbiamo paura anche di una piccola puntura tocca un Capodanno pieno di aghi e di pizzichi, gli altri festeggiano, non hanno tempo per noi.

Eppure basterebbe non strafare, rispettare gli altri rispettando in primis se stessi.
Eppure basterebbe sparare i soliti botti verbali, le panzane che possono fare male solo al morale. Eviteremmo cuori che scoppiano, animali accovacciati, lacrime e terrore.
Usiamo bastardi per indicare un incrocio tra cani, sicuri che i bastardi non siamo noi?

A Capodanno vi suggerisco un uso ideale dei vostri botti: ficcateveli dove sapete voi!
Rispetto per gli animali e per le loro paure!

(Immagine presa dal web).

“Il mio cane è proprio stupido”, disse il padrone coglione

Non è uno scherzo, state per entrare in un vortice di stupore misto a sdegno, ammesso che non siate come i soggetti narrati in questa storia, se fosse così troverete i vostri compagni dell’assurdo.
Si parla di cani e di abbandono, argomento affrontato già qui, in un articolo di cui vado particolarmente fiero. Una discussione che sento con le mie orecchie, anno corrente, popolazioni dunque più aperte ed evolute, almeno dicono così.Protagonisti G e A, il primo il cattivo (mi limito a questo appellativo ma dal titolo potete capire che penso), la seconda la buona o semplicemente la ragionevole. Ogni tanto entra in gioco M, terzo incomodo grottesco.

G. Non ne posso più del mio cane, non lo sopporto più, è proprio scemo!
A. Perché dici questo della tua povera bestia, che è successo?
G. Nulla di particolare, è proprio stupido da quando lo abbiamo preso. Non capisce niente, lo avevano abbandonato perché era un incrocio riuscito male, mia moglie lo ha trovato per strada e lo ha preso. Mannaggia a lei!
A. I cani devono essere trattati come esseri umani. Ti sembra giusto parlare così di quello che è a tutti gli effetti un membro della tua famiglia?
G. Ma che dici! La mia famiglia è composta da me, mia moglie e dai miei figli, quel coso è proprio scemo! Quando torno a casa trovo tutte cose pisciate, non capisce, è inutile! E dire che lo esco quando posso. Ma cosa vuole di più?
A. Magari un po’ di affetto, vedrai che non ti farà più i dispetti…
G. No no, ha la faccia da scemo. Non fosse stato per mia moglie lo avrei già abbandonato
M. Ma sì, questi cani sono un impegno, lo dico sempre a mia figlia, che ha problemi quando deve partire d’estate. Danno tutti troppa attenzione a questi animali.
A. Ci sono le pensione per cani, apposta per questo, oppure si porta con sè.
M. Non ci credo a queste cose!
G. L’altra volta abbiamo incontrato i precedenti padroni del cane, quelli che lo avevano abbandonato. Lo avevano lasciato in campagna, gli ho detto, “simpaticamente”, non è che lo rivolete indietro?
A. Scusa tu sai chi sono i proprietari che lo hanno abbandonato e non li denunci?
G. Io? Un giorno di questi lascio la porta di casa aperta…non si sa mai gli venga voglia di tornare da dove è venuto. Quando vengono amici tutti gli fanno la festa, io non perdo occasione per scherzare e dire: “Lo volete?”. Magari ora lo esco in balcone.
A. Ma poi non lo puoi lasciare fuori e te ne lavi le mani. Lo devi andare a trovare, fargli compagnia, vogliono solo affetto.
M. Non capisco tutto questo affetto nei confronti dei cani. Se uno abbandona un cane, titoli di giornali, casino, multe e galera, se uno abbandona un bambino nel cassonetto nessuno sa niente. Gli animali sono animali, che fine fanno fare a quelli che li lasciano, la galera? Ma siamo pazzi? Hai ragione G. a lamentarti.

La soglia di sopportazione è superata ormai da un pezzo, abbandono il luogo mordendomi la lingua più e più volte per non intervenire, sono in una fase zen e questo mi aiuta a non entrare in una discussione triste, in una storia triste.
Sorrido solo pensando che a quest’ora, il cane, solo a casa, starà pensando: “Ma guarda un po’ che padrone coglione che ho!“.

La sensibilità non è un reato, la stupidità gratuita dovrebbe diventarlo, con l’aggravante dell’ignoranza. No, non parliamo di scuole qua, ma di vivere civile.

 

 

La semplicità del cane e il lamento dell’uomo

Che bella dormita! Non so quante ore sono passate da quando il mio padrone mi ha augurato la buonanotte con le sue solite quattro carezze. Come le adoro! Adoro quei tocchi dolcissimi con la mano e adoro lui, anzi, a proposito, a momenti dovrebbe scendere da quelle scale. Sarà una giornata meravigliosa!

Ho dormito malissimo, troppi pensieri e ora la sveglia che mi butta giù dal letto. Ci sono i bambini da accompagnare a scuola e poi lavoro, o meglio tortura, col capo che troverà qualsiasi occasione per litigare. Va tutto storto ormai da un po’. Non posso rimanere a letto per oggi?

Eccolo, finalmente scende, adesso gli faccio le feste, me lo lecco tutto! Siamo inseparabili, mi godo questi pochi minuti della mattina, ora lui andrà a lavoro e lo rivedrò quando ormai sarà buio fuori. Non mi lamento, non è la quantità del tempo che cerco ma la qualità.

Eccoli, i bambini! Già litigano tra di loro, e sono solo le 8 del mattino. Ci ritroveremo stasera e mi riempiranno di domande come al solito. Sto poco tempo con loro, è vero, ma come va avanti la baracca senza il mio odiato lavoro?

Sento il rumore della chiave nella porta, comincio a scondinzolare, non sto più nella pelle. Attendo questo momento da stamattina, come ogni giorno, tranne il sabato e la domenica, dove posso spupazzarmi il mio padrone senza sosta. Vedo che è stanco ma mi riserva sempre un sorriso. Ho fame, la ciotola arriva come sempre, puntuale, alle otto, mangerei qualsiasi cosa, non ho preferenze. Mi basta la sua compagnia. Adesso mi accoccolo sulle sue gambe e ci vediamo un film (o meglio lui lo guarda e io ronfo alla grande).

Un’altra giornata di lavoro è finita. Apro la porta di casa e trovo i miei figli che litigano. Sono troppo stanco, non chiedo neanche i motivi per cui stanno discutendo, non domando come è andata la scuola, mi siedo a tavola e mangio. Ancora la solita minestra, ora litigo io con mia moglie. Mi faccio il mazzo tutto il giorno e questa è l’accoglienza che trovo.

Un’altra giornata è finita, le solite quattro carezze e la buonanotte. Non vedo l’ora sia domani. Che bella la vita di noi cani!

Un’altra giornata è finita e domani sarà sempre la stessa storia. Neanche la buonanotte con mia moglie. Quanto è difficile la vita di noi uomini!

 

Il cane e il bambino

Un cane e un bambino, nella loro semplicità, rappresentano la massima espressione della sensibilità. Dimenticatevi maschere e filtri, squarciate tutte quelle fette di prosciutto che vi hanno ormai occluso la vista e lasciatevi andare, solo così potrete realmente entrare nel loro mondo.

  • Un uomo stanco torna a casa dopo una giornata di lavoro. I nervi a fior di pelle, la promozione promessa non è stata concessa, ad attenderlo, davanti alla porta, il suo cane. Scodinzola come se niente fosse, ama a prescindere, in un attimo si trova accovacciato sul suo migliore amico, davanti ad un film. Una donna è appena stata dal medico, le hanno diagnosticato un brutto male. Ha pianto tutto il giorno in macchina, alla sera trova ad aspettarla sua figlia. Un “Mamma giochiamo con la mia bambola”  gretola in un attimo i mille castelli dell’orrore. Ha fatto centro in un sol colpo.
  • Tre bambini giocano in un prato, da lontano un bambino curvo e timido li guarda. Il pallone finisce vicino ai suoi piedi, lo raccoglie timido, “vieni a giocare con noi“, dicono i tre bambini all’unisono. In quattro ci si diverte di più.  Un cane è coccolato da una coppia, ma il loro bambino ha una paura matta degli animali. Rispetta la sua volontà, gli sta lontano. Un giorno gli si avvicina mentre dorme sul divano, il bambino lo abbraccia, credendo sia un peluche. Diventano inseparabili.
  • Un bambino fa lo sgambetto al suo migliore amico. Gli aveva rubato una macchinetta. Torna a casa e pensa e ripensa a quel gesto. L’indomani gli offre metà della merenda, basta questo per ripristinare la loro amicizia. Un cane riesce ad aprire un’intera scatola di croccantini. La sera torna il suo padrone, lo trova in un angolo, umiliato e con le orecchie in basso. Non sa come chiedere scusa, per autopunirsi lascerà la ciotola piena nei successivi due giorni.

Sono il suo cane, il suo migliore amico: tornerà

C’è una bella giornata di sole fuori, ma io, come ogni giorno, la passerò in questo garage buio. Stamattina il mio padrone mi ha dato dei croccantini, lo fa quando si ricorda, non lo critico, ha una famiglia a cui pensare. Ogni tanto mi liberano in giardino e gioco con i suoi bambini, corro, faccio scorta di sole e di luce, rincorro la palla e mi diverto come un matto. Fra qualche giorno partiranno, un lungo mese fuori, in Canada. Chissà che bel posto!
Le giornate qui in garage sono monotone ma è venuto il mio padrone, mi ha messo il guinzaglio e mi ha fatto salire in macchina. Una bella gita, io e lui, come i vecchi tempi! Non so come ringraziarlo.

C’è caldo ma ho fatto una bella bevuta prima di andare e posso resistere. La strada è lunga, chissà in che luogo meraviglioso mi sta portando. Dobbiamo stare un po’ insieme io e lui, non lo facciamo da un bel po’, prima eravamo inseparabili.
Mi ha fatto scendere dall’auto, in una piazzola di sosta di una strada con tante macchine. Vanno tutte veloci, chissà che brutto deve essere stare lì in mezzo ma io ho il mio padrone, chissà che bel gioco mi sta preparando.

Ora mi ha legato ad un palo, si guarda intorno, forse deve sbrigare qualche commissione e non si fida di me. Se ne è andato di corsa, sgommando, con l’auto su cui sono salito mille volte, aveva fretta, non appena farà quello che deve fare con urgenza tornerà a prendermi.
Non è mai stato bravo a fare i nodi, anche stavolta mi sono liberato, ma io lo aspetto qui, se non mi ritrova dove mi ha lasciato si arrabbia e magari mi prende a cinghiate come qualche giorno fa. Poco più avanti c’è un bosco, mi faccio un giretto veloce e poi torno qui. Sono solo del mio padrone e di nessun altro, capita che si fermino macchine per una sosta ma io mi nascondo abilmente, prima che qualche essere umano possa pensare di “adottarmi”.

L’impegno del mio padrone deve essere davvero importante, sono giorni che ormai non lo vedo, ho mangiato pochissimo e ho trovato qualche goccia d’acqua da bere, non so quanto potrò resistere ma l’amore e la fedeltà per lui mi salveranno.
Adesso mi affaccio in questa strada rumorosa per vedere se lo trovo. Mannaggia! Mi stavano mettendo sotto! Meglio che torni nella mia piazzola, sono il suo cane, il suo migliore amico. Tornerà, ne sono sicuro e sarà festa grande!

La Corrida della stupidità

Ero poco più che 18enne, in quell’età dove ci si sente spavaldi, strafottenti, più forti di tutto. Ero con amici, il proprietario della struttura dove alloggiavamo ci propone dei biglietti per la Corrida, scenario Torremolinos, Costa del Sol, Spagna.

Decidiamo di andare, seppur con qualche perplessità, i biglietti tra l’altro non costano poco ma rimane un’attrazione, un qualcosa di tipico.
Entriamo e davanti ai nostri occhi comincia il “festival dell’orrore”, brutto, troppo brutto per essere vero. Non si tratta di una semplice Corrida, già straziante di suo, è una maxi-Corrida, con tanti toreri e tanti tori che faranno la stessa fine.
Il pubblico sventola i fazzoletti bianchi, aizza i toreri contro il toro, provoca le povere bestie, drogate e ammansite. Gli animali partono in svantaggio, sempre. Mai, quasi mai riescono a recuperlo ed è quindi sempre l’uomo ad avere la meglio.

Facciamo qualche foto distratti, subito disgustati dallo spettacolo che stiamo vivendo. Ci troviamo dopo pochi istanti a fare il tifo per i tori, la nostra idiozia nell’essere lì ad aver alimentato con i nostri soldi quella pagliacciata si trasforma in ferocia, forse non ci dispiacerebbe vedere un toro incornare tutta quella gente che sventola fazzoletti orgogliosa, magari meritiamo un paio di incornate anche noi.

Muoiono diversi tori, una mattanza, uno dopo l’altro. Usciamo da quel ridicolo teatro, ci guardiamo in faccia e ci sentiamo in colpa, cancelliamo subito foto e video, vogliamo dimenticare al più presto quella bruttissima parentesi. A distanza di 10 anni nulla è cambiato. Si fanno ancora le Corride, a Pamplona si svolge annualmente la corsa dei tori, gli animali, eccitati, incornano abitanti e turisti intenti a correre. Ieri però un torero è stato infilzato, è morto davanti a tutti. Victor Barrio, trentenne, è stato ucciso per una lacerazione ai polmoni, dopo diverse incornate. l teatro dell’orrore ancora una volta un’arena, Teruel, in Aragona.

Lungi da me inutili moralismi, animali ne muoiono, al macello soffrono parecchio di più e la Corrida non è l’unica pratica opinabile in tal senso. Ma che pro viene alimentato questo spettacolo? Domanda inutile, retorica, lo so, il Dio denaro c’entra anche questa volta.

Un morto non cambierà nulla, anche questa volta. Di sicuro non sarò più spettatore di una Corrida e perdonatemi se mi viene da sorridere quella volta ogni 30 anni in cui ad avere la peggio è l’uomo