Voi litigate, io muoio!

Vi vedo litigare sempre, non fate altro, parlate un linguaggio incomprensibile, burocratico, spesso anche rozzo, non avverto un velo di umanità nelle vostre parole!

Intanto io sono qui, in questa barca, sì lo so, a chiamarla barca le si fa un complimento, grosso, forse anche esagerato! Ma quante ne abbiamo passate io e questa bagnarola, giorni interi alla conquista di una terra, di una speranza.

I grandi mi hanno detto che dovevo andare, che lì dove stavo era pericoloso, che il viaggio sarebbe stato difficile ma ne sarebbe valsa la pena, che al mio arrivo avrei trovato un mondo migliore.

Ma quanto dura questo viaggio? Sono ancora qui, in mare aperto, da giorni!

Mi avevano detto che la meta era vicina e in effetti vedo terra, vedo persone che gesticolano, imbarcazioni che ci affiancano, sento sirene, ma anche ordini e contrordini, ci lasciano qui e non capisco il motivo!

Sembra che il problema siamo proprio noi, non ci vogliono qua e non ci vogliono neanche negli altri posti, siamo un peso, continuano a litigare, quella nazione difende solo la sua gente, l’altra ha “i porti chiusi“, non possiamo entrare.

Eppure mi avevano raccontato una storia diversa, che siamo tutti fratelli, che non ci sono bandiere e colori di pelle, che tutti possiamo giocare ed essere liberi allo stesso modo.

Litigano, continuano a litigare e noi siamo fermi qua, sotto il sole, con gli occhi di fuori, affamati ma troppo deboli per mangiare. Vedo terra, vedo gente, chissà come si sta laggiù!

Non siamo graditi.

Voi litigate, mentre io muoio!

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Bambini e sesso: lo schifoso primato degli italiani

Gli italiani sono primi nel turismo sessuale minorile nel mondo. Sì, avete capito bene, fa schifo già così, a scrivere e a leggere questa frase, potremmo già chiudere l’articolo.

L’Osservatorio sui diritti ha diffuso dei dati agghiaccianti che dovrebbero far riflettere. Basta chiacchiere e più fatti per carità, i nostri bambini sono gli adulti di domani!
Nel mondo 3 milioni di persone viaggiano ogni anno per andare a fare sesso con i minori, un dato raccapricciante, sesso e minori no, non possono e non devono stare nella stessa frase.

Al peggio non c’è mai fine: i dati sono in crescita, così come i Paesi in cui si pratica questa deplorevole forma di turismo. Un reato, a tutti gli effetti, tra i più gravi, ma un potenziale frutto da spremere per guadagnare tanto tanto denaro.

Denaro, sesso, soldi, il trinomio schifoso degli adulti che ha ormai coinvolto anche i bambini. Nessuno chiede loro, nessuno ascolta la loro opinione, costretti a piombare nella dimensione adulta nel peggiore dei modi, con violenza e costrizione, come oggetti da manipolare a piacimento.

Dove finiscono i loro sogni? Chi restituirà l’infanzia all’adulto un tempo violentato? Dove sono le forze dell’ordine nei Paesi del turismo sessuale? Corruzione, potere, lussuria, altro schifoso trinomio difficile da sradicare.

E noi italiani? Siamo i più schifosi tra gli schifosi: i turisti sessuali italiani sono circa 80 mila, per lo più uomini (90%), non solo persone adulte ma adesso anche giovani, della serie il naufragio è totale. I dati scioccanti sono di uno studio di Ecpat Italia, contenuto nel Global Study di Ecpat Iternational (End Child Prostitution in Asian Tourism).

Gli adulti continuino a fare le porcherie tra di loro ma lascino stare i bambini, se c’è ancora una speranza in questo mondo di merda questa risiede nei più piccoli e nella loro capacità di sognare in grande.

Uccidetevi tra di voi, ma lasciate stare i bambini!

Sarà che non ci si abituerà mai a tanta violenza, sarà che la vita ci stupisce tanto in positivo quanto in negativo, sarà che il limite che ti eri configurato idealmente viene oltrepassato con puntualità disarmante.

Si uccide dalla notte dei tempi, da Caino e Abele, da quando l’uomo è stato creato (male). Si uccide per difendere un territorio, per fame, per guerra, per gelosia, per vendetta. Si uccide guardando in faccia la vittima o voltandosi dall’altra parte, col coltello o con l’accetta, con una pistola o a mani nude.

Uccidono anche gli animali, per sopravvivenza, per ragioni sicuramente un po’ più nobili, se si vuole provare a dare un’accezione positiva all’orrore del gesto. Si uccide e addirittura si resta impuniti, si uccide e ci si fa il conto che tanto, male che vada, in poco più di dieci anni si sconta una pena e si ricomincia un’altra vita. Si uccide una vita, quella, dopo dieci anni, non tornerà, se ne è andata via per sempre. Si uccidono genitori, parenti, qualcosa muore dentro e non rinasce più.

Si uccidono anche i bambini, scippando la società di freschezza e creatività, di purezza e felicità. Si uccidono bambini per un letto nuovo. “Ho ucciso il piccolo Giuseppe perché con la sorellina, giocando, aveva rotto la sponda del lettino“. Sì, non è uno scherzo brutto brutto, è realtà, lacerante.

Poi c’è chi ha difficoltà ad uccidere una mosca, è fastidiosa, ronza nelle orecchie, non si riesce a dare il colpo decisivo. Una formica, una coccinella, un ragno, rispetta la vita del prossimo, indipendentemente dalla sua classificazione negli esseri viventi.
Sì, probabilmente qualche volta cede, qualche mosca rimane stecchita ma non riesce a concepire l’oltre. Accende la televisione, l’ennesimo omicidio, si uccide senza riflettere, si uccide come sport, la vita non ha più il suo valore.

Uccidetevi tra di voi, ma lasciate stare i bambini! 

Zio, sai che Babbo Natale non esiste?

Arriva quel momento, un giorno che sembra come gli altri. Si avvicina Natale e io mi avvicino a mia nipote: “Hai scritto la letterina a Babbo Natale? Non hai molto tempo, deve arrivare molto lontano”.
“No ancora no, ma penso non la scriverò, tanto Babbo Natale non esiste“.
Incasso il colpo ma non mi scoraggio, testa alta e dritto per la mia strada, non posso aver sentito bene.

“Ma come Babbo Natale non esiste, io l’ho visto, se no chi ti porterebbe tutti quei regali ogni volta?”.
“Non esiste, l’ho visto in un film ieri, i regali li portano i genitori e i parenti”.
“Ma non possono comprare tutti quei regali loro, non hanno i soldi, sono troppi!”.
“Vabbè, ci sono anche gli amici, poi in ogni regalo c’è l’etichetta ‘Da … a”.
“Ma capita sempre che ci sono regali senza targhetta, ecco quelli sono di Babbo Natale, io l’ho visto, lo vedo ogni anno e so dove abita”.
“Sono grande, non ci credo più”.
“Esiste, sta in un posto freddo, lontano, ha la sua fabbrica dei giochi, ha le sue renne”.
“I giochi li fanno in fabbrica i lavoratori, le persone devono lavorare”.

Sono in difficoltà, sta vincendo nettamente, conduce lei il gioco, mi aggrappo all’ultima speranza: “Tu aspetta il 24, vedrai che troverai delle belle sorprese, lascia magari una tazza di latte e biscotti per ringraziarlo di essere venuto”.
Mi spiazza: “Allora facciamo una cosa, io lo aspetto sveglia tutta la notte, se lo vedo hai ragione tu”.
“Ma lui sa che sei sveglia e non viene, viene solo quando dormi, vuole che sia una bella sorpresa”.

Ma il colpo di grazia me lo dà l’altro nipote, ancora più piccolo: “Vero, Babbo Natale non esiste, lo so pure io”.

Chi glielo dice che io, ancora oggi, credo nella sua esistenza, chi glielo dice che rimanere piccoli è più bello, che smettere di sognare e di sorprendersi è il passo più veloce per diventare grandi e che essere grandi non è poi così tanto figo come credono.

Sono più intelligenti di me, io che all’epoca vivevo in un mondo tutto mio, spero però che continuino ad essere sognatori, perché se questo mondo ha una speranza per risorgere quella sta nei bambini e nella loro capacità di rimanere ancora a bocca aperta.

Aiutiamo i “grandi” a tornare bambini!

Sono grandi, si sentono adulti, spezzano cuori, complicano la realtà, fanno le cose senza passione. Gli adulti credono di essere i padroni del mondo, ma come sono visti da un cane ed un bambino?

C. “Sì, sono complessi, ma sono necessari nella nostra vita. Ci danno da mangiare, ci fanno battere il cuore, sono la nostra ragione di vita”

B. “Sì, hai ragione, non è facile capire il loro mondo. Neanche io potrei fare a meno di loro, grazie al loro atto di generosità sono qui a contemplare questo mare, a giocare in questo prato con te”

C.“Pensa però come sarebbe bello se i grandi prendessero qualcosa da noi animali e qualcos’altro da voi bambini. La spontaneità ad esempio, la sincerità, la voglia di divertirsi, l’esigenza di essere se stessi, sempre e comunque”

B.“Sono orgogliosi. Da piccoli volevano diventare grandi, ora sono sicuro che tornerebbero piccoli per qualunque cifra, ma sono prigionieri del loro mondo, della società, del castello che si sono costruiti. Non sono più solo adulti, sono adulti mascherati“.

C.“E se creassimo un mondo tutto nostro? Cani, animali in genere, bambini. Un mondo dove amarsi senza filtri. Noi ancora sappiamo apprezzare un tramonto, sappiamo essere felici semplicemente perché viviamo”

B. “Sì, sono brontoloni, hanno dieci ma vorrebbero avere mille. A me basta una palla, un amico e la mia mente per sognare. Ora sono felice, lo sarò anche domani e fra dieci giorni”

C. “Pensa che ci sono adulti che fanno del male sia a te che a me. Vogliono spaventarci, vogliono cancellare i nostri sogni, ci costringono a fare le cose che loro vogliono fare, sono invidiosi della nostra purezza”

B. “Ma ci sono tanti altri che ci vogliono bene, che ci coccolano, che ci regalano un sorriso. Io vivo soprattutto per queste persone”.

C.Non possiamo far meno di loro, andiamo, ci aspettano!”

B. “Ok, andiamo, proviamo a farli tornare bambini per un po’”

Dialogo tra un cane e un bambino.

“Si comporta in modo strano, ma mi fido di lui”

“Mamma e papà lavorano tutto il giorno, mi lasciano all’oratorio ed io mi diverto. C’è una bella chiesa in mezzo al verde, tante compagnette, un pallone per giocare a pallavolo. Don Marco ci lascia libere, facciamo la preghiera del mattino, parliamo di Dio e di religione e poi ci divertiamo. Quando fa troppo caldo stiamo dentro, quando il sole ci regala un po’ di tregua ci scateniamo.

Mi sento speciale, soprattutto in questo periodo, sembro essere la preferita di Don Marco. A volte mi porta in una stanza, da sola, succedono cose che non mi riesco a spiegare. Dice di sentire tanto caldo, si scosta la tunica, mi tocca.
Forse dovrei parlarne con mamma e papà perché io non so spiegarmi bene cosa succede, ma lui mi dice che è un nostro segreto che rende tutto ancora più speciale.

Ed è vero, rispetto a Martina io ho molti più regali, dolcetti, giochi, me li dà di nascosto perché anche quello è il nostro segreto. Mi porta a fare dei giri in macchina, andiamo a mare, dice che devo vedere quanto è bello. Non so perché, ad un certo punto si comporta in modo strano ma io mi fido di lui, i miei genitori e tutto il Paese parlano benissimo di Don Marco. Ama i bambini ma solo con me vuole fare certe cose, mi sento speciale, mi fido di lui.

Adesso Don Marco non c’è più, lo ha portato via la Polizia mentre facevamo uno dei nostri giri in macchina, non so cosa sia successo, so solo che adesso mamma e papà non mi fanno più andare in oratorio. Mamma piange tutto il giorno, papà urla, dice che gli “vorrebbe spaccare la testa”.
Lo dicevo che quelle cose erano strane ma mi fidavo di lui.

Ah, io sono Giada. Ho visto di sfuggita la televisione, dicono che Don Marco abusava di me. Non so cosa significa ma non deve essere proprio una cosa bella. Mi accontentavo di essere una bambina come le altre, non volevo essere così speciale.

Ma Dio lo sa tutto questo?”

P.S. La pedofilia è un problema serissimo che richiede un approccio più drastico. Non uccidete i sogni dei bambini!

Fate la guerra dentro di voi!

Chiudete la porta, per carità, chiudetela bene! Fate la guerra al vostro mostro interno, controllate la vostra smania di potere!
Il problema è vostro, di come siete nati, di come siete cresciuti, risolvetelo dentro di voi , all’interno delle vostre Nazioni, no, non c’è bisogno di fare la guerra!

Vi hanno insegnato che essere uomini significa avere potere, che il potere si conquista col denaro, che il denaro si procura con la potenza, sempre a discapito di qualcuno.
Avete trasformato delle povere persone in slot machine, non sputano il loro denaro, non lo hanno mai avuto, ma sputano vita che gonfia petto e portafogli.

Comunque voi vi chiamiate fate la guerra a voi stessi, al vostro carattere. Fate la guerra alla società, ai suoi ideali perversi, all’opinione che l’essere uomo sia direttamente proporzionale all’essere potente.

Fate la guerra ai toni di voce alti, alle conferenze stampa in pompa magna, alle dita puntate, alle sfide lanciate, fate la guerra alla vostra indifferenza, ai volti che si girano da un’altra parte, alla sordità davanti alle urla di bambini martoriati.

Fate la guerra alla guerra, alla convinzione che sia sempre colpa di qualcuno, ai missili lanciati a casaccio, alle case che saltano in aria mentre qualcuno mangia pane raffermo.

Fate la guerra ai “banditi dell’infanzia“, a chi ha rubato un sogno, una possibilità o semplicemente degli occhi per guardare. Fate la guerra a chi inquina l’aria, alla morte a fuoco lento, alla chimica che diventa morte per un sadico piacere.

Fate la guerra alla vostra idiozia, fate la guerra dentro di voi, perché fuori ci pensiamo noi! Lasciateci in pace, il mondo è roba nostra, perché renderlo bello è molto più facile che sporcarlo con i vostri giochi di potere!

I bambini piangono

I bambini piangono, di qua perché hanno fame dopo pranzo, di là perché muoiono di fame e sono senza pranzo.

I bambini piangono, di qua perché vogliono saltare la scuola, di là perché il loro compagnetto è saltato in aria.

I bambini piangono, di qua perché agognano l’ennesimo giocattolo, di là perché la palla di cartone si è distrutta e non ce n’è altro per rifabbricarla.

I bambini piangono, di qua perché non riescono a respirare per un brutto raffreddore, di là perché l’uomo imbecille ha distrutto i loro polmoni con armi chimiche.

I bambini piangono, di qua perché hanno litigato con il loro vicino di casa, di là perché hanno litigato con un amico ma non hanno avuto tempo di fare pace.

I bambini piangono, di qua chiamano la mamma che è nell’altra stanza, di là perché non hanno né più mamma né più stanza.

I bambini piangono, di qua smetteranno presto di farlo, di là chiuderanno gli occhi per non vedere più l’orrore.

 

E’ più facile amare con il cuore degli altri

Si nasce con un solo cuore. Batte, all’inizio forte, da bambini ci si sorprende per tutto, un battito continuo, si ama la vita, il mondo appare come una meravigliosa tavolozza piena di colori. Amiamo alla follia i nostri genitori, i nostri amici, l’altalena al parco, le serate davanti ai cartoni animati, il cuore ride insieme alla bocca.

Cresciamo, arrivano i condizionamenti, l’immagine dell’uomo che non deve dimostrarsi debole, che non deve piangere, caterpillar del successo, inflessibile. I sentimenti ci sono ancora, forse un po’ meno puri. Abbiamo preso delle botte anche al cuore vero, è ammaccato, ma proviamo ancora tanto amore verso quello che ci circonda.

Cominciamo ad amare con il cuore degli altri. Ci emozioniamo davanti ad un film, viviamo l’amore dei protagonisti ma facciamo fatica a sentire il nostro battito.
I bambini sono il nostro toccasana, la loro voglia di stupirsi per qualsiasi cosa è linfa vitale, viviamo nei loro occhi e con le loro emozioni. Vediamo la ragazza che ci piace ma non ci esponiamo, vorremmo urlare un “Ti amo” la cui eco non finisca mai, ma “Sua Maestà” società ci vuole duri e stiamo zitti.

Adoriamo un amico, ma dire un “Ti voglio bene” dopo 30 anni è proibito da chissà quale legge. Eppure facciamo un applauso ideale all’eroe del nostro libro che trova il coraggio di manifestare il suo affetto.

Amare con gli occhi degli altri, amare con il cuore degli altri, tutto bello, ma a volte lo facciamo per non mettere in moto il nostro organo più nobile.

Bambini e animali possono essere i nostri maestri di vita, in fondo lasciarsi andare è sempre la scelta migliore.

Scusate se esisto!

Sono Samir, oggi mi sono svegliato nella mia Siria come tutti i giorni. L’ennesima bomba ha raso al suolo la mia casa, si è portata via mia mamma e una mia gamba. Scusate se esisto!

Sono Abdul, sono partito all’alba con mio padre su questo barcone. Fa acqua da tutte le parti mentre le autorità di Italia e Malta fanno i capricci per chi ci deve salvare. Scusate se esisto!

Non so come mi chiamo, la mia mamma mi ha lasciato in un cassonetto ed è scappata via. Ora piango, sperando che qualcuno mi venga a salvare, se no torno da dove sono venuta. Scusate se esisto!

Mi chiamo Maria, sono al centro della stanza mentre mamma e papà litigano. Si lanciano piatti mentre io avrei la soluzione per fargli fare pace: un abbraccio. Mi dicono che sono troppo piccola e che non capisco niente! Scusate se esisto!

Sono Alì e anche oggi niente cibo. Se sono fortunato riesco a racimolare un po’ di acqua sporca in qualche pozza. Di là, dall’altro lato del mondo, buttano quintali di roba da mangiare. Scusate se esisto!

Sono Anna e anche oggi mamma e papà non mi hanno creduto. Quel brutto ceffo si è di nuovo avvicinato e mi ha fatto male. Loro dicono che ho troppa fantasia ma io non credo che i bambini debbano fare queste cose. Scusate se esisto!

Sono Enrico, sono un bambino down, voglio bene al mondo intero, bacio e abbraccio tutti. Dicono che sono diverso. Scusate se esisto!