9) Resto a casa: i piccoli gesti fanno la differenza

Una colazione preparata prima del risveglio del tuo amore, una battuta inaspettata in un momento di tensione, la canzone preferita che scuote dal torpore, la mano tesa ad un vicino che a stento conoscevi.

Sono i piccoli gesti che fanno la differenza, sono le azioni quotidiane e spontanee che possono essere la salvezza in questo periodo complicato. No, non le progetti, nessun piano, ti viene di farle e le fai, anche se la tua mente magari prova a sabotarti con concetti come “ma che vergogna” o “gli altri cosa penseranno di me”.

E tu cosa pensi di te mentre fai quel gesto? Non ti senti meglio? Non credi, in questo modo, di contribuire ad un mondo migliore? Abbiamo costruito castelli attorno al concetto di società, al come si dovrebbe fare, al come si dovrebbe stare, cosa ci ha portato tutto questo?

Allora ben vengano le immagini che in questo periodo ci riscaldano il cuore: un uomo che dà da mangiare ad un cane del balcone sopra, la beneficienza di tante aziende, ancor meglio se silenziosa, pane e pasta comprate al vicino nullatenente, un occhiolino spontaneo tra una mascherina e un paio di occhiali. Ben vengano le canzoni improvvisate e non frutte di mero esibizionismo, l’inno d’Italia che unisce tutti nel medesimo dolore, una fetta di ciambella donata, a debita distanza, dal pianerottolo.

Siamo italiani, generosi nel dna, recuperiamo la nostra genuinità, la nostra essenza, riusciremo a vivere al meglio questa quarantena.

Resto a casa: i piccoli gesti fanno la differenza.

3) Resto a casa: godere delle piccole cose

Terzo consiglio o meglio terza considerazione del nostro viaggio che spero non sia poi così tanto lungo (per il bene di tutti).

Io resto a casa e per non impazzire sto cercando di costruirmi una mia quotidianità, anche all’interno di quattro mura. Sveglia quasi sempre alla stessa ora e attività scandite nel tempo. Ma soprattutto, non vedete anche voi quanto siano meravigliose le piccole cose?

Una robusta colazione per ripartire, il sorriso della persona amata e vicina (non troppo vicina), il sole che entra prepotente dalle finestre, il mare o la montagna in lontananza, sembri dentro una cartolina ma non lo sei, è la tua vita, è sempre stata così ma solo ora lo stai capendo.

Quante volte hai dato per scontato il mare? Quante volte non hai detto niente alla persona cara perché tanto “c’è sempre tempo“. Hai visto adesso quanto ti accendi davati ad una semplice telefonata di un amico caro?

E i tuoi genitori? Pesanti, quanto ti rompono nella tua visione di normalità! E adesso faresti di tutto per salvaguardarli come la cosa più preziosa che hai.

E la cucina e l’insieme di sapori che puoi trarne, la tavola apparecchiata con cura, il profumo del caffè, la possibilità di lanciare messaggi positivi e costruttivi via social, l’internet che accomuna il mondo in un unico grande momento in cui resistere.

Il tuo cane, una passeggiata nella tua strada privata per non impazzire, quanto ti vuole bene, vero che non ci avevi mai fatto caso? E il rispetto del prossimo e delle regole, la voglia di essere parte di un progetto di rinascita, la radio che trasmette la tua canzone preferita.

Il tempo sembra non passare mai e forse questo non è proprio un male, quante volte ti sei perso l’abbraccio dei tuoi figli perché sei tornato tardi a casa da loro? Adesso ci giochi, inventi nuove storie, ti godi il tuo essere padre o madre.

Poi arriva la sera, ti riscaldi con la tua stufa e ti rintani sotto calde coperte, c’è chi non ha questa fortuna, ci avevi mai pensato? Ora hai il tempo di farlo!

E mentre resti a casa impari a godere delle piccole cose della vita!

2) Resto a casa: il film della propria vita

Rieccoci con quello che diventerà il nostro appuntamento quotidiano per i prossimi giorni. Dopo il consiglio di ieri sulla lettura ve ne darò un altro apparentemente banale (ma i contenuti di questi articoli riguarderanno cose che già conoscete ma che spesso sottovalutate): guardare un film.

Ma come penserete, ci consigli la formula per riscaldare l’acqua? Che senso ha un articolo per consigliarci di guardare un film? Non cercate un film ma il film. Al giorno d’oggi abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta: satellitare, digitale, internet, siamo davanti ad un contenitore immenso di contenuti! Tra questi ci sono diverse pellicole su cui investire più o meno tempo.

In che fase della nostra vita siamo? Di cosa abbiamo bisogno? Vi è mai capitato di trovare le risposte in un film? Beh, ovviamente no, perché le trovate dentro di voi, guardando lo schermo in un particolare momento.

Siete mai stati attratti da un titolo piuttosto che un altro? Ci sono fasi, ci sono stagioni, semplicemente c’è il film giusto al momento giusto ma anche quello sbagliato al momento giusto perché una sana risata, specie in questi momenti, è assolutamente consigliata.

Perché non scegliamo di crescere anche da questo punto di vista? Di toccare le corde giuste del nostro cuore ma anche della nostra mente? Abbiamo un telecomando o un mouse per spaziare in tutto il mondo, per imparare qualcosa ma anche per farci una bella e profonda risata!

Chissà che quel determinato film non possa condizionare quella grande pellicola chiamata vita.

1) Resto a casa: leggere per viaggiare

Io resto a casa, come dovremmo fare tutti, come dovreste fare tutti. Faccio un sacrificio oggi per il bene di domani, per fermare il contagio, per tornare ad una vita normale il prima possibile.

Il coronavirus ci ha spiazzato: violento,  inopportuno, rapido, sfuggente. Stare a casa come sacrificio necessario per il prossimo, per un’intera comunità, stare a casa per ottemperare ad una serie di regole. Ci sono le eccezioni: i motivi lavorativi, di necessità, di salute, ma tolte queste non si può sgarrare.

Ma cosa fare in casa? Siamo sicuri che sia poi un così grande sacrificio. Vi do e mi do qualche spunto che potrà tornare utile, al netto del lavoro da remoto che ormai molti professionisti possono sfruttare appieno. Ecco il primo.

Siamo tutti bloccati, fisicamente ma non mentalmente, magari siamo abituati a scorazzare in giro fino a tarda sera o semplicemente amiamo l’aria aperta e la compagnia degli amici. E se vi dicessi che c’è un mondo parallelo dove ritrovare tutto questo? Che possiamo viaggiare con la fantasia attraverso un semplice gesto?

Quale? Sfogliare o meglio leggere un libro, mille storie, luoghi inesplorati, culture lontane. Il tempo a casa non passa mai? Leggendo una storia interessante l’orologio sembra impazzito e ti ritrovi a sera non capendo come sia possibile.

Viva internet, gli smartphone, i pc e i videogiochi ma i nostri bambini hanno bisogno di fiabe ricche di positività e speranza per contrastare un momento che è molto difficile anche per loro. E noi grandi? Sicuri che leggere sia così da sfigati? Resti in casa perché sei obbligato e quando potrai uscirne magari ti troverai arricchito, a livello culturale e spirituale.

Potrai dire di aver esplorato posti che non conoscevi, di aver sentito storie incredibili, di aver volato con la fantasia oltre i confini che tu stesso ti eri imposto.

Il primo consiglio: Resto a casa, leggere per viaggiare.

Coronavirus: si vince solo se si è uniti

Coronavirus, la parola sicuramente più pronunciata delle ultime settimane. Una vera e propria bomba ad orologeria, esplosa all’improvviso, un virus sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista sociale.

Ci sta mettendo alla prova come popolo, sta stanando le inadeguatezze delle nostre istituzioni, sta dando voce ai nostri isterismi, amplifica le nostre debolezze e le psicosi, annienta più le nostre difese mentali che le nostre difese immunitarie.

Tanti contagi, sette morti, un’epidemia da non sottovalutare, da isolare, da tenere sotto controllo. Un fenomeno che cavalca nuovi usi e costumi come la chiacchiera sui social che sempre più spesso terrorizza e confonde. Siamo medici con Google, virologi con Twitter, esperti con Facebook, ci propinano trasmissioni di tutti i tipi dove la chiarezza è solo un optional, la verità è che ancora non sappiamo cosa fare.

In mezzo tante cose brutte: discriminazioni razziali, anche al contrario, scontri politici, prezzi alle stelle e sindrome da saccheggio, con gli scaffali dei supermercati rimasti lì solo per miracolo. Abbiamo paura del contagio ma non ci fermiamo ad informarci sul serio, temiamo una pandemia ma le dichiarazioni di un virologo competente non fanno altro che annoiarci.

Crediamo quel che vogliamo credere, diamo da mangiare alla nostra bulimia di sapere continuando a consumare cibi scaduti, potremmo e dovremmo starci zitti ma continuiamo a metter bocca su tutto, così, senza un motivo apparente. Continuiamo ad essere Nord e Sud, polentoni e terroni, italiani e cinesi, amplifichiamo le divisioni additando il vicino, fa comodo trovare un capro espiatorio.

Il Coronavirus ci ha colti impreparati, divisi eravamo, divisi siamo, come popolo, come persone, nell’odio e nella discriminazione. Più che un virus è un’enorme cassa che amplifica il nostro modo di essere, adesso tocca a noi rispondere all’emergenza. Si vince solo se si è uniti. Rialzati Italia!

Le balle del bullo

Sono qui, davanti a te, sono superiore, ti schiaccio con un piede se voglio, ti anniento con lo sguardo, il mondo è fatto per quelli come me.

Poi torno a casa, dopo un giorno di scuola, sento i miei litigare, piatti rotti, parole che non posso riferire, sono solo e abbandonato, incazzato e carente d’affetto.

A ricreazione non ti consento di mangiare, la tua pizzetta diventa la mia pizzetta, a volte non ho fame e te la faccio cadere direttamente a terra. Prepotente e forte, vinco io.

Nella mia vita non scelgo io, ma mio padre. Voleva frequentassi questa scuola, vuole che diventi medico, dice: “devi essere forte e con tanti soldi”. E io che vorrei fare tutt’altro?

Un pugno ben assestato ai tuoi occhiali, sei la mia vittima preferita, sei insignificante per questa società. La mia forza mi consentirà di superare qualsiasi ostacolo.

Fuori dalla scuola divento un altro, non sono più il bullo ma la vittima, mio padre mi picchia quando è ubriaco o semplicemente alterato, non controllo più la rabbia.

Sono popolare in questo istituto, tutti stanno insieme a me perché hanno paura di me, ho tanti amici mentre tu, piccolo verme insignificante, sei solo e deriso.

Chiudo la porta della mia stanza, oggi è il mio compleanno, ho organizzato una festa ma non si è presentato nessuno. Ho raccontato un sacco di balle, a me stesso e agli altri.

Volevo fare un figlio ma…

Volevo fare un figlio ma non ho avuto né la forza né il coraggio.
Volevo fare un figlio ma ho difficoltà a sfamare me e la mia compagna.
Volevo fare un figlio ma sono disgustato da questa società, dove lo catapulterei?
Volevo fare un figlio ma, se è sensibile come me, è fregato e marchiato a vita.

Bullismo, femminicidio, violenza, povertà d’animo, esteriorità, apparenza, fama, denaro, successo, è un mondo di pazzi questo dove dovrebbe crescere.

Amore, sintonia, matrimonio, due corpi un’unica storia, una vita da passare insieme.
Le grandi famiglie, i fratelli che trovano conforto nelle sorelle e viceversa, storia e tradizione italiana, le domeniche delle grande tavolate. E poi tanti cugini, zii, il Natale passato insieme, il continuo confronto, la cinghia tirata per sfamare quattro-cinque bocche. Decenni che si susseguono e che impoveriscono la nostra Italia dove non si fanno più figli. Dove è finito tutto questo?

Volevo fare un figlio ma devo pensare a me.
Volevo fare un figlio ma non sono pronto per rispondere alle sue domande.
Volevo fare un figlio ma ogni notizia del telegiornale è una pugnalata.

Siamo il popolo del volevo fare un figlio ma anche del:

Volevo fare un figlio ma non voglio rinunciare alle mie libertà.
Volevo fare un figlio ma non sono pronto a ricevere così tanto amore.
Volevo fare un figlio ma non voglio che erediti le mie paure e le insicurezze.

Volevo fare un figlio ma… l’ho fatto, sarà fonte di gioia e affetto,  portatore sano di buoni valori, essere umano altruista, inciderà con le sue buone azioni, col suo cuore, con la sua voglia irrefrenabile di vita. Risucchierà le energie dalla parte buona del mondo.

 

Tu butti mentre io muoio di fame

Spesa ricca, ho preparato davvero un bel pasto per i miei cari, quanta roba in tavola! Mangiamo con gusto, sparecchiamo e tutto finisce lì, i resti nella spazzatura, mamma mia quante cose sono rimaste!

Mi sveglio ogni giorno non sapendo se riuscirò a mettere qualcosa sotto i denti. Vado per il paese alla ricerca di qualcosa, un lavoretta di qua, una lustrata di scarpe di là e mi danno un tozzo di pane, lo stomaco brontola io non posso farlo, devo cercare il cibo!

Una festa davvero grandiosa, un buffet ricchissimo, un trionfo di cibo, i miei ospiti devono uscire di qui pieni fino al limite, si dovranno leccare i baffi!

Mamma mi dice di sperare, che presto arriveranno gli aiuti e potremo avere pasti caldi tutti i giorni. Io continuo a sognare cose buone ma continuo a essere sempre più pelle ed ossa…

La mia gastronomia va davvero a gonfie vele, oggi abbiamo avuto una marea di clienti! Quanto cibo è rimasto però, vorrei donarlo e non buttarlo ma quanta burocrazia, mentre il cestino è proprio qui fuori!

Sono un clochard, giro tra i rifiuti alla ricerca di cibo, quanto ne trovo mamma mia, ma non sarebbe più facile che lo donassero direttamente a noi?

I campioni della vita

C’è un fatto che ha scosso tutte le anime, di appassionati e non: la tragica morte di Kobe Bryant, della sua figlioletta e di altre piccole e grandi persone a bordo.

Evento doloroso, una doccia fredda che colpisce più o meno frequentemente tutti noi, la conferma della nostra mortalità, un tonfo da quella nuvoletta di infinito ed eterno su cui ci crediamo saldi.

La morte è dolorosa, la morte di un campione ci spiazza ancora di più, si porta con sé una scia di imprese, immagini, emozioni scolpite nella mente di molti. Numeri uno nello sport come nella vita, ognuno con la propria missione, col proprio pennello a firmare un capolavoro.

Una morte tragica fa più male, si tinge di inspiegabile, ci lascia orfani all’improvviso. Oscura, negativa a prima botta, ci unisce tutti nelle medesime parole e negli stessi stati d’animo.

Di fronte alla morte siamo tutti vicini, tutti incredibilmente umani. Lontani dalla morte siamo spesso gli esseri più disumani che ci siano. Quando va via un campione della vita capiamo ancor di più quanto abbia inciso sulla società e sull’umanità nel suo complesso, magari con i propri canestri, con le parole, con i gesti, con le buone azioni.

Siamo tutti uguali di fronte alla morte ma sono molti i campioni di questa vita, i papà che faticano ad arrivare a fine mese ma ce la fanno, i volontari, gli ammalati, i creativi, i coraggiosi, sportivi e artisti, le donne che si ribellano alle violenze ecc.

Campioni anche se non celebrati, campioni di valori, portatori sani di emozioni.

La morte distrugge ma fissa nella storia un’incredibile ed unica storia umana.

Il farmaco migliore si chiama sorriso

Siamo un popolo sempre più malato, siamo un popolo sempre più bisognoso di cure. Farmaci ce ne sono tanti, la medicina ha fatto passi da giganti, talmente ampi che non ce ne accorgiamo, c’è una cura per molto, purtroppo non c’è una cura per tutto.

A volte si riesce a guarire, altre volte, nonostante tutto, si soccombe alla malattia, una scure che non risparmia davvero nessuno, piccini compresi. Abbiamo malanni gravi e meno gravi, capacità di sopportazione del dolore diversa, diversi gradi e stadi.

Siamo persone con un vissuto e un trascorso diverso, c’è chi è steso da una febbriciattola e chi continua a ruggire davanti ad un tumore. Poi ci sono i mali interiori e i mali esteriori, i primi sono meno visibili ma sanno essere laceranti, è più difficile esprimerli ed è più difficile essere compresi, a volte si viene etichettati come “depressi” tralasciando che la depressione sia una vera e propria malattia.

Siamo esagerati, lamentosi, ingigantiamo un problema che potremmo risolvere in 30 secondi, non abbiamo rispetto per le storie davvero tragiche, quelle senza soluzione o dalla risoluzione altamente complicata.

Siamo persone, deboli, forti, capaci di magie e di capitomboli pazzeschi, ce la facciamo da soli o necessitiamo di un aiuto, ci sentiamo in colpa per la fame nel mondo e poi mangiamo fino a stare male.

A volte scegliamo deliberatamente di star male, scegliamo di alzarci incazzati e di non dare confidenza a nessuno, scegliamo di lamentarci per le piccole inezie.

Soprattutto decidiamo di privarci del più efficace farmaco per curare i nostri malesseri:  del sorriso